• Andrea Lamperti

Roundtable: la strana stagione dei Boston Celtics


FOTO: CBS Sports

I Boston Celtics hanno vissuto un'annata molto particolare, piena di alti (pochi) e bassi (tanti). Record - ma non solo - alla mano, sono sicuramente una delle franchigie che nel 2021 ha deluso maggiormente le aspettative pre-stagionali, complice una serie infinita di infortuni e assenze che ha condizionato pesantemente il loro cammino in Regular Season.


La partecipazione di Boston ai Playoffs a questo punto dovrà passare dal Play-In Tournament, per cui non è scontato, anzi, l'ottimismo. Brad Stevens, infatti, non potrà contare su un giocatore fondamentale come Jaylen Brown, che ha concluso in anticipo la sua stagione per un infortunio al polso sinistro.


Che aria tira, dunque, nell'ambiente-Celtics? Ce lo siamo fatti raccontare da Nicola Bogani, Fabrizio Roscitano, Alberto Manca e Federico Trespi di Celtics Nation Italia, che si sono seduti alla nostra tavola rotonda per discutere dell'annata dei ragazzi di Brad Stevens e delle prospettive future della squadra.


Domande a cura di Mattia Tiezzi.



L’inizio di stagione dei Celtics ha sentito molto parlare della sign&trade che ha portato Gordon Hayward a Charlotte: vi ha convinto l’idea di cederlo o avreste voluto continuare a vederlo in maglia Celtics?


Nicola Bogani: Essendo Gordon Hayward un Free Agent, non è certo stata volontà dei Celtics quella di lasciarlo andare.Il problema è che, avendo già 3 max contract a roster (Walker e Brown in essere, Tatum in divenire), l’offerta fatta da Ainge all’entourage di Gordon non poteva pareggiare (per ovvi motivi) quella di Charlotte, completamente fuori mercato per un 31enne “injury prone”, come poi (purtroppo) la stagione avrebbe dimostrato.


Fabrizio Roscitano: Se ne faccio una questione personale, io lo avrei voluto continuare a vedere vestire il verde perché è un giocatore che amavo già ai Jazz e ancora prima a Butler. Dal punto di vista della squadra, cederlo è stata una “necessità”, perché a certe cifre non lo avremmo potuto rifirmare se non sacrificando altri asset.


Alberto Manca: Avrei voluto restasse con noi, era fondamentale per gli equilibri della squadra. Tante volte in questa Regular Season si è sentita la sua assenza come creatore di gioco, sia per se stesso che per i compagni, il tutto restando un difensore efficace e ottimo sui cambi.


Federico Trespi: Sicuramente mi sarebbe piaciuto vederlo ancora in maglia Celtics perché con lui (sani) avremmo potuto almeno replicare il risultato dello scorso anno. Purtroppo la volontà del giocatore é stata quella di accasarsi altrove.



Ricollegandosi alla domanda precedente: col senno di poi, visti i numerosi problemi fisici di Robert Williams e la cessione di Theis, nei panni di Ainge avreste accettato lo scambio con i Pacers, di cui si era parlato, con Myles Turner come contropartita?



Nicola Bogani: Proprio perché Hayward era FA, non era nelle possibilità del front office biancoverde accettare una sign&trade senza prima il benestare di Gordon; e come poi confermato dal giocatore originario dell’Indiana, l’offerta di Charlotte era la migliore sia dal punto di vista tecnico che economico. Comunque non credo che se anche fosse andato in porto lo scambio con Indiana, avrebbe cambiato i destini di questa squadra e di questa stagione.


Fabrizio Roscitano: Beh, con il senno di poi siamo tutti bravi e indovini. Quando se ne parlava io ho sempre pubblicamente detto di avere dei dubbi sull’attitudine al lavoro da parte di Turner, senza criticarne le qualità che sono indubbie. Ovvio che ad oggi con tutte le difficoltà che stiamo avendo con un TT non ancora performante e i problemi fisici di TimeLord, Turner ci avrebbe fatto sicuramente comodo e avrei fatto quello scambio.


