• Davide Corna

Tim Duncan e il suo stile di gioco dimenticato dal tempo

Non serve il trash talking, quando hai cinque anelli. Shaquille O'Neal e Bruce Bowen raccontano la grandezza e la "durezza" del centro che ha dominato due decadi con i San Antonio Spurs.


FOTO: NBA.com

Questo articolo, scritto da Mike Wise per The Undefeated e tradotto in italiano da Davide Corna per Around the Game, è stato pubblicato in data 11 Luglio 2016.



In occasione del Tim Duncan Day, The Undefeated omaggia la carriera di quella che è semplicemente la più grande ala forte di tutti i tempi. Oltre alle cifre straordinarie, e al fatto di essere il motivo principale grazie a cui un mercato ristretto del Texas è riuscito a vincere 5 titoli in 15 stagioni, Duncan è diventato un simbolo di longevità, lealtà e successo duraturo nell'NBA. In questo articolo di Mike Wise, che ha scritto di Duncan fin dalla sua stagione da rookie nel 1997, The Big Fundamental è davvero... Undefeated.




Immagina di essere un virtuoso del clarinetto classico e di scoprire che tutti gli altri candidati per un certo lavoro sperano di andare in tour con i Parliament Funkadelic.


Ecco, ora puoi capire Tim Duncan, che uscì dal college nel 1997 proprio mentre Allen Iverson, Latrell Sprewell, Stephon Marbury e diversi altri giocatori NBA erano sul punto di diventare i nuovi eroi della controcultura americana.


Non era un prodotto dei camp Adidas o Nike, quelle adunanze giovanili dove gli scout NBA e dei college sbavano dietro a fenomenali atleti quindicenni. Nessuno gli aveva mai detto che era speciale fino al suo quarto anno di college, a Wake Forest; e pochi altri futuri giocatori arrivavano fino al quarto anno.


Duncan giocava in un modo che il tempo ha dimenticato.


Aveva il jumper al gomito dell'ex Knick Bill Bradley, la capacità dell'ex Celtic Sam Jones di intuire le traiettorie e gli angoli quando si trattava di usare di usare il tabellone. Aveva l'inarrivabile economia nei movimenti di un altro ex Celtic, Bill Russell: sapeva quando rilassarsi, quando esplodere e l'esatto numero di passi da fare prima di ruotare sull'uomo di qualcun altro. E sì, la sua padronanza dei fondamentali era paragonabile a quella di un certo "hick da French Lick", conosciuto con il nome di Larry Bird.


Duncan non ha mai desiderato salire sul bus dell'AND1, e non ha mai contemplato i possibili benefici del trash talking contro i suoi avversari. Il suo gioco all'antica e il comportamento stoico erano talmente ordinari che gli studenti di Duke l'avevano soprannominato "Spock". E sapeva fin troppo bene ciò che si diceva negli spogliatoi NBA e nelle botteghe dei barbieri: "Non è davvero uno di noi. OK, viene dalle Virgin Islands, ma non è un fratello".


E ora, 19 anni dopo, è fantastico vedere che così tanti compagni e avversari lo considerano parte della famiglia, compresi i suoi più acerrimi rivali sul campo che oggi gli rendono omaggio.



FOTO: NBA.com

"Tim Duncan è la più grande ala forte della storia del gioco. Punto." - ha detto Shaquille O'Neal dopo aver appreso del suo ritiro.

"Fa parte della famiglia... della famiglia di migliori lunghi di tutti i tempi. Penso che nessuno l'abbia mai visto davvero come un non-nero. Penso semplicemente che siamo prodotti dell'ambiente che ci circonda. È cresciuto in un'isola circondata dall'acqua ed è diventato un nuotatore. Quando sono andato alle Bahamas, non ho visto trecce, tatuaggi e catenoni d'oro. È un mondo diverso. Ma non ci è voluto molto prima che Tim venisse accettato nel nostro mondo, perché era un tipo a posto e un giocatore sensazionale".

O'Neal era famoso per l'egocentrismo e per i soprannomi che coniava per sè stesso. Lungo la sua carriera, si è creato molti nickname, da "The Big Daddy" a "The Big Aristotle", spesso andando anche troppo oltre (una volta, circa 10 anni fa, mi ha detto "Ora sono La Grande Fogna. Sai perché? Perché ho una montagna di merda in arrivo").


Ma c'era un solo soprannome adatto per Duncan, secondo Shaq.

