• Andrea Lamperti

Parla Dominique: il miglior Dunk Contest di sempre

Dopo l’All-Star Weekend di Chicago, ‘Nique riflette sull’epico scontro del 1988



FOTO: The Union Journal


Questo articolo, scritto da Marc J. Spears per The Undefeated e tradotto in italiano da Marco Cavalletti per Around the Game, è stato pubblicato in data 14 febbraio 2020.




Dominique Wilkins è stato un nove volte All-Star per gli Atlanta Hawks. Ma ogni anno, in questo periodo, la gente vuole solo parlare dello Slam Dunk Contest del 1988. “È divertente perché il solo fatto che se ne parli tutt’ora dimostra quanto sia stato magnifico”, ha affermato Wilkins.


Quell’anno, Wilkins e la star dei Chicago Bulls Michael Jordan hanno infatti dato vita a quello che viene quasi unanimemente considerato come il miglior Dunk Contest di sempre; l’epica battaglia di Chicago fra “Air Jordan” e “The Human Highlight Film”, vinta infine da MJ con il suo volo dalla linea del tiro libero.


“L’elettricità all’interno del palazzo era senza paragoni”, ha detto Wilkins. “Si sentiva un calore particolare. Un qualcosa che spingeva lui e me a dare grande spettacolo”.


Dopo il ritorno della carovana dell’All-Star Weekend a Chicago quest’anno, Wilkins è tornato a parlare del suo scontro con Jordan, dello stato della gara delle schiacciate e del novello All-Star degli Hawks, Trae Young.



Lo Slam Dunk Contest del 1988 salta fuori ogni volta che vieni a Chicago?


Ogni volta che vengo a Chicago, sì. Anzi, in realtà mi viene chiesto di parlarne ogni volta che arriva l’All-Star Weekend. Il fatto che se ne parli ogni anno fa capire che è stata la migliore edizione di sempre, a prescindere da quanto si possa dire. Se ne parla ancora 32 anni dopo. Due grandi giocatori testa a testa: è stato questo a fomentarmi ancora di più. Il nome del vincitore non avrebbe avuto importanza, lo spettacolo sarebbe valso da solo il prezzo del biglietto.



Quanto spesso ne avete parlato tu e Michael?


Michael e io non abbiamo mai parlato di quel Dunk Contest. Parliamo spesso, ma mai di quello. Rimane un non detto. Noi sappiamo quello che abbiamo fatto. Non è importante parlarne, siamo consapevoli di cosa abbiamo regalato al mondo. Sapevamo che potevamo vincere entrambi. Lo sa lui e lo so io. Poteva finire in entrambi i modi. Ma il rispetto che abbiamo l’uno per l’altro è tale che non serve parlarne.



Hai ricevuto un punteggio di 45 sulla tua ultima schiacciata (una windmill bimane sulla linea di fondo) e ti abbiamo visto scuotere la testa appena dopo. Cosa hai pensato di quel punteggio?


Tutti i presenti si ricordano di quel 45. Io ho pensato: ‘45, davvero?’ Come si spiega? No... è impossibile. Ciononostante, ha contribuito alla miglior gara delle schiacciate di sempre. Dopo che io ho ricevuto quel 45 e che Jordan ha iniziato ad andare verso la linea di fondo opposta, ho detto: ‘Se gli riesce questa schiacciata dal tiro libero, è finita’.



Ti ricordi chi erano i giudici?


I giudici erano, se non sbaglio, l’ex running back star dei Chicago Bears, Gale Sayers, e altre personalità di Chicago. C’era sicuramente gente di Chicago.



Eri arrabbiato dopo la gara?


Volevamo vincere entrambi. Non direi che ero arrabbiato. Ero più sconvolto e scioccato per il mio punteggio. Ero scioccato per il 45. Ma una volta ricevuto il 45, l’esito era piuttosto chiaro.



Come è stato trovarsi testa a testa con Jordan?


Non potevi calare neanche un secondo, non potevi risparmiare nulla. A volte, si tende a tenere il meglio per ultimo. Nelle nostre competizioni, invece, non potevi risparmiare niente, o saresti stato eliminato. Non potevi sbagliare una schiacciata.





Se fossi Commissioner NBA per un giorno e potessi cambiare lo Slam Dunk Contest, che cosa faresti?


Non saprei cosa si potrebbe fare per cambiarlo. Alcuni giocatori vogliono partecipare e altri no. Mi piacerebbe solo veder partecipare le grandi star. Per qualche ragione, però, non lo fanno. Il fatto è che oggi sono molto impegnati, non ne hanno il tempo, immagino. È l’unica ragione che mi viene in mente. Noi volevamo vedere chi fosse il migliore. Drexler, The Doctor, Larry Nance. Uno di cui non si sente mai parlare è Kenny “Sky” Walker, e non si parla abbastanza nemmeno di Shawn Kemp.



Cosa significa per gli Hawks la partenza in quintetto all’All-Star Game di Trae Young?


È un grandissimo onore per la franchigia e un grandissimo onore per lui. Adoro vedere giocatori della nostra franchigia crescere e raggiungere i traguardi che ha raggiunto lui. Contribuisce a costruire la storia della franchigia. Sono felice per lui, ma la cosa non mi ha sorpreso. Trae è uno dei migliori realizzatori dell’NBA, e ci riesce con quel corpo. Sta disputando, per usare un eufemismo, una stagione pazzesca.



Che cosa noti di più quando vedi giocare Trae?


Tutti sanno che è in grado di segnare, ma per me la sua caratteristica migliore è la visione di gioco, come passa la palla. Non ho visto molti altri passarla così bene e senza distinzione fra mano destra e sinistra. La sua qualità migliore è la sua capacità di permettere a chi ha intorno di far bene. Ha quel X Factor, è un leader. Abbiamo parlato molte volte. I giocatori si riconoscono fra di loro. E lui, sì, è un giocatore.


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