• Marco Cavalletti

Patrick Williams e il futuro dei Chicago Bulls

Il secondo giocatore più giovane della NBA ha mostrato flash molto interessanti nel corso di una solida stagione da rookie. E ora, cosa si aspettano i Bulls da lui?



Questo articolo, scritto da Michael Walton per Bulls Confidential e tradotto in italiano da Marco Cavalletti per Around the Game, è stato pubblicato in data 30 maggio 2021.



Alla vigilia del Draft 2020, quello di Patrick Williams non era il prospetto più accreditato per i Chicago Bulls e per la loro quarta scelta assoluta. In effetti, quasi nessuno aveva mai collegato il nome del giovane di Florida State alla Windy City prima che l’insider di NBC Sports, KC Johnson, dicesse di tenerlo d’occhio.

Non c’è voluto molto prima di riconoscere quello che il front office dei Bulls aveva visto in Williams.

La mia board – che trovate qui – lo identificava come un giocatore che avrebbe sicuramente rappresentato un valore aggiunto in difesa, ma che avrebbe portato ben poco in attacco, con una capacità realizzativa di basso livello (limitata a tiri non contestati e penetrazioni al ferro sui closeout). In generale, la valutazione non si è rivelata troppo sbagliata, ma avevo decisamente sottovalutato il tipo di giocatore che Williams – se allenato correttamente – sarebbe potuto diventare.

Con 71 allacciate di scarpe, Williams è stato il giocatore dei Bulls con più partite giocate in stagione. È stato un difensore solido tutto l’anno, anche se le cifre hanno riflettuto l'impatto esiguo che i rookie tendono ad avere quando si tratta di vincere le partite. Sia l’attacco che la difesa dei Bulls, comunque, hanno avuto un rendimento migliore, numeri alla mano, quando Williams era in campo.

A Patrick Williams, i Bulls hanno conferito l’incarico di evolversi in un pezzo-chiave del nucleo del futuro e di essere la prima mossa importante di Arturas Karsinovas in qualità di Vice President of Basketball Operations della franchigia. Se da un lato è vero che la giovanissima età (compirà 20 anni a fine agosto, è il secondo giocatore più giovane della Lega) suggerisce di non giudicarlo troppo duramente, il fatto che Williams sia stato fra le prime cinque scelte assolute di una Draft Class dall'avvenire roseo giustifica la pretesa di standard elevati.


Attacco

Si potrebbe sostenere, senza sconfinare nell’eresia, che Williams quest’anno abbia disputato una stagione migliore nella metà campo offensiva che in quella difensiva, nonostante la reputazione affibbiata al suo nome in uscita dai cancelli di Florida State fosse quella di un giocatore a cui sarebbe occorso del tempo prima di diventare un tiratore perimetrale quantomeno decente.

Ebbene, la tabella sottostante (Cleaning The Glass) mostra che le percentuali al tiro di Williams nel corso della stagione sono state tutto fuorché quelle di un tiratore inaffidabile. (I numeri in arancione/blu indicano il piazzamento del giocatore in termini di percentile relativamente al ruolo.)


Come vedete, l’unica zona del campo dalla quale Williams non ha avuto percentuali grandiose è stata quella dello short mid-range - nota anche come “floater range” - dalla quale però avrà occasione di migliorare accumulando esperienza in situazioni di pick&roll e di transizione.


Già ad oggi, Patrick Williams è un realizzatore più che solido al ferro, e le sue potenzialità nel mid-range sono davanti agli occhi di tutti. Quando riesce ad alternare con efficacia penetrazioni e tiri dalla media, diventa una spina nel fianco per qualsiasi difesa, data la grande capacità di segnare tiri dal palleggio contestati, come ha dimostrato chiaramente nella partita del suo career-high da 24 punti:



Ciò che non ha aiutato il suo sviluppo, tuttavia, è stata l’acquisizione di Nikola Vucevic; l’arrivo di un All-Star, d’altronde, comporta sempre rischi del genere. Le cifre dimostrano che a incidere negativamente sul gioco di Williams non è stato tanto l’arrivo di Vucevic in quanto Vucevic, bensì il cambio di utilizzo che ne è conseguito. Secondo Cleaning The Glass, Williams ha tenuto una eFG% del 57.4% quando schierato da ala grande, contro il 52.1% da ala piccola.

