• Alessandro Di Marzo

Road to Disney World: l'intervista a Mike Budenholzer


FOTO: NBA.com

Intervista rilasciata in data 1 luglio 2020 da Mike Budenholzer, trascritta da Alessandro Di Marzo per Around the Game grazie alla disponibilità di NBA e Connexia.





In questo periodo non le è stato possibile stare in palestra con i giocatori. Come si sente ora che ciò è nuovamente possibile? E quali sono le sensazioni che prova lavorando con i ragazzi quotidianamente?


Penso che il gruppo non abbia perso la grande concentrazione e l’etica del lavoro che lo contraddistingueva. Oggi è un giorno importante, ma è bene considerare tutto il lavoro svolto durante questa pausa. Non sono ancora riuscito a parlare faccia a faccia con ognuno dei giocatori, ma la comunicazione non è comunque mancata, anche da parte dello staff. Stiamo lavorando bene e abbiamo grande energia, vogliamo ripartire in maniera forte.

Si sono viste diverse reazioni di fronte alla pandemia: alcuni non si preoccupano di nulla, mentre altri prestano molta attenzione al distanziamento sociale e agli assembramenti. E' preoccupato a riguardo, oppure confida nelle rassicurazioni dello staff medico e della Lega?


Credo che ognuno di noi abbia pensieri diversi a riguardo, ma credo che il più rilevante sia la presenza di fiducia in ognuno di noi. Adam Silver e il suo gruppo si sono affidati alla scienza e agli esperti per farci vivere nell’ambiente più sicuro possibile: ho fiducia nel loro lavoro, e sono motivato e felice di tornare a giocare.

Si sente responsabile riguardo agli accorgimenti da adottare per contrastare la diffusione del virus?


Mi sento responsabile per me stesso, so di dover agire in maniera sicura e saggia, ma anche per chi è attorno a me, come la mia famiglia, i miei amici, i miei vicini, i giocatori e lo staff.


Come leader capisco che sia importante seguire le linee guida, come l’utilizzo della mascherina, il distanziamento sociale, o la misurazione della temperatura corporea. E se un leader non si attiene a questo, come ci si può aspettare che anche gli altri lo facciano? Per questo sento di avere un ruolo importante, sia per gli altri che per me stesso.

Durante la stagione ha spesso descritto questo percorso come una maratona. Ora, però, sembra essere il contrario: un vero e proprio sprint, da effettuare rapidamente. Come cambia il suo approccio e come cambierà la preparazione della squadra?

Ogni gruppo è unico, le circostanze sono diverse per tutti. Considerando ciò che abbiamo compiuto prima dell’11 marzo e osservando il nostro record, non sento molto questo senso di sprint, vedo ancora il tutto come una maratona, anzi, come una mezza maratona. Sarà un’esperienza davvero speciale.

Cosa ha significato per lei vedere i giocatori ed altri membri dell’organizzazione farsi avanti per promuovere la giustizia sociale durante le manifestazioni del movimento Black Lives Matter?

E’ stato qualcosa di grande valore per me. Personalmente non ho potuto essere lì con loro, stavo viaggiando per vedere i miei familiari, ma mi sarebbe piaciuto molto sostenerli. Sotto questo punto di vista, non potrei essere più fiero di loro.


C’è stato qualche caso di positività al Covid-19 tra di voi?


Non voglio andare nello specifico a riguardo, posso solo dire che ci siamo comportati bene e che abbiamo seguito e continueremo a seguire i protocolli.

C’è qualche giocatore che ha scelto di non partire per Orlando?


Per adesso no, ci aspettiamo che tutti i nostri giocatori siano presenti. Ad ogni modo, li supporteremo al 100%, qualunque sarà la loro decisione.


FOTO: Stadium

Rispetto alle stagioni passate, quanto sarà importante la profondità del roster nei prossimi Playoffs?


Penso che la profondità sia sempre un fattore cruciale per il successo, a prescindere dalle circostanze. Abbiamo cercato di costruire il roster ricercando profondità e versatilità, e la qualità è ottima. Abbiamo utilizzato molto la panchina nelle scorse Regular Season e Playoffs, e continueremo a farlo in futuro.

I giocatori hanno sfruttato la pausa per farsi trovare pronti fisicamente?


