• Davide Corna

Re-Draft 2018: come andrebbe oggi?


© The Lead Sports Media

Il Draft NBA 2018 ha prodotto molti giocatori che hanno avuto un impatto immediato sulla Lega. Luka Doncic e Trae Young sono stati titolari all’All-Star Game di quest’anno, e diversi altri sophomore si stanno facendo notare.

Con il senno di poi, fingiamo che le squadre possono ora rivedere quel Draft, ammettere i loro errori e ri-arrangiare le proprie scelte.

Questo re-draft non tiene conto solamente del talento del giocatore, ma anche il possibile adattamento nel team, il roster, le esigenze in quel momento e la capacità di un giocatore di far vincere la propria squadra. Il re-draft "annulla" anche gli scambi effettuati in quella notte. Non ci sarà, quindi, la trade fra Hawks e Mavericks, e i Sixers manterranno la loro decima scelta.

1. Phoenix Suns: Luka Dončić (scelta reale: DeAndre Ayton)

Al momento della chiamata dei Suns, si sapeva già che avrebbero scelto DeAndre Ayton. Dopo un inizio impressionante ad Arizona, con una media di 20.1 punti a partita e il 64.5% al tiro da dentro l’arco, Ayton era uno dei principali candidati alla prima chiamata. La sua capacità offensiva, aggiunta alle eccellenti abilità da rimbalzista, lo rendevano un’ottima scelta.

Ma con quanto abbiamo visto fino ad oggi, la decisione non sarebbe difficile: Luka Dončić è subito diventato uno dei migliori giocatori della Lega. Si è classificato secondo a Ovest nei voti per l’All-Star Game 2020 (primo fra le guardie) ed è addirittura uno dei candidati al titolo di MVP.

Dončić è in grado di fare di tutto, e fa parte della nuova generazione di guardie che hanno fisico e capacità di tiro da oltre l’arco. È abbastanza grosso da poter giocare in post e segnare nel pitturato, ma è anche fra i migliori trattatori di palla in NBA. Nei Mavericks, infatti, è lui a dare il via alla maggior parte dei possessi.

Sa concludere in area con efficacia e continuità, e può segnare da tre dopo step-back praticamente immarcabili. Sta tirando con il 55.9% da due, il che attira la difesa su di lui, aprendo linee di passaggio verso i giocatori sulla linea da tre; è in questo modo che Dončić fa molti degli assist che lo portano ad essere il terzo migliore della Lega in questa specialità.

Il giovane sloveno ex Real Madrid sta dimostrando di essere un giocatore unico, e lo sta facendo a soli vent'anni. Tutto questo lo rende un’ovvia prima scelta per i Phoenix Suns. Sarebbe interessate vederlo al fianco a Devin Booker...

2. Sacramento Kings: Jaren Jackson Jr (scelta reale: Marvin Bagley)

Jaren Jackson Jr è diventato rapidamente una star "silenziosa" in quel di Memphis. La sua seconda stagione in NBA sta andando molto meglio della prima, che gli aveva comunque garantito un posto nell’All-Rookie First Team. La sua media punti è aumentata di 4 punti, attestandosi ora oltre i 17.5 ad allacciata di scarpe.

E non si tratta solo di quanti punti segna, ma anche del modo in cui lo fa. Sta diventando più efficiente da oltre l’arco, con una percentuale di tiro attorno al 40%; si tratta di una cifra notevole per qualsiasi giocatore, ancor di più per un lungo al secondo anno.

In aggiunta agli sviluppi offensivi, Jackson è un eccellente difensore. Da rookie ha fatto registrare un Defensive Rating di 107 (stima di punti che il giocatore "concede" ogni 100 possessi). Draymond Green, difensore dell’anno nel 2017, ha avuto un Def Rtg di 105, 106 e 108 in quella stagione e nelle due successive. Se Jackson continuerà a lavorare in questo modo in difesa, diverrà presto uno dei migliori lunghi della Lega sui due lati del campo.

Trae Young è probabilmente migliore di Jackson come giocatore, ma in quel momento i Kings avevano De’Aaron Fox da solo un anno. Non erano pronti a investire su un’altra guardia giovane, e Fox era molto promettente. Ai Kings serviva un lungo, e allora sarebbe stato giusto dare la precedenza alle esigenze di squadra invece che al talento.

Si potrebbe anche pensare che la scelta migliore sarebbe stata scegliere Young e scambiare Fox per ottenere un lungo, ma sarebbe stato difficile ottenere qualcosa di valido in cambio di Fox così presto nella sua carriera.

