• Claudio Biolchini

Provateci ancora, Knicks

Nuovo presidente, (tante) nuove idee e i primi (grandi) nomi in circolazione. Funzionerà il nuovo corso dei New York Knicks?


FOTO: The Knicks Wall

Inutile girarci intorno, quando si parla dei New York Knicks, dai tempi di Patrick Ewing in poi (ha lasciato nel 2000), dobbiamo raccontare di due decenni di draft sbagliati, scambi senza senso, presidenti discutibili e stampa fastidiosa - insomma, fallimenti su tutta la linea.


Mancato l'ingaggio di tutti i migliori free agent recenti, da LeBron James a Kevin Durant, da Kawhi Leonard a Kirye Irving e Kemba Walker, la dirigenza ha scelto una strategia controversa: firmare tanti giocatori di dubbio talento con contratti brevi, per non intasare per troppo tempo il Salary Cap, sperando di pescare qualche gemma fino a quel momento (almeno in parte) nascosta.


Ecco quindi gli ingaggi di Julius Randle, Bobby Portis, Marcus Morris, Reggie Bullock, Elfrid Payton, più lo scambio che ha portato Dennis Smith Jr. da Dallas. Di tutti questi, solo Morris è stato protagonista di un'annata sopra le aspettative; ma vista la stagione deludente della squadra e la situazione della franchigia, è stato scambiato prima che andasse via senza avere nulla in cambio.


Sia chiaro, l'idea di massima non era sbagliata. Sono stati scelti male i giocatori su cui scommettere. Davvero una franchigia per partire praticamente da zero, dovrebbe iniziare una sua "Culture"... da Julius Randle? Un giocatore che potrebbe essere portato a modello se dovessimo parlare di ammassamento di statistiche, ma che resta senza sostanza, con scarso impegno difensivo e rettitudine alla modernità (27% da tre in questa stagione).


FOTO: NBA.com

Per farla breve, nessuna di queste scommesse ha portato un giocatore che può considerarsi perno del futuro. Per fortuna, però, sono state puntate in cui si è perso poco e oggi c'è di nuovo tanto spazio salariale.


Dal primo marzo i New York Knicks hanno un nuovo presidente: Leon Rose, ex agente di tante star NBA. Il nuovo arrivato è stato bloccato nell'operatività dal Covid-19, ma sembra avere dinamismo e idee chiare.


La prima operazione è stata ingaggiare Brock Aller, ex dirigente dei Cavs di LeBron James. Da tutti considerato capace, saprà governare i piani finanziari a medio lungo termine, permettendo finalmente di ingaggiare qualche giocatore di valore quando sarà il momento.


Il General Manager Scott Perry è stato confermato per un'altra stagione - probabilmente per non creare troppi scossoni in questo momento di pausa - ma si vocifera che il suo posto potrebbe poi essere occupato da Allan Houston, leggenda Knick che non ha bisogno di presentazioni.



La base del futuro saranno quindi i giovani arrivati tramite Draft: RJ Barrett (altalenante in questa stagione, ma indubbiamente talentuoso), Mitchell Robinson (iper-atletico rim protector da sgrezzare tecnicamente e intellettualmente) e Frank Ntilikina, che è stato in odore di trade per tanto tempo, ma che ora Leon Rose sembra apprezzare.


Kevin Knox non ha convinto fino in fondo e la sensazione è che davanti a una buona offerta, sarà lasciato partire. A tanti giocatori,poi, non sarà rinnovato il contratto, e probabilmente Randle sarà scambiato. Certo, il valore dell'ex Lakers e Pelicans non è di quelli da rendere il proprio telefono bollente, ma qualcosa si troverà.


Per completare il roster, si fanno i nomi di due super veterani (ed ex clienti di Rose), Carmelo Anthony e Chris Paul. Quanto al primo, non sembra così complicato, essendo in scadenza con i Blazers. Il suo ritorno avrebbe un romantico sapore di "redemption", anche se non aggiungerebbe poi così tanto in termini tecnici, non essendo più nel suo prime. CP3 invece ha un contratto pesantissimo, di cui OKC non avrebbe tutti questi problemi a liberarsi, ma è anche vero che in Oklahoma serve eccome, per fare da guida a un gruppo giovanissimo che molto probabilmente fra qualche mese perderà Danilo Gallinari. Insomma, per Chris Paul qualcosa bisognerà sborsare, cercando di non esagerare.


E il condottiero?


Dopo i licenziamenti di Phil Jackson e David Fizdale, è stato promosso l'assistant coach Mike Miller, a cui subito il nuovo presidente ha dichiarato la propria stima. Tuttavia, già per sostituire Fizdale si vociferava di Tom Thibodeau, vecchia conoscenza proprio dei Knicks (era vice ai tempi di Pat Ewing).


Thibs si è guadagnato la notorietà gestendo la difesa dei Celtics campioni 2008, ma ha poi fallito miseramente le sue chances da head coach, prima a Chicago e poi a Minneapolis, proponendo un basket piuttosto antiquato e mantenendo il pugno di ferro con i giocatori, cosa non sempre apprezzata. Il suo arrivo potrebbe fare bene a Frank Ntilikina, ma non è certo un allenatore in questo momento sulla cresta dell'onda.



Ci sarebbe libero Kenny Atkinson, che ha fatto le fortune dei Brooklyn Nets con un gioco spumeggiante, ma è anche vero che ha avuto un ambiente e del materiale umano molto malleabile.


Ovviamente si spulciano tutti gli ex clienti di Rose quando era agente, per provare a capire chi potrebbe essere un obiettivo plausibile. Tra questi, segnaliamo Victor Oladipo, che i Pacers faranno fatica a trattenere, visto i tanti denari usati per Myles Tuner e Domantas Sabonis. La guardia di origine nigeriana ha rifiutato un'offerta di prolungamento da oltre 20 milioni annui, e, per quanto venga da un grave infortunio, garantisce una certa solidità sia dal punto di vista tecnico che da quello caratteriale.


Ma, anche se tutte le operazioni qui presentate dovessero andare a buon fine, una squadra con CP3, Oladipo, Anthony e qualche giovane ancora da svezzare, quali ambizioni avrebbe? I Playoffs sarebbero auspicabili ma probabilmente senza grandi aspettative.


Leon Rose ha già messo le mani avanti: ci vorrà tempo. Perlomeno, uno come Paul garantirebbe una base vera da cui costruire una mentalità vincente.


Provateci ancora, Knicks.




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