• Lorenzo Losa

Re-Draft 2012: la rivincita di Draymond

Nell’anno dei vari Anthony Davis (prima scelta più che scontata), Damian Lillard, Bradley Beal e compagnia, il coniglio dal cilindro lo pescano i Golden State Warriors. Dopo Curry e Thompson, ecco la terza e fondamentale colonna della loro dinastia vincente



Solitamente quando scrivo un articolo del genere – trattasi del terzo re-draft, gli altri due li trovate qui: 2013, e qui, 2011 – cerco di non cadere nel banale e non trattare sempre i soliti temi che per forza di cose si accompagnano ad un argomento del genere - il ruolo della fortuna, “cosa sarebbe successo se”...


Piuttosto, mi affido alle parole dei diretti interessati, che siano allenatori, G.M. o i giocatori stessi, per evidenziare uno dei mille aspetti che influenzano e indirizzano le scelte delle franchigie in questo contesto. Tra questi, di fondamentale importanza è la personalità dei giovani in questione, ampiamente valutata nei mesi precedenti al Draft in veri e propri colloqui, che affiancano i work-out privati che i giocatori effettuano con le squadre a loro interessate.


E parlando di personalità e carisma, ritengo sia emblematico l’esempio di Draymond Green e in particolare il veloce riassunto che ci offre un video di qualche anno fa, in cui lo stesso, selezionato con la 35esima chiamata del Draft 2012, enuncia uno ad uno i giocatori scelti prima di lui.



Nonostante a livello individuale solo Anthony Davis avesse fatto meglio nella stagione collegiale appena conclusa, Dray finì molto indietro nel Draft. D’altronde, anche i principali scouting report gli accreditavano al massimo una chiamata verso la fine del primo giro. I punti di domanda e i dubbi circa il suo futuro nella Lega erano molti, e il principale riguardava il suo ruolo: troppo grosso per giocare da tre, troppo piccolo per difendere i quattro. Era a tutti gli effetti considerato un “tweener”.


Per molti, tutti, sentire il proprio nome pronunciato dal Commissioner NBA rappresenta un sogno che si avvera, un punto di arrivo. Per l’Orso Ballerino essere stato selezionato “solo” al secondo giro ha rappresentato una sorta di affronto. Lesa maestà, e il sopracitato video ne è la prova.


È vero, il numero 23 di Golden State ha sempre avuto evidenti limiti tecnici se paragonato con il resto dei giocatori della Lega, ma ciò che non gli è mai mancato sono intelligenza cestistica, leadership, temperamento e fiducia nei propri mezzi. Caratteristiche che evidentemente non erano sufficienti per la gran parte delle franchigie, ma lo sono state per i Warriors, che hanno pescato così al secondo giro la pietra angolare di una delle squadre più forti della storia del gioco.


Senza ulteriori indugi, ecco di seguito la mia personale revisione del NBA Draft 2012.






1. Anthony Davis


Il giocatore nativo di Chicago è l’unico nella storia assieme a Kareem Abdul-Jabbar a essere stato nominato Associated Press Player of the Year, ad aver vinto il titolo NCAA e ad essere selezionato con la prima scelta assoluta lo stesso anno, il 2012 appunto. Per coronare una carriera da predestinato al momento manca solo il titolo NBA.



2. Damian Lillard


Avendo Portland perso la stagione stessa Brandon Roy, ritiratosi prematuramente per problemi di salute, in sede di Draft i Blazers con la sesta scelta assoluta cercano qualcuno che possa colmare il vuoto nel back-court lasciato dalla loro ex-stella. Che dire, scelta migliore - e più... "clutch" - non la potevano fare.



3. Draymond Green


Oltre a tutto quello che abbiamo già detto, aggiungo una frase pronunciata ben prima del Draft da parte del suo coach a Michigan State, Tom Izzo:


“Se parliamo di difesa, sono il primo a dirlo, Green non è il nostro miglior interprete, ma è di gran lunga il nostro miglior difensore cerebrale. Sotto questo aspetto ho avuto tanti buoni giocatori, ma nessuno come lui.”


"Difensore cerebrale". Chiedere nella Baia...



4: Bradley Beal


I Wizards alla ricerca di tiratori che possano aprire il campo alle scorribande di John Wall pescano con la terza scelta assoluta Bradley Beal, freshman in uscita dall’università della Florida. Negli anni si è dimostrato ben più di un semplice tiratore: un attaccante completo e un realizzatore con pochi eguali nella Lega.