3. Atlanta Hawks: Trae Young (scelta reale: Trae Young, 5th overall)

Agli Hawks serviva una point guard e sembravano già focalizzati su Trae Young, al punto tale che hanno fatto uno scambio per portarsi due posizioni più avanti e chiamarlo alla 3. Con le scelte riviste, l’esigenza di una point guard resta, e Dončić è già stato chiamato, quindi Young è ancora la miglior opzione per Atlanta.

Young ha avuto un inizio lento, ma è sbocciato nella seconda parte della scorsa stagione. Da quel momento in poi è stato una star. In una sconfitta contro i Rockets a gennaio, ha fatto registrare 42 punti, 13 rimbalzi e 10 assist, per la prima tripla doppia con più di 40 punti nella storia degli Hawks.

E quella partita non è stata una sorpresa. Young sta facendo grandi cose dall’inizio della stagione, dimostrando di non essere un talento del futuro, ma una star già oggi. È arrivato immediatamente all’All-Star Game, e lo ha fatto da giocatore più votato fra le guardie a Est.

La capacità di tiro di Young lo rende pericolosissimo sin dal momento in cui passa la linea di metà campo. Ciò che rassicura di più riguardo al suo tiro è il fatto che è diventato più efficiente nonostante le maggiori attenzioni dedicate a lui dalle difese avversarie. La sua percentuale da tre è aumentata del 5% dallo scorso, e anche la percentuale dal campo è salita di tre punti percentuali. È anche in grado di segnare andando al ferro, con un’abilità innata nell’assorbire i contatti e segnare da angolazioni impossibili. È molto bravo, poi, nel mantenere i difensori alla sue spalle prima di prendersi un floater o di concludere al ferro.

Difensivamente ha ancora molti margini di crescita, e la sua altezza limita comunque il suo potenziale massimo. Ciò nonostante, le sue capacità offensive non possono essere ignorate. Young alla n.3 è una scelta obbligata.

4. Memphis Grizzlies: DeAndre Ayton (scelta reale: Jaren Jackson Jr)

Con Jackson Jr non più disponibile, il bisogno di un lungo per i Grizzlies resta. Mike Conley era ancora a roster, quindi non c’era bisogno di una point guard, e non c’erano shooting guard abbastanza forti da meritare una scelta così alta. Tutto questo ci conduce a Ayton, il miglior lungo ancora a disposizione.

Nella sua prima stagione Ayton è stato uno di migliori rookie, dietro alle superstar Young e Doncic. Non ha ancora messo un tiro da tre, il che va in controtendenza rispetto ai lunghi odierni e del futuro, ma il suo gioco in area è di alto livello. Ayton ha tirato con il 58.8% da due nel suo anno da rookie, e nelle prime partite giocate quest’anno ha mantenuto una percentuale pari al 53.8%.

È migliorato in difesa, ma il campione di partite di quest’anno è ancora troppo piccolo, a causa della sospensione per aver usato farmaci che migliorano le prestazioni. Tutto, comunque, fa pensare che Ayton sarà una presenza dominante in area per molti anni. La capacità nel muovere i piedi e di tirare sopra i suoi avversari, senza che la difesa possa influire più di tanto, sono troppo importanti per non chiamarlo alla numero 4.

La sua difesa può lasciare a volte qualche dubbio, ma al momento del draft in squadra c’era ancora Marc Gasol, uno dei migliori difensori del decennio, fra i lunghi. Gasol avrebbe potuto fare da "mentore" ad Ayton, insegnandogli come comportarsi su entrambi i lati del campo.

Un’altra preoccupazione riguardo Ayton è la sua etica del lavoro, ma Memphis, patria del “Grit n’ Grind” sarebbe stato un posto perfetto per rimediare a questo problema, anche grazie al contributo di Gasol.

5. Dallas Mavericks: Shai Gilgeous-Alexander (scelta reale: Luka Dončić, 3rd overall)

Al momento del draft i Mavs avevano due point guard in squadra: Dennis Smith Jr e JJ Barea. Il primo stava mostrando segni di progresso, ma restava comunque un giocatore che poteva essere rimpiazzato. Con Young e Dončić fuori dai giochi e la necessità di un portatore di palla, Gilgeous-Alexander sarebbe stata una scelta perfetta alla 5 per i Mavericks.

