• Andrea Lamperti

Roundtable: il ritorno ai Playoffs dei Phoenix Suns




Nessuna squadra in NBA ha migliorato il proprio record dal 2020 al 2021 più dei Phoenix Suns, che questa sera, dopo 11 primavere da spettatori, tornano a giocare una partita di Playoffs. Sul proprio campo, con il secondo seed a Ovest, ma con un matchup tutt'altro che fortunato per il primo turno: i Los Angeles Lakers.


Con gli ospiti di questa tavola rotonda abbiamo parlato degli orizzonti ai Playoffs della squadra di Monty Williams e dei possibili fattori-chiave nella serie contro i Lakers, ma anche del percorso in Regular Season, dell'esperienza nella bubble e delle scelte del front office al Draft 2020.


Si ringraziano per la disponibilità:



Dal 47% di vittorie l’anno scorso al 51-21 di questa stagione. Dal decimo al secondo posto. Ti aspettavi una Regular Season così dei Suns, dopo l’8-0 nella bubble e l’arrivo di Chris Paul?


Dario Destri: Onestamente non mi aspettavo questa crescita. Mi aspettavo un miglioramento, anche netto, per diversi fattori. Nella bolla si era già visto chiaramente qualcosa a livello di mentalità e progettualità, la squadra finalmente aveva una identità e un chiaro percorso di crescita. Poi nel mercato si sono aggiunti dei veterani come Paul e Crowder, col primo reduce da una annata stellare, e si è sbrogliato l'enigma Oubre puntando molto sulla crescita di Bridges. Scelte corrette che hanno ben ripagato e la contemporanea difficoltà fisica dei Lakers ha permesso di crescere più del previsto. Chapeu a Monty.


Alessandro Cozzi: Mi aspettavo che i Suns sarebbero arrivati tranquillamente ai Playoffs, ma onestamente era difficile pensare che avrebbero fatto così bene. In generale, la cosa che mi ha sorpreso di più è stata la loro capacità di rimanere sempre e comunque in partita: i Suns sono la squadra NBA che ha passato meno minuti sotto di 10 punti o più questa stagione, segno sia di grande profondità che della qualità dei titolari.


Andrea Bandiziol: No, assolutamente no. L'anno scorso sostenevo che i Suns fossero stati particolarmente colpiti da infortuni e inesperti nei finali di partita tirati, e che il loro record fosse pertanto non particolarmente veritiero. Che l'esperienza di Chris Paul avrebbe aiutato nelle gare punto a punto era fuori discussione, ma mai avrei pensato che la squadra ci mettesse così poco ad integrare i nuovi arrivati. Credevo che le prime 30-40 gare sarebbero state col freno a mano tirato.


Giovanni Bocciero: L'8-0 nella bubble era stato un ottimo segnale, ma con l'arrivo di CP3 ho subito pensato che quest'anno i Playoffs sarebbero stata cosa certa. Diciamo che con la stagione che abbiamo fatto, siamo andati anche oltre ogni più rosea aspettativa. E direi finalmente!


Matteo Vezzani: Le premesse c'erano dopo la bolla, ma la scelta di CP3 si è rivelata fondamentale per imprimere una mentalità vincente e cinica ad una squadra già in fase di miglioramento come tenuta mentale e attitudine a leggere la partita.


Vittorio Brun: Credo che nessuno si aspettasse una cosa simile, nemmeno all'interno della squadra e nemmeno il più ottimista dei fan. Allo stesso tempo, un miglioramento sulla scia di quanto visto l'anno scorso era auspicabile, soprattutto considerando l'upgrade CP3/Rubio e il fatto che molti giovani siano ulteriormente migliorati. Diciamo che mi sarei immaginato una posizione simile a quella di Dallas/Portland, ma qualche infortunio (Lakers) e qualche delusione (Dallas, NOLA, Portland) ci ha aiutato senza dubbio, assieme ad una stagione eccezionale dei nostri.


Pier Paolo Mottola: Onestamente no. Speravo di poter chiudere la Regular Season con 40/42 vittorie e strappare un quinto/sesto posto per fare i Playoffs. Non mi aspettavo che la squadra riuscisse a trovare una continuità di risultati così in fretta.


