• Luca Rusnighi

Rimpiangendo Jae Crowder


FOTO: NBA.com

Questo articolo, scritto da Bill Sy per Celticsblog.com e tradotto in italiano da Luca Rusnighi per Around the Game, è stato pubblicato in data 17 luglio 2021.



Non avremmo mai dovuto cederti, Bossman.


Gli specialisti dell’NBA, i cosiddetti role players, vivono un’esistenza talmente precaria che di solito è al di fuori del loro controllo.


La "classe media" della Lega è perennemente soggetta a giudizi mutevoli da parte dei tifosi, al coinvolgimento in trade rumors e talvolta anche in scambi che si concretizzano. La priorità per molti front office sarà sempre quella di riunire star, anche se spesso e volentieri la parte più difficile è saper costruire un buon supporting cast attorno a questi giocatori.


Gli specialisti vengono spesso poco celebrati, poco considerati e poco apprezzati. A meno che non si trovino sul palcoscenico più prestigioso di questo sport, le NBA Finals.


Nelle ultime due stagioni, Jae Crowder ha disputato le Finals con gli Heat e i Suns. Non è stato né il miglior giocatore di queste due squadre, né la ragione per cui sono giunte a battersi per il titolo, ma è stato parte integrante del perché ci sono arrivate - e col senno di poi, del perché i Celtics non ce l’hanno fatta.


Nel 2017, i Jazz erano in trasferta a Boston. Il contratto di Gordon Hayward a Utah era in scadenza e i fan si spellarono le mani nella speranza che quell’estate avrebbe scelto i Celtics da free agent per riunirsi con Brad Stevens. Crowder, com’è comprensibile, non la prese bene. Sentire tifare per un giocatore avversario, indipendentemente dalle circostanze, era uno dei 99 problemi di Jae, per dirla con le parole di Jay-Z.


I fedelissimi del Garden avevano infranto il legame tra giocatore e supporter, e secondo alcuni insider la cosa infastidì Crowder a livello personale.


All’epoca i Boston Celtics erano di fatto un team senza star, anche se Isaiah Thomas stava giocando a livelli da MVP. La franchigia stava cercando di ricostruire la propria cultura. Quei Celtics erano una squadra che stava facendo bene contro tutti i pronostici e la città li aveva accolti a braccia aperte. Per questo, lo sbavare spudoratamente su Hayward, una superstar da probabile max contract a luglio, fu un segno d’ipocrisia, oltre che una mancanza di rispetto nei confronti di quell’etica proletaria, tutta sudore e lavoro duro, sposata da Crowder e soci.


FOTO: Celticsblog.com

Sei mesi più tardi, Jae fece parte dello scambio che portò in Massachusetts un nome da prima pagina (Kyrie Irving). Da allora, Crowder ha vissuto con la valigia in mano.


Negli ultimi cinque anni, Crowder ha giocato per una squadra da Finals o ha atteso di unirsi ad una. Da Boston a Cleveland, da Utah a Memphis e poi a Miami: tutti volevano questo journeyman noto per la sua solidità e versatilità difensiva e per la sua capacità nel tiro da fuori e che ha cambiato di mano come un’auto usata ancora affidabile.


Nei Phoenix Suns, come già accaduto ad altri veterani, Jae sembra avere trovato il posto ideale per rinverdire la sua carriera. Ma il n. 99 non stava cercando l’elisir di lunga vita nel deserto, né i Suns avevano bisogno "solo" di un altro 3&D per completare il roster. A Phoenix serviva quella cattiveria, quell'esperienza, quell'energia e quella marcia (emotiva) in più che Chris Paul sa portare in dono ad ogni suo team, e che in campo viene incarnata da Crowder meglio di chiunque altro.


FOTO: NBA.com

Guardando queste Finals, molti tifosi Celtics hanno pensato che, da quando Boston ha ceduto Jae, quello che è mancato alla squadra è stato proprio qualcuno come lui. C’è stato un ricambio di giocatori e All-Star durante gli scorsi tre anni, ma non è questo il problema. In tantissime fasi delle ultime tre Regular Season e nei momenti cruciali dei Playoffs, si è sentita la mancanza di un esempio e punto di riferimento per lo spogliatoio come Crowder.


Il carattere, la durezza mentale e l’orgoglio di Jae sono "contagiosi". Lo sapevamo bene quando era a Boston, e lo sappiamo ora che è a Phoenix.


Senza dubbio Crowder farà ancora le valigie, prima o dopo, e andrà chissà dove. È così che funziona la sua carriera. Ma sappiamo anche che, indipendentemente dalla maglia per cui giocherà, nel momento del bisogno, in tempi di Playoffs, risponderà presente. Perché, ancora, è così che funziona la sua carriera.


In bocca al lupo per Gara 6, Jae.