• Marco Cavalletti

Players Meeting: 5 cose che abbiamo imparato

Un resoconto - da dentro - di ciò che è successo nella bubble, e del perché sia (stato) un momento davvero importante


FOTO: NBA.com

Questo articolo, scritto da Marc J. Spears per The Undefeated e tradotto in italiano da Marco Cavalletti per Around the Game, è stato pubblicato in data 27 agosto 2020.



Il recente incontro tenutosi fra i giocatori NBA all'interno della bubble è stato all'insegna delle emozioni, con conversazioni oneste, tristi verità, confusione e incoraggiamenti, ma è infine terminato senza raggiungere una conclusione definitiva riguardo alla possibilità di portare o meno a termine la stagione 2019/20.


Alcune ore dopo la scioccante decisione dei Milwaukee Bucks di non scendere in campo in occasione di Gara 5 del primo turno di Playoffs, i giocatori di tutte le squadre presenti nella bubble di Orlando hanno deciso di riunirsi. Hanno tentato di mettersi in contatto tramite una chiamata Zoom (poi non andata a buon fine, a causa di difficoltà tecniche) con la famiglia di Jacob Blake, l'uomo che nella giornata di domenica, a Kenosha, Wisconsin, è stato colpito alla schiena da sette colpi esplosi dalla polizia, mentre si trovava di fronte a tre dei suoi sei figli.


Quelle pallottole hanno riacceso il fuoco della lotta per la giustizia sociale, e hanno spinto alcuni dei presenti a Orlando a mettere in dubbio l'utilità stessa della pallacanestro in un contesto del genere.


Il giorno successivo, poi, i giocatori hanno votato a favore della continuazione dei Playoffs.



Ma a prescindere dalla natura della decisione, l'incontro fra i giocatori ha rivelato molto rispetto allo stato attuale della Lega. Ecco, dunque, cinque delle realtà che sono emerse e il significato che esse portano.



1. Non tutti i giocatori (anzi) sono registrati per votare


La Lega sta spingendo il proprio pubblico a votare, ma i giocatori possono dire di seguire il medesimo avviso?


Secondo quanto riportato, il presidente della NBA Players Association e point guard degli Oklahoma City Thunder Chris Paul sarebbe riuscito nell'intento di far registrare tutti i suoi compagni di squadra. La star dei Los Angeles Lakers LeBron James sta promuovendo l'iniziativa "More Than A Vote", volta a portare tutto il Paese alle urne. Eppure, durante il già citato incontro è emerso che solo il 20% dei giocatori NBA è effettivamente registrato per il voto. Paul, dunque, ha reiterato con forza l'importanza del voto per tutti i giocatori in vista delle presidenziali di novembre.


FOTO: NBA.com

2. I coach possono essere una fonte di consiglio per i giocatori


Alcuni degli allenatori più navigati della Lega hanno offerto la loro guida ai giocatori.


L'head coach dei Los Angeles Clippers, Doc Rivers, ci è già passato. È stato la voce dei Clippers durante l'intero scandalo Sterling di sei anni fa. E mercoledì, secondo quanto riportato, Rivers ha detto ai giocatori che il loro potere risiede nel loro talento, aggiungendo poi che ogni giocatore avrebbe dovuto lasciare la riunione con tre obiettivi verso i quali lavorare, suggerendo propositi quali la riforma della polizia, l'obbligo di responsabilità e la registrazione per il voto.


L'assistente allenatore degli Houston Rockets, John Lucas, ha detto ai giocatori di spingere affinché il Commissioner della NBA Adam Silver sia presente nella bolla, assieme ai proprietari delle squadre e, laddove possibile, ai politici, in modo da poter lavorare verso un cambiamento tangibile. Inoltre, secondo alcune fonti, LeBron James avrebbe detto ai giocatori di mettere pressione sui proprietari delle rispettive squadre affinché essi assumano un ruolo più centrale nella questione. Coach Lucas, ex star NBA, ha poi continuato affermando che la Lega ha fatto enormi passi avanti da quando accolse lui nel 1976 (quando la voce salario minimo recitava $35.000), e chiedendo ai giocatori di non “mandare a putt***” quanto è stato faticosamente costruito. In risposta, Lucas ha ricevuto un tonante applauso.



