• Pietro Campagna

Sulle orme di Steve Nash


FOTO: CBC.ca

Questo articolo, scritto da Marc J. Spears per The Undefeated e tradotto in italiano da Pietro Campagna per Around the Game, è stato pubblicato in data 18 giugno 2019.


Steve Nash è stato per due volte MVP e per otto volte All-Star. È un Hall of Famer e una delle più grandi point guard della storia del Gioco. Oltre a tutto questo, è anche padrino di un giocatore di cui pensa che abbia il potenziale per essere più forte di quanto lui sia mai stato.


“Potete capire che dire di un giocatore che arriverà al livello a cui sono arrivato io non è scontato”, ha detto Nash a The Undefeated. “Ma lui ha il potenziale per essere a quel livello, se non meglio. Vincerà due MVP? Difficile da dire, dipende molto dalle circostanze, però sono sicuro che sarà una presenza fissa all’All-Star Game”.


RJ Barrett, che ha ancora 19 anni, è nato a Toronto e per questo soprannominato “Maple Mamba”, è membro della Nazionale canadese e ha tifato per i Raptors durante la cavalcata al titolo del 2019. La sua è una famiglia di atleti: suo padre Rowan ha giocato a St. John’s al college e poi è stato professionista in Spagna, Argentina, Venezuela, Cipro, Grecia, Israele, Francia e Italia; sua madre Kesha era una stella dell’atletica leggera nello stesso college frequentato dal padre.


“I miei nonni sono nati e cresciuti in Jamaica, e anche mia madre è nata lì”, ha detto RJ, che spera di visitare il Paese di sua madre per scoprire le sue radici. “Mi è stata insegnata quella cultura da piccolo, l’etica del lavoro e tutto il resto delle tradizioni. Sono molto orgoglioso di poter dire che sono giamaicano e canadese”.


Nash e suo padre erano molto amici, oltre che compagni di squadra in Nazionale. Quando è nato RJ, i suoi genitori hanno chiesto all'allora 26enne Nash di fargli da padrino. La stella NBA accettò volentieri e si ricorda di aver visto RJ per la prima volta durante un ritiro della selezione nazionale canadese.


FOTO: heinnews.com
“Mi ricordo che mi hanno chiesto di essere suo padrino, non mi ricordo molti dettagli però. Sicuramente ero emozionato, eravamo ancora molto giovani e il fatto che mi venisse chiesta una cosa del genere mi ha fatto pensare che stavamo crescendo di colpo. Ovviamente ero molto contento, adoro i bambini.
Non ho avuto l’occasione di passare con lui tutto il tempo che avrei voluto, perché sia io che la sua famiglia eravamo molto impegnati. Loro stavano in Europa, e quando sono tornati RJ ha iniziato a giocare nel circuito AAU a livello di High School. È stato comunque incredibile vederlo emergere e poi continuare a crescere a ritmi incredibili”.

Nel 2010 RJ e suo padre sono andati a vedere le Conference Finals in cui i Suns sono stati sconfitti da Kobe Bryant e i suoi Lakers. È stato guardando quella serie di Playoffs che Barrett si è convinto che sarebbe diventata una stella del basket. Ed è stato ispirato anche dal modo di lavorare di Nash.


“Mi ricordo di essere andato vederlo a giocare nella serie coi Lakers. Da quel momento nella mia testa pensavo solo che avrei davvero voluto stare a quel livello anche io, così era come avrei voluto giocare anche io, e avere uno come lui come esempio da piccolo è stata sicuramente una cosa incredibile”.

Nash, sicuramente il miglior giocatore canadese di sempre, ha detto di essersi accorto che Barrett aveva l’opportunità di diventare qualcosa di speciale già nei suoi primi anni da teenager.


“Alcune cosa che lui faceva in campo sono difficili anche da pensare, per un giocatore che ha meno di 14 anni. A quell’età invece RJ, oltre alle sue doti fisiche, sapeva già passare bene la palla, palleggiare e attaccare il ferro. Ti faceva pensare che se fosse riuscito a mettere insieme tutti i pezzi sarebbe stato incredibile...”