Mario Chinea: Ad inizio anno avevo preventivato 40W. Felice di essermi sbagliato, anzi a conti fatti ci mancano almeno 4/5 W... Stagione pazzesca dopo 11 anni di lacrime in Arizona. Paul era esattamente il tipo di giocatore che ci mancava, nonostante le ottime prestazioni di Rubio l'anno passato. Alla fine mancava un play con esperienza che servisse caviale a D-Book. Chi meglio di CP3?


FOTO: NBA.com

Ora i Playoffs. Cosa ti aspetti e quali saranno i fattori decisivi nella serie contro i Lakers?


Dario Destri: I Lakers, il peggior accoppiamento possibile. Certo che arrivare secondo e incrociare i campioni in carica è davvero frustrante, ma lo è anche la vita di un tifoso Suns. Sarebbe facile dire LeBron, ma il fattore sarà Anthony Davis e di conseguenza DeAndre Ayton. A Phoenix nessuno sembra avere le caratteristiche per contenere AD, nè Saric nè Johnson nè altri. Potrebbe avere il fisico adatto Ayton ma sembra davvero lontano dalla consapevolezza e dall'astuzia necessarie per contrastare un fenomeno come AD. Se non contieni AD non vinci mai. Dall'altra parte la difesa Lakers dovrà contenere dei maestri come CP3 e D-Book (alla prima esperienza di Playoffs, non dimentichiamo) e non sarà facile, ma vedo i Lakers nettamente favoriti.


Alessandro Cozzi: Il fattore decisivo contro i Lakers a mio parere sarà la protezione del pitturato, sia in termini di tiri concessi che di rimbalzi offensivi lasciati alla squadra avversaria. I Suns potrebbero soffrire molto la fisicità dei Lakers, e la capacità di LeBron e Davis di concludere al ferro e riempire di falli i lunghi dei Suns. C'è moltissima pressione su Ayton che, nonostante in passato abbia giocato alcune delle sue partite migliori contro le contender, è una grossa incognita in termini di continuità. Se i Suns avranno qualche speranza, sarà grazie a 5-6 partite di Ayton in cui è concentrato e veloce nelle decisioni.


Andrea Bandiziol: I Lakers sono l'unico avversario ad Ovest contro il quale credo i Suns abbiano poche possibilità. Non è solo una questione di talento, vedo problemi strutturali a roster nella difesa dei 4 con centimetri e chili, ed i gialloviola hanno il migliore della lega con queste caratteristiche in Anthony Davis. Vedo nella scelta di come difendere AD la chiave della serie nella metà campo difensiva (Single coverage? Se sì, con chi? Raddoppio costante?), mentre di converso in quella offensiva credo che l'obiettivo di Phoenix debba essere ridurre l'impatto di Davis sulle linee di passaggio: per quanto possa sembrare assurdo, mi piacerebbe vederlo molto coinvolto nella difesa del pick&roll. Ovviamente, il fattore più grande di tutti sarà la salute di LeBron: dico 4-2 Lakers, ma se la caviglia dovesse scricchiolare potremmo avere una chance.


Giovanni Bocciero: Purtroppo ci è andata proprio male con i Lakers al primo round. Ai Playoffs tutto cambia, e contano molto di più le individualità e l'aspetto mentale. Diciamo che se ci dovesse andare male, il gruppo avrà sicuramente fatto una nuova esperienza per permettere un ulteriore step. E questo credo che sia già un passo avanti, al di là del risultato, che spero comunque ci veda passare il turno.


Vittorio Brun: I Lakers sono forse il peggior accoppiamento possibile per noi ad Ovest, essendo la nostra difesa migliore sugli esterni che non sui lunghi. Il fattore decisivo sarà il duello tra AD ed Ayton secondo me, ma temo un 4-1 o 4-2 per i Lakers.


Pier Paolo Mottola: Purtroppo l’accoppiamento con i Lakers rende subito la strada in salita. Loro hanno più esperienza, noi dalla nostra abbiamo l’entusiasmo. La nostra parola d’ordine dovrà essere transizione. Se riusciremo a imporre il nostro ritmo ai Lakers, giocando con aggressività in difesa e limitando le palle perse possiamo batterli. Fondamentale sarà anche l’apporto di Ayton sotto i tabelloni, che avrà il compito di limitare a rimbalzo una squadra molto forte in quel fondamentale.


