• Yuri Pietro Tacconi

Sì, stiamo vedendo davvero uno “Steph 2.0”

Cinque anni dopo la stagione che gli è valsa l’MVP all'unanimità, Steph Curry sta registrando i migliori numeri - e la magia sta nel "come" - della sua carriera.


FOTO: Jose Carlos Fajardo/Bay Area News Group

Questo articolo, scritto da Wes Goldberg per The Mercury News e tradotto in italiano da Yuri Pietro Tacconi per Around the Game, è stato pubblicato in data 26 aprile 2021.



Poche persone (quasi nessuno, a dirla tutta) hanno potuto testimoniare l’ascesa meteorica di Stephen Curry a superstar della NBA come Bruce Fraser. Fraser, l’uomo che prende i rimbalzi a Curry durante il riscaldamento pre-partita, è assistant coach per i Golden State Warriors dalla stagione 2014/15, quando Curry vinse il primo dei suoi due titoli di MVP della Lega.


“Oggi è ancora meglio di allora”, ha detto Frazer in settimana.


All’età di 33 anni, Curry sta segnando come mai prima d’ora. I suoi 31.2 punti a partita di media guidano l’intera NBA e includono una recente striscia in cui ha scollinato quota 30 punti in 11 gare consecutive. Le sue 6 partite con 10 o più triple segnate sono più di quelle fatte registrare da tutto il resto della Lega messa insieme - e più di quante qualunque altro giocatore ne abbia mai fatte registrare in carriera.


Nelle prime 10 gare di aprile, Steph ha tenuto una media di 40.8 punti a partita, un record individuale all-time in NBA per un intervallo del genere. Con i 47 punti di 10 giorni fa a Boston e i 49 nella partita successiva a Philadelphia, Curry è diventato il primo giocatore della sua età a segnare 45 punti in due gare consecutive da quando lo fece Michael Jordan 20 anni fa. Ma non sono solo i numeri a stupire: come potrebbero raccontare anche i Sixers, è il modo con cui Curry fa piovere canestri.


“Non credo di aver mai visto nulla di simile a quello che sta facendo”, ha detto il coach di Philadelphia Doc Rivers, che ha passato quasi 40 anni nell’NBA come giocatore, allenatore o executive. “È davvero arte. È incredibile poterlo guardare.”


Come fa un due volte MVP, a questo punto della sua carriera, a diventare ancora meglio?

  1. Continua a creare nuovi movimenti per liberarsi dai difensori e creare tiri con spazio da qualsiasi punto sul campo.

  2. Ha nuove capacità fisiche che gli permettono di trovare più facilmente le sue mattonelle e che lo portano a penetrare di più, con il risultato di ottenere più tiri liberi per un giocatore che dalla lunetta tira con il 91% in carriera.

  3. Si fa carico della grande necessità dei Warriors di punti in mancanza di un altro All-Star.

Dalla sua ultima stagione da MVP nel 2016, Curry è più forte, più veloce e segna di più da qualsiasi parte del campo. Conosce ormai ogni minimo particolare del gioco e sfrutta la gravity che genera per manipolare più difensori allo stesso tempo. Ogni finta di testa, crossover, giro di spalla è usato perfettamente per arrivare dove vuole.


Possiamo vedere tutto ciò nella sua prestazione fenomenale da 42 punti contro Oklahoma City. In questo possesso, ad esempio:



Passata la metà campo, Curry finta di andare verso il blocco di Draymond Green, riuscendo a liberarsi così del suo difensore. Poi, con una finta di tiro creata dal movimento delle braccia e degli occhi, fa sì che anche il secondo difensore si stacchi da terra. Rimossi due difensori in neanche 2 secondi, Curry fa un palleggio verso il pitturato e il resto della difesa dei Thunder va in panico. Quando riescono a collassare verso il ferro, è già troppo tardi: Curry è in aria, ha portato la palla sulla sua anca destra, poi l’ha riportata dall’altro lato e ha concluso con un reverse layup di mano sinistra.


Dopo quella gara con OKC, Curry stesso ha detto “Mi sento al meglio di sempre, sia fisicamente, che nel ritmo con cui tiro e vedo il campo.”


