• Nicola Ripari

Raptors, un altro anno da contender

I Raptors sono pronti a competere nuovamente ai massimi livelli.



Questo articolo, scritto da Oren Weisfeld per Raptors Republic e tradotto in italiano da Nicola Ripari per Around the Game, è stato pubblicato in data 1 ottobre 2020.



La distorsione da recency e Twitter vanno a braccetto esattamente come Donald Trump e il razzismo. Per questa motivazione, molti tifosi dei Toronto Raptors sono finiti col vedere (e interpretare) la stagione 2019/20 esclusivamente tramite la lente della bubble e, più specificatamente, attraverso la deludente sconfitta al secondo round dei Playoffs, contro i Boston Celtics.


Non c’è alcun dubbio sul fatto che i Raptors abbiano giocato molto sotto le loro potenzialità, durante tutta la serie. E soprattutto la scelta offensiva numero 1, Pascal Siakam, che non è mai riuscita a trovare il suo ritmo; e il centro titolare di coach Nurse, Marc Gasol, che non è riuscito a garantire alcun contributo offensivo alla squadra.


Nonostante ciò, i Raptors sono comunque riusciti a prolungare la serie fino a Gara 7 contro una squadra che ha sempre costituito un grande problema in termini di matchup. Sono andati a una sola tripla di distanza dal portare l’ultima e decisiva gara all’overtime.


(L’ultima giocata della stagione è stata pessima? Assolutamente si! Ho odiato con tutto me stesso la decisione di VanVleet di far scendere il cronometro prima di eseguire un tiro da tre contestato e fuori equilibrio? Certamente! Ma questo non significa che i Raptors non fossero lì a giocarsela.)


Tanti aspetti positivi possono essere estratti dalla Regular Season di Toronto, e altrettanti possono essere presi dall’esperienza nella bolla e persino dalla sconfitta contro i Celtics, anche se la stragrande maggioranza dei tifosi preferisce dare maggiore importanza ai lati negativi.


I tifosi di Toronto possono essere molto cinici e, nonostante Masai Ujiri si fosse speso, solo un anno fa, per sollecitare il concetto di fiducia in se stessi, molti di noi sono tornati ad avere dubbi su una squadra che ha comunque fatto registrare, in stagione regolare, un record di 53 vittorie e 19 sconfitte, stabilendo così il record per percentuale di vittorie nella sua storia.


Non sono certamente qui a dire di accontentarvi di una squadra che colleziona 50 vittorie in stagione regolare e poi viene cacciata fuori al secondo round dei Playoffs. Anzi, sono qui per dire che i Raptors sono molto più di così e, nonostante abbiano perso contro i Celtics, dico che torneranno la prossima stagione, in qualunque luogo e momento si terrà, con almeno lo stesso livello di competitività.


Non c’è ragione per credere che non sarà così. Con tutta probabilità, i Raptors saranno in grado di confermare un roster molto simile a quello che ha collezionato 53 vittorie in Regular Season e che è andato a una tripla di distanza dalle Conference Finals.


Dando per assodato che Fred VanVleet e Serge Ibaka firmeranno un nuovo contratto e che Gasol sia destinato a partire per altri lidi, scenario che sembra essere il più verosimile in questo momento, la franchigia canadese potrà comunque contare sul ritorno di sei dei suoi sette giocatori più importanti.


FOTO: NBA.com

Anche se uno di questi giocatori dovesse cambiare maglia, i Raptors avranno comunque a disposizione i due migliori giocatori del roster (Kyle Lowry e Pascal Siakam), spazio salariale da utilizzare in free agency, uno dei migliori coach in circolazione e una panchina profonda. Saranno inoltre in possesso, per la prima volta dopo anni, di una scelta al Draft.


Aspetto ancora più importante è che tutti i giovani dei Raptors saranno in grado di collezionare un altro anno di esperienza da inserire nel loro bagaglio e potranno contare su una nuova offseason per lavorare sui lati più deboli del loro gioco.


Questo fatto potrebbe apparire come poco rilevante dato che Siakam ha 26 anni, VanVleet 26, Matt Thomas 26, Norman Powell 27 e Chris Boucher 27, ma tutti questi ragazzi sono relativamente nuovi nella Lega e in NBA l’esperienza può avere la stessa importanza dell’età. In più, sia Siakam, che ha iniziato a giocare a basket da teenager, sia VanVleet, hanno fatto registrare miglioramenti significativi ogni anno nella Lega e non c’è nessun motivo per pensare che il loro sviluppo sia terminato.


In aggiunta a looro, i Raptors possiedono molti giocatori giovani e con poca esperienza come OG Anunoby (23), Terence Davis (23), Dewan Hernandez (23), Oshae Brissett (22), e Paul Watson (25), tutti indiziati a fare un deciso passo in avanti nel loro sviluppo, dopo aver mostrato segnali promettenti nella loro prima (nel caso di Anunoby terza, ma in realtà seconda) stagione nella Lega.


Durante la passata offseason il front office dei Raptors non è riuscito a convincere nessun free agent di rilievo a sposare la causa canadese. Non dico questo tanto in tono accusatorio quanto piuttosto come un grande plauso nei confronti dei sei, sette giocatori protagonisti della passata stagione.


Ho totale fiducia nella capacità del management di costruire, per la prossima stagione, un roster competitivo attraverso il Draft e la free agency.



FOTO:NBA.com

Anche nel caso in cui i Raptors non fossero in grado di firmare un grande free agent, il core costituito dai giovani dovrebbe essere più che sufficiente per garantire una buona panchina; e se uno o due di loro sarà in grado di compiere quel salto che per certi versi ci si aspetta, allora Toronto potrebbe essere in grado di fare una corsa profonda nei Playoffs.


