• Andrea Fanicchi

Sixers, ora si fa sul serio


FOTO: NBA.com

Non possono più scherzare i Sixers. Non lo hanno fatto nemmeno contro gli Wizards, chiaro. Stavolta però l’avversario è tosto, la minaccia reale. Un vero e proprio upgrade per talento, stazza e opzioni. Entrino gli Atlanta Hawks.

Un paio di semplici numeri per cominciare, i Peachtree Hoops Boys hanno il miglior record ad Est dal 1 marzo con 27-11 – a pari merito proprio con i Sixers – una data spartiacque per Atlanta, quella del cambio di allenatore, dopo una partenza ad handicap da 14-20. Da allora gli Hawks, grazie anche ai minori infortuni, hanno giocato alla pari o quasi con tutte le principali avversarie, per poi sbarazzarsi agevolmente dei Knicks, i super-solidi Knicks di solo qualche giorno prima.


L'attacco di Atlanta si appoggia molto all’asse Trae YoungClint Capela, sulla capacità del primo di manipolare le difese sul pick&roll ed estendere il suo range all’infinito, sull’abilità del secondo a scivolare a canestro per raccogliere il lob o creare una seconda opportunità. Al contempo però, gli Hawks hanno una serie di altri giocatori, duttili e pericolosi da lontano in Bogdan Bogdanovic, John Collins, De’Andre Hunter, Kevin Heurter, Danilo Gallinari e “last but not least” Lou Williams, giocatori in grado di sviluppare innumerevoli set offensivi, grazie all’ottimo ball-handling e alle capacità di creazione dal palleggio diffuse in tutto il roster.

Mani piene per la difesa Sixers quindi, che avranno bisogno di tutti i loro stopper, da Ben Simmons a Matisse Thybulle, da Danny Green a George Hill, a chiunque altro possa rendersi utile per la causa.

Ovvio, però, che sarà un altro fattore ad incidere in maniera cruciale sull’andamento dell’intera serie, un fattore ingombrante come il più classico degli elefanti in una stanza, come un centro di 7 piedi in post, come Joel Embiid e il suo benedetto ginocchio.

La sua eventuale presenza, da sano, avrebbe l’effetto di proteggere il ferro, di riempire i suoi marcatori di falli, di mettere pressione sulla difesa Hawks, il vero punto debole di Atlanta. L’essere o non esser(ci) di Joel, farà pendere inevitabilmente la bilancia, di qua o di là.


CHI FERMERA’ LA MUSICA DI TRAE YOUNG?

La risposta forse è più semplice di quello che si pensi. Probabilmente nessuno. Questo non vuol dire che i Sixers non ci proveranno, of course. Per quel poco che hanno detto i tre incontri stagionali – poco rilevanti, perché giocati da una parte o dall’altra a ranghi ridotti – Danny Green è quello che lo ha preso in carico di più. Nella terza delle sfide, la più rappresentativa, Trae ha segnato 15 punti con 4/9 al tiro con Green come difensore primario, contro i 17 e 6/10 con chiunque altro che lo incrociasse.

Con un quintetto tradizionale in campo - leggasi con Embiid - questa dovrebbe essere quindi la prima opzione, che diventerebbe probabilmente Matisse Thybulle qualora i Sixers fossero costretti allo small-ball iniziale, come in Gara 5 contro Washington.


Il terzo candidato sarebbe Ben Simmons, ma come si è visto anche in stagione regolare, Doc Rivers preferisce non spenderlo subito sull’avversario più pericoloso e, oltre a questo, potrebbe soffrire più del dovuto la rapidità di base di Young.


Ci sarà tanto spazio anche per George Hill naturalmente, anche perché, contro un backcourt così mobile e pericoloso, sarà difficile nascondere Seth Curry in difesa. Candidato numero uno a diventare il target ideale degli schemi offensivi di Atlanta.

Ci sta anche che, seguendo la strategia di optare per il male minore, il coaching staff Sixers propenda per limitare, ma non cercare di imbavagliare a tutti i costi Young, nel tentativo di contenere invece i pianeti che gli ruotano attorno, in un remake di prove già superate contro Bradley Beal.


LA MIGLIOR DIFESA? L’ATTACCO

Sul sistema difensivo i Sixers hanno costruito la propria stagione – secondo Defensive Rating assoluto in NBA, 107.06. Sulla perizia da First Team All-Defense di Simmons, Thybulle e, naturalmente, Embiid si sono spesi fiumi di parole. E’ evidente che questa continuerà ad essere la loro principale risorsa e il baluardo sul quale cristallizzare la propria identità.


Se c’è una chiave per esporre il punto debole degli Hawks, però, è ribaltare su di loro la pressione puntando al “ventre molle” di difensori non sempre attentissimi e/o dotati, quali sono per l’appunto Trae Young, Bogdanovic, Collins e anche il Gallo.


Chiaro che anche in questo lato, la presenza di Embiid cambierebbe lo scenario come il giorno fa con la notte, mentre nel caso di una sua eventuale assenza, sarebbe quanto mai necessaria per i Sixers la forma da All-Star di Tobias Harris, a caccia di mismatch tecnici; ma anche la velocità e la faccia tosta di Tyrese Maxey, potenziale elemento di pressione sulle guardie avversarie, e l'apporto di Shake Milton, non pervenuto fino a questo punto dei Playoffs.


Cruciale sarà la forma dall’arco, del trio Korkmaz, Curry e Green. Per aprire il campo e per far faticare i difensori perimetrali di Atlanta.



Non credo troppo alla capacità di incidere in attacco di Ben Simmons. Gli Hawks hanno stazza per riempire gli spazi ed impedire a Ben di andare “downhill”. Sarei felice di essere smentito, naturalmente.


Più facile che Ben possa far valere il sacrificio difensivo e si limiti in attacco a innescare i compagni. Certo è che, qualora riuscisse anche ad essere un fattore offensivo, soprattutto in assenza di Embiid, questo potrebbe far raccontare alla serie tutta un’altra storia.

Philly si presenta alla Semifinale di Conference aspettando Joel, sperando che non sia Godot.



Pronostico: Sixers in sette.