Stiamo assistendo a una dimostrazione di perfetto controllo e confidenza nelle proprie abilità, qualcosa di veramente raro, in qualche modo simile a Tiger Woods e Michael Jordan nei rispettivi prime.


Contro i Thunder, Curry ha segnato 42 punti con 11 triple a segno in soli 3 quarti, in una vittoria schiacciante. Dopo la gara, ridacchiando, ha detto di essere “assolutamente” in cerca del record di triple in una partita, appartenente a Klay Thompson, che ne segnò 14 nell'ottobre 2018. “Penso sia raggiungibile”, ha detto. E chi può dire che non lo sia? Cinque anni fa, la pioggia di canestri che scatenò Curry era una rivelazione. Ora sembra la normalità.


Chiunque abbia guardato Curry giocare nel 2016 ha probabilmente pensato che fosse il miglior basket mai visto. Era come se fosse sceso da una navicella spaziale direttamente su un campo di basket: i suoi tiri in sospensione da 9 metri, i suoi palleggi ubriacanti e il suo rilascio fulmineo confondevano difensori e contemporaneamente cambiavano il gioco per sempre. I Warriors quell'anno vinsero 73 gare, un record, e Curry vinse il secondo dei suoi due MVP consecutivi.


“Non pensavo ci fosse nessuno che potesse giocare meglio di così,” disse il centro dei Warriors Kevon Looney, a quei tempi un rookie. “Pensavo che fosse l’assoluto apice del basket, del tiro e della spettacolarità. Ma penso che quest’anno potrebbe stare eclissando tutto ciò e alzando ancora una volta il livello.”


Non “potrebbe” - lo sta già facendo.


L’uomo che ha catturato l’immaginazione dei tifosi NBA e ha capitanato una generazione di giocatori capaci di espandere in maniera inimmaginabile i limiti del tiro da tre, oggi è diventato ancora meglio. Sempre in anticipo sui tempi, Curry ha sempre saputo quale fosse il margine per migliorarsi. “Per me l'importante è la percentuale dei tiri a segno”, ha detto Curry nel 2016 della sua grande capacità di segnare tiri complicati. “Voglio far sì che continui a migliorare.”


Sulle triple contestate, Curry sta tirando con il 41.7%, decisamente migliore del 37.5% della sua prima stagione da MVP. Quel livello di volume ed efficienza è migliore del 93% della lega su qualunque tipo di triple, contestate o con spazio. In altre parole, mettete due difensori su Curry e rimarrà comunque un miglior tiratore della maggior parte dei giocatori lasciati liberi. “Anche considerando gli impensabili standard di Steph, questo è davvero increibile”, ha detto coach Steve Kerr.


Curry non sta cuocendo gli avversari soltanto da dietro l’arco. È diventato il più pericoloso scorer a tre livelli della lega, usando la minaccia delle sue capacità balistiche a lungo raggio per aprirsi il campo.


La sua percentuale al ferro è superiore alla media. Curry sta migliorando ancora nell'assorbimento del contatto e sta tirando liberi con una frequenza mai vista. Ha tirato almeno 10 FTs già nove volte in stagione, eguagliando il suo massimo in carriera per una Regular Season.


Nel mid-range, ha aumentato la sua efficienza dal 2016 del 5%, raggiungendo così il 50%. Ha anche portato il volume di triple tentate a gara a più di 12 (primo nella Lega, per la prima volta dal 2017).


Negli anni, l'NBA si è adeguata a Curry e in qualche modo ha inseguito il suo gioco. James Harden ha spinto il volume delle triple all’estremo, Damian Lillard ha resp le logo thees di Curry qualcosa di normale e tante squadre hanno visto la luce sul valore del punto aggiuntivo. Ma Curry in questa stagione è di nuovo una rivoluzione: i suoi 31.2 punti a partita di media guidano la Lega, ed è il suo massimo da quando vinse nel 2016 lo scoring title - quello che è cambiato, è come li sta segnando.