Sì, questo periodo è stato utile per rafforzarsi fisicamente, specialmente per Antetokounmpo, ma anche per molti altri, come Bledsoe o Middleton. In generale, il lavoro svolto da parte di tutti è stato notevole: sento che abbiamo un vantaggio ancora maggiore, ora.

Crede che la squadra abbia perso lo slancio ottenuto in precedenza?

No, abbiamo sempre cercato di mantenere lo stesso approccio ogni giorno, e il nostro atteggiamento è rimasto uguale anche quando abbiamo perso 2 o 3 partite di fila o quando ne abbiamo vinte più di 12 consecutivamente. Non ci penso molto, ora mi preme tornare a competere.

Precedentemente ha parlato di quanto sia importante il coaching staff per lei. So che dà molta importanza alle relazioni umane, dunque sono curioso, essendo anche io un allenatore, di sapere come questo periodo abbia influenzato i rapporti tra i giocatori e lo staff, e di quanto sarà importante il tempo insieme in futuro.

Questi mesi sono stati vissuti diversamente da ognuno di noi. Quando si costruiscono rapporti profondi, si riesce a trovare modi per restare connessi, magari con Zoom, riunioni di squadra, messaggi e chiamate con staff e giocatori. Le relazioni tra di noi sono ottime, e dobbiamo continuare a mantenerle, perché possono fare la differenza anche quando si gioca.


A Orlando speriamo di poter stare insieme per il maggior periodo di tempo possibile: trascorreremo i pasti insieme e molti altri momenti. Spero che i rapporti tra noi crescano e diventino ancora più profondi.

Alcuni potrebbero voler tornare a casa dalle loro famiglie. Avete pensato a come mantenere i ragazzi concentrati?


L’impegno e la concentrazione sono due fattori importanti di cui abbiamo parlato molto e che sono presenti nella nostra mentalità.


Gli allenatori come me si preoccupano di tutto, o almeno ci provano. Prima della partenza ho pensato a qualche idea per mantenere tutti concentrati, anche se sono lontani dalle loro famiglie o se capiterà qualcosa di spiacevole, magari nel mezzo di una partita o di una serie. Cerco di pensare a tutto, ma comunque siamo molto concentrati e dobbiamo continuare ad esserlo.

Spesso si è parlato del fatto che le prestazioni di Eric Bledsoe abbiano attraversato alti e bassi. Crede che vivere in questa “bubble” avrà un impatto positivo per lui?


Eric è stato molto importante per noi, ed è contento come tutti gli altri per questo ritorno in campo ai Playoffs, sperando che il percorso sia il più lungo possibile. Di certo giocare senza tifosi sarà duro per tutti, ci hanno sempre supportato molto. A volte Bledsoe era davvero molto spinto da loro, la loro presenza lo aiutava molto.


La cosa importante, sia per Eric che per ogni altro, è padroneggiare l’abilità di concentrarsi su ciò che è davvero importante e distrarsi il meno possibile. Quindi, forse la situazione situazione in cui vivremo aiuterà tutti. Ho grandi aspettative, sia per Bledsoe che per tutti il resto del gruppo. In ogni caso, dovremo rassegnarci davanti all’assenza dei tifosi e capire come giocare al meglio anche senza di loro.

FOTO: Yahoo! Sports

Se il miglior giocatore di una squadra dovesse risultare positivo, non potrebbe più giocare, facilitando il percorso degli avversari. Pensi che situazioni del genere possano far sì che questo titolo venga assegnato con un asterisco accanto?

Credo che questo titolo sarà più speciale e di maggior valore rispetto agli altri. Ogni anno accadono eventi che, teoricamente, rendono la vittoria più facile o più difficile: la vera sfida è competere contro 22 squadre e uscirne vincitori. Sarà un titolo speciale e con un significato maggiore degli altri, anche se, in realtà, ogni trionfo del genere è speciale.

Stavate andando alla grande, inseguendo quel traguardo "speciale". Ora, però, la situazione è completamente diversa...


Penso che dovremo riprendere da dove eravamo rimasti, anche se sono tre mesi che non giochiamo. Ci dovremo dare da fare per tornare a giocare ad alti livelli su entrambi i lati del campo. Gli allenamenti e gli scrimmage saranno importanti, ma comunque non penso che dovremo ripartire da zero. Sappiamo che c’è ancora molta strada da fare, e che ci aspetta molto lavoro da compiere.




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