5. Kris Middleton


Selezionato dai Pistons al secondo giro (39), nell’anno da matricola gioca solo 27 partite. Per sua fortuna a fine stagione Detroit, per arrivare a Jennings, lo spedisce a Milwaukee, dove da subito trova spazio e fiducia. Da lì in poi, una crescita esponenziale che l’ha portato due volte alla partita delle stelle.



6. Andre Drummond


Detroit spende la nona scelta assoluta per il lungo in uscita da Connecticut. Atletismo e un gran fisico l’hanno reso uno dei migliori rimbalzisti della recente NBA, se non il migliore; la fase difensiva l’altro suo grande punto di forza. Purtroppo per lui, i limiti in attacco e l’assoluta assenza di pericolosità dal perimetro lo limitano nella moderna NBA: fosse nato 10 anni prima, probabilmente ne parleremo diversamente.



7. Harrison Barnes


Selezionato da Golden State con la settima pick, sembrava destinato a diventarne la terza stella assieme a Curry e Thompson. Non è stato esattamente così, ma ha fatto comunque in tempo a vincere il titolo 2014/15 e, in una più che discreta carriera, a firmare dei buonissimi contratti.



8. Will Barton


Portland lo pesca al secondo giro (40), ma non crede mai realmente nelle sue qualità. Lo fa al contrario Denver, che lo ottiene via trade nel 2015 e ne sfrutta atletismo e pericolosità dall’arco, dapprima come sesto uomo e recentemente da starer.



9. Evan Fournier


In assoluto il miglior prospetto internazionale di quell’anno, viene selezionato dai Nuggets con la 20esima pick. I primi anni più conosciuto per via del suo soprannome “Don’t Google”, trova spazio a Orlando, dove si dimostra un più che discreto realizzatore.



10. Jae Crowder


Altro giocatore selezionato al secondo giro (34) dai Mavs, che acquistano i suoi diritti la sera stessa del Draft. Non l’ultima delle trade che lo ha visto coinvolto, anzi, essendo ad oggi finito in ben sei scambi su otto anni di carriera. Giocatore solido, perfetto esponente della classe dei 3&D.



11. Jeremy Lamb


Draftato da Houston alla 12, quattro mesi più tardi finisce nella trade che porta Harden da OKC ai Rockets. Nell’esperienza a Charlotte ha fatto il salto di livello ed è ora un discreto giocatore di rotazione.



12. Dion Waiters


I Cavs, in cerca di una guardia da affiancare a Irving, lo chiamano con la quarta scelta assoluta, dopo aver fatto di tutto per ottenere una pick più alta e arrivare così a Beal, loro prima opzione. Con Bradley, Waiters condivide di certo il talento offensivo, ma purtroppo la testa è completamente diversa. E il recente “problemino” con gli edibles (cibi contenenti THC) non è che l'ultima dimostrazione.



13. Terrence Ross


Scelto con l’ottava pick da Toronto, che cercava atletismo e tiro da tre.


Un habitué della top ten di NBA.com: “Terrence Ross like a boss!”




14. Austin Rivers


In presenza del padre “Doc” viene selezionato alla 10 da New Orleans, e il termine che subito gli analisti di ESPN usano per descriverlo è “spavaldo”. Ad anni di distanza, non gli si può certo dare torto.



15. Maurice Harkless


Scelto da Philadelphia alla 15, finisce l’estate stessa a Orlando come una delle pedine coinvolte nella maxi-trade che porta Dwight Howard ai Lakers. Dopo aver giocato al college da PF, viste le dimensioni gli viene chiesto di diventare un giocatore più perimetrale, migliorando la percentuale da fuori, ferma al 21% nel suo unico anno a Saint John’s University. A spingerlo a migliorarsi, anche alcuni ricchi bonus nel suo contratto.



16. Tomáš Satoransky


Selezionato da Washington al secondo giro (32), il nativo di Praga fa il suo debutto in NBA solo quattro anni più tardi. Poco impiegato all’inizio, sfrutta l’assenza per infortunio della PG titolare Wall per guadagnare minuti e credibilità anche Oltreoceano.



17. Meyers Leonard


Con la loro seconda scelta in lottery (11) i Blazers chiamano il centro dell’Illinois, che negli anni oltre ad un fisico imponente ha dimostrato di avere anche una mano delicata da oltre l’arco (39.2% da tre in carriera).



