• Jacopo Di Francesco

Che Sixers vedremo ai Playoffs?


FOTO: NBA.com

7-3 nelle ultime 10, un'altra vittoria su Boston come ultima fotografia accompagnata da un Joel Embiid quasi vintage nel suo "I'm back" rivolto a Doc Rivers che, abituato a certe personalità gli ha risposto "yeah, I noticed".


Punto di forza come al solito il lato difensivo, che ha forzato ben 20 palle perse, un'enormità soprattutto contro una squadra che ha dei problemi ma di certo non questo in cima alla lista. Embiid ha tirato 47/56 dalla lunetta nella serie stagionale contro i Celtics (3-0 Sixers), gli avversari in totale 45/58. Uno "sweep" in Regular Season, prima di quest'anno, si era verificato solo nella stagione 2000/01. L'MVP, dovesse servire ricordarlo, allora fu Allen Iverson.


Vediamo ora cosa sta funzionando, e cosa no, all'ombra della Liberty Bell. Soprattutto in ottica post-season, visto che ad oggi il primo posto dei Nets dista solo mezza partita, nonostante la prolungata assenza nell'ultimo mese di Embiid.


Del Rinascimento di Tobias Harris avevamo parlato nelle ultime settimane. Per il prodotto di Tennessee questo è, neanche silenziosamente, un career year: 20.5 punti ad allacciata di scarpe, con il 52% dal campo e il 40% dalla lunga distanza. Tutto ciò, dimostrandosi anche il principale closer dei Sixers in più di un'occasione.


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A Tobias si aggiunga un Embiid in formato MVP, che va in lunetta con una frequenza inferiore nella storia della NBA soltanto a Wilt Chamberlain e Shaquille O'Neal. Sic. La differenza con le torri appena citate è che il camerunense converte con l'85%.


Sempre bene i tiratori scelti di Morey, il redivivo Danny Green e Seth Curry, che viaggiano entrambi con circa il 40% dall'arco, mentre i due young guns Shake Milton e Tyrese Maxey si sono concessi anche prestazioni da 30 punti. Tutto ciò non porterebbe mai a pensare a un'efficienza offensiva da 14esimo posto nella Lega, ma tant'è.


Secondo Cleaning the Glass, nei quattro parametri fondamentali (ovvero eFG%, TO%, ORR e FTR), Philly si distingue in tutti ad eccezione del secondo, con un non brillante 15% che li porta a subire meno contropiedi soltanto delle relativamente funzionanti Cleveland e Minnesota.


Phila ha un Defensive Rating di 107.1, il secondo migliore dell'NBA. I problemi della squadra di Doc Rivers, fin qui, sono puramente offensivi.


Con Embiid seduto - e ultimamente è accaduto spesso, quindi il sample tende ad essere veritiero - e quindi con Dwight Howard in campo insieme a Ben Simmons, i 76ers hanno segnato soltanto 102.9 punti per 100 possessi. Nella testa di Doc Rivers, soprattutto ai Playoffs, non passerebbe un minuto senza uno dei due violini sul parquet. Se da un lato il ritorno in campo di George Hill - secondo Doc non c'è ancora una tabella di marcia, quindi la data non è vicina - potrà dare una mano significativa nel trattamento di palla, dall'altro i già troppo discussi problemi offensivi di Simmons metteranno molta pressione su gli altri, quando arriveranno raddoppi costanti in post-season su Embiid. Saranno in grado di reggerla?


Questo non è dato saperlo, ma è dato sapere chi potrebbe dare - minimamente - una mano.



I buyout dei dimenticati


No, non sono i buyout la causa scatenante dei - ormai neanche più troppo - recenti problemi di competitività complessiva della NBA. Big markets, max salaries, abuso della luxury tax: queste sono tematiche ben più complesse e cause più attendibili. Qui discutiamo della proverbiale goccia nel mare, a meno di casi estremi come quello di Drummond.


Ciò premesso, di solito si svolgono in due ondate (sì, questo vocabolo veniva usato anche prima del 2020): prima i prigionieri di squadre da Lottery, poi quelli scambiati come salari in scadenza che non tornano utili a chi è in rebuilding. Di solito si finisce in qualche contender o in squadre in lotta per i Playoffs.


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Da come ha parlato Morey, se ci saranno aggiunte saranno nel reparto lunghi.


Prima che si accasasse a San Antonio, Gorgui Dieng poteva avere un senso a Philadelphia. Negli anni il nigeriano ha messo su un tiro da fuori rispettabile e resta un'arma in difesa comunque diversa da Howard.


Il primo fit che viene in mente è Kelly Olynyk, anche se le voci da Houston parlano di una possibile permanenza in Texas. In 8 partite con i Rockets ha fatto registrare 18 punti, 5 rimbalzi e 3 assist di media. A Philadelphia sarebbe un candidato ideale come 4 o 5, ruolo in cui lo abbiamo già visto in diverse fasi della sua carriera anche ai Playoffs, con un solido 36.5% da tre.


Altri candidati, per avere più difesa sulle ali - perimetralmente parlando c'è già Thybulle - potrebbe avere senso con un veteran minimum uno tra Otto Porter Jr - al momento a godersi il sole di Orlando nell'ultimo anno del suo folle quinquennale da 140 milioni di dollari - che ai Bulls ha mantenuto il 40% da tre; e Darius Miller, mestierante affidabile dall'arco al momento ad OKC.