• Davide Corna

Quando Tony Parker stava per diventare un Celtic

Al Draft 2001, gli Spurs fecero il colpo chiamando Tony Parker alla 28. Ma i Celtics furono a un soffio dal precederli...



Questo articolo, scritto da Josh Paredes per Air Alamo e tradotto in italiano da Davide Corna per Around the Game, è stato pubblicato in data 17 novembre 2020.



A volte, predire ciò che un giocatore riuscirà a fare in NBA può essere impossibile. E così, ogni franchigia ha i suoi casi di occasioni perse ed errori al Draft che possono tormentare i pensieri di tifosi e addetti ai lavori per anni...


Nemmeno i San Antonio Spurs sono esenti da questi casi, ma nel Draft 2001 fu invece un errore di valutazione dei Boston Celtics a cambiare per sempre il futuro degli Speroni.


I Celtics erano ancora tormentati dal fatto di aver visto sfumare la grande opportunità di essere estratti per la chiamata numero 1 al Draft del 1997, che avrebbe poi portato a Tim Duncan. In quel caso, San Antonio "guadagnò" due posizioni nella Lottery, assicurandosi colui che sarebbe stato la stella della squadra per le due decadi successive.


Come lo stesso Tony Parker ha rivelato nel suo ultimo libro, Beyond All of My Dreams, i Celtics sono arrivati ancora più vicini ad assicurarsi un altro elemento dei Big Three nero-argento.

"Avevo fatto un workout privato con i Celtics qualche giorno prima del Draft, e loro mi avevano assicurato che mi avrebbero chiamato alla 21." (Tony Parker)

In quel Draft, Boston aveva tre scelte al primo giro: la 10, la 11 e la 21. Dopo essersi assicurati Joe Johnson e Kedrick Brown con le prime due chiamate, i Celtics avrebbero sicuramente fatto il nome di Tony con la loro ultima scelta al primo giro. O almeno, questo era quello che pensava il giovane playmaker francese.



Quando era già iniziato il countdown per la chiamata numero 21, Parker ricorda di aver addirittura ricevuto un cappellino brandizzato Celtics da un incaricato NBA, che gli disse: "Boston chiamerà te. Avviati verso la sala".


Mentre stava per apparire sul palco, con il cappellino in mano, lo stesso addetto lo fermò dicendogli: "Tony, mi spiace. Boston ha cambiato idea. Puoi tornare di là".


Invece di prendersi un rischio chiamando una point guard europea, i Celtics decisero di fare il nome di Joseph Forte, guardia in uscita da North Carolina, il quale chiuse la sua carriera NBA con un totale di 125 minuti giocati, e una media di 1.2 punti e 0.7 rimbalzi a partita.


Come spiegato da Parker, la decisione fu di Red Auerbach, allora presidente dei Celtics. "Il General Manager e il coach di Boston avrebbero scelto me, ma il proprietario era preoccupato". Auerbach pensò infatti che chiamare una point guard europea fosse troppo rischioso, e dirottò la chiamata all'ultimo secondo.


Nel suo libro, Parker racconta anche che gli Spurs si prodigarono molto per cercare di ottenere una scelta più alta per riuscire a chiamarlo. Non ebbero successo, ma alla fine non fu necessario. Senza altre squadre interessante al francese, Parker fu scelto dagli Spurs alla 28.


Il resto è storia.


E così, per il rimbalzo di una pallina e per un giudizio sbagliato, i Boston Celtics hanno perso la possibilità di acquisire due futuri Hall of Famers che hanno fatto la storia dei San Antonio Spurs. In Texas si ringrazia ancora.