3. Che ne valga la pena


Un giocatore si è voluto assicurare che se le squadre avessero effettivamente lasciato la bubble, allora avrebbero usato il loro tempo e le loro piattaforme per la giustiza sociale.


Fin dal tremendo omicidio di George Floyd per mano di un agente di polizia bianco, l'ala dei Boston Celtics Jaylen Brown si è affermato come uno degli atleti più vocali dell'intero panorama sportivo. E durante l'incontro coi giocatori, Brown ha rivolto ai colleghi una domanda che sa di provocazione: se la stagione verrà interrotta e tutti lasceranno la bolla, i giocatori coglieranno l'occasione per scendere in strada, protestare e combattere la brutalità della polizia e le ingiustizie razziali, o semplicemente torneranno a casa per stare con le proprie famiglie e gli amici?


Alla domanda hanno fatto seguito il silenzio e alcuni cenni con la testa.




4. L'impatto economico


Un giocatore ha domandato cosa significherebbe il boicottaggio della stagione per il futuro economico dei giocatori.


Secondo una fonte, la guardia dei Portland Trail Blazers CJ McCollum avrebbe poi portato all'attenzione la questione economica, chiedendo quali sarebbero gli effetti di un'interruzione della stagione rispetto a una sua conclusione naturale, nonché lo sviluppo di un piano d'azione da parte dei giocatori. Chris Paul ha invitato i giocatori a lasciare l'incontro con la chiara consapevolezza dei pericoli finanziari che attenderebbero i giocatori e la Lega in generale, se la stagione non venisse conclusa.


Il senior counsel e responsabile del collective bargaining della Players Association Ron Klempner ha dichiarato che, se la stagione dovesse terminare ora, i giocatori perderebbero il 15-35% del proprio salario, rispetto al 5% che andrebbe perduto se la stagione venisse conclusa normalmente. Inoltre, qualora i giocatori decidessero di non giocare per il resto della stagione, rischierebbero di lasciare sul tavolo il 25-30% del salario del prossimo anno.


La direttrice esecutiva dell'Associazione Michele Roberts ha poi aggiunto che qualsiasi sia la scelta dei giocatori, il bargaining agreement del prossimo anno risulterà molto complesso. La Lega potrebbe perfino cancellare il collective bargaining agreement e indire un lockout finché non verranno stabiliti i nuovi termini di un accordo che tenga conto delle difficoltà economiche e sociali portate dalla pandemia.


Sia Roberts che Klempner erano presenti fisicamente all'incontro di mercoledì.



5. La protesta avrà successo solo se tutti sono sulla stessa lunghezza d'onda


Alcuni dei giocatori hanno reiterato il concetto secondo cui, affinché questa dimostrazione abbia successo, quello della Lega dovrà essere un fronte unito, a prescindere da quale sarà la decisione presa.


Paul, assieme all'ala dei Miami Heat Andre Iguodala, ha affermato l'importanza di un'unità di intenti fra i giocatori. Questa, ad esempio, non c'è stata quando i Bucks hanno deciso di non scendere in campo a pochi minuti dalla palla a due, lasciando gli Orlando Magic all'oscuro di tutto. (I Bucks hanno preso la decisione spinti dalla pressione crescente generatasi nello Stato della franchigia dopo il ferimento di Blake.)


La decisione di Milwaukee, inoltre, ha “costretto” il rinvio delle altre due gare previste in serata, ma i Bucks non sembravano avere un piano concreto a cui attenersi dopo la decisione.


Jaylen Brown non ha parlato a favore della scelta dei Bucks, ma la maggior parte dei presenti sembrava essere rimasta costernata dal fatto che l'opinione di nessun'altra squadra fosse stata presa in considerazione al momento della decisione.


Rimarrà da vedere se i giocatori e le squadre della NBA saranno in grado di prendere una decisione collettiva riguardo alle sorti della stagione, e se l'utilizzo della loro piattaforma avrà un successo maggiore da dentro o da fuori la bubble.




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