Mario Chinea: Beat LA, beat LA, beat LA... Sfida affascinante ma tanta sfortuna incontrarli al primo turno. Decisivo sarà sicuramente il fatto di giocare le prime due in casa (fondamentali) e l'apporto da leader di CP3. E non per ultimo, la difesa: nell'ultimo periodo abbiamo mollato la presa, serve assolutamente ritornare ai fasti difensivi di inizio stagione.



Immaginando una serie o più in generale una Playoffs run lunga di Phoenix, sei preoccupato per la condizione fisica di Chris Paul?


Dario Destri: La stagione ci dice che il ragazzo sta bene, cosa che si era già vista a OKC. E' chiaro che dalla sua salute passa davvero tanto dei Suns, ma il mio timore è che la corsa Playoffs durerà un solo turno.


Alessandro Cozzi: Toccando ferro, Chris Paul da quando ha cambiato dieta e regime di allenamento è rimasto sano. Spero che la striscia che si protrae da quasi due anni non trovi la sua fine proprio quando i Suns hanno più bisogno di lui.


Andrea Bandiziol: No. Da quando ha cambiato preparatore fisico e dieta, Paul non ha praticamente più saltato una gara per infortunio. Tocco ferro, ma non sono preoccupato.


Giovanni Bocciero: Ovviamente. Ma ciò non riguarda solo i Playoffs. Come ho già detto, con il suo arrivo ero sicuro che avremmo centrato la post-season. Però io provo a non guardare solo a questi Playoff, ma al futuro. Se CP3 è stato il principale fattore di questa nostra escalation, non lo potrà essere a lungo termine.


Matteo Vezzani: Da veterano 'sempre giovane' credo che saprà gestirsi al meglio e Booker ha già il carisma per spingere il gruppo nelle difficoltà, vedi lo scorso anno in cui fu comunque decisivo nelle partite vinte in volata.


Vittorio Brun: Non più di quanto lo sarei se fossi un fan dei Lakers per quella di LBJ/AD, un fan dei Clippers per quella di KL/PG o in generale per la salute di qualsiasi big ai Playoffs che ha una storia di infortuni in passato.


Pier Paolo Mottola: Non credo. Quest’anno non ha avuto grossi problemi fisici. Poi è molto bravo nel gestire le energie, quindi non sono preoccupato da questo punto di vista.


Mario Chinea: Assolutamente no, coach Monty Williams sa perfettamente come dosare le sue forze e i suoi minuti, e lo ha dimostrato in tutta la Regular Season. Poi Paul è l'uomo perfetto da ultimo quarto, potrebbe giocare solo gli ultimi 12 minuti e vincere da solo una partita...


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Devin Booker giocherà i suoi primi Playoffs. Come ti aspetti che riesca a gestire la pressione? Per lui e per gli altri giovani dei Suns, consideri importante l'esperienza nella bubble, da questo punto di vista?


Dario Destri: Finalmente vediamo questo fenomeno ai Playoffs. Ha già dimostrato di saper giocare bene sotto pressione ma i Playoffs sono un discorso diverso. Avrà tante responsabilità ma dovrà essere in grado di fare le scelte più lucide. Sarà interessante vedere l'impatto Playoffs anche di Bridges e Cam Johnson, sarà una tappa di crescita importante per tutto il gruppo.


Alessandro Cozzi: L'esperienza simil-playoff della bolla ha sicuramente aiutato l'intera squadra, e Booker in particolare, a crescere e a migliorare nei finali di gara, vero tallone d'Achille dei Suns 2019/20. Non sono preoccupato per quanto riguarda la gestione della pressione da parte di Booker (del resto, è uno degli scorer più prolifici in clutch time da quando è entrato nella lega), ma temo che possa soffrire, almeno inizialmente, la fisicità che viene permessa ai PO. Inoltre, tende a perdere qualche palla di troppo per colpa di decisioni azzardate, soprattutto quando si innervosisce. Nonostante ciò, se dovessi dare la palla a un giocatore dei Suns per mettere il tiro decisivo, sceglierei sicuramente lui.


