• Yuri Pietro Tacconi

La panchina dei Celtics si farà trovare pronta?

La second unit dei Celtics è ora guidata da due rookie che hanno imparato ben prima del previsto. Cosa ci si può aspettare in ottica Play-In / Playoffs?


FOTO: USA TODAY Sports

Questo articolo, scritto da Keith P. Smith per Celticsblog e tradotto in italiano da Yuri Pietro Tacconi per Around the Game, è stato pubblicato in data 7 maggio 2021.



I Boston Celtics hanno una delle panchine più giovani dell’intera NBA in questa stagione.


Prima di acquisire alla trade deadline Evan Fournier, con la conseguente firma di Jabari Parker, gli unici veterani di lungo termine che Boston aveva dalla panchina per gran parte dell’anno erano Tristan Thompson (per appena 10 gare) e Jeff Teague (per 29 gare). Chiunque altro aveva 4 anni o meno di esperienza: un gruppo che include due rookie, due giocatori al secondo anno e un lungo al suo terzo anno a Boston, ma con molto tempo lontano dal parquet per infortuni.


Questa giovinezza ha lasciato le riserve dei Celtics in fondo alla lega per produttività. Quest’anno, la panchina di Boston ha segnato di media solo 30.8 punti a partita. Un numero che supera solo quello di Toronto (la cui panchina è composta principalmente di giocatori appena firmati e di livello da G-League) e e Cleveland (riserve che, con tutta franchezza, probabilmente non saranno nell’NBA tra un anno). Al contrario della panchina dei Raptors e dei Cavs, il problema dei Celtics è legato a inesperienza e mancanza di opportunità.


Nonostante i pochi punti segnati, le riserve di Boston in realtà tirano bene. I giocatori dei Celtics non nel quintetto di partenza sono terzi nella NBA con il 47.8% dal campo e terzi nel tiro dalla distanza con il 38.7% dall’arco. Prendono, però, il secondo numero più basso di tiri dal campo della Lega (24.3 a partita) e il terzo pù basso di tiri dall’arco (10.6).


Parte della colpa è da individuare nella mancanza di un tiratore ad alto volume in uscita dalla panchina. Il rookie Payton Pritchard guida con 6.2 tiri e 3.6 triple tentate a partita. Jordan Clarkson dei Jazz, il candidato numero uno per il Sixth Man of the Year, tenta 15.3 tiri a sera, di cui 8.7 sono da tre punti. Certo, Clarkson è un esempio estremo: nessun altro giocatore nella lega esce dalla panchina tirando tanto quanto lui. Ma il paragone mostra il Gran Canyon che c’è tra il principale scorer dalla panchina dei Celtics e uno dei migliori sixth men del momento.



Ma la cosa è un po’ più complicata. I 7 tiri a partita di Pritchard ammontano al 28% dei tentativi della panchina di Boston: il restante 72% è diviso in maniera abbastanza regolare tra Tristan Thompson o Robert Williams, Jeff Teague (quando era ancora con i Celtics), Evan Fournier (quando non è partito in quintetto) e i giovani Grant Williams, Aaron Nesmith e Romeo Langford.


Fournier è stato ottenuto in parte per dare a Boston una specie di Clarkson: un giocatore con alto usage in grado di segnare, giocando 25 minuti a gara e mantenendo l’attacco fluido. E questo non è un ruolo per cui Pritchard, Nesmith o Langford sono pronti, né qualcosa per cui sono fatti uno dei Williams o Thompson.


Purtroppo, con Fournier a Boston non è andato tutto secondo i piani nella maggior parte delle partite. Va detto, però, che ne ha perse un po' per colpa del Covid-19 e che ha dovuto spesso partire in quintetto per via di altre assenze.


Nel mese di aprile, nonostante miglioramenti visibili da parte di diversi giovani Celtics, la produzione della panchina di Boston è crollata. Minuti, tentativi dal campo e percentuali sono decisamente più bassi dall'1 al 30 aprile di quanto non fossero in precedenza. Tuttavia, ci sono ragioni per essere ottimisti.


FOTO: Brian Babineau/NBAE

Sperando nella buona salute della squadra, Fournier dovrebbe tornare ad uscire stabilmente dalla panchina. E ciò rappresenta un boost immediato alla produzione delle riserve. Nonostante qualche alto e basso, il francese ha mostrato cosa sa fare come realizzatore per Boston (30 punti con 7/11 dall'arco nell'ultima contro Miami). È un ottimo tiratore e un buon creatore con la palla in mano.


Dietro a Fournier, uno tra Robert Williams e Tristan Thompson partirà dalla panca. Williams è un’arma da lob in attacco e una minaccia nella protezione del ferro in difesa. Thompson è un difensore duro ed esperto, e una macchina da rimbalzi offensivi.


E sono due posti occupati. Normalmente, solo 8/9 giocatori giocano minuti importanti nella maggior parte delle partite. Un decimo giocatore potrebbe trovare minuti in base alla situazione (problemi di falli o infortuni) o a un determinato matchup (Semi Ojeleye per lunghi portatori di palla come Antetokounmpo, Grant Williams per lunghi mobili, Romeo Langford per la difesa sugli esterni, e via dicendo).


