• Alessandro Di Marzo

Sam Bowie: l'uomo scelto prima di Jordan


© Double Clutch

“I ball for real, y’all is Sam Bowie. And with the third pick, I made the earth sick. MJ, him Jay, fadeaway, perfect”

Jay Z - Hola Hovito

Sam Bowie ha segnato oltre 5.000 punti nei suoi 10 anni di carriera NBA. Nel 1992/93 giocò 71 partite, mettendo a referto 15 punti e 8 rimbalzi a partita con i New Jersey Nets. Numeri di tutto rispetto, si potrebbe pensare. Ma Sam Bowie, durante la sua carriera cestistica, è sempre stato etichettato semplicemente come colui che venne scelto da Portland prima di Michael Jordan.

Ripercorrerò la storia di Bowie cercando di capire se sia giusto affermare che sia stato un fallimento. Ma prima voglio parlare, più in generale, riguardo alla percezione delle scelte al Draft. Dopo ogni Summer League è facile farsi trascinare dalle speranze che qualche giovane giocatore diventi l’uomo della franchigia che si segue. Questi giocatori hanno un’intera carriera davanti a loro e sperano di scrivere la storia della propria franchigia. Teoricamente, ogni scelta dei Draft NBA è, in questa fase, un giocatore che segue la teoria di Schrödinger. Esistono più versioni sconosciute del futuro dei giovani cestisti, versioni per cui si può avere un enorme successo, si può finire per essere etichettati come fallimenti o ci si trova in una via di mezzo. Alcuni potrebbero avere una visione ottimistica di tutto questo, percependo possibilità di realizzare il sogno di un futuro ricco di successi; altri potrebbero invece essere prudenti e guardare il passato per capire che molte variabili incontrollabili determineranno il patrimonio che lascerà un giocatore.

"Ok, ma io volevo solo leggere qualcosa riguardante il basket". Sento che stai dicendo questo. Ma ci sto arrivando, diamine!

Il Draft NBA del 1984

Ciò a cui sto (lentamente) arrivando è la scienza inesatta del drafting nell'NBA. Posteriormente, è facile ripensare al Draft del 1984 e dire che sia assurdo che qualcuno sia stato scelto prima di Michael Jordan, figuriamoci se questi "qualcuno" non sono superstar. Ma come vediamo ogni singolo anno, con il senno di poi spesso tutto sarebbe decisamente differente.

Il 1984 è un anno interessante per ripensare alle percezioni che si hanno del Draft. I Los Angeles Lakers e i Boston Celtics avevano giocato la prima delle due finali consecutive tra loro, e nel frattempo un'enorme dose di talento stava per entrare nella Lega (Michael Jordan incluso).

Da un punto di vista vicino a noi, il draft sembra strano per molti motivi. Carl Lewis( sì, l'atleta che non ha mai giocato a pallacanestro) venne scelto al decimo giro. Aspettate. C'era un decimo giro?! Ok, sto divagando...

Partendo dall'alto, l'ordine dei giocatori scelti al Draft del 1984 è:

1. Akeem Olajuwon (non aveva ancora adottato la "H" nel suo nome)

2: Sam Bowie

3: Michael Jordan

4: Sam Perkins

5: Charles Barkley

7: Alvin Robertson

9: Otis Thorpe

11: Kevin Willis

16: John Stockton

Essere stati scelti un turno prima del giocatore che sarebbe poi stato considerato il migliore di tutti i tempi è una brutta storia. Col senno di poi sembra assurdo (e per molti versi lo è), ma c'era anche grande differenza nella concezione di talento e nella relativa importanza dei vari ruoli in una squadra di basket.

"Non vinci un titolo con una guardia. Lo vinci con gente dominante sotto canestro. Bowie non lo era al primo anno, ma lo sarebbe diventato nel giro di un paio d'anni. Era buono come gli altri quando entrò nella Lega".

(Kiki Vandeweghe, ala dei Portland Trail Blazers)

Con l'importanza del ruolo di centro probabilmente ai minimi storici nell'NBA odierna può sembrare strano, per noi, leggere questo tipo di commenti. Ma questa è una Lega che era stata testimone del dominio di giocatori come Wilt Chamberlain e Bill Russell, con Kareem Abdul-Jabbar ancora nel mezzo dei suoi incredibili vent’anni di carriera. Visti i numeri di George Mikan durante i primi anni di vita della Lega, questa dovette addirittura cambiare le regole del gioco. I Blazers stessi, nel 1978, avevano in squadra il centro MVP della stagione, Bill Walton, che aveva trascinato la franchigia verso il titolo l’anno precedente.

