• Nicola Ripari

A cosa porterà il "tanking moderato" dei Raptors?

Il finale di questa stagione e la prossima estate diranno molto sul futuro a medio termine dei Toronto Raptors. Che in questo momento sembrano avere più domande che risposte.



Questo articolo, scritto da Arsenalist per Raptors Republic e tradotto in italiano da Nicola Ripari per Around the Game, è stato pubblicato in data 3 aprile 2021.



I Detroit Pistons non sono sembrati la peggior squadra dell’Est. Tale titolo è spettato ai Toronto Raptors che, durante il match disputato il 30 marzo, uscivano quasi subito dalla partita mentre Detroit ne assumeva il controllo in maniera agevole. La situazione, già difficile di per sé, sarebbe stata più facile da accettare se non fosse stato per lo sguardo compiaciuto di Dwayne Casey...


Non è che ci siano nuovi fatti da raccontare, è andato in scena sempre il solito copione. Il front office dei Raptors (non i giocatori) ha portato avanti la sua strategia di tank “tranquillo” e questa volta è anche stato aiutato da un terribile (ma utile) back-to-back.


Nella partita contro i Pistons, Plumlee e Stewart sono stati dominanti nel pitturato e i lunghi dei Raptors - tra cui si annovera Siakam in posizione di 5 - non sono stati all’altezza. Il prezzo fisico ed emotivo di giocare sotto taglia per così tanto tempo deve avere effetti psicologici talmente marcati, da rendere necessario uno strizzacervelli, ora, più che un coach. Non si tratta solo del fatto che i lunghi dei canadesi sono costantemente dominati da altri lunghi, si fa riferimento anche al deterioramento fisico: dopo tutti quei contatti sotto canestro, si è più deboli anche nel difendere le penetrazioni.


Fino a questo punto, comunque, nessuna novità. Tuttavia, se andiamo oltre, ci potrebbe essere qualche dettaglio nuovo da analizzare.


OG Anunoby è l’unico elemento positivo del gruppo ed è anche il solo che sta facendo passi avanti significativi nel suo sviluppo. Miglioramenti visibili e tangibili.


La confidenza raggiunta nella gestione della palla ha reso i suoi passaggi molto più frizzanti, la sua accrresciuta aggressività ha permeato di sicurezza il suo pull-up, che, ora, assomiglia più a un prodotto finito piuttosto che a un “work in progress”. Questo è evidenziato dalle scelte dei suoi avversari, che ora lo rispettano.


Questo è l’anno della scoperta per OG, che sta esplorando un territorio oltre il 3&D, e tutti in NBA se ne stanno rendendo conto. Anunoby è stato l’unico giocatore in grado di creare dei grattacapi ai Pistons nella partita di cui si è parlato in precedeza, essendo stato l’unico in grado di competere fisicamente. Ecco alcune giocate che ve ne faranno rendere conto:



In una situazione diametralmente opposta si trova Pascal Siakam, il quale pare non essere in grado di modificare il suo gioco in modo da renderlo poco prevedibile. Spicy P è troppo piccolo per giocare da centro, e dopo essere stato sballottato a destra-e-a-manca, aspettarsi che possa cambiare le cose offensivamente è una mera illusione.


Le sue penetrazioni sono molto prevedibili ormai, tanto che i difensori sanno già cosa fare non appena lui mette giù la spalla. Spesso si trova chiuso tra due difensori in area e senza vie d'uscita, dovendo così alzare la parabola del suo tiro e riducendone di molto l’efficacia.


La frustrazione causata dal vederlo sparacchiare dal mid-range non accenna a sparire. Anzi, è amplificata dalla consapevolezza che Pascal non è ancora in grado di migliorare il suo finishing. Forse a causa della mancanza di allenamenti in questa stagione, forse per tutte le limitazioni a workout uno-contro-uno nella scorsa offseason, forse per suoi limiti che non riuscirà mai a superare.