Per farla breve, nella sua prima stagione Williams ha tirato bene da pressoché ogni zona del campo, un risultato notevole per un giocatore così giovane. Gli aspetti più importanti su cui dovrà lavorare in vista della sua seconda annata sono relativi a un incremento nel volume del tiro da tre punti e un miglioramento nel gioco in post, due aspetti che gli permetteranno di punire le difese avversarie nei mismatch che può generare.


Difesa

In uscita da Florida State, Williams si era creato un nome come giocatore primariamente difensivo, e a ragion veduta. Sfruttando le sue grandi doti fisiche e la spiccata intelligenza cestistica, infatti, ha portato la difesa dei suoi Seminoles fra le prime 15 dell’intera nazione.

Ebbene, la giovane ala è poi riuscita a traslare il suo impatto anche a Chicago, guidando i Bulls per partite giocate e aiutando la squadra ad agguantare (proprio così) il 15esimo posto nella classifica dell’efficienza difensiva.

Patrick Williams è stato uno dei due giocatori dei Bulls (Javonte Green l'altro, ma con un impiego nettamente inferiore) a concludere la stagione con cifre sopra la media NBA per frequenza di palle rubate e stoppate. Il rookie non è stato straordinario in difesa, ma nonostante l'età ha dimostrato maturità limitando il numero di falli personali (1.8 a partita). Il semplice fatto che la difesa di un 19enne sia stata anche solo rispettabile in NBA è sufficiente a giustificare una scelta al Draft così alta.

I giocatori marcati da Williams nella passata stagione hanno tirato con una percentuale più bassa dell’1.8% rispetto alle proprie medie stagionali, secondo NBA.com. Un dato impressionante se si pensa che le sue missioni speciali difensive comprendevano spesso giocatori come LeBron James, Kawhi Leonard e Kevin Durant.

Sebbene il suo stile poco appariscente lo faccia rimanere abbastanza lontano dai radar, la quarta scelta assoluta ha mostrato diversi flash di impressionante atletismo e playmaking difensivo, come nel caso dell’ormai celebre stoppata ai danni di DeAndre Ayton su un tentativo di alley-oop.



Nella prossima stagione, per Williams, la chiave per il salto di qualità difensivo sarà continuare a crescere in aiuto dal lato debole, insieme al lavoro sulla mobilità per accoppiarsi con gli attaccanti più pericolosi sul perimetro.



Prospettive


Patrick Williams sarà un pezzo fondamentale per un ritorno alla competitività dei Chicago Bulls; è già ad oggi uno dei giocatori più versatili della squadra, in grado di coprire più ruoli (perfino quello di shooting guard) in entrambe le metà campo.


La cosa sorprendente è la sua capacità di proteggere il ferro in difesa e, nell’azione successiva, guidare la transizione e iniziare un pick&roll in attacco. E proprio in virtù di questa sua versatilità, i margini di miglioramento sono tanti e tanto vasti quanto le sue capacità.


Tuttavia, se da un lato risulta più facile immaginarsi dei miglioramenti difensivi sostanziali quanto naturali con il passare delle stagioni e il maturare dell’esperienza, dall’altro, la metà campo offensiva sembra essere quella che richiederà più lavoro durante l’offseason. Williams dovrà mettere a punto le sue abilità nel trattamento della palla, così da garantirsi più opzioni in situazione di pick&roll.

Inoltre, come detto, dovrebbe iniziare a sviluppare una qualche sembianza di un gioco spalle a canestro. Per un giocatore come lui - che vedrà cambi su cambi (in linea col trend della Lega) con giocatori più piccoli, almeno fino a che non si mostrerà più aggressivo - avere a disposizione dei movimenti efficaci dal post gli garantirebbe più opzioni per attaccare i mismatch e guadagnarsi dei tiri liberi.


Quali che siano i miglioramenti che riuscirà a compiere in vista della prossima stagione e delle numerose a venire, però, una cosa sembra chiara: una parte del futuro dei Bulls passa dalle sue mani.