SGA è sbocciato già durante la stagione da rookie a LA, con i Cippers, mostrando lampi di potenziale sui due lati del campo. Quest’anno, con 19.8 punti di media (10 in più dello scorso anno) e giocando titolare a Oklahoma City, sta concretizzando quel potenziale. Non sta solamente segnando più punti, ma lo sta facendo con una varietà di soluzioni impressionante.

Gilgeous-Alexander è un solido finalizzatore in grado di tenere i contatti e gestire lo scontro fisico con confidenza e grazia. Conclude bene al ferro, ma può giocare anche da fuori (36.7% da tre nella scorsa stagione, quando ha dimostrato di saper giocare sugli scarichi).

Quest’anno si sta creando più tiri dal palleggio, il che rappresenta una crescita importante, grazie alla quale è diventato una certezza nella ricostruzione dei Thunder.

Alto 1.95 e con 2.10 metri di apertura alare, Gilgeous-Alexander ha un vantaggio fisico sulla maggior parte delle guardie, soprattutto nel contrastare i tiri e rubare palla. Il suo impegno in difesa dà fiducia, ed è abbastanza raro fra i giovani. Tutte caratteristiche che sarebbero molto d’aiuto ai Mavs.

6. Orlando Magic: Mitchell Robinson (scelta reale: Mohamed Bamba)

I Magic stanno ancora aspettando che Bamba diventi il giocatore che pensavano quando l’hanno scelto. L’ex giocatore dei Texas Longhorns è stato piuttosto lento nel suo adattamento alla Lega: in difesa e a rimbalzo è un giocatore impressionante, ma i Magic avrebbero potuto ottenere di più con la scelta numero 6.

Mitchell Robinson invece ha impressionato sin dal primo giorno. La sua appetibilità al draft era precipitata dopo che aveva deciso di allenarsi per un anno invece di giocare in NCAA. Tuttavia, dal suo ingresso in NBA ha superato ogni aspettativa.

Robinson ha entusiasmato i tifosi con le sue stoppate, ma è un buonissimo difensore sotto diversi aspetti, grazie al suo ottimo movimento di piedi. Sa prendere il tempo in salto per contestare al meglio un tiro, e il suo decision-making è sopra la media per un giocatore così giovane.

Offensivamente, Robinson è limitato ma efficace. In 22 minuti di impiego, sta segnando 10.1 punti a partita. Niente di eccezionale, se non fosse che lo sta facendo con una percentuale di tiro del 71%. Robinson prende buoni tiri e, cosa più importante, non ne prende di forzati.

Con un centro titolare come Robinson, i Magic avrebbero potuto scambiare Nikola Vucevic per acquisire uno o più giocatori di talento da affiancare allo young core, insieme magari a qualche scelta futura.

7. Chicago Bulls: Wendell Carter Jr (scelta reale: Wendell Carter Jr)

Con Marvin Bagley ancora disponibile, questa scelta diventa un po’ più difficile per i Bulls. Entrambi sono giovani lunghi affidabili, ma con caratteristiche diverse. Tutti e due sanno fronteggiare il canestro e attaccarlo con atletismo e conclusioni spettacolari.

Carter Jr è anche un ottimo giocatore in post-up. È molto bravo nel sentire il difensore e usare il suo eccellente movimento di piedi per trovare un tiro facile da vicino a canestro. È anche un buon passatore, in grado di servire un compagno libero quando la difesa collassa su di lui, mantenendo vivo il possesso invece di perdere palla o forzare un tiro.

Il suo tiro dalla media distanza è affidabile, ed è anche in grado di allargarsi e prendere un tiro da tre di tanto in tanto. In realtà deve migliorare al tiro oltre l’arco, visto che ha una percentuale ben peggiore di quanto faceva al college. Lavorando per migliorare il tiro da fuori potrebbe diventare un lungo moderno molto più completo.

Carter Jr, poi, è un ottimo complemento per Lauri Markkanen, su cui i Bulls hanno investito a lungo termine. Chicago sembra credere molto nella crescita del finlandese, e Carter Jr potrebbe aiutarlo nello sviluppo: la sua presenza in post apre opportunità di tiro per Lauri, che prende volentieri tiri dalla distanza. Anche la capacità di Carter nei rimbalzi in attacco (3.5 a partita) aiuta a creare più possessi.

8. Cleveland Cavaliers: Marvin Bagley (scelta reale: Collin Sexton)

I Cavaliers sono stati nel caos da quando LeBron James ha lasciato la squadra, e questa scelta avrebbe potuto aiutarli a muoversi nella giusta direzione, se avessero potuto scegliere Marvin Bagley.