Esiste un detto di Internet che si chiama Legge di Godwin, il quale dice: “tanto più lunga è una discussione fatta online, tanto più alta è la probabilità che ne scaturisca un paragone riguardante i nazisti o Hitler”. Tutti ne abbiamo visto esempi, e quindi ci suona vera. A proposito, ecco un’altra cosa che suona vera: “più un’analisi sulla stagione dei Raptors va in profondità, più si alza la probabilità che la causa principale del brutto andamento sia identificata con la posizione di centro”.


In questo contesto non vorrei menzionare Aaron Baynes e i problemi difensivi e a rimbalzo della squadra Nick Nurse, ma non si può non dare un’idea della transizione difensiva di Toronto:



Come cause si possono individuare un difetto di comunicazione, di posizionamento di squadra, di sforzo individuale e collettivo, e mille altre ancora. Estrapolate gli aspetti di questa giocata e spalmateli su 48 minuti di partita, aggiungete dei giovani Pistons che sentono l’odore del sangue e vogliono terminare la loro serie di sconfitte e otterrete una serata di basket da incubo.


D'accordo, non menzionerò più i problemi difensivi e a rimbalzo, ma utilizzerò i prossimi due paragrafi a parlare di quello che sta succedendo nella testa di Fred VanVleet.


Guardare intorno a FVV, significa pensare da dove possa provenire la leadership. Si può essere leader dando l’esempio, ma pare che Siakam stia abdicando da questo punto di vista; Kyle Lowry è ancora in Canada solo per gli errori di Masai Ujiri; e gli altri o sono troppo giovani, o sono piatti come delle tavolette. Di conseguenza, ciò che VanVleet cerca di fare è trainare la squadra, o meglio, spingerla in avanti. Il risultato, deludente, è un breve slancio costituito da attacchi individuali che possono funzionare per poco tempo.


Fred è un buon playmaker, ma, per esserlo, non può essere obbligato a essere anche il miglior realizzatore della squadra. Ha necessità di avere un giocatore che lo supporti. Se gli si affida l’onere sia di creare gioco sia di segnare, il risultato sarà sempre quello ottenuto nelle ultime partite.


Con tutta probabilità Fred non pensava che sarebbe diventato il leader della squadra, ma riteneva di poter fornire una buona dose di energia con cui alimentare i suoi compagni. Il grande problema è che sul campo non c’è la minima traccia di energia; si tratta, infatti, di un gruppo che gioca con una condizione fisica precaria, dovuta a mesi di partite affrontate con un forte gap di taglia e con tantissime assenze. In questa situazione, VanVleet non può salvare iRaptors. Non li può salvare nemmeno Lowry. Non sono nemmeno sicuro che, ora come ora, perfino Kawhi li potrebbe trascinare.


FOTO: NBA.com

Il tank moderato può essere la strategia - di marketing - migliore del mondo. Se si vince, si è dei geni; se si perde, era tutto previsto. Dal momento che non diremo se stiamo provando a vincere o perdere, automaticamente vinciamo. Tuttavia, nonostante la facciata, è solo il tempo che mette in evidenza il risultato.


Nella prossima estate non ci sarà più tempo per l’ambiguità e per domande che aleggiano come nubi: è una stagione di transizione? Si sta provando a competere, o a tankare? Qual è il piano per la prossima offseason?


Ciò che succederà in estate sarà rivelatore, perché non c’è più spazio per le mezze misure. I Raptors devono prendere decisioni su Kyle Lowry, Gary Trent Jr, la posizione di centro, il Draft, che impatteranno e renderanno chiara la strategia della franchigia nel medio termine.


I Raptors cercheranno di sfruttare i loro asset (forse tramite sign-and-trade) o le loro scelte al Draft per arrivare a un giocatore che possa svilupparsi come VanVleet o Siakam, oppure cercheranno di migliorare la qualità di quei giocatori di contorno che si sono dimostrati non all’altezza.


In qualunque direzione si vada, i Raptors avranno comunque bisogno di una scelta alta al Draft. Allo stato attuale, non sono in possesso di asset sufficienti per muoversi con agilità sul mercato, soprattutto dopo che non sono stati in grado di muovere Lowry alla trade deadline - saranno costretti a ricorrere ad una sign-and-trade per non perderlo a zero.