• Alessandro Di Marzo

Playoffs Flashback: Iverson e quella partita da 55 punti


FOTO: The Philadelphia Inquirer

Questo articolo, scritto da Marc Narducci per The Philadelphia Inquirer e tradotto in italiano da Alessandro Di Marzo per Around the Game, è stato pubblicato in data 14 aprile 2020.



Allen Iverson ha sempre alzato il proprio livello di gioco nei Playoffs. Non ha mai vinto un titolo, è vero, ma per farlo serve disporre di più di un solo grande giocatore, anche se AI sembrava infermabile.


La guardia di Hampton è seconda nella storia NBA per punti segnati a partita nei Playoffs in carriera: 29.7 (maggiore della sua media in Regular Season, 26.7) in 71 partite, di cui 62 con i Sixers. Sì, questo significa che si trova davanti a leggende come Jerry West, Kevin Durant, LeBron James ed Elgin Baylor, che lo seguono in quest'ordine. Meglio di lui ha fatto solo Michael Jordan, con 33.5 punti a referto a gara nella post-season.


Nella storia di Philadelphia, incluso il periodo in cui la franchigia si trovava a Syracuse, sono 17 le partite in cui un giocatore ha segnato almeno 40 punti in una gara di Playoffs, e Iverson è il protagonista di ben 10 di queste, tra cui 4 delle migliori 5 prestazioni (fonte: Basketball Reference). E la notte del 20 aprile 2003, per questo motivo, è stata davvero straordinaria, anche per gli standard a cui Allen I ci aveva abituato.


I Sixers, quarti ad Est con 48 vittorie e 34 sconfitte, si trovavano ad affrontare i talentuosi New Orleans Hornets (quinti, 47-35) al primo turno dei Playoffs della Eastern Conference.


New Orleans aveva vinto due delle tre gare di Regular Season tra le due squadre, entrambe con poco scarto (99-98 in Louisiana e 94-89 in Pennsylvania), arrendendosi poi a Philadelphia 108-87. Ci si aspettava dunque una serie equilibrata, e Gara 1 confermò questo pensiero: i 55 punti di Iverson, career Playoffs high, furono infatti a dir poco decisivi.

FOTO: The Philadelhpia Inquirer

I Sixers se la cavarono per 98-90 davanti ai 19.711 tifosi che popolavano il First Union Center, anche sfruttando un grave errore tattico della difesa degli Hornets, come ammesso recentemente da Aaron McKie:

"New Orleans lasciò Iverson libero di giocare in uno-contro-uno, lasciandogli sufficiente spazio per agire".

Iverson segnò infatti 21 dei suoi 32 tiri presi, con 3/5 dall'arco e 10/11 dalla lunetta. Oltre a ciò, distribuì anche 8 assist, rendendosi dunque il "responsabile" di ben 71 dei 98 punti totali della squadra.

"Ho avuto un gran ritmo, vedevo il canestro grande quanto un oceano... e mi sentivo pronto a riempirlo".

Billy King, allora GM dei Sixers, ricordò che Iverson sembrava dall'inizio pronto per disputare una grande partita, e così fu:

"Sapevo che era concentrato e contentissimo di giocare i Playoffs, era determinato per illuminare il palcoscenico. Una cosa che le persone non realizzano di Allen è che lui era un vero studente del Gioco. Conosceva gli avversari e sapeva che quello era il suo momento, perché il mondo lo stava guardando".

Ripensandoci oggi, i successi di Iverson stupiscono ancora coach Larry Brown:

"Sono andato a rivedermi questa e altre partite su YouTube, e la mia stima nei suoi confronti non fa altro che crescere. Rimango praticamente a bocca aperta davanti a ciò che faceva, è straordinario".

Ciò che risulta ancor più straordinario è l'ultimo quarto della partita, in cui AI mise a referto 20 punti con 9/11 dal campo, 2 triple segnate e nessun tiro libero tentato (una delle poche cose mancanti in quei 12'). L'unico dei Sixers a segnare nell'ultimo quarto, oltre a lui, fu McKie, che mise a segno 6 punti con 3 tiri. Il resto della squadra tirò solo 3 volte, senza produrre punti. Pazzesco.



Brown, d'altronde, sapeva di doversi affidare a lui per battere una squadra tosta come gli Hornets: "E' cosi che dovevamo fare per vincere: oltre a lui, il secondo terminale offensivo era Keith Van Horn...". E il numero 4 non giocò una partita memorabile, tirò infatti con un pessimo 1/8 dal campo e finì con soli 3 punti segnati.


A coprirgli le spalle ci fu almeno in parte Eric Snow, che, nonostante il 3/13 dal campo, terminò con 15 punti e 10 assist. McKie, poi, fu molto efficiente dalla panchina, con un apporto di 12 punti e 6/9 dal campo.


Gli Hornets erano invece guidati da Jamal Mashburn, All-Star nel 2003 che segnò 28 punti, ma con uno spento 8/21 dal campo. Baron Davis, suo compagno, finì con 10 punti e 6 assist, ma perse anche 6 sanguinosi palloni.


La gara, molto fisica (56 falli commessi), fu combattuta quasi fino alla fine: Lynch mise 2 punti preziosi portando gli Hornets a 2 punti dai Sixers a 4.06 dalla fine, ma le due triple consecutive di Iverson segnate subito dopo chiusero virtualmente i conti, concedendo un attimo di respiro alla squadra.


Come previsto, comunque, la serie fu impegnativa per Philly, che vinse in sei gare. Nell'ultima, giocata a New Orleans, Allen I fu nuovamente autore di una grande partita, segnando 45 punti; la sua prestazione fu affiancata da un'altra di ottimo livello, quella di Van Horn, che concluse con 18 punti e 18 rimbalzi.


I 76ers persero poi contro i Detroit Pistons al turno successivo, e Brown si unì proprio ai Pistons, con cui vinse il titolo NBA. Quella con gli Hornets fu l'ultima serie vinta dall'MVP del 2001, non solo con Philadelphia, ma in tutta la sua carriera.


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