Alberto Manca: Dopo la difficile stagione dei lunghi Celtics sarebbe facile cedere alla tentazione di rispondere di sì. Onestamente non amo Turner, e penso che la scelta di puntare su Rob sia vincente sul lungo periodo, quindi alla fine sono contento che l'operazione con Indiana non sia andata in porto.


Federico Trespi: Con il fatto che per poter fare quello scambio bisognava che prima Hayward facesse opt in nel contratto, é una situazione che credo non possa essere considerata, dal momento che lui non volesse andare ad Indiana.



La scorsa trade deadline ha visto utilizzare parte delle TPE da 28.5 milioni per l’arrivo di Evan Fournier. Considerando alcuni nomi fra i rumors, come Harrison Barnes, Aaron Gordon o John Collins, pensate che se ne potesse ricavare qualcosa di più?


Nicola Bogani: In NBA le trade si fanno in due e quindi non è mai facile ottenere quello che si desidera più ardentemente, se la controparte non vuole accettare quello che tu hai da offrirle. Personalmente avrei preferito Barnes o Grant, ma probabilmente non avevamo abbastanza da dare in contropartita. La scelta di Evan Fournier mi soddisfa, pero bisognerà vedere se si riuscirà a trattenerlo a cifre abbordabili per la nostra situazione salariale.


Fabrizio Roscitano: Direi che potevamo fare meglio, ma anche peggio, e ritengo comunque Fournier un buon fit, pur criticato da subito da molti tifosi Celtics che lo additavano come pessimo difensore e non performante. Invece, al netto del Covid-19 che lo ha colpito in modo serio, in quelle poche occasioni in cui è stato bene ha risposto presente. Tra i nomi citati quello che mi stuzzicava di più era sicuramente Harrison Barnes, se non altro perché già esperto di PO e addirittura di Finals, con un anello al dito vinto giocando da protagonista accanto agli Splash Brothers.


Alberto Manca: L'enormità della TPE probabilmente ci ha fatto scordare come sia uno strumento difficile da usare per via delle quantità di variabili necessarie per farne buon uso. Anzi, probabilmente la dimensione stessa poneva dei problemi che da tifosi abbiamo sottovalutato. Dei giocatori su cui si è parlato la scelta personalmente ricadeva su Aaron Gordon, ma era abbastanza chiaro che Orlando avrebbe alzato la posta e l'ottima trade chiusa con Denver ne è la prova. Collins sarebbe stato un grosso punto interrogativo dal punto di vista contrattuale. Alla fine tra Barnes e Fournier il francese è una scelta intelligente per le sue capacità offensive unite ad una dimensione capace di renderlo un difensore valido.


Federico Trespi: Considerato che: per Harrison Barnes non avevamo abbastanza spazio salariale, potendo utilizzare circa 19 milioni e lui prende 22; John Collins non avremmo potuto ri-firmarlo il prossimo anno vista la nostra situazione salariale; penso che forse potevamo fare qualcosa in più per Aron Gordon, ma mi piace anche la soluzione di Fournier.



Nell’ultimo NBA Draft sono stati selezionati al primo turno, rispettivamente con la pick n.14 e la n. 26, Aaron Nesmith e Payton Pritchard: come valutate il loro impatto in questa prima stagione? In sede di Draft, avete qualche rimpianto?


Nicola Bogani: Due situazioni diverse che hanno avuto due impatti diversi. Più immediato quello di Payton Pritchard, che avendo alle sue spalle il percorso completo ad Oregon, ha potuto dare da subito il suo prezioso contributo. Aaron Nesmith invece - che aveva perso praticamente tutta la passata stagione, senza Summer League, Training Camp e G-League - ha faticato parecchio a trovare i tempi giusti e la fiducia nei suoi mezzi. Ultimamente però, con più spazio a disposizione, sta mostrando le qualità per le quali è stato scelto. Sono convinto che entrambi vivranno una stagione migliore il prossimo anno.


