• Alberto Dagnino

Storie (in)dimenticabili dalla A alla Z

In elenco alfabetico, 26 giocatori che hanno lasciato un segno, più o meno profondo, nella Lega degli anni '90 e 2000. Non sempre grazie alle loro prodezze sportive...

Allred, Lance

Come se crescere in una comunità di mormoni poligami non fosse già abbastanza complesso, Allred è quasi completamente sordo. Tutto ciò non gli ha impedito di giocare più di 10 anni da professionista in giro per il mondo e vestire anche una casacca NBA, quella dei Cavs, nel 2008. Dal suo ritiro è diventato un motivational speaker a tempo pieno, raccontando la sua storia di tenacia, perseveranza e determinazione in giro per gli USA.

Bogues, Muggsy

Medaglia d’oro ai mondiali del 1986, 15 anni sui parquet NBA, con diverse stagioni in doppia-doppia punti-assist di media a Charlotte, dove è ancora venerato come un semi-Dio. Il tutto dall’“alto” dei suoi 160 cm, che ne fanno il giocatore più basso nella storia della Lega. Indimenticabile nel ruolo di uno dei cinque cui i Monstars rubano il talento in Space Jam.

Conlon, Marty

Di famiglia irlandese, cresciuto nel Bronx, sale agli onori della cronaca al college con la Providence di Rick Pitino, che arriva alle Final Four. Dopo quasi 400 partite in NBA, avrà alcune esperienze in Europa, passando anche da Verona e Napoli. Indimenticabile la sua curiosa tecnica di tiro, con un gomito puntato verso l’alto, e le clamorose pump fake, che hanno fatto vittime illustri.



Dele, Bison

Nato Brian Williams, dopo otto anni di carriera e un anello coi Chicago Bulls, si ritira a soli 30 anni, dichiarando di aver guadagnato abbastanza per poter andare alla ricerca di se stesso. Nell’estate del 2002 si imbarca con il suo catamarano Hakuna Matata in compagnia della fidanzata, uno skipper e il fratello Miles Dabord (all’anagrafe Kevin Williams). Qualche mese dopo l’imbarcazione viene fermata dalle autorità messicane con il solo Dabord a bordo: arrestato e interrogato, si suiciderà, portando con sé il mistero. Secondo le indagini dell’FBI, Dele, fidanzata e skipper sarebbero stati stati uccisi e buttati in mezzo al Pacifico da Dabord. Movente? Non lo sapremo mai.

Esposito, Vincenzo

Campione d’Italia nella sua Caserta, poi due stagioni mitologiche alla Fortitudo. Toronto mette gli occhi su "El Diablo" nell’estate del 1995 e decide di metterlo sotto contratto, strappandolo ai Cavs. Arriva in NBA con Stefano Rusconi, primi italiani di sempre, ma è Enzino a segnare il primo canestro. Il suo career high è 18 punti messi a segno al Madison Square Garden, dove ingaggia una piccola sfida con un tifoso strafottente, un po’ a là Reggie Miller. 10 anni dopo rischia di tornare oltreoceano ai Nets come quarta guardia, ma non se ne fece nulla.

Fizer, Marcus

Ala forte esplosiva, giocatore dell’anno della Big 12 ad Iowa State nel 2000. Scelto alla quarta chiamata dai Bulls del dopo Jordan, mostra buone cose nell’anno da rookie prima di un brusco calo, chiuso da Elton Brand e limitato dagli infortuni e dai risultati della squadra. Nel 2005 è già fuori dalla Lega, giocando soprattutto in Sud America. Disputò diverse Summer League non riuscendo però mai a rimediare un altro contratto in NBA.

Giricek, Gordan

Scelto al secondo giro nel 1999, arriva in NBA nel 2002, dopo una stagione mostruosa al CSKA. Dopo un debutto da 29 punti, avrà 10 stagioni nella Lega come discreto gregario. L’ultimo anno è a Phoenix, dove in un pre-partita si fa scappare qualche parola di troppo a Shaq che per zittirlo lo afferra per il collo, soffocandolo. Nash e Grant Hill raccontano di essere entrati nello spogliatoio con Giricek steso a terra, privo di sensi: il tutto pochi minuti prima di una palla a due…

Hoiberg, Fred

L'ex coach dei Chicago Bulls è stato una leggenda ad Iowa State: nella città di Ames ricevette diversi voti alle elezioni comunali, prendendo così il soprannome di “Sindaco”. Nella sua carriera decennale tra Pacers, Bulls e Timberwolves si distingue per le grandi percentuali nel tiro pesante. Nel 2005 diventa il primo giocatore della storia della NBA ad avere la miglior percentuale da tre della Lega ma a non essere invitato al Three-Point Contest all’All Star Weekend.

Iuzzolino, Mike

Dopo due buone stagioni da rookie e sophomore con i Dallas Mavericks, il Paisà, originario della Pennsylvania, ha cercato e fatto fortuna in Italia, dove ha emozionato i tifosi di Milano, Roma e Pavia. Ma il più bel ricordo l’ha lasciato a Verona, dove ha guidato l'allora Mash alla vittoria della Coppa Korac 1998. Recentemente gli scaligeri hanno ritirato la sua maglia numero 8. È presente nella prima storica versione arcade della serie di videogiochi NBA Jam.