"L'ho soprannominato The Big Fundamental perché i suoi fondamentali erano semplicemente perfetti. Lo metto allo stesso livello di Larry Bird, che non era veloce né atletico, ma ti mangiava vivo grazie ai suoi fondamentali. Lo stesso faceva Duncan. Io probabilmente ero 80% talento e 20% fondamentali. Tim Duncan era 80% fondamentali e 20% talento. E lui ha vinto cinque anelli, mentre io ne ho quattro. E questa cosa mi fa ancora incazzare..."

Bruce Bowen ha vinto tre titoli assieme a Tim Duncan. Ha conosciuto Duncan meglio di molti altri, e ride al pensiero dello stereotipo comune su di lui, che lo dipinge come introverso e solitario; quel tipo di persona cui potresti dire che i suoi pantaloncini stanno andando a fuoco, e lui guarderebbe lentamente in basso e commenterebbe tranquillamente "Sì, è vero"...

"È divertente, interessante, pieno di opinioni.,, Ma non si espone molto, se non ti conosce. Comunque, se c'è qualcosa che si può imparare da lui, è la capacità di proteggere la sua sfera privata. Nonostante la telecamera e la fama, lui aveva capito quanto fosse importante tenersi uno spazio per se stessi. Stiamo anche parlando di una persona che ha sempre messo il gruppo davanti a se stesso. Secondo T.D. il gruppo veniva prima di tutto, sempre. Anche in un periodo in cui si tende a magnificare l'individuo, lui non voleva mai sottrarre nulla ai meriti del gruppo".

L'ex Lakers Kobe Bryant verrà sempre considerato il giocatore principale nella fase di transizione fra Michael Jordan e LeBron James. Ma nessuno della generazione di Duncan ha eguagliato i suoi successi lungo tutta la carriera, con il primo titolo nel 1999 e 'ultimo nel 2014, a 38 anni. Quando gli Spurs vinsero quel titolo in quella che sarebbe diventata l'ultima stagione di James con i Miami Heat, Duncan è diventato l'unico giocatore nella storia a vincere l'anello da titolare in tre decadi differenti. Duncan ha cambiato la carriera di chiunque nell'NBA.


FOTO: NBA.com

Ricordo ancora quando, da ospite del programma "Charlie Rose: The Week" nei primi anni 2000, ero seduto di fronte a Rick Pitino, che fu coach e presidente delle Basketball Operations dei Boston Celtics dal 1997 al 2001. Quando Rose gli chiese se avrebbe accettato quel lavoro ai Celtics (che avevano il maggior numero di possibilità di vincere la Draft Lottery quell'anno), se avesse potuto sapere in anticipo che non avrebbero avuto la possibilità di scegliere Tim Duncan, Pitino ci pensò solo un secondo e rispose:

"No, non avrei accettato, se avessi saputo che Tim Duncan non sarebbe stato un Celtic".

Nessun altro giocatore nella storia ha fatto registrare più doppie-doppie in post-season, e il solo Kareem Adbul-Jabbar ha avuto un divario più lungo fra due titoli, restando sempre convocato per l'All-Star Game, rispetto ai sette anni fra i titoli nel 2007 e nel 2014 di Tim Duncan.


Mentalmente e fisicamente, era molto più tosto di quanto potesse sembrare. Ogni grammo della sua credibilità deriva dalla sua capacità di eccellere in maniera duratura.


19 anni, 19 partecipazioni ai Playoffs.


Quante volte i San Antonio Spurs sono stati dati esclusi dalla previsioni per la corsa ai Playoffs da chi considerava Duncan troppo vecchio per giocare ancora ad altissimi livelli? E quante volte Duncan ha sovvertito le aspettative e ha smentito chi pensava che non avrebbe potuto giocare così bene così a lungo?


"Questo è ciò che ricorderò sempre di lui: era sempre lì, non potevi scalfirlo", ha ricordato Shaquille O'Neal. "Pensandoci, credo che ci sia un incrocio fra Larry Bird e Hakeem Olajuwon".

"Hakeem era impossibile da spezzare. Potevi puntarlo, insultarlo, giocare duro... lui era sempre lì, ed era sempre al meglio. Tim era uguale. Non importava quello che facevo o che dicevo. Non potevi influenzarlo. Potevo fargli 30 punti in faccia una sera, e la sera dopo era in grado di darmene 30 lui. Niente poteva spezzarlo. E così si è guadagnato il rispetto di tutti".




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