Bagley è un lungo molto versatile in attacco. Ha l’atletisimo necessario per essere una seria minaccia da bloccante nel pick&roll; può andare al ferro con rapidità ed esplosività tali da mettere in seria difficoltà la difesa; e la sua capacità di tiro lo rende un’ottima opzione anche in pick&fade, visto che è in grado di piazzarsi e segnare un jumper, se serve.

La sua velocità e il suo atletismo lo rendono pericoloso in transizione, e il suo impegno raramente viene a mancare. La più grande preoccupazione in merito a Bagley è il suo stato di salute: ha giocato solo 71 partite su 120, il che gli ha impedito di crescere nel migliore dei modi. Ha ancora un potenziale altissimo, il che lo rende una scelta sicura per i Cavs.

L’aspetto migliore per Cleveland è che Bagley gioca nella stessa posizione di Kevin Love: con tutte le voci riguardanti la "felicità" di Love a Cleveland, avere a disposizione un 4 su cui puntare per il futuro avrebbe aiutato. I Cavs potrebbero infatti scambiare KL sapendo di avere un sostituto giovane e in crescita da schierare in quintetto, magari dopo un anno di "apprendistato" dietro uno dei migliori 4 della Lega.

9. New York Knicks: Collin Sexton (scelta reale: Kevin Knox)

Francamente, i Knicks in questo draft avrebbero bisogno di giocatori in qualunque posizione. Collin Sexton, comunque, è probabilmente il miglior giocatore ancora disponibile, e ha mostrato potenziale su entrambi i lati del campo.

Fra i giocatori rimanenti, pochi hanno giocato tanto quanto Sexton. Da rookie ha avuto una partenza lenta, ma è migliorato a fine stagione e si è guadagnato un posto nell’All-Rookie Secondo Team. Il vantaggio di Sexton su Devonte' Graham è l’età: Sexton potrebbe non essere altrettanto completo, attualmente, ma ha tre anni per raggiungere e sorpassare Graham, e sembra davvero in grado di farlo.

Sexton non sta disputando una stagione eccezionale, ma sta comunque producendo in modo affidabile. Sia i 18.5 punti di media che il 45% al tiro sono miglioramenti rispetto alla scorsa stagione. Il problema maggiore attualmente è il suo tiro da tre, ma la capacità di tiro è una delle caratteristiche più allenabili in questo gioco. Non tutti hanno ciò che serve per giocare New York, ma Sexton ha la mentalità giusta: sa gestire la pressione, e la sua etica nel lavoro porterebbe benefici, a lungo andare.

È difficile credere che Sexton non possa ripetere l’ottima percentuale da tre dello scorso anno (40.2%) in futuro. Quest’anno sta tirando con il 30% circa su un numero simile di tentativi, il che è preoccupante. Con giocatori migliori attorno a lui (gente come Marcus Morris, Julius Randle e RJ Barrett) potrebbe trovare tiri migliori e migliorare anche nell’abilità di passaggio.

10. Philadelphia 76ers: Kevin Huerter (scelta reale: Mikal Bridges, scambiato per Zhaire Smith)

I Sixers non hanno utilizzato molto Zhaire Smith, dopo averlo scelto. È arrivato nella Lega con qualche problema fisico, e da allora ha preso parte a pochie partite in NBA.

Ciò di cui Phila avrebbe bisogno è una maggior numero di opzioni offensive, il che è esattamente quello che rende Huerter un’ottima scelta. Kevin è stato un tiratore affidabile sin dall’inizio della sua carriera NBA, con il 38.5% da tre nella stagione da rookie e 38% circa quest’anno. È in grado di prendersi tiri da tre sugli scarichi, in uscita dai blocchi e anche di crearseli dal palleggio. Si è già affermato come un tassello importante dello young core di Atlanta.

Huerter, poi, è ancora un portatore di palla sottovalutato. È un giocatore paziente che sa trovare ottime linee di passaggio: attende che il gioco si sviluppi e prende decisioni intelligenti, invece di scelte affrettate. Potrebbe gestire la palla quando Ben Simmons non è in campo, e garantirebbe più spazio nel pitturato per Joel Embiid.

Aggiungere Huerter al roster sarebbe stato vantaggioso per i Sixers sotto praticamente ogni aspetto. I suoi 2 metri gli danno un vantaggio difensivo nella maggior parte dei casi, e seguono il focus di Philadelphia sull’altezza.

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Questo articolo, scritto da Jared Penna per The Lead Sports Media e tradotto in italiano da Davide Corna per Around the Game, è stato pubblicato il 14 gennaio 2020.

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