• Alessandro Di Marzo

Steph Curry (non) ha ottenuto il rispetto che merita


FOTO: NBA.com

Questo articolo, scritto da Brando Simeo Starkey per The Undefeated, è stato tradotto in italiano da Alessandro Di Marzo ed Alberto Pucci per Around the Game.



Grazie soprattutto al suo clamoroso range di tiro e alla costante “gravity” che lo caratterizza in campo, Stephen Curry è diventato una delle guardie più forti di sempre a calcare i parquet NBA. Ma siamo sicuri che venga trattato come merita?


A nessun altro giocatore così vincente (3 titoli e 2 MVP, di cui uno all’unanimità) vengono riservate le critiche che Curry negli anni ha ricevuto. Ricordate, ad esempio, Gara 3 delle Finals 2019? In quella partita segnò 47 punti, siglando una super- prestazione pur senza tre importanti compagni di squadra (Klay Thompson, poco prima dell’infortunio al legamento crociato anteriore, Kevin Durant e Kevon Looney), rimasti ai box a causa di diversi infortuni. Ciononostante i commenti negativi, specialmente su Twitter, non mancarono, anzi. È chiaro che quando si perde, come nel caso di Gara 3 e più in generale di quelle Finals, i giocatori vengono spesso aggrediti online. Tuttavia, rimane incredibile osservare quante volte questo sia capitato a Steph.


Steph è uno dei giocatori più popolari della Lega, ma la sua grandezza negli anni è stata costantemente messa in dubbio. Sam Esfandiari si espresse così in merito: “Quando Curry gioca male la gente inizia a confrontarlo con alcuni giocatori che non potranno mai essere al suo livello”. Russell Westbrook. Damian Lillard. Kyrie Irving. Chris Paul... e la lista continua.


Anche Andy Liu, che assieme ad Esfandiari ha condotto per anni programmi radio come “Light Years podcast” e “Warriors World”, ha parlato dei detrattori: “A me sembra assurdo, eppure molti non hanno compreso del tutto il suo impatto, il modo in cui Steph ha cambiano la pallacanestro. Per questo lo riterremo sempre un giocatore sottovalutato”.


La questione è stata spesso alimentata direttamente da altri giocatori NBA, specialmente superstar. Alcuni hanno risentito del fatto che sia diventato popolare e dominante piuttosto rapidamente. “Non ci si aspettava che Steph potesse trasformarsi nel giocatore che conosciamo oggi, né che usurpasse il trono di Chris Paul o addirittura di LeBron James... sembra che molti giocatori non abbiano digerito bene il suo arrivo tra i grandi”. (Andy Liu)


FOTO: NBA.com

Non dimentichiamo, ad ogni modo, il peso dei media in tutto questo. “Qualcuno gli dica che siamo all’All-Star Game, non alle Finals” - disse Nick Wright (Fox Sports) durante la partita delle stelle del 2019. Curry tirò con il 26% dal campo, dunque a Wright sembrò opportuno alludere alle sue basse percentuali in alcune partite di NBA Finals. In fondo, criticare Curry attira spesso l’attenzione del pubblico.

“La gente si aggrappa alla sua grandezza per screditarlo”. (Andy Liu)

Un’ulteriore fonte di critiche proviene dai writer NBA e dai normali appassionati di pallacanestro, come spiegato da Esfandiari: “Se hai almeno 30 anni, sei abituato ad un certo tipo di pallacanestro ed è stato difficile non dubitare di uno col suo fisico. Leonard, KD, LeBron... i prototipi di superstar erano loro, ecco perché Steph appariva anormale. E perché, dunque, ha dovuto sudarsi la considerazione dei sopra citati.”


Perché è stato così difficile riconoscere la grandezza di Curry? A mio avviso, perché ha raggiunto l’apice dell'NBA non racchiudendo in sé il DNA tipico delle superstar: non è alto, non è fisico, riesce a schiacciare a malapena, se lo si incontra per strada sembra un ragazzo qualunque.


Nel 2015 Curry parlò a lungo dell’argomento in un'intervista con Daniel Riley per GQ. Spiegando il crescente sostegno che stava ricevendo tra i fan NBA, aveva avuto modo di dire: “Non sono quello che salta di più, non sono il più alto, non sono il più forte. Perciò mi vedono come una persona normale.”


Quello che Curry e i suoi fan non capivano e probabilmente faticano a spiegarsi ancora oggi è che vedere “una persona normale” avere successo in una lega di Superuomini può suscitare anche questo tipo di reazione.


Praticamente, per lo stesso motivo per cui molti amano Steph - ovvero per la sua capacità di avere successo nella NBA nonostante dei mezzi fisici apparentemente inadeguati - altri lo detestano. Come se il suo essere, fisicamente, “una persona normale” susciti una sorta di complesso di inferiorità.


FOTO: NBA.com

Le persone che guardano LeBron capiscono istintivamente le ragioni del suo dominio quasi semidivino sugli avversari: 2.08 metri, 122 chili di potenza concentrata, una capacità di elevazione che lo porta con la testa sopra il ferro, quando e come vuole. Oltre a tutto il resto, ovviamente. Il dominio di King James, proprio per quel dono di Madre Natura, non minaccia l’autostima di nessuno.


La grandezza di Curry, invece, sembra imitabile e raggiungibile. Steph non ha nessuno dei sopraelencati doni naturali, eppure è arrivato in cima lo stesso.


Molti, poi, vedono nelle danze e nelle shimmy-moves di Curry, replicate da CP3 in quell’infuocata serie del 2018 come segno di scherno, un’arroganza intollerabile, e su questa presunta sensazione di superiorità del #30 concentrano le proprie campagne d’odio.



Liu ed Esfandiari credono che Steph avrà il suo giusto riconoscimento solo una volta appese le scarpette al chiodo.


“Pensate a Draymond Green in un altro contesto: offensivamente sarebbe un buon giocatore, ma non avrebbe quello spazio di manovra se non ci fossero sempre due difensori su Steph. L'attacco di Golden State da anni dipende da quanto Curry riesca a far collassare su di sé la difesa, permettendo agli altri di concretizzare il vantaggio che ne deriva. La sua sola presenza condiziona incredibilmente le partite. È un modo di dominare diverso dalle altre superstar: col tempo lo capiranno tutti”.


“Tutti amano giocare con Steph, fa rendere al meglio chiunque gli sia intorno, ma credo che le persone lo capiranno solo col suo ritiro. Ci vorrà tempo per riconoscere al 100% il valore di Wardell Stephen Curry”.