• Davide Corna

The Sound of Silence: la nuova normalità degli annunciatori NBA


FOTO: NBA.com

Questo articolo, scritto da Josh Coyne per Double Clutch e tradotto in italiano da Davide Corna per Around the Game, è stato pubblicato in data 20 febbraio 2021.



“And nowww...”

Le teste si girano, e centinaia di tifosi, imbeccati da una delle frasi più iconiche dello sport americano, tornano ai loro posti cercando di non versare la bibita che hanno appena comprato (ad un prezzo probabilmente troppo alto) mentre la voce proveniente dagli altoparlanti inizia a presentare i quintetti per la partita di stasera.


Sin dall'inizio della stagione NBA 2020/21, del post-bubble, è stato chiaro che ci sarebbero state nuove sfide, con le squadre che tornavano a casa loro, e che avrebbero poi viaggiato per tutto il paese per le gare in trasferta, adattandosi costantemente al mutevole protocollo anti-Covid.


Secondo l'annunciatore dei Portland Trail Blazers, Mark Mason, era impossibile prevedere quanto anomalo gli sarebbe sembrato il suo ruolo in questa situazione: "È tutto diverso. La mia abituale routine è completamente sconvolta".


Al suo 25 esimo anno come voce dei Blazers, si è ritrovato a dover riadattare la sua memoria muscolare per adattarsi alla nuova routine quotidiana. Nella sere delle partita, continua ad adattarsi a un nuovo modo di lavorare. Il catering che serviva pasti caldi è stato rimpiazzato da pasti self-service in scatola, le riunioni pomeridiane con lo staff che lavora alla partita è stato rimpiazzato da preparativi che ognuno sbriga per conto suo, e l'accesso all'arena è diventato più arduo.


All'arrivo, Mason deve rispondere a un lungo questionario sanitario tramite un'app da mostrare poi agli addetti, prima di sottoporsi a una serie di procedure igieniche mentre si dirige alla sua postazione, dove poi apre il microfono circa 22 minuti prima della sirena iniziale. Una volta arrivato nella sua zona dedicata, che non può essere "invasa" da nessun altro, Mason completa in autonomia un'ultima operazione di pulizia.

"Impiego circa 5-10 minuti per disinfettare la mia postazione di lavoro con una vasta gamma di salviette disinfettanti e spray. Ovviamente, lo faccio per la mia sicurezza personale, ma si tratta anche di una disposizione ufficiale del protocollo NBA".

FOTO: oregonlive.com

Una volta completata la sterilizzazione, Mason può finalmente concentrarsi sul suo lavoro, che spesso non è apprezzato come merita, visto che gioca un ruolo importante nell'esperienza vissuta dai tifosi, che siano presenti al palazzetto o meno.

"Qualcuno pensa che si tratti solo di fare la cheerleader, che annuncia i giocatori e le chiamate durante la partita. Ma a ben pensarci, c'è davvero molto di più. Sono una specie di guida turistica".

Nel suo tour, l'annunciatore vi porterà agli annunci iniziali, passando poi per gli sponsor della squadra, l'introduzione alla gara, il notoriamente meno entusiastico annuncio della quintetto della squadra ospite, e il roboante ingresso del quintetto di casa, per poi annunciare il play-by-play della gare, determinando spesso l'energia che scorre nell'arena con la sua performance vocale.


Il texano Sean Heath è l'uomo dietro il microfono dei Dallas Mavericks dal 2009. Come dice il suo profilo Linkedin, se sentite una voce altisonante, per il 97% delle volte si tratta della sua.

"Mia figlia dice che sono la cheerleader più chiassosa della squadra. Per me, questo significa che mi occupo degli annunci degli sponsor, dei quintetti, delle chiamate dei falli, dei challenge e dei timeout chiamati dai coach, delle sostituzioni, e del nome del giocatore a ogni canestro segnato".

Senza un'arena gremita, questo lavoro può essere duro. Secondo Heath, adattarsi alle condizioni attuali è stata una sfida degna di nota, in assenza dell'opportunità di riscaldare i 20.000 tifosi che solitamente riempiono l'American Airlines Center.

"Per me, la differenza maggiore è il fatto di dovermi ricordare di non parlare direttamente al pubblico. Io tratto automaticamente il pubblico di un evento sportivo come se fossimo arrivati tutti con la stessa auto. Sono abbastanza informale, e so essere piuttosto insistente nell'incoraggiarli a fare più rumore. In questa stagione qualche volta mi sono ritrovato a dire: andiamo, tifosi Mavs...".

Nel Nord della California, lo stile di Scott Moak ha entusiasmato i tifosi dei Sacramento Kings dal 2002. In questa stagione, ha ovviamente moderato la sua turbolenza, quando era il caso.