Andrea Bandiziol: Non ho mezzo dubbio su Booker: risponderà alla grande, saprà reagire bene alla pressione. Su alcuni degli altri ho più dubbi, ma non su di lui. L'esperienza della bolla potrebbe creare più false certezze che altro: in quelle otto vittorie, i Suns avevano in quasi ogni gara una posta in palio maggiore dei propri avversari, e questo li portava a giocare con un senso di disperazione maggiore. Ai Playoffs non avranno questo vantaggio.


Giovanni Bocciero: L'esperienza della bubble è stata fondamentale a mio avviso, per Booker come per tutti gli altri. Forse sono troppo critico, ma io quest'anno ho spesso visto Booker non essere decisivo come magari lo è stato in passato. La presenza di Paul gli avrà tolto di sicuro qualche responsabilità, ma mi aspettavo un deciso salto di qualità, che francamente non ho visto. Speriamo mi smentisca ai Playoffs.


Vittorio Brun: Prevedere come un giocatore gestisca la pressione dei Playoffs è sempre un terno al lotto, soprattutto se si fa il proprio debutto contro una delle favorite al titolo. Dubito che la bubble sia stata di qualsiasi aiuto, considerando che si è giocato contro alcune squadre non proprio motivatissime, mentre a questo giro la motivazione sarà per tutti alle stelle.


Pier Paolo Mottola: Certamente qualche difficoltà all’inizio potrebbe esserci. Però quest’anno i giovani dei Suns hanno acquisito maggiore continuità e autostima. Il merito lo divido tra il coach Monty Williams e Chris Paul, che ha trasferito ai ragazzi la sua grande mentalità e voglia di vincere.


Mario Chinea: D-Book non è mai stato un rookie, si è caricato il peso della franchigia sulle sue spalle già dal primo giorno nella Valley. Non avrà nessun tipo di pressione durante i Playoffs, e ce ne siamo già accorti l'anno scorso in quel di Orlando (Kendall Jenner permettendo).



Cosa pensi del processo di crescita di DeAndre Ayton e cosa ti aspetti dai suoi Playoffs?


Dario Destri: Acerbo, e il problema delle aspettative che è massacrante. Sarà per sempre quello scelto prima di Doncic e non è un peso facile da gestire. A parte questo vedo dei netti miglioramenti, giocare con CP3 aiuta, ma deve ancora migliorare tantissimo nelle letture difensive e nell'utilizzo del proprio corpo. Ha un telaio da dominatore ma non ha ancora la patente per usarlo, se non ci riuscirà rimarrà sempre un giocatore incompiuto.


Alessandro Cozzi: Sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla crescita difensiva di Ayton, soprattutto nelle situazioni di pick and roll, e da bloccante dall'altro lato del campo. Nonostante questo rimane sempre un giocatore poco costante, soprattutto in attacco, e tende a scomparire dalle partite. Mi aspetto molti alti e bassi in questi PO, sperando che i primi compensino per i secondi.


Andrea Bandiziol: Ecco, pensavo proprio ad Ayton quando dicevo che non ero sicuro di alcuni tra gli altri giovani... la crescita è innegabile da entrambi i lati del campo. Ayton ha avuto un impatto positivo sia in attacco che in difesa, accontentandosi di meno tocchi e facendo il lavoro sporco da un lato e affermandosi come uno dei migliori rim protector dall'altro. L'unico problema rimane la continuità: saprà giocare a questi livelli per tutta la postseason? Purtroppo, dato il suo ruolo, un passaggio a vuoto di Ayton costa più di un passaggio a vuoto di quasi chiunque altro a roster, forse tutti fatta eccezione per CP3. Fare previsioni sulle prossime settimane di Ayton è pressoché impossibile, ma sarà uno dei 2/3 giocatori più importanti dei Suns in ogni serie che giocheranno.


Giovanni Bocciero: Altro giocatore dal quale voglio vedere più cattiveria. Quante volte potrebbe schiacciare e portarsi il ferro a casa, e invece segna con un layup. E' come se non volesse usare tutta la sua forza. Deve sbloccarsi dal punto di vista agonistico. Ci riuscirà? Lo speriamo tutti noi tifosi Suns.


Vittorio Brun: Non sono mai stato il più grande fan di Ayton sin dai tempi del Draft (aver passato Doncic era, è e rimarrà un enorme errore per qualsiasi team non chiamato Dallas Mavericks in quel Draft). Detto ciò, quest'anno ha fatto passi da gigante in difesa, che era uno dei suoi punti deboli. La difesa su Davis sarà una delle chiavi della serie.


