• Alessandro Di Marzo

Sei stelle NBA mai sopra i 20 punti a partita

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Questo articolo, scritto da Ernesto Cova per Fadeaway World e tradotto in italiano da Alessandro Di Marzo per Around the Game, è stato pubblicato in data 31 gennaio 2020.

Sono tanti i modi attraverso i quali un giocatore può risultare determinante in una partita senza il bisogno di mettere molti punti a referto. Certamente, la squadra vincitrice sarà quella con più punti segnati, ma c'è anche bisogno di difesa, rimbalzi, playmaking e QI cestistico per trionfare.

Alcuni giocatori non hanno mai sviluppato grandi abilità di scoring, perché si sono focalizzati sullo sviluppo di altri talenti o perché la squadra non lo richiedeva. Ciononostante, una parte di questi ha comunque avuto una carriera di successo e giocato in squadre che hanno poi vinto il titolo.

Ecco a voi 6 star NBA che non si sono mai spinte oltre i 20 punti a partita.

Dennis Rodman (stagione migliore: 11.6 PPG)

Rodman non si avvicinava quasi mai al canestro per segnare, ma ha comunque vinto cinque titoli NBA, rivestendo un ruolo tutt'altro che marginale nei sistemi di Pistons e Bulls. Per alcuni è stato il migliore difensore nel pitturato, nonché il miglior rimbalzista di sempre: poteva infatti risultare decisivo prendendo 20 rimbalzi senza segnare nemmeno un punto.

Difatti, escludendo la stagione 1987/88, non ho mai raggiunto i 10 punti di media a partita, ma guidato la classifica dei rimbalzi per 7 anni consecutivi (dal 1992 al 1998), risultato condito da due premi di Difensore dell’Anno (1989, 1990).

John Stockton (stagione migliore: 17.2 PPG)

Stockton è esploso relativamente tardi. Ci è voluto un bel po' prima di vederlo partire in quintetto, ma, una volta titolare, non ha mai perso l'occasione per dimostrare a tutti il suo valore, anche se non lo ricordiamo per i suoi punti segnati.

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FOTO: Sam Forencich/NBA

Il nativo di Spokane è considerato una delle tre migliori point guard di sempre, specialmente grazie alla sua sublime abilità nei passaggi e alla sua costante concentrazione difensiva, elementi che rassicuravano i compagni di squadra.

Le sue migliori stagioni al tiro sono state quelle del 1989/90 e 1990/91, quando ha girato a 17.2 punti a gara. Il suo valore, però, si spinge oltre a questo dato: basti pensare che è stato il giocatore con più assist per ben nove anni consecutivi (dal 1988 al 1996), e due volte il migliore in palle rubate (1989, 1992).

Steve Nash (stagione migliore: 18.9 PPG)

Nash, durante i suoi primi anni di carriera NBA, non sembrava un gran giocatore. Le cose, però, sono cambiate quando gli è stata data la possibilità di giocare da titolare e si è trasformato in un maestro del gioco, uno dei più incisivi di sempre.

Il canadese ha guidato uno degli attacchi più belli da vedere durante il suo periodo ai Suns, senza comunque spingersi oltre i 18.8 punti di media, nella stagione 2005/06. La sua brillante carriera, pur senza anelli, gli ha portato riconoscimenti come due titoli MVP (2004/05 e 2005/06), cinque stagioni come miglior assistman e otto convocazioni all’All Star Game.

Bill Russell (stagione migliore: 18.9 PPG)

Durante i suoi 13 anni in NBA, Russell ha letteralmente dominato la Lega, vincendo ben 11 anelli e guidando la classifica dei rimbalzi per cinque stagioni (in tutta la carriera, non è mai sceso sotto i 18.6 rimbalzi a stagione).

Tuttavia, come scorer non era così dominante. La sua forza, infatti, risiedeva soprattutto nell’aspetto difensivo. Il suo record di punti a partita non è strabiliante - “solo” 18.2 nella stagione 1961/62 - ma ha dominato il Gioco in molti altri modi.

Manu Ginobili (stagione migliore: 19.5 PPG)

Nonostante abbia vinto un solo premio di Miglior Sesto Uomo dell’Anno (nel 2008), è legittimo considerare Ginóbili il migliore sesto uomo della storia del Gioco.

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FOTO: AP Photo

La sua forza, infatti, non si limitava allo scoring. Manu ha infatti oltrepassato il limite dei 17 punti a partita in sole due stagioni (2007/08 e 2010/11), ma i quattro anelli vinti con lui a roster non sarebbero di certo arrivati senza il suo contributo, che per due anni gli è anche valso l’All-Star Game.

Andre Iguodala (stagione migliore: 19.9 PPG)

Nell’ultimo decennio, Iguodala ha dimostrato di essere uno dei giocatori più maturi e intelligenti dell’intera Lega, giocando un ruolo sempre meno centrale, ma comunque fondamentale, dalla panchina.

Stiamo comunque parlando di un ex All-Star, che nel corso del tempo ha rinunciato sempre maggiormente a incidere mettendo punti a referto, concentrandosi di più sull’aspetto difensivo. Il suo impatto ha portato tre anelli a Golden State, il primo di questi vissuto da protagonista, come dimostrato dal premio di MVP delle Finals.

Nel 2007/08 a Philadelphia viaggiava a 18.8 punti a partita, miglior risultato della carriera insieme alla stagione successiva, in cui ha sfiorato i 20 di media. Come abbiamo visto, però, non è stata la capacità di mandare punti a referto a determinare il successo, suo e dei Warriors - che molti considerano una delle migliori squadre di sempre, e di cui Iguodala è stato parte integrante.