Fabrizio Roscitano: Allora, premetto che io sono salito sul carro di Payton Pritchard dal momento in cui è stato selezionato, perché ho visto nello sguardo di questo ragazzo un qualcosa di speciale. Ovviamente non stiamo parlando di un “go to guy”, ma sicuramente di un elemento che può dare e sta dando già il suo contributo. Sicuramente quando è stato chiamato in causa ha messo in mostra quel “pride” che quest’anno è mancato a molti, dimostrando di poter stare in campo anche in momenti cruciali. Soprattutto ad inizio anno, nelle gare punto a punto negli ultimi possessi Stevens l’ha tenuto in campo. Per quanto inerente Nesmith, le aspettative erano molto alte perché veniva presentato come un tiratore mortifero, ma ha faticato più del previsto ad entrare nei meccanismi, anche perché non ha una mobilità di piedi elevatissima. Nell’ultimo periodo però sta venendo fuori e mi sta piacendo nell’atteggiamento e nel coraggio.


Alberto Manca: Pritchard è stato una piacevolissima sorpresa. Anche se è molto comune che un senior dal college sia subito efficace, lui è andato ben oltre le attese, portando punti veloci e una difesa decisa soprattutto sul portatore avversario, chiunque fosse. Su Nesmith ero ottimista la notte del Draft e lo rimango oggi, anche se per motivi diversi. Aspettavamo un tiratore mortifero e invece ci siamo ritrovati con un buon difensore e sopratutto un giocatore capace di portare la scintilla che spesso è mancata per dare energia alla panchina dei Celtics. E nel mentre il tiro sta iniziando ad arrivare, dopo il tempo necessario ad adattarsi alla maggiore velocità dei difensori NBA.


Federico Trespi: Sono molto molto soddisfatto di entrambi, il mio rimpianto con il senno di poi é avere ceduto Desmond Bane. Ovvio, Bey é stato scelto alla 19 e Quickley alle 25, ma quelli li hanno saltati in tanti.


FOTO: NBA.com

La notizia dell’infortunio di Jaylen Brown è stata una vera doccia fredda che forse chiude le ambizioni di una stagione già di per sé non semplice per la squadra. Nonostante le difficoltà, credete che i Celtics al completo avrebbero comunque potuto dire la loro ai Playoffs?


Nicola Bogani: Difficile dirlo, anche perché mai nemmeno una volta in stagione i Celtics sono stati al completo nelle loro rotazioni Playoffs. Impossibile quindi sapere i limiti di questa squadra che, sono convinto, avrebbe comunque dato fastidio a tutte, comprese le tre che sembrano più attrezzate.


Fabrizio Roscitano: Sono sicuro che con il roster al completo avremmo potuto dire la nostra in ottica PO, ed è allucinante come in nessuna delle 72 partite la nostra lista infortuni non è mai stata vuota. Questo a mio parere ha impedito a Stevens di poter lavorare tranquillo.


Alberto Manca: Non ho mai creduto nei click durante stagioni come queste, penso che anche con Brown non avremmo visto una squadra differente, avremmo mostrato momenti di grandissimo basket e cali improvvisi. Non aver mai avuto la rotazione migliore ha impedito alla staff di creare la chimica necessaria per giocare ai livelli richiesti dalla NBA.


Federico Trespi: Le uniche squadre contro le quali non ce la potevamo giocare, secondo me, erano Philadelphia e Brooklyn.



Senza Jaylen Brown, vi aspettate che Tatum o qualcuno in particolare possa riuscire a innalzare il livello di squadra?


Nicola Bogani: Sono convinto che sia una buona occasione per Evan Fournier per guadagnare punti in ottica rinnovo, e mi aspetto che Nesmith colga l’occasione per crescere, avendo più spazio a disposizione così come Rozier, Tatum e Brown fecero nel 2018.