Rimangono due posti, e sembra che i rookie di Boston siano in fila per accaparrarseli.


FOTO: USA TODAY Sports

Payton Pritchard ha virtualmente blindato il suo posto nella rotazione. È stato un backup fondamentale dal giorno uno per Brad Stevens, uscendo dalla panchina in 57 delle sue 59 partite e tenendo medie di 7.7 punti a partita con il 45% dal campo, i 42% da tre e il 91% ai liberi.


PP si trova bene sia come tiratore spot-up che dal palleggio. Il suo range (tira con il 41.9% da oltre 24 ft) e la sua efficacia in catch&shoot (47.9%) lo mettono in compagnia di tiratori di altissimo livello dell'NBA: ha i numeri di giocatori come Joe Harris, Joe Ingles, Seth Curry e Kevin Durant.


Dal palleggio, Pritchard tende a tirare dall’arco o penetrare fino al canestro (solo il 23% dei suoi tentativi sono dal mid-range). È un ottimo finisher al ferro, capace di segnare con entrambe le mani e decisamente più forte di quanto non sembri. Pritchard giocherà i suoi 20 minuti a partita anche nelle partite decisive, a prescindere dall'avversaria e dagli altri giocatori a disposizione.

FOTO: USA TODAY Sports

Per quanto riguarda Aaron Nesmith... il suo ramp-up ha funzionato quasi alla perfezione. Nesmith è arrivato in NBA decisamente meno preparato di altri rookie. Ha giocato solo 14 gare a Vanderbilt e nessuna dopo l'8 gennaio. Ha mancato del tutto il pre-Draft ed era limitato all’inizio del training camp.


Nelle sue prime apparizioni in campo, Nesmith sembrava perso. Diverse volte i suoi compagni dovevano letteralmente guidarlo per farlo posizionare correttamente sia in attacco che in difesa. Era impossibile, però, non notare una cosa: il suo “hustle”. In appena 13.7 minuti a sera, per 39 partite, Nesmith ha 21 deflections e ha recuperato 22 palle perse dagli avversari. La frequenza con cui lo fa, lo piazza molto vicino ai leader della lega per entrambe le categorie. Ha anche contestato oltre 103 tiri, che anche in questo caso è una percentuale molto alta. L'istinto di Nesmith si è mostrato anche in maniera più "tradizionale": ha rubato 13 palloni, stoppato 9 tiri e tirato giù 22 rimbalzi offensivi nel suo poco tempo in campo.


Per metterla giù facile: sai quando Aaron Nesmith è in campo, perché fa sempre qualcosa.


Le giocate di energia e la sua difesa sono importanti, ma per poter stare in rotazione di una squadra NBA c'è bisogno di altro. Per lui, principalmente: segnare. È arrivato nella Lega con la reputazione di essere uno dei tiratori più pronti della sua Draft class, ma l’inizio della sua carriera ha raccontato una storia diversa.


A marzo il suo minutaggio era crollato, con Brad Stevens che si era appoggiato maggiormente agli starter ed è tornato a usare lineup più grosse. Ad aprile, però, Nesmith ha avuto altre chance e le ha sfruttate alla grande. La sua difesa ora è ad un livello che gli permette di giocare: ci sono anche errori da rookie, ma non sembra più spaesato come prima. E le hustle plays sono ancora lì da vedere. In attacco, la crescita del suo tiro è stata fantastica: dall'1 aprile, viaggia con il 54.9% dei suoi tiri dal campo e il 50% da dietro l’arco.


Ci sono altre due cose, poi, che confermano la crescita di Nesmith. La prima è che Brad Stevens ora ha inserito giocate disegnate apposta per lui; la seconda è che non tira più solo le triple in catch&shoot, ma sta mostrando anche una certa pericolosità dal palleggio.


FOTO: Kathryn Riley

La panchina di Boston è stata deludente per gran parte dell’anno, ma è quel tipo di problema da “è nato prima l’uovo o la gallina?”. La panchina non produce perché i titolari portano troppo peso sulle spalle? O i titolari sono costretti a portare un tale peso perché la panchina non produce?


Probabilmente entrambe. Stevens sta sfruttando massivamente le lineup con Jayson Tatum e quattro riserve. Oltre a quelle regolari e semi-regolari, le lineup con Tatum e quattro riserve sono le più usate da Boston. E, ovviamente, Tatum si mangia gran parte dell’usage di queste lineup.


Tuttavia, se Fournier dovesse assestarsi nel suo ruolo dalla panchina, e Tristan Thompson e Robert Williams fossero entrambi disponibili, il tutto combinato con l'apporto di Payton Pritchard e Aaron Nesmith, la produzione da parte della panchina potrebbe aumentare in ottica Play-In / Playoffs, quando i Celtics ne avranno davvero bisogno.


Ovviamente i titolari avranno la gran parte dei minuti e tireranno la maggior parte dei tiri. Ma Boston ha bisogno che ognuno nella second unit garantisca un contributo nei suoi 10/15/20 minuti. Segnare, difendere e... hustle.


Potrebbe essere questo il fattore decisivo per portare Boston a una Playoffs run migliore di quanto visto in Regular Season.