• Lorenzo Lecce

Playoffs Rush

A poco più di un mese dal termine della Regular Season, la corsa ai Playoffs non è mai stata così serrata. Chi riuscirà a guadagnarsi l'accesso diretto, chi ad andare al Play-in e chi resterà fuori?


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La nuova formula del Play-In Tournament introdotta nella Bubble è stata parzialmente rivista e migliorata e adesso prevede un prima round in cui la settima sfida l'ottava e la nona affronta la decima. La vincente della prima sfida accede direttamente ai Playoffs con il settimo seed, la perdente invece sfida la vincente dell'altra partita per l'ottavo seed.


Questo formato, di fatto, rende possibile l'accesso ai Playoffs anche alla decima classificata e rende più incerto l'accesso alla post-season alla settima e all'ottava. Questa brillante mossa di Adam Silver - l'ennesima - garantisce maggior spettacolo, amplia la platea di squadre che possono andare ai Playoffs e in un certo senso diminuisce il tanking, invogliando la nona e la decima in classifica a giocarsi ogni chance, piuttosto che lasciarsi attrarre verso il fondo per sperare di guadagnare qualche posizione in Lottery.


Mai come in questo 2021 la corsa ai Playoffs è stata così incerta, ma del resto in questa folle stagione non c'è nemmeno certezza per quanto riguardo le prime posizione della classifica.


Possiamo considerare già certe di un posto Playoffs: Philadelphia, Brooklyn e Milwaukee a Est; Utah, Phoenix, Clippers e Denver a Ovest. E poi? Vediamo quali altre squadre si giocano un posto nella corsa per il Larry O'Brien.



Eastern Conference


A Est, dove tra la quarta e la decima ci sono solo quattro partite di distacco, non possiamo non iniziare dagli Charlotte Hornets che attualmente sono in lotta per un accesso diretto con un record di 27-27. Un risultato eccezionale considerando la storia recente della franchigia, soprattutto rispetto al pessimo 2020. L'aggiunta di Hayward, l'esplosione di Rozier e l'effetto LaMelo Ball hanno fatto sì che la squadra potesse fare quel salto di qualità tanto atteso. Continuando con questo passo gli Hornets se la giocheranno fino all'ultimo per accedere ai Playoffs senza passare dal Play-In; e se dovessero presentarsi al primo round senza defezioni potrebbero essere un avversario ostico, anche se inesperto.


Il grande punto interrogativo per Charlotte riguarda lo stato di salute di Ball e Hayward. Riuscirà a non perdere vantaggio su chi insegue, senza i due giocatori di riferimento? Secondo Tankathon, hanno un calendario "nella media" (18esimo per difficoltà in NBA; record complessivo delle squadre contro cui giocheranno: 48.6% W).


Probabilmente i Miami Heat e gli Atlanta Hawks completeranno la rimonta dopo la partenza ad handicap e termineranno nelle prime sei posizioni. Non era affatto scontato, dal momento che gli Hawks hanno dovuto esonerare Lloyd Pierce per trovare ritmo ed esprimere il potenziale della squadra; mentre Miami ha dovuto lottare con tante assenze per buona parte della stagione, e a un certo punto sembrava sul punto di crollare.


Il calendario non è troppo impegnativo per nessuna delle due, soprattutto per gli Heat, che hanno il terzo finale di stagione più "facile", sulla carta, dell'NBA. La lotta è serrata e con una classifica così corta potrebbe succedere di tutto, ma ad oggi Heat e Hawks hanno dimostrato una certa affidabilità.


La vera, grande delusa è naturalmente Boston, a prescindere dalla posizione in cui finirà. I Celtics a inizio stagione avevano l'ambizione di essere una contender. Attualmente, però, la squadra ha un record di 29-26 con ben 9 partite di distacco dalla vetta. I problemi dei Celtics sono parecchi e non saranno risolvibili interamente nelle17 partite che mancano (difficoltà del calendario: medio-bassa).


Il gioco corale, che è stato un punto di forza delle squadre di Brad Stevens, latita e la squadra è letteralmente sulle spalle delle giocate individuali di Brown e Tatum, unici a salvarsi in una nave che sembra affondare sempre di più. Marcus Smart e Kemba Walker da tasselli fondamentali sono diventati dei rebus. L'inserimento di Fournier in extremis sembra una mossa disperata. L'attacco è statico e la difesa è veramente pessima.


Tutto questo potrebbe essere il preludio della fine dell'era Ainge-Stevens, che al termine della stagione finiranno inevitabilmente sul banco degli imputati per il cattivo rendimento dei Celtics. Qualunque sia la posizione in cui termineranno in Regular Season, a meno di clamorosi colpi di scena.


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FOTO: NBA.com

I New York Knicks, al contrario, stanno disputando una stagione al di sopra delle aspettative e centrare un posto ai Playoffs sarebbe una liberazione per tutti i tifosi che in queste ultime stagioni hanno sofferto le pene dell'inferno. Il tocco di Thibodeau si vede, infatti New York è la miglior squadra per punti concessi agli avversari, tiri concessi, percentuale concessa dal campo e da tre punti.


NY al momento è sesta, con un margine quasi inesistente sulla zona Play-In e con un calendario davanti molto impegnativo (sesto più difficile della Lega; record avversarie: 53.3% W). Anche solo accedere al Play-In, comunque, sarebbe una vittoria per una squadra che da anni rappresentava il peggio dell'NBA dal punto di vista organizzativo.


Indiana, Chicago, Toronto e Washington con buona probabilità saranno le ultime squadre a potersi giocare un accesso ai Playoffs.


