• luca losa

Perché Mitchell Robinson DEVE partire in quintetto


"Mitch" ha svoltato recentemente, ma esce ancora dalla panchina nella nuova gestione targata Mike Miller. I Knicks hanno bisogno di fare un cambiamento.

© The Knicks Wall

Non c’è dubbio che Mike Miller stia facendo un lavoro più che dignitoso da quando ha ereditato il timone da David Fizdale. Ha vinto 7 partite e ne a perse 11 (.389), mentre con Fizdale nelle prime 22 uscite erano arrivate appena 4 vittorie (.181).

Tuttavia, tra tutti i cambiamenti e aggiustamenti che Miller ha fatto per rendere possibile questo cambio di passo, ce n’è uno (evidente) che non è ancora stato preso in considerazione: aggiungere Mitchell Robinson al quintetto titolare.

Robinson ha iniziato la stagione da starter, ma, dopo 7 partite e dopo essere entrato in concussion protocol il 6 novembre contro i Pistons, non è più rientrato in quintetto. In 25 delle 26 gare successive il suo posto è stato preso dal veterano Taj Gibson. Quando quest’ultimo è stato costretto ai box da un infortunio nell’unica di queste 26 partite, Mitchell è partito in lineup.

Quando Gibson è stato messo in quintetto, sono arrivate due vittorie nelle prime tre uscite, prima che arrivasse quella terribile striscia di 10 sconfitte consecutive, durante la quale il licenziamento di Fizdale è sembrato inevitabile. In quel momento il giovane centro stava giocando il peggior basket della sua breve carriera: nelle prime 7 delle 10 sconfitte, il #23 viaggiava a 5.3 punti, 6.1 rimbalzi e 2.0 stoppate a partita col 59.1% dal campo. Aggiungiamoci pure che è uscito per falli tre volte nell’arco di tre partite e il quadro diventa ancor più preoccupante.

Mitch, insomma, non aveva fatto assolutamente niente per riguadagnarsi il posto da titolare.

È altrettanto vero, però, che il ragazzo è cresciuto sotto la gestione Miller ed è tornato a sembrare il il giovane con più potenziale dei Knicks. Nelle 15 partite del nuovo corso ha messo insieme 12.8 pts, 7.3 reb e 1.8 blk a partita, conditi da un superbo 72.9% dal campo. Recentemente, contro i Blazers, ha segnato 22 punti con 11/11 dal campo e 8 rimbalzi. Con le sue prestazioni di nuovo ai livelli che i tifosi nella Grande Mela si aspettavano, è diventato necessario rimettere Mitchell in quintetto.

Ci sono veramente poche cose che Taj Gibson fa meglio di Mitchell Robinson, ma una di quelle è giocare intelligentemente. Ed è indubbio che il ragazzo debba migliorare da questo punto di vista. Sembra sempre che abbia problemi di falli - effettivamente, fa più di 3.5 falli a partita ed è già uscito per falli 6 volte in questa stagione, malgrado il minutaggio ridotto (che, in questo modo, riduce ulteriormente). Va detto che, sotto la guida di coach Miller, questo aspetto sembra essere leggermente migliorato, essendo passato dai 3.6 con Fizdale agli attuali 3.3 falli a partita col nuovo coach.

Un altro problema è decisamente la mole di palle perse. Troppe, sopratutto per un giocatore con le sue caratteristiche. Con l’8.1% di percentuale di palle perse, fa meglio di soli altri 17 giocatori nella Lega.

Gibson è un po’ più forte nell'uso del fisico rispetto a Robinson, il che aiuta contro lunghi di buon livello. Basti pensare che recentemente, nella partita dei Knicks contro i Clippers, Harrell ha fatto un po’ quello che voleva, concludendo la partita con 34 punti e tirando 13/21 dal campo. Detto questo, non c’è modo che l'apparente mancanza di QI cestistico e a tratti di fisicità compensino tutti gli aspetti positivi che caratterizzano il gioco del #23.

Le sue taglie fuori dal normale e il suo atletismo condizionano la partita su entrambi i lati del campo, ben più di quello che dicono i numeri. In attacco, il pick&roll con Mitchell è sempre molto efficiente. Basta un minimo errore difensivo, un aiuto in ritardo, per avere Robisnon che taglia verso il canestro - e in quel momento basta lanciare il pallone verso la stratosfera, che il gioco è fatto. E quando dico stratosfera, non scherzo. Vedere per credere:

Il centro da Western Kentucky nelle prime 35 partite ha guidato la Lega in percentuale dal campo, 71.4%, e percentuale reale, 71.3%. Gibson, al contrario, segnando 4.5 punti a partita con il 48.6% dal campo ha rappresentato una minaccia minima per le difese avversarie.

In aggiunta, Robinson ha assicurato una presenza importante a rimbalzo offensivo. Sesto in NBA per percentuale di rimbalzi offensivi, 13.3%, mentre lo stesso dato riguardante il suo compagno di squadra è stato inferiore di 2.1 punti percentuali.

Per quanto riguarda la metà campo difensiva, invece, Mitchell si è confermato uno stoppatore come pochi. Secondo i dati di Basketball Reference, ha bloccato il 7.7% dei tiri da due avversari (secondo posto nella Lega in questa statistica). Anche quando non riesce a stoppare il tiro, la sua altezza e soprattutto il suo wingspan di 224 cm gli permettono di alterare il tiro avversario, semplicemente contestandolo. Il suo impatto sul gioco sotto questo aspetto è enorme, significativamente maggiore di quello che può garantire alla causa Taj.

Infine, Robinson deve partire in quintetto anche per il suo miglioramento personale. Le preoccupazioni principali per quanto riguarda il futuro dei Knicks devono essere lui, RJ Barrett e Julius Randle.

Tutti e tre rimarranno a New York per almeno altre due stagioni, salvo trade inaspettate, e al momento, tra tutte le combinazioni di tre giocatori, quella con i sopracitati è appena ottava per minuti giocati insieme. Non basta. Soprattutto se si pensa al futuro di questa squadra. I tre cardini del progetto Knicks hanno bisogno di giocare più minuti possibile insieme, in modo da migliorare come gruppo.

Robinson potrebbe senza dubbio fare fatica a giocare più minuti contro i lunghi titolari avversari. Potrebbe avere molto spesso problemi di falli e finire la partita in anticipo. Ma è meglio che venga esposto subito, all’inizio della sua carriera, a queste difficoltà.

È arrivato il momento per New York di trattare Robinson come il loro centro del futuro. È più che pronto per giocare in quintetto. Una volta che succederà, ho come la sensazione che non ritornerà a uscire dalla panchina per un lungo, lungo tempo...

© The Knicks Wall

Questo articolo, scritto da Dylan Burd per The Knicks Wall e tradotto in italiano da Luca Losa per Around the Game, è stato pubblicato in data 8 gennaio 2020.

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