Fabrizio Roscitano: Sinceramente non penso che Tatum possa prendere in mano le redini della squadra, almeno non adesso. Lo vedo ancora lontano dall’essere quel leader che tutti noi ci aspettiamo e che lui dovrà diventare. Caratterialmente potremo essere trasportati da Marcus Smart, che, però, quando si sente caricato di responsabilità, spesso deraglia facendo più danni rispetto ai benefici.


Alberto Manca: Sono certo che in questo finale di stagione Tatum continuerà a mostrare il basket bellissimo a cui ci ha abituati, e che farà la sua parte per guidare la squadra, così come Smart e Walker; ma oltre Nesmith, che corre come la palla di un flipper per il campo, non vedo nessuno con la forza e il talento per cambiare questa stagione sfortunata. Sono già felicissimo di vedere Fournier che sta superando i postumi del Covid-19 ritrovando la sua fluidità in attacco.


Federico Trespi: Mi aspetto che la vecchia guardia trascini gli altri nello spirito Celtics per dare il 100% come tipico di questa squadra ai Playoffs.



Una delle critiche maggiori che viene mossa al sistema dei Celtics è quella di non avere un creator primario, celando la cosa con una motion offense a playmaking diffuso: pensate che questa impostazione possa dare i suoi frutti, o sacrifichereste qualcuno (Smart, Walker) per un creator di livello?


Nicola Bogani: Per il tipo di offense di quest’anno servirebbe più tempo per provare, e soprattutto che Jaylen e Jayson migliorassero le loro letture: pian piano stanno crescendo, ma ancora non ci siamo, non almeno al livello richiesto per puntare al titolo. Sono altresì convinto che, se capitasse l’occasione, Ainge non esiterà a scambiare chiunque per migliorare la squadra e aiutare i due ragazzi a fare il passo successivo.


Fabrizio Roscitano: Effettivamente quella figura ci manca e ritengo che possa essere ricercata sacrificando Walker e non Smart. Il problema di Walker è però il contratto e soprattutto il logorio fisico di cui stiamo pagando le conseguenze anche noi. Privarsi di Smart potrebbe voler dire privarsi dell’anima attuale dei Celtics.


Alberto Manca: Si ritorna al discorso delle assenze: per poter costruire un gioco come quello richiesto da Stevens è necessario avere un'ottima chimica di squadra, e non esiste un modo diverso dal giocare assieme per farlo. I pochi minuti giocati dal core principale hanno mostrato che l'idea di Stevens funziona e anche bene; forse servirebbe qualcuno dalla panchina che sia capace di mettere ordine nelle seconde linee, un creatore di gioco capace di staccare e attaccare alzandosi dal pino sarebbe più utile di un titolare di livello.


Federico Trespi: Almeno uno dei due lo sacrificherei sia per questioni tecniche che salariali.



In ottica futura, considerando anche il contratto in scadenza di Fournier e l’impatto del prolungamento di Tatum, quali sono i fronti su cui vi muovereste nei panni del front office?


Nicola Bogani: Sono contento che il mio GM sia Ainge e debba prendere lui le decisioni, accompagnato in questo da una delle menti più brillanti in tema di salary cap che porta il nome di Mike Zarren. Mi fido ciecamente di loro e della loro voglia di completare il progetto che hanno portato avanti in questi anni.


Fabrizio Roscitano: Io mi concentrerei sul prolungamento del contratto di Fournier e cercherei di lavorare sul reparto lunghi, vista l’inaffidabilità fisica di Williams e la mezza delusione di Thompson. Proverei a cercare un lungo che non sia solo un grandissimo atleta, ma anche un giocatore completo... dico Sabonis, anche se è solo un sogno. Ovviamente del creatore di gioco ho già detto prima, ma se il front office riuscisse in qualche magata scambiando il contratto di Walker per un giocatore integro, giovane e di prospettiva non sarei scontento, dico un nome irraggiungibile per rendere chiaro il concetto: LaMelo Ball.