Pier Paolo Mottola: Ayton è un giocatore con grandi mezzi. Deve rendersene conto prima lui. A volte è un po’ soft. Sul piano tecnico lo vedo cresciuto negli ultimi anni, deve fare l’ultimo step a livello di mentalità per poter diventare un big. Non tutti ci riescono, dipende solo da lui.


Mario Chinea: Non sono la persona giusta per parlare del figlio di Nassau. Ho un debole per lui, durante il mio viaggio in Arizona nel suo primo anno in NBA (ebbene sì, ho avuto il coraggio di andare a vedere i Suns di coach Kokoskov, 19W) ho avuto la fortuna di vedere 4 partite dal vivo e di parlare con lui: è un mostro in campo e molto gentile e alla mano fuori. Per me può assolutamente diventare un fenomeno nel pitturato, e quest'anno i miglioramenti sono evidenti agli occhi di tutti. Gli manca un po’ di cattiveria, ma come dice il nostro Rick Fois, Ayton ha un potenziale infinito.


FOTO: NBA.com

La panchina di Phoenix ha la seconda WIN% della Lega: come ti aspetti le rotazioni da Playoffs di Monty Williams e in particolare nella serie contro i Lakers?


Dario Destri: Panchina fondamentale per reggere l'impatto con i Lakers, dovranno portare tutti il proprio mattoncino. Da Payne a Kaminsky, ogni tiro e ogni difesa potrà fare la differenza. La forza di questi Suns non sono CP3 o Book, ma il gruppo.


Alessandro Cozzi: La panchina è stata forse uno dei punti di forza principali della squadra durante questa stagione, in particolare Saric ha giocato da borderline sesto uomo dell'anno nelle prime trenta partite o giù di lì (per poi calare in seguito agli infortuni) e i due Cam (Payne e Johnson) hanno confermato tutto ciò di buono che avevano fatto vedere nella bolla. Mi aspetto una rotazione Playoffs a 9 giocatori, almeno per le prime gare, con i 5 titolari, Payne, Johnson, Craig e Saric, ma non mi sorprenderebbe vederla scendere a 8 in certe partite. Contro i Lakers i lunghi potrebbero caricarsi di molti falli, quindi mi aspetto diversi minuti da parte di Craig e Saric dalla panchina, anche se dovessero faticare in attacco.


Andrea Bandiziol: Credo che le rotazioni siano abbastanza definite: Paul, Booker e Payne tra le guardie. Bridges, Crowder, Johnson e Craig tra le ali. Ayton e Saric da 5. Dico Craig perché ha avuto un buon impatto dal suo arrivo, e perché credo sia uno dei pochi a roster ad avere una mezza chance contro AD. Tutti gli altri li vedo indietro: è possibile che Monty provi Kaminsky qualora ci fossero problemi con AD o Drummond, o Galloway se dovesse servire tentare di rientrare in una gara, ma non è una cosa che succederà in ogni gara.


Giovanni Bocciero: Questo è un altro grande merito di coach Williams, che ha saputo coinvolgere tutti. A parte gli infortuni, ha provato diverse volte a modificare lo starting five. E poi ha saputo rivitalizzare un giocatore come Payne, ad esempio, che si stava un po' perdendo.


Vittorio Brun: L'impatto delle panchine ai Playoffs è spesso diverso rispetto alla Regular Season, essendo le rotazioni molto più corte. Di certo, la nostra second unit può fare ottimi parziali contro la second unit dei Lakers, ma mi aspetto minutaggi inferiori che potranno ridurne l'importanza nella serie.


Pier Paolo Mottola: La panchina potrebbe essere un fattore importante. Due nomi su tutti: Carter e Saric. Il primo potrebbe dare quell’energia in più in difesa, mentre il secondo potrà rivelarsi utilissimo per allargare la difesa dei Lakers.


Mario Chinea: Gestire come ha fatto in stagione il minutaggio di CP3 sarà fondamentale. Per il resto nessuna grande novità, vedere come stanno fisicamente Crowder e Johnson e la gestione di Ayton, sono molto curioso al riguardo.



