• Claudio Biolchini

Le spettatrici del trade market

Aspettative, trattative, ma niente di concreto. Una prospettiva sull'immobilismo di alcuni front office durante l'offseason 2020.


FOTO: NBA.com

Il meccanismo del Salary Cap e più in generale dell'NBA, almeno a livello teorico, permette ai tifosi di poter sopportare stagioni di poche vittorie con relativa facilità. Anche durante una pessima annata, infatti, si riesce ad andare avanti pensando a un futuro che potrebbe migliorare abbastanza velocemente, fantasticando su chi potrebbe arrivare tramite Draft, Free Agency o trade.


Ma quando arriva l'estate (o l'autunno, nel caso del 2020), i tifosi sperano sempre, o quasi, di vedere il front office della propria franchigia super-attivo durante i primi giorni di offseason. Non sempre però i GM li accontentano, anzi. A volte per incapacità di concludere una buona trade, a volte per mancanza di coraggio, a volte perché preferiscono essere pazienti (non certo la virtù dei tifosi...) e a volte, semplicemente, perché non si presenta l'occasione giusta.


Quali sono state le franchigie che finora hanno deluso di più i propri tifosi, da questo punto di vista?



New York Knicks


Russell Westbrook? Chris Paul? Victor Oladipo? Un romantico (non per tutti) ritorno di Carmelo Anthony? Ce li ricordiamo tutti i nomi che sono circolati per ipotizzare un uomo da cui ripartire nella Grande Mela, anche solo per fare da mentore ai giovani. Come ogni anno, anche nel 2020 per diversi mesi tutte le stelle sul mercato hanno orbitato intorno a New York - o meglio, ai suoi rumors.


Ora siamo a dicembre, mancano tre settimane all'inizio della Regular Season e le speranze dei tifosi sono legate a Obi Toppin, arrivato via Draft con l'ottava pick. Elfrid Payton è rimasto, ma con un contratto annuale; e nessuno sa fino a che punto la dirigenza creda in Frank Ntilikina e Kevin Knox. Insomma, gli unici ad avere un posto nel futuro dei Knicks sembrano RJ Barrett e Mitchell Robinson. Un po' poco, ancora una volta, dopo tante aspettative.


Se non altro, non si è speso tanto per spendere: rispetto all'anno scorso c'è stata meno isteria nel dover prendere per forza qualcuno. La novità è rappresentata da Tom Thibodeau, chiamato per cercare (nuovamente) di creare una cultura. Sarà l'uomo giusto per far crescere i giovani? Probabilmente no, il suo pugno di ferro non è sempre adatto per chi è nella NBA da poco tempo; e, sinceramente, le sue recenti compagini non hanno brillato per fluidità di gioco. Il rimpianto potrebbe addirittura essere amplificato dal fatto che, aspettando un poco, si sarebbero liberati tanti buoni allenatori.


Per il 2021/22 la dirigenza ha impegnati solo $33.5M nei propri libri paga, al momento. Tutti i grandi progetti sono ancora rimandati.



Chicago Bulls


La franchigia della Windy City ha cambiato guida, affidando la squadra a coach Billy Donovan. E il giovane nucleo (che non ha convinto, con Jim Boylen) è stato confermato - almeno momentaneamente - in blocco.


FOTO: NBA.com

Zach Lavine quest'anno è stato uno dei giocatori più chiacchierati della Lega in ottica trade, ma è ancora in Illinois. Criticatissimo per essere in grado di accumulare statistiche, ma senza avere leadership - oltre ad essere deleterio in difesa. Lauri Markkanen (peggiorato di media di 4 punti e 2.7 rimbalzi rispetto al 2018/19) e Wendell Carter non hanno dato i segnali di crescita sperati la scorsa stagione, e non sappiamo nemmeno quanto siano importanti per il front office in ottica futura. Infine, la scelta numero 4 del Draft, lo scorso 18 novembre, è stata spesa inaspettatamente per Patrick Williams, lungo con buon potenziale, ma che avrà un relativo impatto nell'immediato.


Imprigionati nei contratti poco convenienti di Otto Porter, Thaddeus Young e Thomas Satoransky, i Bulls sembrano aver poco da chiedere alla stagione che sta per iniziare. Coby White sarà il giocatore più atteso, l'uomo chiamato al proscenio. Difficilmente, comunque, la squadra raggiungerà i Playoffs, salvo miracoli di coach Donovan.


E sarà proprio il coach ad essere il fattore decisivo per la Windy City. In fondo, i giovani da valorizzare ci sono, e sono buoni - hanno solo bisogno di un sistema di gioco che possa valorizzarli, oltre che nascondere le loro insicurezze. In sostanza, il sistema deve plasmare loro e non viceversa, visto che non sono ancora abbastanza maturi individualmente per condizionare l'andamento della franchigia col solo talento.


Solo il tempo ci dirà se sostituire Jim Boylen ha davvero risolto i problemi di Chicago.



Denver Nuggets


La squadra del Colorado, che è stata una delle storie più belle dell'ultima stagione, rischia un passaggio a vuoto, anche per colpe non proprie. La scelta di Jerami Grant di trasferirsi ai Pistons ha del clamoroso, se consideriamo che la dirigenza dei Nuggets gli avrebbe potuto garantire lo stesso contratto.


