• Marco Marchese

Pistons e Griffin: il dietro le quinte di un addio-rinascita

Un pensiero sui due anni di Blake Griffin a Detroit, per comprendere meglio motivi e modalità di un addio anticipato.


Questo articolo, scritto da Shawn Windsor per Detroit Free Press e tradotto in italiano da Marco Marchese per Around the Game, è stato pubblicato in data 17 febbraio 2021.



I Detroit Pistons e Blake Griffin hanno deciso di separare i loro cammini - e questo è un altro indizio del fatto che Troy Weaver non stia combinando disastri.


Prima di analizzare il valore di questa mossa sia da parte del GM che in termini di rendimento per la squadra, voglio però soffermarmi su ciò che Griffin ha fatto (e non) durante la sua permanenza in Michigan.


È facile dimenticare quanto, al suo arrivo, Blake fosse considerato forte e dominante, dopo aver evoluto il suo gioco nel tempo, a discapito della sua prorompente esplosività. E' altrettanto facile perdere di vista la professionalità che ha dimostrato dopo essere stato ceduto dai Clippers, squadra con cui solo un anno prima aveva firmato un prolungamento di cinque stagioni. A Detroit è stato un esempio per i giovani compagni di come affrontare avversità e situazioni ardue che si possono incontrare in una carriera NBA.


Per poco tempo ancora Griffin farà formalmente parte della squadra, visto che il team ha annunciato di non utilizzarlo fino alla sua eventuale trade o buyout. Il tutto, dopo un inizio di stagione in cui Griffin non ha potuto mostrare appieno le sue doti, fisiche e tecniche.


Blake non è più il giocatore atleticamente devastante di qualche anno fa: quel picco di esplosività, avuto prima del suo addio a Los Angeles nel 2018, non è stato mostrato ai fan dei Pistons; ma nonostante ciò, Donkey Kong è riuscito a far respirare loro aria di Playoffs. E questo non va sminuito.


Blake ha riportato alla mente della gente della Little Ceasars Arena cosa voglia dire far parte di quella cerchia, pur con una squadra poco competitiva in campo. Perché, nonostante le quasi nulle chance di passare il turno contro i Bucks (che effettivamente hanno spazzato via i Pistons), la Motor City è finalmente tornata a respirare l'idea di competere, dopo tanto tempo. Tanto tempo.


Oggi i Pistons stanno costruendo qualcosa che non ruota intorno a Griffin, ma ai talenti più giovani del roster. Blake sa che non può far parte di tutto ciò, e per di più gradirebbe giocare le sue ultime stagioni in una contender. Entrambe le parti si trovano d’accordo e hanno rilasciato dichiarazioni di reciproco rispetto. Il problema più grande, però, è rappresentato dal suo contratto, specie se relazionato alle sue condizioni fisiche.


Griffin guadagnerà dai Pistons $76M per questa e la prossima stagione; e considerando le sue attuali difficoltà fisiche e le peggiori statistiche della sua carriera, sono poche le squadre che si accollerebbero una spesa così esosa. A meno che Weaver non aumenti l’appetibilità dell’offerta con qualche giovane in rampa di lancio o scelte future al Draft... cosa che non dovrebbe assolutamente accadere. Non solo perché avrebbe poco senso (a meno che il proprietario Tom Gores non sia convinto di non spendere denaro per un buyout), ma perché demolirebbe il lavoro di Weaver di ricostruzione del team.



FOTO: NBA.com

L’annuncio di questa separazione con oltre un mese di anticipo rispetto alla trade deadline può suggerire l’ipotesi di un buyout: è possibile che le parti stiano lavorando ad un accordo. Tutto ciò avrebbe senso per entrambe le parti.


Avendo a roster e soprattutto a libro paga il suo contratto, per niente appetibile per le altre franchigie, e avendo dei talenti da cui ripartire come Saddiq Bey, Sekou Doumbouya e Isaiah Stewart, pagarlo (quanto?) e semplicemente liberarsene - se possibile - sarebbe la soluzione più adatta per la franchigia.



Dal canto suo, Griffin potrebbe firmare (al minimo) per una contender e provare a vincere un titolo. In questo modo alleggerirebbe lo spazio salariale dei Pistons in vista della prossima stagione, ed eviterebbe una sgradevolissima situazione in cui un ex All-Star come lui, un esempio per i giovani e uomo-spogliatoio come lui, si ritroverebbe stabilmente in panchina da spettatore non pagante.


A quel punto sarebbero parecchie le franchigie disposte a puntare su un’ala esperta e dalla mentalità vincente e professionale, e soprattutto a basso costo, per le loro second unit: i Los Angeles Lakers, ad esempio, oppure i Boston Celtics.


Al momento, un buyout per un contratto simile (senza precedenti!), potrebbe essere la soluzione migliore per i Detroit Pistons.


E soprattutto per il futuro di Blake Griffin, ancora tutto da scoprire.



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