• Marco Cavalletti

Raptors: il fondo del barile, e la fine di un'era


FOTO: NBA.com

Questo articolo, scritto da Louis Zatzman per Raptors Republic e tradotto in italiano da Marco Cavalletti per Around the Game, è stato pubblicato in data 23 marzo 2021.



Questa era dei Toronto Raptors sembra giunta a una (triste) fine.

Toronto si è presentata alla partita contro gli Houston Rockets con l'energia di una squadra reduce dalla sbornia dei festeggiamenti dell'ultima vittoria, non con l'atteggiamento che ci si attenderebbe da giocatori che non più tardi della sera prima si erano detti “alla ricerca di un'anima”.


Le loro scelte offensive sono state pigre, limitate perlopiù a controproducenti iniziative individuali di giocatori che sembravano voler porre fine da soli alla striscia di sconfitte. La difesa era in totale confusione, e la fotografia dello smarrimento è arrivata quando Chris Boucher e Paul Watson hanno chiuso sullo stesso tiratore in angolo, con Boucher che ha urtato Watson spingendolo addosso all'avversario, regalandogli così dei tiri liberi.

“Probabilmente non abbiamo la giusta energia e la forza necessaria per fare quello che vogliamo fare”, ha dichiarato Nick Nurse al termine della partita.


Ma la realtà è che i Toronto Raptors, ad oggi, sono una squadra senza anima. Sono una squadra menomata dal trasferimento, distrutta dai viaggi e annichilita dalla sfortuna che si è accanita sui sui atleti. Gli animi dei giocatori sono a pezzi, e presto al danno di questa stagione si potrebbe aggiungere anche la beffa.

Molto probabilmente, infatti, Toronto scambierà Norman Powell. Si tratta di una possibilità che per i canadesi è sempre stata nell’aria in questa stagione.


Quest’anno, nel gioco offensivo di Powell c’è stato un salto di qualità, come dimostrato dai significativi miglioramenti nella capacità di prendersi tiri dal palleggio e di procurarsi falli. Powell è un’efficiente terza opzione offensiva, e l’energia che fornisce in uscita dalla panchina lo rende un bersaglio ambito da molte contender. Toronto, dal canto suo, non lo è più.


Lo scambio di Powell varrà ai Raptors quantomeno una prima scelta, dato che, dopo tutto, quello della NBA è un "seller’s market”. Ma vista la piega che ha preso la stagione, anche Kyle Lowry potrebbe presto ritrovarsi a dover fare le valigie, nonostante alcuni insider quali Michael Grange affermino che la squadra non abbia intenzione di metterlo sul mercato; e questo sarebbe potuto benissimo essere il caso, se la compagine canadese fosse riuscita a sopravvivere alla prima metà della stagione. Toronto avrebbe potuto lasciare le cose come stavano, lasciare che la squadra facesse un’altra dignitosa apparizione ai Playoffs, e dare a Lowry l’addio appropriato prima della free agency. Chi lo sa, magari avrebbero anche potuto ri-firmarlo, se ci fossero stati i presupposti per una realistica via alla competitività nel futuro prossimo.

Allo stato attuale delle cose, tuttavia, Toronto non si merita Lowry. Da professionista qual è, il beniamino dei tifosi canadesi afferma che avere la possibilità di osservare la crescita di giocatori come Fred VanVleet sia l’unica soddisfazione di cui ha bisogno. Ma Lowry si merita un contesto vincente, e Toronto, oggi, è tutto fuorché un contesto vincente.


Contro Houston, i Raptors hanno dimostrato di non credere di essere in grado di vincere; sono sprofondati pressoché in qualsiasi maniera possibile contro una squadra nettamente inferiore. Pertanto, è probabile che Lowry lascerà la città che lo ha accolto come un figlio prima che la settimana si concluda, e l’era più vincente della franchigia - l'era Lowry - giungerà al termine. Spetterà ai giocatori rimanenti determinare la natura dell’era che seguirà.


“È finita”, hanno esultato gli annunciatori dei Rockets al termine della partita della scorsa notte. Si riferivano alla serie di 20 sconfitte consecutive di Houston, ma lo stesso si sarebbe potuto affermare per i Raptors.

Nei minuti finali della gara, Toronto ha provato una rimonta disperata, ma nemmeno la squadra di Nick Nurse sembrava convinta di quel debole tentativo. In una delle azioni finali, Pascal Siakam ha sporcato la palla a John Wall; Watson l’ha recuperata e ha tentato un lancio lungo per lo stesso Siakam, sparando però il passaggio fuori misura lungo la diagonale del campo. Siakam è riuscito in qualche modo a ricevere e si è portato nell’altra metà campo, facendosi strada nel traffico, salvo poi sbagliare un facile layup. Ciò che sarebbe dovuto essere facile è stato reso difficile, e i Rockets sono andati a segno con un tiro non contestato dall’altra parte. È stata la fotografia della gara.

La partita di Toronto contro i Rockets si è trascinata fino al suo triste epilogo nel secondo tempo, arrancando sotto il peso di floater sbagliati, triple fuori misura e closeout rivedibili. I Raptors hanno segnato 13 punti in un quarto quarto da vincere a tutti i costi. Ogni minima parvenza di scintilla si smorzava appena dopo essere apparsa; una stoppata di Siakam nel secondo tempo è stata spenta qualche istante dopo da una tripla in fade-away di Christian Wood allo scadere del cronometro.


L’unico dei Raptors a metterci davvero il cuore è stato VanVleet, autore di 27 punti con soli 17 tiri tentati. Ha segnato tiri da fuori, creato attacco quando nient’altro funzionava, difeso con intensità quando tutti i suoi compagni erano spenti. Ha giocato da vincente, ma l’energia dei Rockets e il tedio dei compagni sono stati troppo anche per lui.

“Sono sempre fiero di Freddy. Sono fiero di lui ogni giorno, ogni partita. Dà tutto in ogni singola partita. Quando hai un compagno che gioca con questa intensità ogni gara, devi andarne fiero, a prescindere dal risultato.” (Kyle Lowry)

Purtroppo per Fred e per i Raptors, però, tutti i Rockets hanno dimostrato cuore ieri sera. Cuore, anima, scintilla: in qualsiasi modo la si voglia chiamare, loro ce l’avevano. Sono servite 20 sconfitte consecutive per sviluppare questa qualità... A Toronto quante ne serviranno ancora, oltre alle 9 attuali, per ritrovare la propria identità?

Magari, prima di tutto, ci vorrà il ritorno a Toronto. Non mi sorprende affatto che i Tampa Bay Raptors giochino senz’anima. I problemi di campo non bastano a spiegare il crollo della squadra di coach Nurse. C’è troppo talento perché i conti tornino.

Purtroppo, però, un ritorno al calore familiare della Scotiabank Arena non sembra un’opzione disponibile al momento. E la squadra intanto dovrà provare a scuotersi facendo quello che può e dicendo addio ad alcune delle sue colonne portanti.


Non resta che arrendersi alla realtà: gli ultimi nove anni di Toronto Basketball - l'era del We The North, la pallacanestro più vincente nella storia della franchigia - è ormai un relitto di un’epoca passata.

Per quanto doloroso sia, a Toronto ora non rimane che arrancare fino al termine della stagione, leccarsi le ferite, prendere le scelte che è necessario prendere, e iniziare a lavorare per l’inizio di una nuova era.