Era comune pensare che si dovesse avere un centro dominante per vincere, perciò tutte le squadre erano pronte a fare tentativi per assicurarsene uno. Sulla carta, Bowie aveva le caratteristiche che tutti vorrebbero per un potenziale uomo franchigia. Dal 1979, era considerato il miglior giocatore del liceo in America, davanti a Isiah Thomas, James Worthy, Dominique Wilkins, Clark Kellogg e Ralph Sampson. Aveva medie di 28 punti e 18 rimbalzi a partita, era sponsor di McDonald's e Parade, guidò la sua squadra verso le State Finals e venne nominato giocatore dell’anno davanti a Ralph Sampson... sembrava che nulla potesse intralciare il cammino di Sam Bowie verso il successo nel college basketball e in seguito nei ranghi professionistici.

All'Università di Kentucky, la seconda stagione di Bowie lo vide registrare medie di 17.5 punti e 9 rimbalzi a partita. Venne nominato nella terza squadra NCAA All-American dalla stampa e nel 1981 stabilì anche il record, per Kentucky, di tiri stoppati in una singola partita (9). Il periodo d’oro di Bowie sembrava non aver fine. Fino all’infortunio.

Atterrando da una schiacciata sbilanciata durante la stagione da sophomore, Bowie subì una frattura da stress alla tibia sinistra: ciò significava che avrebbe saltato le stagioni 1981/82 e 1982/83. Dopo aver finalmente recuperato, Bowie ritornò per la stagione successiva e mise in mostra alcuni lampi del giocatore pre-infortunio. Sebbene i suoi punti a partita scesero a 10.5, mantenne invariati i numeri a rimbalzo e venne ancora nominato nella seconda squadra All-American.

Kentucky ha poi vinto il titolo SEC, e perso solamente alle Final Four NCAA per mano di Patrick Ewing e i Georgetown Hoyas. Visto anche il fascino che ottenne Bowie nel mondo dei media, eccolo sulla copertina di Sports Illustrated:

La stagione da rookie

La carriera da professionista di Sam Bowie è spesso, ed erroneamente, vista come compromessa a causa dei suoi problemi fisici. E mentre è sicuramente vero che gli infortuni gli hanno negato di diventare la stella della franchigia che sarebbe diventata senza di essi, è stato comunque un solido giocatore. Da matricola mise a referto 10 punti, 8.6 rimbalzi, 2.8 assist e 2.7 stoppate a partita. Decisamente buono per un rookie. Quel che è assurdo è che queste furono anche le sue migliori in carriera. Dunque, abbiamo analizzato le ragioni per le quali Portland prese questa decisione, le motivazioni e il contesto che hanno portato a questa scelta. Ma dopo la scelta? La seconda cosa assurda fu la velocità necessaria a capire che Portland aveva fatto un enorme errore. Anche in TV i giornalisti che commentavano il Draft sembravano esprimere queste sensazioni riguardo alla seconda e la terza scelta. L’annuncio di Sam Bowie fu il seguente: “Sam Bowie, giovane ragazzo ritornato dopo una frattura da stress alla tibia. È stato fuori per due stagioni, per poi ritornare più forte a Kentucky. Ha perso l’opportunità di giocare le Olimpiadi”. Questo, invece, il commento della scelta di Michael Jordan: “Tutti sono euforici. Jordan ha catturato l’attenzione. Questo non ne sbaglia uno. Mette canestri che contano, nel traffico, e può farlo con un incredibile controllo; è un grande, grande creatore di opportunità, dello stampo di Dr J. È una stella, un grande tiratore, con un atletismo superbo: per questo ci sono molte squadre che hanno provato a privare Chicago di questa scelta". Si parlò molto del trattamento fisico a cui i Blazers fecero sottoporre Bowie per capire definitivamente l’estensione dei suoi infortuni. Sfortunatamente per Portland, nel 1984 i metodi erano leggermente più rudimentali di quelli che abbiamo oggi. E, come si scoprì poi, piuttosto facili da aggirare. Parlando per il documentario di ESPN “Going Big”, Bowie ammise di ricordare ancora come, dopo un colpetto sulla tibia sinistra,disse di non aver sentito nulla. Nel profondo, però, faceva ancora male. Affermò poi che, nonostante quelle azioni fossero state sbagliate, chiunque altro avrebbe fatto lo stesso.

Nonostante ciò, però, sono sicuro che i tifosi dei Blazers si siano offesi dopo quell'atto di disonestà.

"E se...?"

Con i se e con i ma non si scrive la storia. Seguitemi.

I Portland Trail Blazers avevano già scelto uno swingman atletico nel 1983, Clyde Drexler. Clyde. The Glide. Drexler. Se siete abbastanza fortunati da essere molto giovani e da non averlo visto giocare, date immediatamente un'occhiata ai suoi numeri in carriera.