"Di certo non metto il piede sull'acceleratore come faccio quando il Golden 1 Center è pieno di tifosi. Alleggerisco un po' e cerco di limitare le mie solite urla, tranne in quei momenti spettacolari per cui anche lo staff e i giocatori presenti all'arena si entusiasmano. Lì mi lascio andare!"

Al suo 24esimo anno da annunciatore dei Philadelphia 76ers, Matt Cord si è goduto diversi momenti da ricordare. Ha annunciato la squadra alle NBA Finals 2001, con Allen Iverson, ha lavorato all'All-Star Game 2002 e ha presentato Kobe Bryant alla sua ultima partita al Wells Fargo Center. Ma nonostante gli anni di esperienza, anche lui ha avuto difficoltà a rapportarsi con l'assenza dei tifosi.

"Lavorare alle partite senza i tifosi è più difficile, perché io mi nutro dell'entusiasmo dei tifosi, e loro fanno lo stesso con me. Abbiamo comunque il Sixers Entertainment durante le partite, cosa che mi è molto d'aiuto!"

Questo sentimento è condiviso anche da Kyle Speller, alla sua sedicesima stagione come annunciatore dei Denver Nuggets. Crede che tipicamente la sua capacità di galvanizzare i tifosi si aggiunga al vantaggio del fattore campo (su cui, a Denver, influisce anche l'altitudine). Ora, però, si ritrova a lavorare con risorse limitate.

"La differenza più evidente senza il pubblico è semplicemente l'energia nell'arena. Ci nutriamo l'uno dell'altro e così, quando non ci sono i tifosi, non possiamo costruire quel tipo di energia. Qui abbiamo diversi annunci che richiedono una risposta diretta del pubblico, e ovviamente ora non posso farne uso. Inoltre, i nostri tifosi sono in grado di fare molto rumore".

L'intensità del rumore è un fattore di cui molti tifosi vanno orgogliosi. Più i tifosi si fanno sentire, meglio è. Ma quando ci si ritrova con gli spalti vuoti, l'arena suona in modo completamente diverso, con un'acustica irriconoscibile.


Michael Baiamonte ha lavorato come annunciatore dei Miami Heat per 30 anni, e anche lui è stato colto di sorpresa da questo tipo di atmosfera.

"La più grande differenza è quanto suoni cavernosa la nostra arena senza tifosi. Il sonoro è molto diverso: con i tifosi, c'è sempre rumore. Ora è tutto piatto, e si sono possono sentire chiaramente le urla dei giocatori e degli allenatori, che incoraggiano o danno indicazioni".

Con i Cleveland Cavaliers, l'annunciatore Sean Peebles ha cercato di trarre il massimo dalle circostanze attuali. Riesce anche a dimenticarsi di essere uno dei pochissimi sugli spalti, grazie a qualche trucco tecnico.

"A meno che non guardi direttamente gli spalti, non me ne accorgo. La mia attenzione è rivolta alla palla. Inoltre, abbiamo avuto qualche tifoso all'arena dall'inizio della stagione, e il loro numero sta aumentando. I Cavs hanno fatto un gran lavoro nel rendere l'esperienza il più autentica possibile, aggiungendo rumori artificiali, oltre a tutti i componenti abituali del nostro show. Con la stagione che avanza, spero che sempre più fan possano venire all'arena".

I Cavs non sono l'unica squadra ad aver ammesso un numero limitato di tifosi al palazzo, in linea con le regole di distanziamento sociale. Diverse franchigie hanno sperimentato questa idea, ma l'accelerazione del processo è stata frenata dal recente rafforzamento delle restrizioni.

FOTO: NBA.com

A ricoprire il ruolo più particolare nelle attuali circostanze è probabilmente John Pelkey, che ricopre temporaneamente il ruolo di annunciatore, al posto di Herbie Kuhn, per i Toronto Raptors che si sono rilocati in Florida. Anche lui è stato incoraggiato dalla sporadica presenza dei fan, ma quasi non se ne accorge nei momenti in cui è completamente concentrato sulla partita.

"Abbiamo avuto circa 3.000 tifosi per le nostre prime quattro partite a Tampa. Poi, però, quella politica è cambiata. Ovviamente non c'è lo stesso livello di rumore di un'arena gremita, ma i suoni artificiali che usiamo riescono a far sembrare normali le partite".

La musica e i suoni artificiali, però, possono arrivare solo a un certo punto. Le voci degli annunciatori sono quindi molto più chiare per i giocatori, per i coach e anche per i membri del front office. Ovviamente, anche l'azione sul campo è chiaramente udibile anche per gli spettatori alla TV, ma non c'è scampo per gli annunciatori.

"Già, me ne sono reso conto. Ora, tutti i dirigenti e i proprietari sono seduti, distanziati, dall'altra parte del campo, di fronte a me. Mette un po' di timore, sapere che tutti i boss sono lì. Quando torneranno i tifosi, loro saranno sempre nel palazzo, ma io non avrò un contatto visivo così diretto, e non ci penserò altrettanto spesso!"

