• Nicola Ripari

Quando il Draft è un affare di famiglia



Questo articolo, scritto da Josh Coyne per Double Clutch e tradotto in italiano da Nicola Ripari per Around the Game, è stato pubblicato in data 18 novembre 2020.



Mio padre è stato il primo dei miei hater.” (Ja Morant)

Questa è la dichiarazione che Ja Morant, Rookie of the Year 2020, ha rilasciato qualche giorno prima di essere scelto da Memphis, lo scorso Draft.


Subito dopo la stretta di mano con Adam Silver, la tipologia di legame che unisce Morant a suo padre Tee è venuta a galla: un rapporto forgiato da pesanti allenamenti nel cortile e da lunghe sessioni video. Sia Tee che sua moglie sono stati giocatori di pallacanestro; elemento fondante per la loro relazione e per la rapida crescita di Ja, che in breve tempo è diventato uno dei talenti più esplosivi della NBA.



Un anno dopo, in un tardivo Draft, abbiamo assistito a una classe di talentuosi giocatori di basket, di seconda o addirittura terza generazione. Adesso più che mai, possiamo notare l'impatto che un’educazione impartita da un genitore cestista può avere sul figlio.


All’inizio della settimana, Mark Spears di The Undefeated ha focalizzato la propria attenzione su quattro prospetti cresciuti avendo a disposizione un accesso diretto a conoscenze ed esperienze professionali.


Proprio come Steph Curry, Austin Rivers, Klay Thompson e un’altra manciata di star NBA, giovani giocatori come Kenyon Martin Jr (Rockets alla numero 52), Brendan Bailey (Nuggets, undrafted), Cole Anthony (Magic, 15) e Nico Mannion (Warriors, 48) hanno potuto beneficiare delle esperienze dei propri genitori. (Il padre di Mannion, Pace, rappresenta un’eccezione, in quanto ha speso più tempo in Italia piuttosto che nella NBA.)

Mio padre è in grado di darmi ottimi consigli. Ha già vissuto la mia attuale situazione; ha giocato sei anni nella lega e tredici anni al di là dell'oceano; conosce alla perfezione ogni aspetto del gioco. Tutte le volte che ho una domanda o che sono alla ricerca di un consiglio, sia paterno che di basket, mi rivolgo per primo a lui." (Nico Mannion)

L’educazione di Josh Green (Mavs, 18esima scelta), da Arizona, ha ruotato esclusivamente intorno allo sport. La sua famiglia è composta da persone estremamente atletiche, con una dote innata per la versatilità, a tal punto che Green ha avuto ottimi risultati sia come giocatore di rugby che come calciatore, nuotatore e giocatore di football australiano. I genitori hanno incoraggiato Green e i suoi tre fratelli a cimentarsi nel maggior numero di competizioni possibile.

Ho una mentalità nata in un ambiente competitivo; i miei genitori hanno veramente spinto affinché provassi ogni sport e io ero aperto a ogni possibilità. Avete presente la card uscita recentemente che mi classificava come giocatore di pallanuoto? Beh, vi confesso che quella prova l’ho fatto solo per avere un giorno libero da scuola...” (Josh Green)



Benché appassionati sostenitori di un approccio multidisciplinare, la madre Cahla e il padre Delmas hanno avuto carriere semi professionistiche nel basket australiano. E quando si è trattato di focalizzarsi su uno dei suoi tanti impegni, Green si sia indirizzato verso la disciplina in cui aveva dimostrato un livello sopra la media. Aveva visto in che modo si giocasse a pallacanestro, che cosa significasse il basket per le persone che lo praticavano e chiaramente sentiva grande affinità con tutto questo.

“Penso che il mio amore per il basket sia nato grazie ai miei genitori. E continua a crescere, ogni volta che metto piede sul campo, amo la sensazione.” (Josh Green)

La point guard francese Théo Maledon (Thunder, 34esima) è un altro che ha il basket nel sangue. I suoi genitori Sylvie e Claude hanno giocato a basket e sua sorella gioca attualmente a South Arkansas. Il suo compatriota Killian Hayes (Pistons, settima) - una guardia nata in Florida che ha speso i suoi anni di formazione giocando per il club del padre DeRon, a Cholet, in Francia - è stato chiamato in Lottery. Suo padre ha giocato in Portogallo, Svezia, Ucraina e Russia, mentre sua madre, Sandrine, è stata per anni sul parquet.

“Mi sono allenato con mio padre da quando avevo cinque anni. Sono andato a tutti i suoi allenamenti e a tutte le partite casalinghe, e tutto ciò mi ha dato un’ispirazione per raggiungere questo livello.” (Killian Hayes)

La guardia di Kentucky Tyrese Maxey (Sixers, 21esima) ha potuto contare su suo padre in questo percorso, anche se non ha mai avuto la possibilità di tifare per lui direttamente dalla panchina. Prima della nascita di Tyrese, Tyrone Maxey ha giocato nel college basketball negli anni '90 a Washington State, per poi diventare allenatore in Texas, carica mantenuta per 17 anni, e successivamente direttore del reclutamento presso SMU. (Nonostante la posizione del padre, Tyrese non ha potuto rifiutare l’offerta dei Wildcats.)

“Mio padre è sempre stato la mia più grande fonte d’ispirazione. Sa bene che cosa serve per lavorare a livelli così alti. Ho visto molti video da bambino e questo mi ha aiutato molto a prepararmi per questo processo, anticipando molto i tempi.” (Tyrese Maxey)

L'esperienza sul campo si è dimostrata una fonte dalla quale attingere per questi giovani prospetti, che si sono sviluppati grazie al supporto delle proprie famiglie. Tuttavia, anche coloro che non hanno alle spalle carriere ad alti livelli, possono lasciare un segno semplicemente vivendo e respirando il Gioco.


FOTO: NBA.com

Il padre di LaMelo Ball (Hornets, terza), LaVar, è ossessionato da due cose: il basket e gli affari.


In suo favore, i media NBA hanno seguito in maniera febbrile la crescita dei suoi tre figli; in più, la sua spregiudicata, a volte discutibile, sicurezza ha contribuito a condire la cronaca riguardante il figlio più giovane.


LaMelo, in un modo diverso dai casi precedenti, deve molto a suo padre.

“Mi ha cresciuto e mi ha insegnato tutto sulla pallacanestro. Mi ha assistito in tutto, da quando ero bambino.” (LaMelo Ball)

Prima che Lonzo Ball venisse scelto al Draft 2017, LaVar si era reso protagonista di un tour mediatico senza precedenti (e molto criticato). Voleva massimizzare la visibilità del profilo di suo figlio. Questa volta, invece, LaVar è stato dietro le quinte.

“Lui è mio padre, perciò sarà sempre coinvolto. Ma in questo caso siamo stati principalmente io, JJ (Jermaine Jackson, l’agente) e il team, a seguire il processo.” (LaMelo Ball)

Lontano dal parquet, infine, anche il centro di Duke Vernon Carey (Hornets, 32esima) ha ascoltato suggerimenti su come affrontare la vita da atleta professionista, direttamente da suo padre, Vernon Carter Sr, ex offensive tackle dei Miami Dolphins.

“Mi ha aiutato molto vederlo affrontare la sua carriera professionistica. Benché non mi possa dare suggerimenti tecnico-tattici sul gioco, farò sempre riferimento a lui per tutta la parte relativa al business.” (Vernon Carey Jr)






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