Inaspettata anche la partenza di Mason Plumlee (sempre direzione Detroit), un giocatore che aveva trovato il suo ambiente ideale, sia tecnico che emotivo, all'interno della franchigia. Torrey Craig, giocatore di grande energia, è finito ai Bucks.


JaMychal Green è una discreta presa, che, unita alla conferma di Paul Millsap, garantisce copertura nel ruolo di ala. Ma sono tutte operazioni figlie dello "smacco" per Grant. Dei "piani B", per una squadra che stava cercando una via per fare il definitivo upgrade e trasformarsi davvero in una contender.


Per ripetere la stagione scorsa servirà un grande ritorno di Will Barton, praticamente assente quasi tutto il 2020, e un inserimento veloce di Facundo Campazzo, nuovo innesto che esalta tutti noi europei ma il cui impatto è difficile da prevedere. Una nuova infornata di giovani è arrivata: Zeke Nnaji, RJ Hampton e Vlatko Cancar. In Colorado hanno sempre pescato belle pepite, del resto.


Con i prospetti scambiabili che aveva Denver, ci si poteva aspettare qualcosa di diverso. Il payroll è pesantemente impegnato anche per la stagione 2021/22, la Western Conference è ancora più difficile e l'impressione che Nikola Jokic e Jamal Murray abbiamo intorno un supporting cast meno forte rispetto alla bubble è piuttosto viva.


Un'incognita decisiva per questi Nuggets è capire se Michael Porter Jr riuscirà a essere, o meno, la terza stella della squadra. E quanto ci vorrà, eventualmente, perché questo avvenga.



Orlando Magic


I Magic hanno, al momento, il nono monte salari della Lega. Tanti soldi per due semplici comparsate ai Playoffs negli ultimi due anni, con uscita scontata al primo turno contro la seed 1. In questa offseason, si è scelto l'immobilismo, e si rischia fortemente di rimanere nel limbo NBA.


Nikola Vucevic è rimasto; Aaron Gordon e Evan Fournier non sono andati via, contro ogni previsione, forse hanno poco mercato, seppur il francese sia al suo ultimo anno di contratto; Cole Anthony è stato draftato per sostituire DJ Augustin, che si è accasato ai Bucks. Per il resto, niente movimenti significativi.


Dovrebbe tornare Al-Farouq Aminu, che è fermo da prima della pandemia per dei problemi al ginocchio destro. Ha potuto giocare solo 18 partite, comunque, e il suo impatto è stato molto ridotto: difficilmente migliorerà.



Tutto ancora da scoprire Chuma Okeke, 16esima scelta del Draft dello scorso anno, che ha saltato tutta la stagione 2019/20 per un infortunio e ha firmato lo scorso mese il suo contratto da rookie con la franchigia. E se parliamo di infortuni, il 2020 di Jonathan Isaac è stato veramente un incubo, con i due infortuni al ginocchio (l'ultimo nella bubble) che lo terranno fuori per tutta la prossima stagione.


Qualcosa di buono c'è: i contratti di Vucevic e Gordon infatti, hanno, intelligentemente, dei compensi a scendere per le prossime stagioni, rendendoli meno pesanti e più interessanti sul mercato. Il monte salari per il 2021/22 è di soli $75.4M, perdendo il solo Fournier come giocatore cardine nelle rotazioni.


Togliendo quest'anno quindi, che resta di transizione e di limbo leggermente dannoso (si potrebbe porvare ad assicurarsi un posto migliore in Lottery?), il futuro a medio termine dei Magic ha prospettive tutto sommato discrete.


Orlando è una location apprezzabile per i giocatori, qualche free agent si troverà. Ma l'unico modo per dare una svolta positiva più marcata potrebbe essere rinunciare alla competitività nell'immediato per accumulare asset futuri.





Around the Game nasce con l’obiettivo di avvicinare gli appassionati italiani alla pallacanestro NBA, attraverso due tipologie di contenuti: i contributi realizzati e pubblicati dai membri interni della redazione (diffusi a titolo gratuito, senza scopo di lucro, protetti da copyright e soggetti a legislazione vigente in materia di diritti d'autore); e articoli tradotti delle testate estere in collaborazione con AtG, pubblicati e tradotti in italiano dalla nostra redazione. I contenuti del secondo tipo, i cui diritti d’autore appartengono alle testate giornalistiche da cui sono stati pubblicati originariamente, sono all’interno della sezione “Traduzioni” e vengono selezionati, tradotti e pubblicati da AtG solo dopo la ricezione da parte delle fonti di esplicito ed esclusivo consenso relativo a questa attività.

Around the Game non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza una periodicità prestabilita. Pertanto, ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001, non può essere considerato un prodotto editoriale.

 

Alcune immagini sono prese dal web: se un contenuto è di tua proprietà e vuoi richiederne la rimozione, oppure per qualsiasi questione relativa ai diritti d’autore, ti preghiamo di inviare una mail a questo indirizzo: pr.aroundthegame@gmail.com

Fondatore e Direttore: Andrea Lamperti -  Fondatore e Web Manager: Ferdinando Dagostino

© 2017 by Around the Game.  Prodotto da SaidiSEO.com