Monty Williams è il tuo Coach of the Year?


Dario Destri: Sì. Non lo dico solo perchè tifoso, ma il modo in cui ha raddrizzato una franchigia in due anni è meritevole di un riconoscimento. Per carità anche il buon Tim a New York lo merita, ma quello che ha fatto Monty Williams è davvero un piccolo capolavoro, anche per le prospettive future.


Alessandro Cozzi: Penso che Monty Williams meriti il COTY come coronamento di un percorso di crescita e sviluppo della squadra durante i suoi primi due anni alla guida dei Suns, e alla sua capacità di adattarsi ai giocatori a sua disposizione. I Suns sono passati dall'essere una squadra da transizione, con pace elevato, a una squadra che gestisce ogni possesso metodicamente. In parte ciò è merito di Paul, ma lo zampino di Williams è comunque evidente. In ogni caso, se dovesse vincerlo Thibodeau non sarebbe uno scandalo.


Andrea Bandiziol: Sì. Non di poco, ho Snyder molto vicino a lui e Thibodeau poco dietro, ma sì, avrei votato Williams.


Pier Paolo Mottola: Beh, direi di sì. Se la gioca con Snyder. Entrambi hanno portato le loro squadre a risultati imprevedibili a inizio stagione, quando tutti pensavano che la Western Conference sarebbe stato il regno di Lakers, Clippers e Nuggets.


Mario Chinea: Sarò telegrafico: è lui il primo artefice della rinascita di questi Suns. Lui e i suoi metodi “spursiani”. Si vede il rapporto che ha creato con i suoi ragazzi (bellissimo il siparietto con Carter a rinnovo avvenuto). E tanti applausi ovviamente anche a James Jones.



Facendo un passo indietro al Draft 2020, cosa pensi di Jalen Smith? Col senno di poi, c’è un rookie in particolare che ti piacerebbe vedere a Phoenix, tra quelli chiamati dopo di lui (decima scelta)?


Dario Destri: Phoenix non è nuova a scegliere fuori dagli schemi, lo fece già con Cam Johnson e fu una scelta super azzeccata con questo roster. Probabilmente Smith ha ancora tanta strada da fare prima di essere pronto ed è lecito pensare che fosse prendibile anche con una scelta diversa. Ma vediamo fra un paio di anni almeno. Tra i nomi venuti dopo facile citare Haliburton, steal pazzesca, ma non mi sarebbe dispiaciuto vedere a Phoenix anche Cole Anthony o Pokusevski.


Alessandro Cozzi: Dalla notte del draft penso che Jalen Smith sia una scelta essenzialmente bruciata, e che mi sorprenderebbe vederlo contribuire positivamente durante il suo contratto da rookie. Prenderei praticamente quasi ogni giocatore scelto tra la 11 e la 25 al posto suo, se dovessi scegliere probabilmente Devin Vassell, per via della sua versatilità difensiva e il potenziale da creatore terziario. Ma pure Kira Lewis o Maxey per il post-Paul, oppure anche Haliburton, non mi sarebbero dispiaciuti.


Andrea Bandiziol: Smith si è visto pochissimo in campo in NBA, anche se in quei pochi minuti ha fatto vedere delle cose interessanti. La sua esperienza nella "Gubble", la bolla G-League, ha evidenziato un profilo atletico incredibile, con capacità di tiro e di palleggio, ma a livello di letture.è sembrato ancora lontano. Per un rookie è complicatissimo entrare nelle rotazioni di una squadra che in una stagione da 82 gare avrebbe chiuso con 57W, figuriamoci se è un rookie acerbo... Tra gli altri rookie scelti dopo la 10, credo che solo Haliburton e Bane avrebbero sicuramente fatto parte delle rotazioni, e credo che solo Bane avrebbe aggiunto qualcosa che a roster non è già presente: un tiratore di movimento così, che sappia mettere palla a terra ed arrivare al ferro ed essere un positivo anche in difesa, i Suns a roster non ce l'hanno. Credo che anche Tillman avrebbe potuto tornare molto utile in determinate circostanze.


Giovanni Bocciero: Confesso di essere rimasto un po' così quando abbiamo scelto Smith, che comunque ho seguito a Maryland e che mi piace. Magari guardando solo i nomi puoi dire che c'era Haliburton. Ma vista la chiamata di Cam Johnson, ad esempio, dico: lasciamo lavorare lo staff tecnico. Quest'anno Smith aveva la posizione piuttosto affollata, ma aspettiamo.


