• Andrea La Scala

The Last Dance: alcune riflessioni sul contratto team-friendly di Pippen nel '97/98


Foto: NBA.com

Questo articolo, scritto da Jeff Siegel per Early Bird Rights e tradotto in italiano da Andrea La Scala per Around the Game, è stato pubblicato in data 20 aprile 2020.



La tanto attesa serie di ESPN "The Last Dance", andata in onda per la prima volta negli Stati Uniti domenica 19 aprile, si è contraddistinta per diversi highlitghts. Dal circo itinerante a base di cocaina in cui piombò Micheal Jordan quando fu draftato nel 1984 ai conflitti interni che afflissero i Chicago Bulls negli ultimi anni, c'è stato molto di cui parlare dopo le due ore della serie.


Sebbene il focus (come ci si aspettava) sia principalmente su Jordan, è stato dato buon risalto anche al suo "socio" Scottie Pippen, con la crew di ESPN che ha svolto un eccellente lavoro nell'intervistare la sua famiglia e dare agli spettatori una visione delle circostanze nelle quali Pippen è maturato sino a diventare la stella del basket mondiale che tutti conosciamo. Considerando che la serie si focalizza sulla stagione 1997/98, non poteva non iniziare con i malumori di Pippen riguardo la sua situazione salariale. Come il documentario illustra, il numero 33 dei Bulls attese sino a poco prima dell'inizio della stagione per effettuare un importante intervento chirurgico, mettendosi in pratica fuori dai giochi per diversi mesi, come forma di protesta per il suo contratto insoddisfacente. I numeri parlavano chiaro: per la stagione '97/98 avrebbe guadagnato "solamente" 2.775.000 $, cifra che lo posizionava al numero 122 della Lega e al numero 6 nella sua squadra.


Nelle interviste concesse per la serie, Scottie ha spiegato il suo basso salario come il risultato della scarsa volontà dei Bulls di concedergli quanto meritato. Ma quanto è veritiera questa affermazione? Come si è poi venuti a sapere, Chicago avrebbe potuto rinegoziare il contratto di Pippen nel 1995, quando il nuovo accordo collettivo e il cap incrementato sono diventati effettivi, ma per il 1997 i Bulls non avevano opzioni per ritoccare il contratto. Pippen avrebbe dovuto attendere sino al raggiungimento della free agency l'estate successiva, per poter essere adeguatamente remunerato. Alla fine, è proprio ciò che successe, dato che dopo aver vinto l'ultimo titolo con Chicago nel 1998, poté firmare un contratto da 70 milioni di dollari che lo condusse a Houston.


Le lamentele di Pippen saranno anche iniziate nel 1997 (se non prima), ma la causa reale è da imputare a sé stesso e al suo management, e risale a sei anni prima. Arrivando al quarto di un contratto di sei anni, firmò una rinegoziazione piuttosto lucrativa che estese il suo contratto con la franchigia e gli garantì uno stipendio più alto per il 1991, ma che restò relativamente costante per tutta la durata del contratto. Perciò l'elemento chiave che lo portò a essere "sottopagato" fu la durata dell'accordo, dato che in cambio dell'opportunità di rinegoziare gli ultimi due anni del contratto da sei, si trovò con un'estensione di altri cinque, che lo portarono sino a quella fatidica stagione del 1997/98.

Foto: NBA.com

Nei primi anni del nuovo accordo, il salario di Scottie era tra i top della Lega. Si pensi che, nella stagione '92/93, il suo stipendio di 3.43 milioni di dollari lo collocava al numero 8 della Lega, avendo davanti solamente David Robinson, Jordan, "Hot Rod" Williams, Vlade Divac, Robert Parish e Kevin McHale.


Perciò quando Pippen firmò la sua rinegoziazione-estensione fu un buon affare, sia per lui che per il team. Era pagato come una superstar quale effettivamente era, quindi ciò che gli arrecò davvero danno fu la durata dell'estensione.


Come The Last Dance mostra in maniera inesorabile, il suo salario nel '97/98 si ridusse a 2.78 milioni, collocandosi al n°122 della Lega.


Una parte del problema che condusse Pippen a un basso salario, fu l'innalzamento del salary cap giunto grazie al nuovo accordo collettivo del 1995, con il quale il cap fu portato dai 15.96 milioni di dollari del 1994/95 ai 23 milioni del 1995/96, lasciando Pippen dolorosamente sottopagato rispetto a quanto il mercato poteva offrire.


