• Luca Losa

Chi completerà le rotazioni dei Celtics nei Playoffs?

In vista dei Playoffs, Brad Stevens sta affinando le rotazioni attorno a un core di otto giocatori.


FOTO: NBA.com

Questo articolo, scritto da CoachSpins per CelticsBlog e tradotto in italiano da Luca Losa per Around the Game, è stato pubblicato in data 20 aprile 2021.



Dopo che la serie di sei vittorie consecutive si è conclusa con una sconfitta contro i Bulls, si può dire che i Boston Celtics sembrano aver finalmente ritrovato il loro stile di gioco.


Tosti e mai domi, i ragazzi di coach Brad Stevens hanno vinto partite in rimonta, con grandi giocate nel clutch time e battendo diverse avversarie in corsa per la post-season. Se dovessero continuare a giocare in questo modo, le loro prospettive potrebbero essere diverse in vista dei Playoffs, rispetto a qualche settimana fa.


Tristan Thompson ha più volte sottolineato il focus generale di squadra rivolto al quadro d’insieme: riposo, salute e trovare il ritmo quando più conta sono più importanti che vittorie in Regular Season o piazzamento finale. Una mentalità diffusa in tutto l’ambiente, dai giocatori al front office: i Celtics tutti vogliono solo una cosa, avere successo a giugno e luglio.


Diamo quindi uno sguardo a come il roster di Boston si sta assemblando per una cavalcata ai Playoffs che vada avanti il più possibile. Ci sono le star, sulle cui spalle si poggia il peso offensivo della squadra: Jayson Tatum, Jaylen Brown e Kemba Walker, con quest'ultimo che è probabilmente nel suo stato migliore da quando veste l’uniforme bianco-verde. C’è quel cagnaccio di Marcus Smart a portare strenuo impegno, difesa e qualche canestro di grande peso e tempestività.


Al fianco di questo core, si è costruito durante questa stagione un gruppo di ragazzi che si sono meritati minuti importanti in rotazione in vista della post-season. Robert Williams e Tristan Thompson formano un duo affidabile sotto le plance. Time Lord dal 26 febbraio scorso viaggia a 10.4 punti, 8.6 rimbalzi, 2.9 assist e 2.3 stoppate a sera, il tutto tirando con il 72% dal campo.


A supportare il backcourt ci sono Evan Fournier, buona aggiunta della trade deadline, che porta punti e le tanto necessarie spaziature dalla panchina; e il rookie Payton Pritchard, un agonista cerebrale, che porta solidità nei minuti in cui scende in campo.


In totale, un nucleo di otto giocatori da rotazione su cui Brad Stevens potrà contare nei Playoffs, e che ha meso fine al (lungo) processo di definizione delle gerarchie di questo roster.


FOTO: CelticsBlog

I restanti elementi del roster avranno delle occasioni per rispondere a qualche specifica esigenza che i Celtics dovranno affrontare durante la post-season.


Quello che Danny Ainge ha messo insieme al fianco delle star e dei giocatori sopra citati, evitando la repeater tax, è un supporting cast con una forte consapevolezza da parte di ognuno del proprio ruolo. Secondo il matchup, potremmo vedere diversi ragazzi inseriti in rotazione come nona e decima opzione.



Lo stretch five: Luke Kornet


Non si può dire che Luke Kornet meriti un posto permanente nelle rotazioni dei C’s, ma è innegabile la praticità che le sue qualità offrono. È un 2.18m dal tiro delicato, ideale per contrastare difese che giocano massivamente in drop coverage. Nelle prime otto partite nel Massachusetts, Kornet si è preso 6.9 triple per 36 minuti. Non si fa pregare, insomma, quando deve prendersi un tiro. E lo fa con una certa efficacia.


Minaccia nel pick&pop, non solo attacca sui drop coverage, ma apre ulteriormente il campo agli scorer in squadra. La sua presenza è positiva per creare tiri più facili per Tatum, Brown e Walke, oltre che per i punti che può portare a referto.


È altrettanto vero che parte dei punti che Kornet garantisce in attacco, li concede in difesa. Non è un grande difensore, anzi, e può essere facilmente attaccato in uno-contro-uno. In alcune serie può essere una risorsa per Brad Stevens.


Ad esempio, il centro dei 76ers, Joel Embiid, tradizionalmente preferisce non lasciare il centro dell’area per contestare un tiro sul perimetro. In difesa, neanche a dirlo, con Kornet sarebbero enormi dolori, ma per qualche minuto avere delle triple aperte in cambio di un vantaggio nel pitturato potrebbe tornare utile all'attacco di Boston. Lo stesso contro i Milwaukee Bucks e nello specifico Brook Lopez.



Lo small-ball scoring five: Jabari Parker


Non penso di essere l’unico rimasto un po’ perplesso dalla recente firma di Jabari Parker, un giocatore tempestato da problemi fisici e che ha perso gran parte della sua esplosività dopo una duplice rottura del crociato dello stesso ginocchio. Ma, invece di focalizzarsi su quello che Jabari Parker non è - un buon difensore su tutto - c’è una cosa che sa fare meglio di qualsiasi altro Celtics della second unit: segnare.


Ne abbiamo notato i benefici durante il suo debutto contro i Warriors, in cui ha segnato una buona manciata di punti giocando da 5 in un quintetto small-ball. Jabari rappresenterebbe una possibile contromisura ad alcune second unit avversarie e un sollievo quando la squadra fatica in attacco.