18. Mike Scott


Chiamato al secondo giro dagli Hawks (42), per lui una decente carriera in NBA, che ha rischiato di essere interrotta bruscamente nell’estate del 2015, quando assieme al fratello venne fermato dalla polizia e trovato in possesso di 35 grammi di marijuana e 11 di MDMA. Per fortuna sua e del fratello, il caso fu archiviato in quanto venne provato che le forze dell’ordine in questione erano colpevoli di “racial profiling”.



19. John Henson


Il lungo di North Carolina viene scelto dai Bucks alla 14 soprattutto per le doti fisiche, per quella wingspan incredibile e per la sua capacita di difesa del ferro. Caratteristica che ha dimostrato anche fra i professionisti, senza mai riuscire a fare il salto di qualità.



20. Michael Kidd-Gilchrist


Ed eccoci alla più grande delusione di quel Draft. Si presentava dopo una grande e vittoriosa stagione a Kentucky come uno dei prospetti migliori, per l’esperto di ESPN Jay Bilas dietro solo ad AD e Beal. Le sue qualità principali, difesa ed energia, convinsero Charlotte a scommettere su di lui. Nonostante già all’epoca la sua meccanica di tiro facesse storcere il naso ai più. Un disastro.


Fonte: NBA.com

21. Kyle O’Quinn


Selezionato al secondo giro (49) da Orlando, negli anni si è costruito un ruolo da energy guy pronto a subentrare dalla panchina quando più ve n’è bisogno. Strano a sapersi, ma ai tempi del suo soggiorno a NY oltre alla carriera da cestista ne affiancava un’altra come intrattenitore nelle feste dei Bar Mitzvah...



22. Darius Miller


46esima scelta da parte di New Orleans, ha finora sempre giocato nella “Big Easy”, escludendo l’intermezzo di tre anni in Europa, al Bamberg. Anche grazie a quell’esperienza, è riuscito a ritagliarsi un ruolo più cosistente Oltreoceano.



23. Terrence Jones


Così come Miller, MKG e AD, anche lui in uscita da Kentucky, viene chiamato da Houston alla 18. Nonostante un anno da sophomore da oltre 12 punti e quais 7 rimbalzi a partita, si è perso nel corso degli anni senza mai riconfermarsi a quelle cifre.



24. Tyler Zeller


Il primo dei tre fratelli Zeller a debuttare nella Lega viene selezionato da Dallas alla 17 e girato la sera stessa ai Cavs. La sua stagione migliore probabilmente l’ha avuta al primo anno con la maglia dei Celtics (2014/15).



25. Miles Plumlee


Come Zeller, anche lui il primo di tre fratelli a debuttare nell’NBA. Sia gli Zeller che i Plumlee, tra l'altro, sono cresciuti nell’Indiana - non a caso, “Basketball State”.



26. Jared Sullinger


Uno dei migliori liceali della classe del 2010 e uno dei migliori atleti in entrambi gli anni di college a Ohio, Sullinger la notte del Draft scende fino alla 21esima pick a causa dei dubbi riguardanti la sua integrità fisica. Boston scommette su di lui, ma nonostante due buone annate con la maglia dei Celtics la sua carriera in NBA si conclude nel 2017, anche e soprattutto per i continui infortuni che lo hanno colpito.



27. Quincy Acy


Scelto da Toronto nel secondo giro (37), nella sua carriera ha giocato per sette diverse franchigie. Energy guy se ce n’è uno.



28. Festus Ezeli


Scelto alla fine del primo giro dai Warriors, gioca con loro fino al 2016, facendo in tempo anche lui a laurearsi campione NBA nel 2015. Conclude anzitempo la sua carriera nel 2017 per problemi al ginocchio. Vittima, tra l'altro, di uno degli scherzi più divertenti e crudeli per un giocatore NBA, orchestrato dal compagno di squadra Iguodala.



29. Andrew Nicholson


Il senior da St. Bonaventure viene selezionato da Orlando con la 19esima chiamata. Nonostante una buona carriera collegiale, non ha mai dato seguito al piano superiore.



30. Thomas Robinson


Altra grande delusione del Draft, quarto nello speciale mock-draft di Jay Bilas, viene selezionato con la quinta scelta assoluta dai sacramento Kings. La sua ultima stagione nel 2016/17 con la maglia dei Lakers.




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