• Nicola Ripari

Raptors, un'offseason in chiaroscuro. E ora?

I Toronto Raptors hanno sostituito Serge Ibaka e Marc Gasol con Aaron Baynes e DeAndre Bembry. Cosa li attende, adesso?



Questo articolo, scritto da Oren Weisfeld per Raptors Republic e tradotto in italiano da Nicola Ripari per Around the Game, è stato pubblicato in data 23 novembre 2020.



È molto difficile esprimersi sull’offseason 2020 dei Toronto Raptors, soprattutto se si considera che il management ha fatto di tutto per mantenere intatto un max slot, in vista del 2021, quando un incredibile gruppo di free agent, tra cui Giannis Antetokounmpo, sarà disponibile.


Se si guarda il mercato di Toronto e lo si interpreta solo con questa chiave di lettura, allora si può tranquillamente sostenere che i Raptors abbiano raggiunto il loro obiettivo: sono riusciti a mantenere la flessibilità salariale e a creare un team competitivo.


Malachi Flynn (chiamato alla numero 29) e Jalen Harris (59) sono arrivati dal Draft, mentre Aaron Baynes, DeAndre Bembry, Alex Lex e Chris Boucher hanno firmato dei contratti economicamente sostenibili e, eventualmente, facili da scambiare durante la stagione.


Convincersi della bontà di questi giocatori ed essere fiduciosi per la prossima stagione è un esercizio relativamente semplice. I Raptors avranno ancora a disposizione il core di giocatori che ha condotto alla conquista del titolo (a parte Kawhi, ovviamente) e che, nella scorsa stagione, ha permesso di ottenere il 73.6% di vittorie, in stagione regolare; a questi giocatori ne sono stati affiancati altri in grado di rimpiazzare le partenze, portare produzione offensiva e freschezza.


Tuttavia, se guardiamo oggettivamente all’offseason dei Raptors - considerando sia la situazione della Lega, sia lo stato dei team della Eastern Conference - la franchigia canadese ha fatto un passo indietro, mentre la concorrenza ne ha fatto uno in avanti. Certamente non la migliore delle situazioni.


Mentre i Raptors erano impegnati a blindare Fred VanVleet con un nuovo contratto di 4 anni a 85 milioni di dollari, e mentre stavano tentando (invano) di far firmare nuovamente Serge Ibaka e Marc Gasol, il resto dell’Est si è rinforzato. Brooklyn, Philadelphia, Miami e Milwaukee hanno tutte fatto miglioramenti, con Boston che più o meno è rimasta sullo stesso livello (ha perso Gordon Hayward e firmato Tristan Thompson in free agency, diminuendo leggermente il proprio livello, almeno a mio parere).


Nelle gerarchie delle Eastern Conference, i Raptors ricoprono oggi il sesto posto.


Questo non significa che non stupiranno l’America, andando a vincere almeno 45 partite (su un totale di 72, quindi oltre il 60% di W) e guadagnandosi il fattore campo nei Playoffs: il core composto da Kyle Lowry, Fred VanVleet, OG Anunoby e Pascal Siakam ha già dimostrato di essere in grado di fare cose del genere. E sono pronto a scommettere che anche la prossima stagione riusciranno ad andare oltre i loro limiti.


Alcune persone ritengono che, per i Raptors, la stagione 2020/21 sarà di transizione; avendo una squadra piena di giovani e avendo l’obiettivo di far firmare un top free agent nella prossima offseason, posso ben comprendere una simile idea.


Tuttavia, i Raptors sono già un’ottima squadra, come testimoniano i risultati raggiunti nella bubble: portare i Celtics a Gara 7 con un Pascal Siakam in difficoltà e con rotazioni ristrette non succede tutti i giorni.


FOTO: NBA.com

I Raptors dovrebbero fare tutto ciò che è in loro potere per competere ai massimi livelli, almeno finché la loro finestra competitiva rimane aperta. Come abbiamo visto nei casi degli Houston Rockets e, potenzialmente, dei Golden State Warriors, non si sa mai quando questa finestra potrà chiudersi.


Non sto predicendo la chiusura immediata del ciclo dei Raptors - per come sono costruiti, hanno la possibilità di durare nel tempo. Tuttavia, alla luce della situazione, si può dire serenamente che la dirigenza di Toronto ha mancato l’opportunità di costruire un team profondo e versatile, e non è riuscita a mettere la squadra nella miglior situazione possibile per avere successo nei Playoffs.


Le cose possono cambiare velocemente prima della trade deadline - i Raptors hanno un paio di contratti facilmente scambiabili e un roster non omogeneo, pieno di guardie; tuttavia, ora come ora, c'è meno hype nei loro confronti, rispetto alla scorsa offseason. Ibaka e Gasol erano giocatori che davano un contributo molto importante al frontcourt, soprattutto in termini di versatilità, mentre il nuovo roster è meno profondo e soprattutto molto meno versatile.


Se state pensando che non sia possibile perseguire un miglioramento del roster mentre si preserva lo spazio salariale, guardate ai Miami Heat. La franchigia della Florida è in una situazione piuttosto simile a quella dei Raptors: anche gli Heat desiderano essere in grado di firmare un top free agent la prossima offseason e la loro strategia è chiaramente indirizzata al mantenimento della flessibilità salariale; ciò nonostante sono riusciti anche a migliorare il loro attuale roster, facendo firmare nuovamente Goran Dragic e Meyers Leonard (entrambi con team option per la stagione 2021/22), oltre a mettere sotto contratto Avery Bradley e Maurice Harkless, con biennali non garantiti per il secondo anno.


Hanno costruito una squadra più profonda, aggiungendo giocatori adatti alla loro cultura a un core che li ha appena portati a una finale NBA, pur mantenendo la flessibilità salariale. Anche i Raptors hanno avuto le stesse chance, ma hanno fallito.


Come Erik Koreen ha scritto su “The Athletic”:

“Pur considerando tutte le cose buone che Masai Ujiri ha fatto, deve ancora dimostrare di poter riuscire a trasformare Toronto in un luogo appetibile per i free agent.”

FOTO: NBA.com

Non è necessariamente colpa di Masai Ujiri - soprattutto se si considera che la squadra inizierà la stagione a Tampa Bay. Questo genere di cose non sono sotto il suo controllo. Tuttavia, mentre i tifosi dei Raptors hanno pensato che il peggior scenario possibile fosse quello di ripartire con la stessa squadra dello scorso anno, in effetti, il livello del team si è abbassato.


Attualmente, il roster di Toronto presenta dei buchi piuttosto evidenti, con solo 6 giocatori in grado di giocare minuti significativi in una serie Playoffs. La speranza è che uno o due giovani siano in grado di fare quel salto di qualità, a giochi in corso, che permetta loro di rendersi utili anche in post-season. Un azzardo, quantomeno.


I Raptors ci faranno divertire il prossimo anno e avranno comunque un buon livello. Il duo di giovani Siakam-Anunoby farà un ulteriore passo in avanti nel suo sviluppo, e soprattutto il giocatore britannico, che vedrà aumentare il proprio minutaggio in modo significativo.


O forse Ujiri e soci saranno in grado di concludere una trade che farà apparire stupide le mie parole.


In ogni caso, la prossima non sarà "una stagione di transizione". Provate a chiederlo a un veterano come Kyle Lowry: sarà - deve essere - un’altra opportunità per competere al massimo livello e ambire al top.


Dopo un'offseson in chiaroscuro, ai Raptors dovrà succedere qualcosa di inatteso per essere una contender.






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