Vittorio Brun: Con Smith credo che Jones abbia voluto cercare un po' il colpo ad effetto come lo fu Cam Johnson lo scorso anno, ma da quel poco che si è visto i risultati non sono stati altrettanto buoni. Aspettiamo il prossimo anno e vediamo come si sviluppa. Escludendo i nomi più scontati, mi sarebbe piaciuto vedere Pokuševski o Bane, uno per il potenziale da unicorn e l'altro per aggiungere difesa e tiro alla panchina.


Pier Paolo Mottola: Jalen Smith al momento è un grosso punto interrogativo. Quest’anno ha giocato molto poco, il suo impatto andrà valutato a lungo termine. Sui rookie chiamati dopo di lui mi son piaciuti molto Haliburton, Quickley e Saddiq Bey.


Mario Chinea: Jalen Smith chi? A parte gli scherzi, no ragazzi, non fatemi parlare di Draft passati o futuri. Ancora ho gli incubi per Chriss, Len, Bender, Jackson...



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Per chiudere, quello che ti è piaciuto e non ti è piaciuto della stagione dei Suns: un tuo top e un tuo flop.


Dario Destri: Il mio top è assolutamente Mikail Bridges, giocatore spaziale che firmerei oggi a vita. Il mio flop non c'è (forse Smith, ma come dicevo è presto). Questa stagione dei Suns è stata troppo perfetta per trovarci un flop.


Alessandro Cozzi: Top: la crescita offensiva di Mikal Bridges, che ormai è diventato un terzo violino di lusso e ha mostrato sprazzi di creazione per sé e per i compagni che fanno ben sperare per il presente e il futuro. Flop: è difficile trovarne uno in una stagione così positiva per la squadra, ma se vogliamo spaccare il capello in quattro direi che mi sarei aspettato qualcosa di più da parte di Booker, che encomiabilmente si è sacrificato molto per la squadra in termini di tocchi ma allo stesso tempo non ha fatto il salto che mi aspettavo come mega-creator (come di fatto era nella bolla). Spero di rivedere quella versione di Booker ai Playoffs.


Andrea Bandiziol: Complicato, perché quasi tutti sono stati la versione migliore di se stessi. Se devo dare un solo nome, probabilmente vado per Bridges: il salto in avanti a livello offensivo è stato notevole, e l'unica cosa che lo tiene lontano da una stagione da 20 punti a notte è la presenza a roster di molte bocche da fuoco. Delusione... posso dire nessuno? Tutti sono stati spettacolari sinora, speriamo di poter continuare così anche in postseason.


Giovanni Bocciero: Trovare un flop in questa stagione credo sia davvero difficile. In una maniera o in un'altra, quasi tutti si sono messi in luce positivamente. Vedi Crowder, altro ottimo rinforzo, o i vari usciti dalla panchina come Payne, Galloway, Moore. Per quanto riguarda il top, ovviamente CP3. Ha cambiato la squadra.


Matteo Vezzani: Una stagione così ci mancava dai tempi di D'Antoni e la qualificazione ai Playoffs fa ben sperare sul progetto a medio termine. L'unico punto interrogativo è quanto Chris Paul durerà e vorrà rimanere.


Vittorio Brun: Flop purtroppo la scelta al Draft: il Draft non è una scienza esatta ed è sempre facile discuterne con il senno di poi, ma Smith rimane una chiamata sprecata, contando che a quel punto si sarebbe potuto anche cercare di esplorare una trade down. Top difficile sceglierne uno, ma vado con Bridges, giocatore mai lodato abbastanza ma chiave nei nostri equilibri difensivi ed ormai lanciato verso anni di selezioni negli All-Defensive Team.


Pier Paolo Mottola: Mi è piaciuto quasi tutto. Il top, al di là degli scontati Paul e Booker, per me è stato Mikal Bridges. Quest’anno è sbocciato definitivamente, mostrandosi un giocatore completo in entrambi le fasi di gioco. Flop per me non ce ne sono stati, anche se mi sarei aspettato qualcosa in più da Cameron Johnson.