"È sicuramente la differenza più significativa", ha sottolineato Pelkey.

"Ho lavorato a molti eventi negli anni con un pubblico limitato, ma in arene grandi come questa la tua voce si sente molto di più. I giocatori e i coach sono completamente presi da quello che stanno facendo, ma non puoi fare a meno di accorgerti che ti stanno ascoltando molto più chiaramente".

Anche Matt Cord è d'accordo:

"Sì, sono consapevole che la mia voce si sente di più, in assenza dei tifosi. Ma io ci metto sempre lo stesso impegno con i nomi dei giocatori... e continuo a dimenticare che non posso dire 'Signore e Signori', o 'Fatevi sentire'...".

Gran parte degli annunciatori NBA ha ricoperto questo ruolo per ben più di un decennio, quindi le loro tecniche e le loro abitudini si sono cementate con il tempo. Da un punto di vista tecnico, ci sono stati però molti aggiustamenti all'inizio di questa stagione. "Il più ovvio è il fatto di indossare una mascherina", ha dichiarato Mark Mason.

"Ne ho provato diverse per capire se attutissero o meno la mia voce. E non è piacevole quando parli così tanto e la mascherina assorbe l'umidità. Non te ne accorgi finché le labbra non vengono a contatto con la mascherina, e ti rendi conto che è bagnata. Alla fine, la mia scelta è ricaduta sulla classica mascherina blu usa-e-getta; le maschere più durevoli attutivano troppo la mia voce".
"Alcune cose, inclusi gli sponsor, non vengono più lette, visto che non c'è nessuno ad ascoltarle. Quindi, circa 7 minuti prima dell'inizio ricordo ai presenti le regole del protocollo-Covid. In effetti, queste regole sono spesso l'unica cosa che leggo anche durante i timeout e le pause fra i quarti. Un tipico script per una partita può arrivare a 50 pagine. Ora, la media è di 14 pagine..."
"Non mi preoccupo di rivolgermi ai tifosi e sembrare fuori contesto. Infatti, durante la partita mi comporto come se i tifosi fossero sugli spalti, così chi sta assistendo alla TV o alla radio sentirà l'arena esattamente come la ricordano. Ho introdotto una modifica durante la presentazione della squadra, inserendo 'Il sesto uomo siete voi, ovunque siate, fatevi sentire per la vostra squadra!' Mi immagino i tifosi che si alzano dai divani e urlano come se fossero al palazzo".

FOTO: washingtonpost.com

Anche in periodi "normali", la vastissima maggioranza dei tifosi NBA segue le partite alla TV o tramite League Pass, visto che le arene NBA non posso ospitare più di 20.000 persone e che il gioco viene sempre più seguito anche oltre i confini americani. Sebbene gli spettatori ascoltino principalmente i commentatori in TV, anche questi beneficiano del lavoro degli annunciatori alle arene. Per i fortunati che assistono spesso dal vivo alle partite NBA, gli annunciatori rappresentano una voce familiare, che li guida per 41 sere all'anno, regolando il livello emozionale dei tifosi e della squadra. Questi assidui frequentatori delle arene NBA sentono molto la mancanze degli annunciatori, e il sentimento è reciproco.

"Senza tifosi nell'arena non ci sono gli annunci durante i timeout per vendere biglietti o per informare il pubblico delle promozioni, o dei concerti in arrivo, il che è molto triste", ha detto Moak. "Non vedo l'ora che i tifosi ritornino. Non ci sono dance cam o contest di ogni tipo, o quei momenti in cui l'interazione con il pubblico è la parte più divertente".


Guardando al futuro, Sean Peebles ha espresso il suo entusiasmo per il ritorno del pubblico, e la convinzione che il lungo periodo di difficoltà renderà i raduni di massa di persone con la stessa passione ancora più soddisfacenti di prima.

"L'energia e l'entusiasmo si diffondono già un'ora prima della partita... i tifosi che si incontrano, si danno il cinque, si abbracciano e celebrano la passione che li accomuna... Il boato che accoglie ogni canestro importante... e una miriade di altre cose... Che siano tifosi dei Cavs, o che vengano a vedere gli avversari, ci mancano. Come tifosi sportivi, non vediamo l'ora di poter di nuovo andare agli eventi sportivi con le nostre famiglie e i nostri amici. Purtroppo stiamo vivendo tempi difficili, ma continuiamo a tenere duro e alla fine riusciremo a ritrovarci con gli altri tifosi".

"Non vedo l'ora di tornare semplicemente a stare insieme", ha dichiarato Kyle Speller. "Siamo come una grande famiglia e ci nutriamo l'uno dell'energia dell'altro. Non vedo l'ora di sentire di nuovo il loro entusiasmo."


"LET'S GOOOOOO!!!"