Compariamo quell'innalzamento a quello che abbiamo visto qualche anno fa (2016/17), quando il cap passò da 70 a 94.14 milioni, per un incremento superiore al 34%. Sebbene passare da 15.96 a 23 milioni sia un balzo numericamente inferiore, in realtà l'incremento percentuale è maggiore: intorno al 44%. Se lo applichiamo al 2016, avremmo avuto un cap di quasi 101 milioni.


E proprio come nel 2016, l'incremento del tetto salariale del 1995 lasciò a quasi ogni squadra una somma enorme di denaro da spendere. La spesa totale della Lega si alzò tremendamente, con ulteriori aumenti nelle stagioni successive, man mano che le squadre si adeguavano al nuovo ordine NBA.


Jordan fece cassa l'anno seguente, trasformando i suoi "full Bird rights" del 1996/97 e 1997/98 in due contratti consecutivi da un anno, che gli fruttarono quasi due terzi dei suoi guadagni totali in carriera. Come fatto notare in precedenza, invece, Pippen ebbe poi modo di ottenere quel che gli spettava con quel contratto con Houston da 70 milioni...


Tuttavia per i giocatori già sotto contratto nel 1995, non c'erano cascate di denaro in arrivo. Pippen sarebbe infatti rimasto "a bocca asciutta" per tutti gli ulteriori 3 anni di estensione con Chicago, culminati nei suoi "mal di pancia" durante la stagione finale coi Bulls.


Proprio come fece nel '91, Pippen avrebbe potuto contrattare una rinegoziazione con Chicago, utilizzando il loro nuovo e incrementato spazio salariale per aumentare la sua paga nei suoi ultimi tre anni di contratto, portando il suo salario a una cifra più commisurata al suo enorme valore per la squadra.



Secondo le mie conoscenze e premettendo che i dettagli dei salari non possono essere precisi al 100%, i Bulls aprirono la stagione '95/96 con 2.329.500 dollari al di sotto del tetto salariale di 23 milioni. Luc Longley era l'unico free agent incombente che avrebbero ri-firmato e potevano contare sulla scelta numero 20 al Draft di giugno, che utilizzarono per Jason Caffey. Tutti gli altri giocatori sotto elencati erano già sotto contratto in avvio della stagione '95/96:


I Bulls fecero tre principali operazioni quell'estate: la trade con San Antonio di Will Perdue per Dennis Rodman, ri-firmare Longley e portare a casa Randy Brown come point guard di riserva.


Per prima avvenne la trade di Rodman, che doveva essere fatta con spazio salariale in quanto lo stipendio di Perdue non era abbastanza alto per essere "matchato" con quello di Rodman. A quei tempi, i "matching salaries" dovevano rientrare nel 15% di differenza l'uno dall'altro e questa regola non fu variata sino al successivo CBA (Collective Bargaining Agreement). Perdue avrebbe guadagnato solamente 1.34 milioni per la stagione '95/96, quindi troppo distante dai 2.,5 milioni di Rodman per essere considerato matching. A seguito di questa trade, ai Bulls rimasero 1.17 milioni di spazio.


Il nuovo contratto di Longley gli fruttò meno del suo cap hold, quindi il team lo ri-firmò come mossa successiva per liberare ancora un pochino di spazio.



A questo punto, Chicago aveva 1.254.500 dollari di spazio residuo, che avrebbero potuto usare per dare a Pippen un aumento significativo per quell'anno e i successivi due. Quindi, anziché incassare 7.95 milioni nei tre anni in cui i Bulls si sono consolidati come (probabilmente) la miglior squadra di tutti i tempi, avrebbe potuto guadagnare sino a 13.29 milioni, sebbene un incasso più realistico sarebbe stato di 12.70 milioni, data la "regola" a Chicago secondo la quale Jordan sarebbe sempre dovuto essere il giocatore più pagato.


In ogni caso, anche ripartendo lo spazio salariale residuo con MJ in modo da assicurargli di essere il più remunerato, Pippen avrebbe incrementato del 60% i suoi guadagni per quei tre anni di contratto, al solo costo (per i Bulls) di rinunciare a firmare Randy Brown, che ha avuto un ruolo molto marginale nelle tre successive stagioni vincenti. I Bulls, però, Brown lo presero, occupando 900.000 dollari del loro cap residuo, destinando ciò che ne rimaneva a contratti al minimo salariale, che avrebbero anche potuto firmare "sopra il cap" dopo aver rinegoziato Pippen e Jordan. Per questo motivo, i contratti di James Edwards e Jack Haley non sono inclusi nei calcoli sopra riportati.


