• Alessandro Di Marzo

The Bubble Experience: l'intervista a Giannis Antetokounmpo


FOTO: NBA.com

Intervista rilasciata in data 1 luglio 2020 da Giannis Antetokounmpo, trascritta da Alessandro Di Marzo per Around the Game grazie alla disponibilità di NBA e Connexia.





Ora che è luglio tornerete ad allenarvi. Pensi che tutto questo tempo lontano dal campo abbia influenzato il tuo gioco e la tua salute? E come pensi che ciò abbia influito sui tuoi compagni di squadra, che presto tornerai a vedere?


Siamo stati lontani dalla pallacanestro, ma abbiamo avuto l’opportunità di trascorrere del tempo con le nostre famiglie, cosa che molti giocatori della Lega avranno apprezzato. Abbiamo anche potuto usare il tempo a disposizione per allenarci. Ora ci riuniremo, potremo allenarci e tirare insieme, e questo ci aiuterà a tornare al punto cui eravamo prima del stop della stagione. Sono felice che la NBA riparta, così come lo sono i miei compagni.

Ti senti pronto per migliorare, e credi che ora sia più difficile farlo?


Penso di avere avuto la possibilità di migliorare. Ora non sarà facile riprendere, ma bisogna trovare modi per migliorare. Fisicamente, c’è stata la possibilità di farlo, da alcune settimane stiamo andando in palestra e questo mi ha aiutato a perfezionare qualcosa e a prepararmi per Orlando.

In questo periodo è nato tuo figlio, ma hai comunque partecipato alle manifestazioni del movimento Black Lives Matter, a Milwaukee. Quanta considerazione hai dato all’idea di non giocare a Orlando, vista l’attuale situazione degli Stati Uniti e del mondo?


Partecipare alle manifestazioni con le altre persone è il minimo che io possa fare. Volevo mostrare al popolo di Milwaukee che io ci sono, che posso essere con loro per le strade, e ho voluto portare con me anche la mia famiglia e mio figlio. Mi sentivo di voler fare tutto questo.


Riguardo al non andare a Orlando... è una posizione scomoda, la nostra. Sappiamo che giocando potremmo combattere per il titolo, e dover stare lontani da questa idea è difficile. Nella mia testa ho pensato che l’NBA avrebbe preso la miglior decisione possibile per noi. Devo comunque farmi trovare pronto, il nostro obiettivo è vincere e migliorarci, quindi mentalmente ho provato a restare pronto.


FOTO: The Pappas Post

Come ti senti riguardo alla sicurezza sanitaria? Ti chiedi come saranno organizzate le strutture mediche, lo staff e la frequenza dei test?


Ognuno di noi si è chiesto quanto sarà sicuro giocare a Orlando. Resteremo tutti negli spazi appositi per noi. Sarà strano giocare, senza tifosi e senza le nostre famiglie. È un po’ come una competizione FIBA, si sta nell'hotel per 2 o 3 settimane, anche se ovviamente il nostro obiettivo è restarci più a lungo. Penso che giocare sarà sicuro, l’NBA e l’NBPA hanno lavorato insieme per rendere tutto il più sicuro possibile, e mi fido di loro. Alla fine, dobbiamo andare lì e fare il nostro lavoro, così come l'NBA.

Alcuni hanno dovuto combattere contro il virus. Ti preoccupa personalmente della situazione?

Ognuno di noi si preoccupa riguardo alla salute, nessuno vuole rischiare. L’NBA ha deciso di riprendere, dunque bisogna ricominciare e fare il nostro lavoro, ovvero giocare a pallacanestro, supportare i compagni e rappresentare le nostre città. Di certo io e i miei compagni ci preoccupiamo a dovere. Anche la mia famiglia si chiede come io stia, specialmente mia mamma.

Dal punto di vista della sicurezza sanitaria, come sono strutturati gli allenamenti ora?


Durante gli allenamenti possiamo solo sollevare pesi e tirare, è molto strano. Gli spazi di allenamento sono distanti circa 180cm gli uni dagli altri, e allenatori e preparatori indossano mascherine. Alla fine della sessione, bisogna lasciare il campo e far entrare il compagno successivo. Non siamo vicini come vorremmo essere, ma come ho detto in precedenza il nostro obiettivo è vincere e migliorarci, e vogliamo raggiungerlo con ogni mezzo disponibile.


FOTO: NBA.com

Durante la stagione avete lavorato duramente per assicurarvi il primo posto nella Eastern Conference, ma ora non avrete il vantaggio del fattore campo. Cosa pensate di fare per mantenere questo vantaggio? Ne avete già parlato con l’NBA?


Non poter più sfruttare il fattore campo sarà bruttissimo, abbiamo lavorato tutto l’anno per giocare davanti ai nostri fantastici tifosi, che ci supportano a ogni ora del giorno. Farà male, ma dobbiamo pensare che anche le altre squadre non beneficeranno del supporto dei loro tifosi. Verrà comunque trovata una soluzione, come la possibilità di commettere 7 falli per un giocatore della squadra "di casa" (cosa che mi aiuterebbe), o quella di utilizzare più timeout o challenge.

Starete lontano dalle famiglie per diverse settimane. Quanto sarà difficile vivere questa... bubble experience?