Ogni stagione è differente e alcuni giocatori, due in particolare, sono sull’orlo di compiere un miglioramento che consentirebbe di alleggerire la pressione offensiva dalle spalle dei veterani e dei giocatori di contorno.


Potreste essere sorpresi nel sapere che uno di questi due giocatori è Pascal Siakam. Proprio Spicy P, che viene dalla prima convocazione all’All-Star Game, dalla nomina nel secondo quintetto All-NBA, a un solo anno di distanza dalla vincita del MIP.


Sarebbe superficiale giudicare Siakam solo ed esclusivamente sulla base delle sue performance all’interno della bolla e della serie contro i Celtics, momenti in cui il giocatore camerunese ha fatto molta fatica sul lato offensivo del campo. Come altri, ha passato tre mesi senza tirare un pallone a canestro, e al ritorno non è mai riuscito a trovare il suo vero ritmo.


Non dico questo per scusare o giustificare Siakam, semplicemente non ritengo sensato giudicare un giocatore, qualunque giocatore, basandosi sul suo rendimento all’interno di un contesto particolare come quello fornito della sospensione della stagione e poi dalla ripresa nella bolla.


Un ambiente simile, creato nel bel mezzo di una pandemia globale, non può essere rappresentativo della classica routine del giocatore NBA. Se la Lega dovesse creare un’altra bubble, la situazione sarebbe già diversa. I giocatori avrebbero già un’idea di ciò che li aspetta.


Troppo spesso tendiamo a non considerare o sottovalutare l’aspetto mentale della vita di un’atleta, mentre si tratta di un fattore d’importanza fondamentale.


In ogni caso, questa è la super prestazione di Siakam nell’ultima partita di Regular Season - nel caso ve ne foste dimenticati:



Pascal è un giocatore che ha “speso” la Regular Season per adattarsi al ruolo di opzione numero 1 del team, per la prima volta nella sua carriera, a solo due stagioni di distanza da quando era una "riserva" e aveva una media di 7 punti a partita.


Ha certamente avuto i suoi alti e bassi durante tutto l’arco della stagione, faticando soprattutto contro le migliori difese della Lega, ma ha anche mostrato notevoli miglioramenti nel tiro da 3 punti (35.9% su 6.1 tentativi a partita) e nel playmaking (3.5 assist), facendo registrare una media di 23 punti a partita.


In qualche occasione si è portato l’intero peso della squadra sulle spalle, in particolare quando Lowry, Ibaka, Gasol e Powell erano infortunati, consentendo ai Raptors di vincere partite in maniera costante.


Siakam potrà anche non essere il giocatore più appariscente della Lega, ma è un giocatore estremamente dotato su entrambi i lati del campo e nell’attaccare il ferro. In più, cosa da non sottovalutare, mostra miglioramenti continui negli anni.


Il secondo giocatore indiziato per fare un miglioramento è OG Anunoby.


Il giocatore nativo di Londra ha passato l’intera stagione a difendere sui migliori realizzatori del campionato, prima di diventare il secondo miglior giocatore dei Raptors durante la serie contro i Celtics (e si è tratta solo della sua seconda esperienza Playoffs).



Anunoby ha dimostrato di essere un ottimo giocatore 3&D - tirando col 39% dall’arco in Regular Season e con il 41.5% durante i Playoffs - e una risorsa importante per Nick Nurse - con uno Usage di solo 14.2% ed essendo uno dei difensori più versatili della Lega.


Man mano che la stagione dei Raptors progrediva, anche nella postseason, OG ha mostrato segni di grande miglioramente nel creare vantaggio dal palleggio, e non c’è nessuna ragione per la quale Nurse, nella prossima stagione, non dovrebbe affidargli una porzione maggiore dell’attacco dei Raptors, in modo da permettergli di affinare la creazione del tiro e il playmaking. Molto probabilmente assorbirà parte della percentuale di utilizzo di Norman Powell (21.5%).


Il giocatore britannico ha anche dimostrato di essere un ottimo centro all’interno della small ball utilizzata nella serie contro Boston. OG, migliorato molto nel prendere rimbalzi (in media 6.9 a partita), possiede una rara combinazione di taglia, forza e velocità, che lo rende uno dei difensori più duttili di tutta la NBA e lo pone nella condizione molto rara di poter difendere tutti i ruoli.


Anunoby può avere un impatto molto importante, quindi, anche come centro in un quintetto small ball, cosa che potenzialmente potrebbe spingere il front office dei Raptors a non investire su un 5 di riserva.


Inoltre, anche quando gioca a fianco di un centro tradizionale, come Ibaka, la sua versatilità può tornare molto utile. Ha dimostrato, infatti, di poter difendere contro centri come Bam Adebayo e Daniel Theis, consentendo a Ibaka di prendere il tiratore per qualche minuto.



Tutto ciò senza fare esplicito riferimento a uno dei migliori backcourt della Lega, formato da Lowry e VanVleet, o al fatto che Ibaka abbia migliorato molto il suo tiro da tre, o a Terrence Davis e agli altri giovani, oppure a Nick Nurse e a uno dei migliori staff tecnici in circolazione.


Non c’è nessuna motivazione per pensare che la prossima stagione dei Raptors sarà di attesa della free agency 2021 o di sviluppo dei giovani, come alcuni hanno speculato. Questo gruppo ha già ampiamente dimostrato di essere competitivo per il titolo e di potersela giocare con tutti.


La Lega è aperta. I Raptors, la prossima stagione, saranno nuovamente una contender.