I Pacers, al pari dei Celtics, stanno vivendo una stagione al di sotto delle aspettative, anche se gli infortuni hanno certamente pesato. Al momento sono noni con un record di 26-28, ma il sesto posto è distante solo due partite e la difficoltà del calendario nella media.


I Bulls (22-32), invece, nonostante la trade per portare Vucevic nella Windy City, nelle ultime 10 hanno portato a casa soltanto 3 vittorie, e ora il nono posto è distante 4 partite. Come per New York, anche per Chicago andare al Play-In rappresenterebbe una boccata di ossigeno, ma dovrà difendersi da Toronto (22-34) e Washington (21-33), in ritardo di una sola vittori in classifica.


I Raptors stanno vivendo una stagione interlocutoria e potrebbero farsi attrarre sempre di più da un "tanking moderato" (ne abbiamo parlato qui), complice anche un calendario in salita (quinto in NBA) nel prossimo mese.


Più chance, invece, per i Wizards, che dopo l'inizio-shock sono riusciti a rimettersi in corsa. Ora, dopo 4 vittorie nelle ultime 5 partite, hanno davanti un finale di stagione sulla carta più agevole di Bulls e Raptors.



Western Conference


L'Ovest è sempre stato combattuto, ma mai come quest'anno regna incertezza. Ci sono stati, infatti, diversi cambi di gerarchie, almeno in apparenza, negli ultimi mesi. Al momento Utah, Phoenix e i Clippers sembrano aver preso un po' di vantaggio.


I Lakers a causa degli infortuni sono stati risucchiati verso la zona calda, in piena lotta per guadagnarsi l'accesso diretto.


Nonostante le assenze pesanti, Anthony Davis e LeBron James su tutti (che si dovrebbero vedere rispettivamente nel giro di 10 e 15/20 giorni), i giallo-viola sono comunque riusciti a non perdere troppo terreno, grazie soprattutto all'eccellente sistema difensivo di coach Vogel. I campioni NBA sono infatti la miglior difesa della NBA, e hanno uteriormente migliorato i loro numeri in questa metà campo nell'ultimo mese. Il calendario che li attende non è semplice (.527 le avversarie, settimo dato più alto della Lega), ma il rientro di AD e LeBron è un buon motivo per scommettere su di loro nella volata finale.


Portland è distante meno di due W e potrebbe beffare i Lakers nel finale, anche se al momento si trova in difficoltà - avendo perso 4 delle ultime 5 partite - e il calendario non fa sconti (.551, terzo per difficoltà).


Davanti a Lakers e Blazers ci sono i Denver Nuggets (35-20), che però dopo la terribile notizia dell'infortunio di Jamal Murray, potrebbe perdere terreno. Molto probabilmente l'assenza di Murray significa per Jokic e compagni, tra cui l'ultimo arrivato Aaron Gordon, abbandonare la speranza di competere nei Playoffs.


Dallas attualmente è la prima squadra in zona Play-In, ma potrebbe tranquillamente inserirsi nella lotta per il quinto/sesto posto con Lakers e Blazers. La squadra di Carlisle ha sofferto all'inizio tra Covid e infortuni, ma ora sembra aver preso ritmo e aver messo alle spalle il periodo nero di gennaio. All'inizio della stagione, infatti, i Mavs erano dati da alcuni tra le ipotetiche contender: forse si è peccato di eccessivo ottimismo, dicendo che i Mavericks erano "one piece away" dall'essere contender, anche perché spesso ci si dimentica che Luka Doncic è ancora giovanissimo.


Il calendario di Dallas, in ogni caso, è il più "facile" di tutta l'NBA (.441). E nelle ultime 10 partite sono arrivate 7 vittorie, tra cui quella sulla sirena, con miracolo di Doncic, della scorsa notte.


Dietro queste squadre, è guerra. Ci sono quattro squadre che si giocheranno i rimanenti tre posti, ovvero: Grizzlies, Warriors, Spurs e Pelicans.


Memphis, dopo aver affrontato il Play-In lo scorso anno (grazie a una Regular Season che ha sorpreso tutti), sta ulteriormente maturando ed è chiamata a confermare i progressi mostrati fin qui. Memphis gioca con il sesto pace della Lega ed è una delle migliori squadre difensivamente parlando. La squadra allenata da Taylor Jenkins è una delle più giovani di tutta la Lega, ed è molto raro che un team così inesperto sia già così solido. Per giunta, senza Jaren Jackson Jr, assente dall'infortunio dello scorso agosto.


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FOTO: NBA.com

New Orleans in questo momento si trova in 11esima posizione, a due gare di distanza dal decimo e dal nono posto, che garantirebbero l'accesso al Play-In. Anche per i Pelicans partecipare alla post-season significherebbe incrementare l'esperienza dei propri giovani in ottica futura. I Pels hanno un calendario medio-difficile (.511) e se la dovranno vedere con i Warriors e soprattutto con gli Spurs, che attualmente non stanno vivendo un grande momento (2-6 nelle ultime 8 uscite) e hanno davanti un calendario particolarmente impegnativo (.572, il secondo più tosto dell'NBA).


Nella baia le cose non vanno molto meglio, con i Warriors che da tutto l'anno vivono di alti e bassi e sono legati alle prestazioni individuali (spesso eccezionali) di Stephen Curry, che non smette di stupire. Steve Kerr non sta certamente avendo fortuna: anche James Wiseman, dopo Klay Thompson, resterà probabilmente fuori per il resto della stagione.


Nel mese di aprile, però, Curry viaggia a quasi 40 punti di media a partita (!), e il calendario non proibitivo (.478, 23esimo dell'NBA) potrebbe dare una mano ai Dubs.