Alberto Manca: Ainge dovrebbe lavorare meglio ai margini dello staring five, magari inserendo un paio di veterani capaci di guidare i più giovani e garantire punti e concentrazione quando gli starters rifiatano. Ho sempre visto la più grande carenza di questa squadra nella panca, piena di role player privi di esperienza e talento. Magari anche due domande sullo staff medico me le farei...


Federico Trespi: Considerando che l'anno prossimo saremo sicuramente in luxury, e che essere in luxury e non essere contender non è buona cosa, proverei a muovermi cercando una soluzione con dentro Kemba. La squadra é giovane e bisogna quindi allungare anche la panchina (anche se poi ai Playoffs si gioca in 8 o 9).


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La Regular Season è praticamente giunta al termine. Reputate il Play-In come un fallimento della gestione Ainge, con conseguente necessità di cambiare qualcosa, o il frutto di circostanze sfortunate?


Nicola Bogani: Un insieme di cose che ha portato, per la seconda volta nella gestione Stevens, la squadra a giocare sotto le aspettative. Infortuni, rosa non completa, stagione compressa hanno messo a nudo i limiti di una squadra portata oltre i suoi limiti proprio dal coach, quando ha avuto più tempo per allenarla a dovere.


Fabrizio Roscitano: La RS è stata sicuramente deludente, ma nonostante Ainge possa avere qualche colpa, ritengo che questa sia una stagione assolutamente da prendere con le pinze, che vede per esempio squadre molto più attrezzate di noi annaspare per cercare di evitare il Play-In. Il Covid-19 ci ha falcidiato, aggiungendosi ai problemi di Smart, di Robert Williams, di Brown, di Walker. Insomma, stagione da dimenticare sotto tutti i punti di vista.


Alberto Manca: A caldo vorrei una rivoluzione, perché il saldo tra talento e risultati è negativo; ma facendo un paio di respiri profondi, sarebbe stupido prendere decisioni affrettate dopo una stagione maledetta per i Celtics in un contesto difficilissimo come quello a cui il Covid-19 ci ha costretto.


Federico Trespi: Secondo me è il frutto di circostanze sfortunate, basti pensare che l'injury report della squadra non è mai stato vuoto. I 7 giocatori principali non sono praticamente mai stati in rotazione insieme.



Quello che vi è piaciuto e non vi è piaciuto della stagione: un vostro top e un vostro flop.


Nicola Bogani: Mi é piaciuta la crescita, evidenziata anche dai numeri delle due stelle che ci devono guidare alla “terra promessa”. Mi ha dato parecchio fastidio l’incapacità della squadra di sopperire alle difficoltà, una caratteristica questa insita in tutte le versioni dei Celtics targati Stevens.


Fabrizio Roscitano: Le cose che mi sono piaciute sono poche e si riferiscono a singole partite vinte con grinta, capacità difensiva e gioco corale. La cosa che mi è piaciuta di meno è stato il modo di approcciare le gare che ha permesso a chiunque di poter banchettare sul nostro parquet: certe sconfitte sono incommentabili, faccio l’esempio di OKC e Cleveland su tutte. Il mio personalissimo top, per ciò che ho già detto, è Pritchard; il mio personalissimo flop è Smart.


Alberto Manca: Top: l'ennesimo salto in alto di Brown e Tatum, e Rob Williams da starter (breve ma intenso). Flop: staff medico e atletico, troppo casi e giocatori spesso fuori forma rendono difficile pensare solo alla sfortuna.


Federico Trespi: Uno che eguaglia il record di punti di Larry Bird é di diritto un top, e cioè Tatum; ma anche la dedizione al lavoro e l’impatto dei rookie mi é piaciuto. Flop: la difesa.