• Davide Corna

Le scelte di Pat Riley nell'ultimo giorno di mercato


FOTO: NBA.com

Questo articolo, scritto da Greg Cote per Miami Herald e tradotto in italiano da Davide Corna per Around the Game, è stato pubblicato in data 25 marzo 2021.



La pazienza può essere una virtù sopravvalutata.


Pat Riley l'ha imparato nei 25 anni anni lungo i quali è stato una delle migliori cose mai capitate all'ambiente sportivo di Miami. E i tifosi degli Heat hanno quasi sempre beneficiato della sua mancanza di pazienza.


Pat ha da poco compiuto 76 anni. E con la sensazione di non avere il tempo di stare ad aspettare quando ci sono opportunità da cogliere, affari da concludere e tessere del domino da far cadere, anche stavolta Riley si è gettato nella mischia. Nell'ultimo giorno di mercato, dopo una striscia di 4 sconfitte consecutive che ha visto Miami scendere al quinto posto a Est con un record di 22-22, i telefoni dei dirigenti Heat sono stati spesso occupati. Riportare Miami alle NBA Finals sembrava un traguardo lontano, e così gli Heat si sono mossi alla ricerca di rinforzi sul mercato.


Vediamo cos'è successo.


Miami da Houston ha acquisito Victor Oladipo, un due volte All-Star con una media stagionale di 20.8 punti a partita, in cambio di Avery Bradley e Kelly Olynyk. Poi, hanno ottenuto l'ala grande Nemanja Bjelica da Sacramento in cambio di Moe Harkless e Chris Silva. Nei giorni scorsi era invece arrivato Trevor Ariza dagli Oklahoma City Thunder, per Meyers Leonard e una scelta al secondo giro nel 2027.


Insomma: è stata rafforzata la rotazione, aggiunto profondità in posizione di ala, preso un realizzatore da 20 punti a partita, tutto senza rinunciare a nessun giocatore davvero importante, come poteva essere Duncan Robinson. Inoltre, Miami sembra in prima fila per acquisire anche LaMarcus Aldridge dopo il suo buyout con gli Spurs. Niente male.


Vediamo, poi, cosa non è successo.


Kyle Lowry non è arrivato a Miami. Non per una mancanza di interesse o di impegno, ma perchè Riley, diversamente da altre trade deadline, è stato paziente. Ha rifiutato di andare all-in per il 35enne Lowry, la cui aggiunta avrebbe sì migliorato Miami, ma probabilmente non l'avrebbe portata fra le favorite a Est. Ha rifiutato di includere nello scambio Tyler Herro, il giovane che Toronto aveva richiesto. I Raptors hanno quindi tenuto Lowry, che la prossima estate sarà però free agent, libero di firmare per qualunque squadra, inclusa Miami.


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Sui social media Riley è stato bersagliato per tutta la giornata di giovedì, mentre le valutazioni dei Raptors riguardo a possibili affari con 76ers, Heat e Lakers erano in svolgimento. Ho visto meme di Riley addormentato alla scrivania, mentre altre squadre chiudevano scambi. Sì, a Riley, l'uomo che cinque mesi fa ha riportato gli Heat alle NBA Finals, con lo stesso roster che molti avrebbero ora voluto vedere smantellato.


E ora, non avendo chiuso l'affare-Lowry, viene criticato da molti in Florida. Riley non si merita niente di tutto questo, ovviamente. Anzi, fra gli uomini alla guida delle squadre più importanti della Florida del Sud come Dolphins, Marlins, Panthers, Inter Miami o Hurricanes, nessuno merita fiducia più di Pat Riley. Non lo sto difendendo sulla base di trionfi lontani (anche se 4 titoli, per quando distanti nel tempo, sarebbero comunque abbastanza a garantirgli credito). Sto parlando dell'uomo che ha scelto Bam Adebayo e che ha acquisito Jimmy Butler, portando gli Heat a due vittorie dalla conquista dell'anello. Cinque mesi fa.


Nelle ultime ore prima del gong, Riley ha preferito puntare su Herro come parte integrante del futuro della franchigia, piuttosto che acquisire Lowry per qualche mese. E io sto con lui.


Miami era preparata a una rivoluzione, pronta a sconvolgere quintetto e rotazione per portare Lowry in città. Riley avrebbe presumibilmente accettato di riununciare a Goran Dragic, Andre Iguodala e forse anche a Robinson - ma non ha accettato di cedere Herro.


Le voci di mercato avevano portato più di un terzo del roster degli Heat in orbita partenza, con i bagagli pronti per lasciare Miami. "I ragazzi si ritrovano a dover gestire queste voci ogni stagione, e di anno in anno aumentano sempre di più", ha dichiarato coach Spoelstra. "Il volume di speculazioni e rumors è vertiginosamente più alto rispetto a 20 anni fa. Ma far parte di una società sportiva professionistica vuol dire imparare a compartimentalizzare".


Intanto, tanti altri venivano associati nell'ambito di possibili scambi, incluso Oladipo. Ma Lowry, all'inizio dell'ultimo giorno di mercato, era considerato il primo obiettivo. Ieri aveva partecipato a quella che sarebbe potuta sembrare la sua ultima conferenza post-partita da giocatore di Toronto. "È stato tutto un po' strano stasera, senza sapere dove sarò fra qualche giorno. È stato sicuramente diverso dal solito".


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Lowry ha compiuto 35 anni proprio nel giorno della trade deadline. Nelle stesse ore gli Heat hanno annunciato il rebranding della AmericanAirlines Arena, con il nuovo nome di FTX Arena. E abituarsi al nuovo nome, a Miami, sarà più difficile di quanto sarebbe stato per Lowry abituarsi a giocare con gli Heat.


Come altri atleti della sua generazione, a 35 anni Lowry mostra ben pochi segni di calo. Ha partecipato all'All-Star Game per 6 volte consecutive e si sta mantenendo ad altissimi livelli. È un cecchino da tre punti, un creatore di gioco, un buon difensore e anche un buon rimbalzista. La sua grinta e la sua leadership sembravano caratteristiche perfette per la Heat Culture.


Invece, Riley ha scelto di concludere tre scambi che hanno avuto un impatto minore sul roster. E aver ottenuto Oladipo quasi gratis, non avendo rinunciato a Herro nè a Robinson, costituisce una vittoria per Pat. Il nucleo della squadra che ha raggiunto le Finals nel 2020 è rimasto intatto, ma la squadra ha ora maggior talento offensivo grazie a Oladipo.


Qualunque possibile rivoluzione è rimandata alla prossima free agency.