James, Mike

Recentemente un suo omonimo di Portland è salito alla ribalta per essere passato dai nostri campi di B-1 al quintetto dei Phoenix Suns. Quasi la stessa sorte era toccata all’inizio degli anni 2000 ad un altro Mike James, di New York, che dopo qualche stagione strepitosa in Francia e Austria viene notato dalla NBA, dove giocherà per più di 10 anni, toccando i 20 punti a gara nella stagione 2005-06 con la maglia dei Raptors.

Kukoc, Toni

Sbarcato in NBA nell’estate 1993, Toni ci mise poco a fare la differenza col suo enorme talento, nonostante le sue abitudini fossero un po’ diverse dai suoi colleghi americani. Racconta Steve Kerr che prima del suo esordio assoluto andarono a pranzo insieme: il croato ordinò antipasto, piattone di pasta, pollo, tiramisù, vino rosso e un caffè finale, poche ore prima della palla a due. Kerr rimase basito, Kukoc gli spiegò tranquillamente: “In Europa mangiamo tanto, beviamo vino e un buon caffè, poi torniamo in albergo, facciamo una bella cagata e siamo pronti a giocare!”

Langdon, Trajan

L’“assassino dell’Alaska” si distinse a Duke come una delle migliori guardie del paese, con un letale tiro dalla distanza. Si dichiara eleggibile al Draft in pompa magna, venendo selezionato alla numero undici dai Cleveland Cavaliers. Purtroppo nei tre anni in Ohio non riesce ad avere un impatto significativo, anche perché la squadra è quello che è. Lascia la franchigia proprio prima dello sbarco di LeBron, ma in Europa trova la sua America: prima Treviso, poi Efes, infine CSKA dove vince due volte l'Eurolega e il premio di MVP della Final Four nel 2008.

Muresan, Gheorghe

Il gigante rumeno, idolo degli anni ’90, numero 77 sulla maglia in riferimento alla sua altezza (7 ft 7 in). Ha vinto il premio come Most Improved Player nel 1995 ai Washington Bullets, chiudendo la stagione con oltre il 60% dal campo. La sua statura e la sua innata simpatia gli hanno garantito una carriera da attore in diverse pubblicità, video musicali e in un film con Billy Cristal, My giant.



Nachbar, Boštjan

Il 26 giugno 2002 è una data da ricordare per la Benetton Treviso: la società riesce a piazzare due giocatori al primo giro del Draft NBA, Nikoloz Tskitishvili e Boštjan Nachbar. Mentre il primo era e resterà per sempre un oggetto misterioso, Boki arriva dopo una signora stagione in cui, a nemmeno vent’anni, viaggia oltre la doppia cifra di media. Resta nella Lega fino al 2008, con pochi minuti e molte difficoltà, l’ultima stagione a New Jersey è anche la sua migliore ma sempre partendo dalla panchina. Ha chiuso la carriera in Europa togliendosi diverse soddisfazioni tra Barcellona e Bamberg.

Ostertag, Greg

2 metri e 20 di goffaggine offensiva, Ostertag è riuscito a costruirsi una carriera lunga e prosperosa come rim protector e grande stoppatore. Titolare nelle due versioni degli Utah Jazz finalisti NBA, si è distinto per un’espulsione dopo 2 minuti di gioco allo Staples Center, con tentativo di demolizione del palazzo. Nel 2002 ha donato un rene per salvare la vita alla sorella, diventando il primo giocatore della Lega a tornare sul campo dopo aver donato un organo.

Patterson, Ruben

Uno dei maggiori esponenti dei Jail Blazers, il “Kobe stopper” ha avuto più problemi con la legge che highlights indimenticabili sul campo. Esilatarante la storia dietro a un soprannome datogli nello spogliatoio: Lubin’ Ruben. Damon Stoudemire lo sorprese a masturbarsi con un catalogo di Victoria’s Secret e da allora, Rasheed, Z-Bo e gli altri “intellettuali” della squadra non persero occasione di chiamarlo così, facendolo andare su tutte le furie ogni singola volta.

Quinn, Chris

Al liceo in Ohio fu premiato come secondo miglior giocatore dello Stato dietro a LeBron James. Ebbe una breve carriera NBA tra Heat, Nets e Spurs prima di sbarcare in Europa, per poi iniziare la carriera da assistente allenatore proprio a Miami. Salì agli onori delle cronache dopo la cessione di Shaq dagli Heat ai Suns, che The Diesel commentò così: “Finalmente sono in una vera squadra, non sono più costretto a giocare con gente come Chris Quinn, ma con giocatori capaci!”