Da qualche mese sono diventato padre, e ho avuto la possibilità di vedere mio figlio crescere e stare con lui. Se avessimo giocato normalmente, mi sarei perso molto di tutto ciò. Andare a Orlando sarà molto difficile per tutti, visto che non potremo vedere le nostre famiglie per un po' di settimane. Dobbiamo prepararci per questo, in precedenza viaggiavamo molto, anche per sette giorni di fila, ma potevamo portare le nostre famiglie con noi. Adesso, invece, dovrà passare molto tempo prima che potremo rivederle.

Hai parlato della FIBA in relazione a questa esperienza. Quanto sarà importante la gestione mentale della situazione?


Durante i tornei FIBA si sta per alcune settimane in hotel, e si pensa solo a giocare. Ora il nostro obiettivo è giocare fino alla fine, ovvero per 3 mesi: mentalmente dovremo farci trovare preparatissimi. Non potremo nemmeno contare sulla spinta dei tifosi. Insomma, questo sarà il titolo più difficile da vincere in assoluto, le circostanze lo rendono tale. Se lo vogliamo davvero, bisogna andare lì a prenderlo.

Quanto sarà impegnativo giocare uno sport di contatto dopo mesi e mesi di distanziamento sociale? Credi di poter giocare come hai sempre fatto?

Credo di sì. A ognuno di noi manca la pallacanestro, e una volta che torneremo in campo daremo il 100%, anche se non andremo subito al massimo. A Orlando tutti staranno bene fisicamente, quindi non penso che tornare ai livelli "normali" sia difficile.

Con quale livello di gioco ti aspetti di entrare in contatto a Orlando?


A molti di noi manca il Gioco, ma non bisogna pensare che saremo in piena forma già dalle prime partite; con il passare del tempo, però, il livello aumenterà.

Come ti senti emotivamente?


Personalmente, sono contento di riprendere, anche se non so cosa aspettarmi una volta arrivato. So solo che voglio giocare e vincere con i miei compagni. Sono anche un po’ pensieroso, però, e credo che non ci sia un solo giocatore che non sia triste, perché tutti noi dobbiamo salutare le nostre famiglie. Ad ogni modo, comunque, questa è la situazione, e dobbiamo pensare a fare il nostro lavoro.

FOTO: NBC26

Un paio di settimane sono diverse rispetto a 3 potenziali mesi di impegno. Hai già iniziato a pensare a cosa mettere in valigia per trascorrere al meglio il tempo in cui sarai via?

Non mi preparo mai le valigie, a quello ci pensa la mia fidanzata: probabilmente ci metterà molti pantaloncini e magliette. Per il resto, so che di certo porterò il mio iPad, per guardarmi dei film, e il mio cellulare.



Parlando di salute, come ti sei sentito in questo periodo? Il lockdown ti ha portato benefici da questo punto di vista?


Alla grande. Mi sento al 100%, sono pronto. Ovviamente siamo anche un po’ arrugginiti, è da molto che non giochiamo 5 contro 5, ma non vedo l’ora di tornare a farlo con i miei compagni.

Hai mai pensato che potreste aver perso un po’ di slancio, a causa dello stop?


Sì, ma ogni squadra l’ha perso, perché tutti si sono dovuti fermare. La nostra intesa, anche fuori dal campo, è ottima, quindi credo che non sarà difficile ripartire da dove ci eravamo fermati.

A Orlando ti concentrerai sul basket al 100%?


Certo. Essere a casa significa anche doversi concentrare con Liam (il figlio, ndr) accanto, e sarebbe difficile, quindi sono felice di riprendere accanto alla squadra e competere per il titolo.


FOTO: NBA.com

A volte nei giorni delle partite hai preferito non parlare con i giornalisti, per paura che alcune informazioni importanti potessero arrivare alla squadra avversaria. Ora, invece, come sarà vivere accanto alle persone contro cui competerai in campo?


Sarà difficile, ma non è detto che vedremo tutti ogni giorno, magari soltanto a pranzo o a cena. Mi è capitato qualcosa di simile ai tornei FIBA, la cosa migliore è stare con la squadra, non interessarsi degli affari degli altri e non parlare troppo.

Quanto o quanto poco sei riuscito a familiarizzare con i tuoi compagni, dopo questo periodo di inattività? E cosa puoi fare come leader della squadra per assicurarti che tutto proceda al meglio a Orlando?


Credo che i miei compagni siano felici di ricominciare a giocare a Orlando per inseguire il titolo. Come leader della squadra devo essere pronto, perché so che molti membri della squadra mi seguono. Il mio obiettivo è vincere, senza preoccuparsi degli ostacoli che troveremo per strada.


Spero che la squadra sia pronta, ho visto i miei compagni in allenamento, ma è stato diverso, non possiamo mai stare insieme, nemmeno in spogliatoio. Cercherò di rendere il tutto il più semplice possibile, così come sta facendo l’NBA per noi.

In queste condizioni sarà uno dei titoli più difficili da conquistare. Cosa significherebbe vincerlo per te, o per chiunque riuscirà a portarlo a casa?


Come ho detto prima, sarà davvero difficile. Staremo lontani dalle nostre famiglie per molto, e non abbiamo giocato per 3 o 4 mesi. Chi vorrà davvero vincere dovrà non solo essere preparato mentalmente per ogni situazione, ma anche trovarsi in un'ottima condizione fisica. Anche essersi allenati durante questa pausa risulterà un fattore importante.


Voglio diventare uno dei migliori giocatori di sempre, e sento di aver fatto il meglio che potessi fare per farmi trovare pronto. Alla fine, chi vorrà maggiormente il titolo trionferà.





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