Dopo la sconfitta nelle Finals 2019 contro i Raptors, Curry e il suo allenatore di lunga data (Brandon Payne) iniziarono a pianificare il futuro. Con Kevin Durant andato a Brooklyn e Klay Thompson costretto ai box dopo aver sofferto il primo dei suoi due brutti infortuni, Steph e Brandon si aspettavano che il carico offensivo sarebbe aumentato di molto e pensarono che sarebbe servito essere più aggressivi dal palleggio. Dopo quattro gare dall’inizio della stagione, poi, Curry si ruppe la mano sinistra. Giocò giusto un’altra volta, il 5 marzo 2020, ma una settimana dopo la pandemia fermò la stagione.


Ad agosto, quando la NBA riprese la sua stagione con i soli team ancora in corsa per i Playoffs in una bubble a Disney World, Curry ha deciso di adottare lo stesso carico di lavoro dei suoi colleghi a Orlando. Se LeBron James e Giannis Antetokounmpo sarebbero stati in forma nei mesi estivi, anche lui doveva esserlo.


Curry, quindi, passò mesi in palestra, dividendo il suo tempo tra la sua casa di Atherton, lo spazio di Payne a Woodside e, quando la pandemia lo permise, il Chase Center. Ha aggiunto oltre due chili di massa muscolare grazie a programmi specifici con i pesi ed esercizi a corpo libero, spesso lavorando a tarda sera mentre venivano giocate le partite nella bolla. “Non l’ha mai detto ad alta voce, ma si poteva vedere facilmente nel suo lavoro” - ha detto Fraser - “era in missione per tornare in campo ancora più forte.”


La grandezza che un tempo riempiva il roster dei Warriors è evaporata. Dove un tempo Durant, Thompson e Green erano le altre opzioni in attacco, ora rimane solo Curry. Sebbene la necessità dei suoi punti gli dia più libertà, le difese avversarie fanno di tutto per limitarlo. Steph quest'anno ha affrontato ogni tipo di difesa, dai raddoppi a metà campo alla box-and-one, ognuna delle quali disegnata precisamente per non farlo tirare.


“Quello che puoi fare per sopraffare quel tipo di difesa è essere aggressivo”, ha detto Payne. “Serve avere una strategia primaria e un piano B ad ogni cosa che fai, e ci abbiamo lavorato.”


Così Curry ha perfezionato il suo step back per creare separazione da ogni difensore. Dal 2015 al 2019, la maggior parte delle triple tentate da Curry avvenivano in catch&shoot o in transizione. Molto poche, solo l’8%, erano step back. Quest’anno, il 16% delle sue sue triple arrivano dopo questo movimento, e le sta mettendo con un'assurda percentuale del 54%. Insieme a un mix di crossover, jab step e virate, riesce a trovare un modo per tirare, contro qualsiasi difesa, in ogni situazione. Il suo usage rate del 33.7% è un career-high.



“Continua ad alzare l’asticella, cercando di trovare nuovi modi per migliorare”, ha detto Kerr. “Per questo continua a giocare ad un livello così alto.”


Nella partita di settimana scorsa a Philadelphia, con i Warriors sotto di 2, Curry ha palleggiato tra le gambe e segnato una pull-up three dopo un sidestep; poi, è uscito dai blocchi per segnare un'altra, e nel possesso successivo un'altra ancora; ha chiuso la partita, infine, con uno step back che ha messo il punto esclamativo sul parziale di 19-6 decisivo.


17 punti negli ultimi 4 minuti, con tutti i difensori avversari sulle sue tracce. Steph Curry allo stato puro.


“Non puoi permetterti di distrarti un secondo con Steph”, ha detto il coach dei Wizards, Scott Brooks, due sere più tardi.


I Warriors stanno cercando di ritornare ai Playoffs - passando dal Play-In - dopo l'assenza del 2020, con un roster imperfetto e un core che sta invecchiando. Per riuscirci, avranno bisogno del miglior Curry di sempre. E per ora, lo è stato.


“Questo è Steph 2.0,” dice Fraser. “Il ‘2.0’ sta nel riuscire a essere Steph Curry anche contro difese assurde. Non credo che sarebbe stato in grado di farlo in passato. Questa è la sua versione migliore.”