Rose, Jalen

Parte dei leggendari Fab Five di Michigan University, ebbe una lunga carriera NBA, con i momenti migliori vissuti agli Indiana Pacers. Negli anni ingaggiò un’aspra rivalità in particolare con Ewing. Dopo un duello acceso tra i due in un Knicks-Pacers di Regular Season, entrambe le franchigie si recano allo stesso aeroporto per partire per una trasferta. Rose scova tra i bagagli una valigia di proprietà di Ewing. Al suo interno trova un televisore con videoregistratore incorporato, un lusso per l’epoca. Decide di rubarla e per anni la tenne in casa, come un vero e proprio trofeo di caccia.

Sakuragi, J.R.

Milton Henderson Jr. fu pedina importante dei Bruins campioni NCAA nel 1995. Dopo qualche presenza coi Vancouver Grizzlies nel 1999, inizia la sua peregrinazione tra Francia, Porto Rico e Filippine. Ma è ai Sea Horses Mikawa in Giappone che trova la sua dimensione. Nel Sol Levante si trova talmente bene che chiede e ottiene la cittadinanza, impara da autodidatta il giapponese e cambia legalmente il suo nome in J.R. Sakuragi, in onore del protagonista del manga Slam Dunk. Pare non abbia nessuna intenzione di tornare negli Stati Uniti.

Tisdale, Wayman

3 volte All-American al college, più di 15 punti e 6 rimbalzi a partita in 12 stagioni da professionista tra Pacers, Kings e Suns. E una volta ritiratosi, la possibilità di dare libero sfogo al suo primo amore, la musica, con una brillante carriera da bassista jazz. Poi un tremendo osteosarcoma che prima lo costringe all’amputazione della gamba destra e poi lo uccide, nel maggio del 2009.

“Era sempre felice e positivo, con un sorriso che illuminava il cuore”. (Peter White, chitarrista)


Udoka, Ime

Carriera al college travagliata, esperienze in NBDL ed Europa, decadali a LA e New York cui non seguono contratti. Poi una pre-season a Portland, dove è cresciuto. Muore suo padre proprio nei giorni in cui si gioca tutto. Ma Udoka dà il massimo, impressiona per carattere e tenacia difensiva e firma coi Trail Blazers per la stagione ‘06-’07. Dopo aver giocato un totale di 12 gare nella Lega fino a quel momento, parte titolare in 75 solo quell’anno. Dal 2012, anno del ritiro, è assistente di Popovich sulla panchina degli Spurs.

Van Horn, Keith

Leader ogni epoca per punti a University of Utah sotto il leggendario coach Majerus, Van Horn è la più grande speranza bianca dai tempi di Larry Bird quando viene scelto secondo solo a Tim Duncan. Nei primi anni nella Lega fa faville, con una stagione oltre i 20 punti e 8 rimbalzi di media, arrivando coi Nets alla finale NBA persa nel 2002 contro i Lakers. Da lì un lento declino e la sensazione che non abbia mai sviluppato appieno il suo enorme potenziale. Chiusa la carriera, è diventato un abile uomo d’affari in Colorado, oltre a gestire un programma giovanile che prepara mille aspiranti cestisti l’anno.

Williams, Jayson

Ebbe una discreta carriera con i New Jersey Nets negli anni ‘90, con anche una (misteriosa) apparizione all’All Star Game nel 1998. Nel 2002, già ritiratosi, sta provando un nuovo fucile nella sua tenuta, quando un colpo partito inavvertitamente finisce per uccidere il suo chaffeur Costa Christofi. Nonostante abbia tentato maldestramente di coprire le prove a suo carico, ha scontato infine 18 mesi di carcere per omicidio colposo. Da quel giorno, divorato dal senso di colpa, combatte contro la depressione e l’abuso di droga.

Xavier McDaniel

Primo nella nazione per punti e rimbalzi a Wichita State, X-Man ha tormentato gli avversari per dodici anni sui campi NBA, con la sua atavica aggressività, che spesso sfociava in epici scontri fisici: chiedere a Jordan (molestato in tutti i modi immaginabili), o a Wes Matthews e Juwan Howard (che hanno ancora i segni delle sue mani sul collo).



Young, Suntino Korleone

Tra fine anni ’90 e inizio 2000 la moda di scegliere al Draft giocatori dall’high school porta grandi risultati (Garnett, Kobe, LeBron su tutti) ma anche clamorosi fallimenti. Suntino Korleone (alla mamma piaceva il personaggio de Il Padrino...) rientra in quest’ultima categoria, disputando un totale di tre partite nella NBA coi Pistons. Portò i suoi talenti in Cina e in Australia nel tentativo di rilanciarsi ma non riuscì più a rientrare nel giro del basket che conta. Oggi allena ragazzi nella sua Wichita, augurandosi per loro un futuro migliore.

Zhihi, Wang

Dominatore del campionato cinese negli anni ’90, finisce sul taccuino di Donnie Nelson che lo drafta per i Mavs nel 1999. Ma i Bayi Rockets proprietari del cartellino si rifiutano di lasciarlo andare. Dopo un altro titolo nazionale e lunghe negoziazioni, sbarca in NBA, primo cinese della storia. Non lascerà un segno da un punto di vista tecnico, ma la sua lotta per giocare negli USA aiuterà poi i connazionali Yao Ming e Yi Jianlian a fare altrettanto.



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