I minuti di Parker dipenderanno in gran lunga dal determinato matchup. Contro squadre come 76ers e Bucks dovrebbe far fatica anche solo a vedere il campo. Contro compagini che invece mostrano una certa tendenza ad abbassare il quintetto, come i Brooklyn Nets o i Miami Heat, Jabari potrebbe essere chiamato in causa.



Lo small-ball defensive five: Grant Williams


È da lungo tempo ormai che vedo Grant al meglio come un centro small-ball. Facilita i pop in punta ed è abbastanza forte da marcare i lunghi avversari nel pitturato. Nei Playoffs potrebbe non sfigurare contro lunghi, come lui meno tradizionali e più versatili, come Bam Adebayo, Blake Griffin o Bobby Portis.


Grant Williams e Jabari Parker da 5 sono come lo Yin e lo Yang: quello che garantisce uno in attacco, lo garantisce l’altro in difesa. Ma questo non è l’unico modo in cui Grant potrebbe trovare minuti durante i Playoffs...



La solida e difensiva ala grande: Grant Williams, Semi Ojeleye


Affrontando squadre con top player tra le ali, Stevens sa che è meglio risparmiare il più possibile Tatum e Brown da un arduo matchup difensivo troppo a lungo. E lo fa, spesso, inserendo un'ala grande che possa assolvere a tale compito.


Se non per altro, negli ultimi anni Semi Ojeleye si è guadagnato uno spot nel roster di Boston grazie alla sua capacità di marcare Giannis Antetokounmpo nei Playoffs. Porta massimo sforzo, muove velocemente i piedi, non può essere sovrastato sotto canestro e si concentra esclusivamente sul fermare il diretto avversario.


FOTO: Nba.com

Grant non è altrettanto affidabile in questo specifico ruolo, ma contribuisce in diversi aspetti del gioco ed è eccezionale nella difesa in aiuto.


Sappiamo, oltretutto, che entrambi sono capaci di segnare canestri importanti dall’angolo quando ricevono aperti. Sappiamo che entrambi non si tirerebbero indietro dallo svolgere il lavoro sporco e dal marcare il miglior giocatore avversario. Perché trovino minuti sostanziosi, c’è bisogno del giusto avversario che renda tutto ciò una necessità.



L’ala slasher: Romeo Langford


Più si va small e atletici sulle ali, più Grant e Semi potrebbero essere spinti fuori dalle rotazioni da Romeo Langford. Solo al suo secondo anno tra i pro, il ragazzo ha ancora molto da scoprire. Ha, però, impressionato per l’energia che mette nella difesa sulla palla e per il coinvolgimento che mostra quando chiamato in causa.


Contro avversari più veloci e rapidi di Williams e Ojeleye, Langford può diventare utile. Potrebbe essere il caso contro gli esterni dei Nets, o per seguire sui blocchi Duncan Robinson degli Heat, o ancora contro le lineup con diverse guardie degli Hornets.


Offensivamente, l’apporto di Langford è poco costante e rappresenterebbe un’incognita in una serie di Playoffs.



I tiratori: Aaron Nesmith, Carsen Edwards


Durante la post-season, le difese si fanno più intense e segnare si fa più complicato per chiunque. Gli scouting report si concentrano sul limitare il più possibile le stelle avversarie un po’ più del solito. Quando Tatum, Brown e Walker faticheranno offensivamente, Stevens cercherà la soluzione giusta per dare un po’ di respiro alle sue stelle.


È qui che Aaron Nesmith e Carsen Edwards potrebbero trovare minuti, quando, appunto, serviranno maggiori bocche da fuoco in campo.


Edwards, il più vecchio dei due, ha problemi nell’altra metà campo, principalmente per via dei suoi 185cm di altezza. È pericoloso in uscita dai blocchi e può dare ossigeno all'attacco, motivo per cui potrebbe ricevere la chiamata alle armi.


Nesmith, d’altro canto, è meno un tiratore da striscia, ma, essendo più grosso e forte, non pagherebbe dazio quanto Carsen nella metà campo difensiva. Resta comunque un rookie che commette errori da rookie.


Non c’è una serie o un matchup in particolare in cui questi due ragazzi potrebbero trovare minuti. Piuttosto, dipenderà dal momento della partita e se la squadra avrà bisogno di extra spaziature e tiro per un paio di minuti.



Il maestro di scacchi


A manipolare a suo piacimento tutti questi pezzi sarà Brad Stevens, un maestro di tattica da sempre apprezzato per la sua schiettezza con i giocatori e per la sua capacità nel metterli nelle migliori condizioni per svolgere il loro specifico compito.


Sappiamo l'impatto che il coach sa avere in una serie e come sappia trovare in corsa gli aggiustamenti necessari. E ancora più importante, con tanti giovani in competizione per questi minuti, sono il livello di comunicazione e la charezza con cui Stevens prepara i ragazzi per questi ruoli “marginali”.


L’head coach dei Celtics dev’essere contento di vedere la sua squadra prendere finalmente la forma che si aspettava e portare a casa delle partite tirate. Si è detto entusiasta di avere tra le mani un gruppo così versatile di giocatori pronti a rispondere a specifiche esigenze sul campo.