Il Canada attualmente vanta diversi giocatori in NBA, tra cui Jamal Murray, Andrew Wiggins, Tristan Thompson, Kelly Olynyk, Cory Joseph e Shai Gilgeous-Alexander, ma gli unici canadesi che hanno partecipato ad un All-Star Game sono stati Nash e Jamaal Magloire.


Murray, che ha mostrato di avere potenziale da All-Star nella scorsa stagione, crede che Barrett non solo sarà una stella nella NBA, ma potrà diventare il miglior giocatore della Draft Class 2019 (sì, quella di Zion Williamson). Ne ha parlato a The Undefeated proprio la guardia dei Denver Nuggets.


“Zion ha messo un po’ in ombra RJ, ma credo che Barrett sia un giocatore più completo considerando quello che serve su un campo da basket. Zion venderà sicuramente tanti biglietti, ma se fosse per me sceglierei comunque RJ”.

Quando è stato chiesto a Barrett se fosse d’accordo con quanto detto dal suo connazionale, ha detto: “Beh, ho lavorato duramente, quindi sì, certo, sono d’accordo”.


Barrett prima dell’arrivo di Zion al college era il prospetto numero uno per il Draft 2019. Il miglior giocatore nel suo ultimo anno di high school ha comunque avuto il suo successo a Duke, con 22.6 punti, 7.6 rimbalzi e 4 assist a partita nel suo anno da freshman. Nonostante Williamson abbia "rubato" tutte le attenzioni, RJ non si è pentito di niente nella sua esperienza di college. Ha dichiarato che si è trovato benissimo a Duke con "Coach K", perché si è sentito allenato in modo serio ed è stato spinto a essere un giocatore migliore giorno per giorno. Ha detto anche che giocare con Zion lo ha aiutato a capire cosa vuol dire dividere il campo con un’altra stella, cosa che potrà tornare utile in NBA.


FOTO: Ballislife.com
“Quando sei nella Lega i giocatori sono tutti forti, e devi imparare a giocare con loro. Devi anche imparare la situazione con la stampa, e a Duke abbiamo avuto molte attenzioni. Tutta esperienza utile per la Lega”.

Si dice che se ce la fai a New York... ce la fai ovunque. Barrett sicuramente gradisce la sfida, fuori e dentro al campo, di giocare per una franchigia che non vince un titolo dal 1973.


“E' fantastico giocare al Garden tutte le sere, e molti miei familiari sono a New York. I Knicks hanno anche una grande storia, e giocare sotto i riflettori di New York è davvero fantastico”.

Nash non è riuscito ad essere presente al Draft 2019, perché in quei giorni era prevista la nascita del suo secondo figlio. Ma sarà comunque un padrino orgoglioso, ogni volta che RJ scenderà in campo.


“È pazzesco pensare a tutto quello che è successo”, ha detto Nash. “È tutto così imprevedibile, quasi asssurdo”.


Around the Game nasce con l’obiettivo di avvicinare gli appassionati italiani alla pallacanestro NBA, attraverso due tipologie di contenuti: i contributi realizzati e pubblicati dai membri interni della redazione (diffusi a titolo gratuito, senza scopo di lucro, protetti da copyright e soggetti a legislazione vigente in materia di diritti d'autore); e articoli tradotti delle testate estere in collaborazione con AtG, pubblicati e tradotti in italiano dalla nostra redazione. I contenuti del secondo tipo, i cui diritti d’autore appartengono alle testate giornalistiche da cui sono stati pubblicati originariamente, sono all’interno della sezione “Traduzioni” e vengono selezionati, tradotti e pubblicati da AtG solo dopo la ricezione da parte delle fonti di esplicito ed esclusivo consenso relativo a questa attività.

Around the Game non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza una periodicità prestabilita. Pertanto, ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001, non può essere considerato un prodotto editoriale.

 

Alcune immagini sono prese dal web: se un contenuto è di tua proprietà e vuoi richiederne la rimozione, oppure per qualsiasi questione relativa ai diritti d’autore, ti preghiamo di inviare una mail a questo indirizzo: pr.aroundthegame@gmail.com

Fondatore e Direttore: Andrea Lamperti -  Fondatore e Web Manager: Ferdinando Dagostino

© 2017 by Around the Game.  Prodotto da SaidiSEO.com