Ha perso le Finals un paio di volte essendo un uomo franchigia (nel 1990 contro i Pistons dei "Bad Boys" e nel 1992 contro i Bulls di Michael Jordan), prima di vincerle con Houston nel ruolo di secondo violino dietro ad Olajuwon (l'altro del Draft del 1984). Non sono sicuro che Clyde sia ricordato abbastanzaper il suo impatto. Sebbene suoni sciocco oggi, conoscendo come siano andate le loro carriere, prima che si scontrassero l'uno contro l'altro nelle Finals si discuteva in maniera accesa su chi fosse superiore tra Drexler e Jordan. Bisogna ricordare che Drexler aveva già guidato la sua squadra su quel palcoscenico, mentre i Bulls avevano faticato molto per arrivarci, nonostante le imprese di Jordan.

Immaginatelo in squadra con Michael Jordan. Quanti titoli avrebbero potuto vincere una coppia con Jordan e Drexler?

***Alterato stato di coscienza riflettendo su ciò***

***I concetti di spazio e tempo sembrano svanire finché tutto scompare***

Ora potreste avere un po' di mal di testa. Guardate.

Tra il 1990 e il 1998, 15 delle 18 squadre che parteciparono alle NBA Finals avevano Clyde Drexler o qualcun altro (non Sam Bowie) scelto nel Draft del 1984 come giocatore chiave nella rotazione (considerando anche i contributi di Sam Perkins, giocatore di Lakers e Sonics).

Guardando il tutto da un'altra prospettiva, Sam Bowie, dal 1995, non giocò più in NBA. Portland aveva enormi opportunità di portare il titolo nell'Oregon e scelse l'unico giocatore che non riuscì a far migliorare la squadra abbastanza da vincere almeno un altro campionato.

Ciò che viene spesso dimenticato del Draft del 1984 è anche il fatto che, sebbene non abbia giocato in NBA, la leggenda brasiliana Oscar Schmidt venne scelta dai New Jersey Nets. C'era un rischio reale che Sam Bowie venisse scelto prima di UN'ALTRO potenziale talento da Hall of Fame...

Se non conoscete Oscar Schmidt e pensate che stia esagerando, esaltandolo così tanto... sappiate che è il miglior cestista brasiliano di sempre. Schmidt era il leader di punti segnati nelle Olimpiadi del 1992, davanti a Drazen Petrovic, Arvydas Sabonis e l'intero Dream Team. Tra la fine degli anni '70 e la metà degli anni '90 era tra i migliori realizzatori di ogni singola competizione internazionale di basket, e giocò sia nella FIBA che alle Olimpiadi.

Il gran finale

Si potrebbe pensare che ritenere Bowie un fallimento sia un giudizio severo (si potrebbe discutere che sia un giudizio orribile nei confronti di chiunque, ma questo è un altro discorso!) se si considera che, quando riusciva a giocare, era un buon giocatore. Se guardaste le sue statistiche e non conosceste nient'altro riguardo a lui, intuireste che ha avuto dieci anni di buona carriera.

C'è una storia sempre presente nella mia mente quando penso a Sam Bowie e al suo patrimonio nel Gioco. Quattro mesi prima del suo ritiro, Michael Jordan convinse i Bulls che dovevano provare ad ingaggiare Bowie. Questo non accadeva molto spesso. I Bulls avevano sempre faticato a prendere (con tutto il rispetto per i giocatori che avevano) giocatori di talento nella posizione di centro, e perciò questa sembrava una scommessa a basso rischio.

Bowie andò a Chicago, conobbe la squadra, parlò con Phil Jackson e osservò un allenamento dei Bulls. Questa squadra era quella che avrebbe poi stabilito il record di 72 vittorie. Sam, in un'intervista, disse di non riuscire a credere quanto folle e ossessivo fosse Michael Jordan in allenamento. Affermò che si era sempre chiesto cosa lo avesse reso così grande e disse che questa esperienza lo aiutò a capire.

Una delle più grandi squadre di sempre tese la mano a Bowie e gli offrì un posto nel roster. Un'opportunità di capovolgere la sua immagine e combattere per un titolo. Di essere testimone dell'instancabile forza di volontà che fece di Michael Jordan il giocatore che fu.

La possibilità di essere parte di QUEL gruppo. Ma Sam Bowie scelse di non giocare mai più a basket.

© Double Clutch

Questo articolo, scritto da Nick Whitfield per Double Clutch e tradotto in italiano da Alessandro Di Marzo per Around the Game, è stato pubblicato in data 19 giugno 2019.

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