Tuttavia, non è che i Bulls avrebbero voluto elargire soldi per nulla come avvenne nel '91. Pippen avrebbe dovuto estendere il suo contratto in congiunzione con la rinegoziazione, ma anche un contratto da 4.5 milioni all'anno sarebbe stato poi considerato inadeguato se quella paga si fosse estesa per le stagioni successive.


Alla fine, quel contratto da 70 milioni coi Rockets è stato l'unico grosso affare della sua carriera: se i Bulls avessero proposto altri due anni di contratto, non avrebbe potuto esplorare la free agency prima del 2000, quando avrebbe avuto 35 anni. Ricordatevi: i Bulls chiesero e ottennero cinque anni addizionali a Pippen nel 1991 in cambio di un salario rinegoziato per i bienni '91/92 e '92/93, quindi tre anni di salari rinegoziati avrebbero potuto costare a Scottie quel che rimaneva della sua carriera con una semplice estensione, ed è difficile immaginare che avrebbe finito per ottenere abbastanza per raggiungere quei 100 milioni e più guadagnati in carriera, se avesse seguito quella strada.


Sebbene il malcontento di Scottie Pippen per la sua situazione contrattuale, tra molte altre cose, portò dei problemi ai Chicago Bulls del '97/98, alla fine per lui le cose andarono molto bene. Vinse il suo sesto titolo nonostante la decisione di disputare solo metà stagione, venendo pagato anche per l'estate successiva (inverno, in realtà, dato che la stagione '98/99 fu fermata per il lockout e il giocatore non firmò il suo nuovo contratto sino a gennaio 1999).


Se Pippen aveva dei problemi con la situazione contrattuale che ebbe a Chicago, quei problemi non erano imputabili ai Bulls. Fu lui a firmare una lunga estensione che, sebbene sembrasse ottima sul momento, finì per renderlo largamente sottopagato per tuttoi il successivo tiennio. D'alta parte, se avesse ottenuto quel che voleva, avrebbe potuto non esserci una triennio successivo: Jordan avrebbe spinto per avere più soldi se Pippen avesse guadagnato di più, e la trade per Rodman sarebbe stata più complicata da portare a termine.


Non è impossibile che Pippen avrebbe potuto vedere incrementati i propri guadagni e i Bulls avrebbero comunque vinto il loro secondo threepeat, ma è cosa tutt'altro che scontata.


In ogni caso, il suo contratto "team-friendly" ha indubitatamente aiutato Chicago ad assemblare una squadra attorno alle sue due stelle, tale da permettergli di essere super-competitiva e vincere sei titoli nel corso della seconda metà degli anni '90.





Seguici anche su

  • facebook-logo
  • instagram-social-network-logo-of-photo-c

Around the Game nasce con l’obiettivo di avvicinare gli appassionati italiani alla pallacanestro NBA, attraverso due tipologie di contenuti: i contributi realizzati e pubblicati dai membri interni della redazione (diffusi a titolo gratuito, senza scopo di lucro, protetti da copyright e soggetti a legislazione vigente in materia di diritti d'autore); e articoli tradotti delle testate estere in collaborazione con AtG, pubblicati e tradotti in italiano dalla nostra redazione. I contenuti del secondo tipo, i cui diritti d’autore appartengono alle testate giornalistiche da cui sono stati pubblicati originariamente, sono pubblicati all’interno della sezione “Traduzioni” e vengono selezionati, tradotti e pubblicati da AtG solo dopo la ricezione da parte delle fonti di esplicito ed esclusivo consenso relativo a questa attività.

Around the Game non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza una periodicità prestabilita. Pertanto, ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001, non può essere considerato un prodotto editoriale. Alcune immagini sono prese dal web: se un contenuto è di tua proprietà e vuoi richiederne la rimozione, oppure per qualsiasi questione relativa ai diritti d’autore, ti preghiamo di inviare una mail a questo indirizzo: pr.aroundthegame@gmail.com
 

Fondatore: Andrea Lamperti -  Fondatore e Web Manager: Ferdinando Dagostino

© 2017 by Around the Game.  Prodotto da FerdinandoDagostino.com