• Claudio Biolchini

Shooters on X-Rays: JJ Redick


La rubrica di Around the Game che analizza i migliori tiratori da tre della Lega. E' il turno dell'ex Duke.

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I numeri

Ben sette stagioni sopra il 40% da tre punti e mai sotto il 36%. JJ Redick è entrato nella NBA come tiratore e tale è rimasto, ed è da considerarsi uno specialista purissimo. Vive per il tiro. Il suo 46,2% di questo inizio stagione, suo secondo miglior dato in carriera - segno di come non senta il trascorrere del tempo (e di come sia cambiato il gioco) - che lo colloca 17esimo nella Lega.

In questi dati della stagione 2018/19, vediamo come JJ tiri più o meno allo stesso modo in casa e fuori. Nelle sconfitte invece, la sua percentuale scende di ben 6 punti, segno che è un giocatore decisivo per la sua squadra. E' interessante notare come il suo movimento off the ball e la sua meccanica di tiro molto dispendiosa fisicamente facciano calare il suo rendimento man mano che la partita si avvicina alla fine; come tutti i veri tiratori, però, non trema in situazioni punto a punto.

Più palleggia, più il suo tiro perde efficacia. Il 94,2% dei suoi canestri da tre dello scorso anno è stato assistito. E' molto bravo a farsi trovare dai compagni, ma allo stesso tempo non gli si può chiedere di costruirsi da solo la conclusione dal palleggio.

Col difensore molto vicino, Redick non tira: la sua statura non altissima non glielo permette. Ha pochissimo calo di resa col difensore mediamente vicino e diventa micidiale se il tiro è molto aperto.

La meccanica

Redick tira quasi esclusivamente dopo un arresto a un tempo, saltando tanto per tirare anche quando sta correndo alla massima velocità, cosa incredibilmente difficile, perché per rimanere in equilibrio è necessaria una grandissima forza dei muscoli stabilizzatori (addominali e dorsali).

Al momento del tiro, i suoi piedi sono perfettamente allineati con il ferro, e dopo il tiro effettua una leggera torsione verso destra, terminando con i piedi a 45 gradi circa, cosa che lo aiuta a distendere bene il braccio verso il canestro e a dare un buon spin. La mano sinistra si stacca con giusti tempi e si lancia verso l'alto e verso l'esterno per isolare bene la mano dominante.

Ed ecco il vero segreto della carriera di JJ Redick: è sicuramente uno dei migliori nella storia della NBA nella preparazione del tiro. Guardate come sa aspettare e scegliere il corretto timing di uscita per rendere facile il passaggio ai compagni, e come è bravo a cambiare ritmo e velocità nella corsa per creare separazione con il difensore.

In campo, è un moto perpetuo. Nel caso in cui il difensore dovesse riuscire a seguirlo, continua a muoversi e a creare nuove occasioni per sé e per la squadra. Grazie alla sua forza, è in grado di tirare buttandosi lateralmente senza perdere compattezza, creando ulteriore distanza con chi contesta i suoi tiri.

Con un tale arsenale, qualsiasi finta risulta credibile e va onorata. Anche dopo due finte, non perde forza ed è in grado di scoccare il tiro con tranquillità ed equilibrio.

Conclusioni

Redick entra di diritto tra i migliori tiratori della storia, per la sua incredibile abilità nel farsi trovare libero. La costanza è stata raggiunta grazie a un lavoro sul proprio fisico quasi maniacale. Resta un giocatore che tuttavia non ha avuto la sua consacrazione, innanzitutto per non essere un grandissimo realizzatore (mai sopra i 20 punti di media in carriera), per essere un ball-handler di livello normale e un difensore sotto la media.

Non ha mai raggiunto un titolo NBA, e alla scadenza del contratto con i Sixers ha preferito il denaro, accasandosi ai Pelicans - futuribili, ma ancora lontani dall'essere una contender. L'errore (se di "errore" può parlare) potrebbe essere stato di entrambi, sia Philadelphia che Redick, che probabilmente non vedranno un anello a breve... con molti rimpianti.

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