• Andrea Lamperti

NBA 2019/20: quello che sappiamo dopo la conference call di Adam Silver


FOTO: MyRecordJournal

Ci sarà ancora da aspettare qualche settimana, almeno, per conoscere le sorti della stagione NBA 2019/20.

Tutto il mondo della pallacanestro attendeva in questi giorni, dopo la prima settimana del mese di maggio, un comunicato da parte di Adam Silver in merito. Malgrado il commissioner avesse precedentemente sottolineato che, “quando si era parlato di prendere una decisione entro maggio, non si intendeva che avremmo semplicemente dovuto attendere il primo giorno del mese per avere una risposta”.

La tanto attesa comunicazione è arrivata nella serata di ieri (nella notte italiana) attraverso una conference call tra il commissioner della Lega, la National Basketball Players Association e gli atleti che quest’ultima rappresenta.


La conversazione ha riguardato ipotesi, programmi per riprendere l’attività della squadre e la stagione 2019/20; ma anche, come giusto che sia, le incertezze che la Lega sta affrontando cercando di andare in tale direzione. Le proporzioni dell’emergenza sanitaria negli Stati Uniti legata al Covid-19, infatti, rendono ancora necessaria molta cautela. E, come chiarito dallo stesso Adam Silver, una decisione non verrà presa prima del prossimo mese almeno.

Il commissioner ha spiegato le idee e i progetti della NBA per rendere possibile e soprattutto sicura la ripresa, innanzitutto ribadendo la sicura assenza di tifosi nelle arene per questa stagione; e, anzi, la concreta possibilità di dover giocare a “porte chiuse” anche per il 2020/21, almeno finché non verrà trovato un vaccino per il coronavirus.


FOTO: NBA.com

Per ridurre gli spostamenti, accorciare le tempistiche e soprattutto affrontare responsabilmente i rischi di contagio, secondo quanto riportato da Adrian Wojnarowski, l’NBA starebbe considerando l’ipotesi di creare una o due “bolle” in cui isolare completamente le squadre. Le due location più accreditate sono Las Vegas e Disney World (Orlando), ma non sono le uniche. “Molte città si sono candidate”, avrebbe detto Adam Silver secondo Chris Haynes di Yahoo! Sports.

Prima di poter riprendere con la stagione, in ogni caso, il commissioner ha chiarito che saranno necessarie almeno tre settimane di training camp. Poi, l’intenzione è riuscire a garantire una post-season per quanto possibile “normale” con serie Playoffs al meglio delle sette gare.

E se dovesse verificarsi un nuovo contagio? Isolare il caso positivo in quarantena ma non interrompere nuovamente la stagione. Secondo quanto spiegato da Adam Silver, il mese di maggio (almeno) servirà alla Lega per monitorare l’evolversi della situazione e, quindi, valutare un “sistema di controllo quotidiano di tutti i giocatori”, una volta arrivati e isolati nelle location scelte per ospitare la post-season,

Nel frattempo, la Lega lavorerà anche allo sviluppo di una strategia per aumentare i propri introiti televisivi, considerando che verrà a mancare il gigantesco indotto dalla vendita dei biglietti (circa il 40% del totale, secondo Shams Charania). Da questo punto di vista, per mettere le mani avanti, è bene chiarire che serve davvero fantasia per immaginare come ci si muoverà in una situazione che non ha precedenti e che purtroppo, dal punto di vista sanitario, ha ancora un andamento preoccupante.


Senza dimenticare gli accordi preesistenti con le emittenti TV, l’NBA potrebbe provare a realizzare (in tempi record) una modalità “premium” di partecipazione, ovviamente virtuale, dei tifosi. Già dispone di un proprio canale di vendita di abbonamenti per lo streaming online (direttamente su NBA.com) delle partite ed è su questa piattaforma che possiamo immaginare il “coniglio dal cilindro”.


Magari dei “biglietti” per rendere possibile, con centinaia di migliaia (milioni) di persone connesse da tutto il mondo, le prime e più grandi “conference call” della storia dello sport. Del resto, per l’NBA naturalmente è una priorità l’aumento degli introiti da TV e streaming, così come la ricerca di una soluzione per non consegnare alla storia dei momenti di Playoffs in arene vuote, silenziose, fredde.


FOTO: NBA.com

Come riportato da Wojnarowski, infine, Chris Paul (presidente della NBPA) ha lamentato le pressioni che alcuni giocatori hanno subito negli ultimi giorni dalle rispettive franchigie per tornare ad allenarsi. Il commissioner ha risposto che la Lega si occuperà direttamente di questa situazione e farà tutto il possibile per evitare che le organizzazioni possano assumere simili comportamenti.

Insomma, sta studiando come, dove, quando... ma l'NBA e tutte le 30 franchigie vogliono ripartire. Perché, a prescindere dai risvolti economici, i proprietari sono prima di tutto “competitors”, come ha spiegato Adam Silver nella conference call.

Certo, saranno in ogni caso dei Playoffs molto, molto strani. Ma con i tempi che corrono...




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