• Alberto Pucci

Tirando le somme sulla stagione dei Lakers


FOTO: NBA.com

Questo articolo, scritto da Bill Plaschke per il Los Angeles Times e tradotto da Alberto Pucci per Around the Game, è stato pubblicato in data 4 giugno 2021.



Le immagini della sconfitta in Gara 6 torneranno a lungo nei sogni dei tifosi giallo-viola. Anthony Davis con il volto completamente coperto dall’asciugamano, LeBron James che tira il pallone contro il tavolo degli ufficiali, Frank Vogel che urla e agita il pugno, cori scurrili di tifosi che non sapevano onestamente cosa dire.


La difesa del titolo dei Los Angeles Lakers è durata quanto la fugace apparizione di AD nella partita: cinque minuti. Tanto è durata la sua eroica resistenza in campo, nonostante uno stiramento evidentemente ancora non superato.


I Lakers hanno terminato così una stagione difficile con una netta sconfitta 113-100, con i Suns che vincono meritatamente la serie 4-2.


La favola del repeat sembra oggi così lontana. Nove mesi dopo i festeggiamenti in quel di Lake Buenavista, i giallo-viola hanno lasciato lo Staples Center dopo una delle peggiori sconfitte della storia della franchigia.

“Fa male. Fin nelle viscere” . (Frank Vogel)

La sconfitta è stata surreale, tanto che molti degli 8.550 spettatori sono rimasti nell’arena a lungo dopo la sirena finale, come se mancasse ancora qualcosa. Lo speaker ha allora preso in mano la situazione:

“Signore signori, un ultimo applauso per i campioni in carica”.

Alcuni hanno applaudito, altri hanno fischiato.


Sarebbe semplice dare la colpa della debacle ai soli 71 giorni di offseason e ai correlati infortuni di AD e LeBron. La verità, oltre a questa, è ben più complessa e il futuro molto più scomodo da affrontare.


Questi Lakers sono collassati perché sono costruiti su due stelle: una avanti con gli anni, l’altra da sempre propensa a infortunarsi. Il supporting cast è invece sembrato inadeguato all’idea di basket ricercata. La chance di difesa del titolo è andata persa perché Davis non è rimasto sano, LeBron non ha più la forza di mettersi sulle spalle la squadra in assenza di un’altra stella e il front office ha consegnato loro alcuni dei giocatori più disfunzionali al progetto che si potessero immaginare.


Ora, si è promesso di tornare alla carica il prossimo anno per provare a vincere nuovamente, ma non è cosa automatica, anzi. Davis non si rafforzerà di colpo, LeBron non può ringiovanire. Prima di ogni altra cosa, Rob Pelinka, Kurt Rambis e Rich Paul devono fare scelte migliori.


I Lakers sono arrivati al titolo in una stagione particolare, accorciata dalla pandemia e finita nella bubble, con AD e LBJ al massimo della forma. In questi Playoffs, invece, sono tornati sulla terra. E non è da escludere che ci restino per i prossimi due anni, gli stessi che rimangono sul contratto di LeBron James.


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Tutto partirà da Davis. Deve mettersi fisicamente nelle condizioni di fare il paio con i 190 milioni di dollari scritti sul suo contratto. Appare ormai chiaro che oltre a una fragilità di base, ci siano degli errori nella fase di preparazione individuale. Lui e i Lakers fanno finta di niente, ma l’intero mondo NBA sta sollevando dubbi su questo.

“Non devo provare più nulla. Io so cosa sto passando e in che condizioni ho giocato. Non devo provare niente a nessuno e non lo farò”.

Sicuramente non con questo atteggiamento.


Un altro enorme conflitto in corso è quello tra LeBron e Father Time. James sembra cedere posizioni, seppur lentamente. Nelle ultime due sfide della serie contro Phoenix, i Lakers sono collassati nel momento in cui hanno capito che non ci sarebbe stato Davis; come se sapessero che LeBron non può più guidarli da solo alla vittoria.


I tentativi di rimonta dei Lakers in Gara 6 sono finiti essenzialmente quando LeBron, in due possessi consecutivi negli ultimi 3 minuti, ha perso la palla ed è stato stoppato. Ha chiuso con 29 punti, 9 rimbalzi e 7 assist, ma ha segnato solo due canestri nel disastroso primo quarto dei Lakers.


Anche per il Re, la condizione fisica (recuparando dall'infortunio alla caviglia) è stata probabilmente molto impatante sul suo rendimento in post-season. La peggior post-season della sua carriera, con la sua prima sconfitta al primo turno su 15 partecipazioni. Tutti si chiedono: come tornerà nella prossima stagione, a 37 anni? Avrà tempo per riposare per la prima volta dal 2019, ma la clessidra si sta esaurendo.


Queste le sue dichiarazioni sulle ultime due stagioni, inclusi i tre mesi della bolla:

“È stato faticoso. Mentalmente, fisicamente, spiritualmente, emotivamente” .

Il futuro dei Lakers dipende da lui e dal suo riposo in questa offseason.


Bisognerà poi affrontare il capitolo supporting cast. Molti erano nuovi innesti, pochi sono stati un valore aggiunto. Lo scorso inverno il front office dei Lakers ha ricevuto grandi complimenti per aver messo in piedi una squadra da titolo, ma la realtà ha mostrato tutt’altro: la squadra è stata indebolita rispetto al 2020.


Dennis Schröder si è dimostrato inconsistente ed inefficace nel clutch time. Montrezl Harrell non è stato in grado di stare in campo, perché non poteva coesistere con la pallacanestro difensiva dei Lakers. Marc Gasol – anche per colpe del front office - ha garantito un contributo minimo. Wes Matthews ha portato l’energia e l'esperienza richiesta solo a tratti.


Poi, ci sono state le due catastrofi di metà stagione.


1. Scegliere di prendere Andre Drummond. Risultato: 5 gare pessime e unico Laker attivo a non giocare per scelta del coach in Gara 6.


2. Tenere Talen Horton-Tucker e non cederlo in cambio di Kyle Lowry. Risultato: l’assenza di un giocatore di esperienza che potesse supplire all’infortunio di Davis e sgravare di alcuni compiti LeBron non ha permesso ai Lakers di restare nella serie.


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Tra i confermati, poi, si deve segnalare la deludente stagione di Kyle Kuzma. Passato inspiegabilmente dall’essere un candidato per il Rookie dell’Anno ad essere un oggetto misterioso.


Pelinka, Rambis e Paul devono lavorare bene nella prossima offseason. Devono trattare con maggiore oggettività i clienti di Paul, innanzitutto; e devono trovare un modo per rendersi meno dipendenti dalle condizioni fisiche di Davis, cercando di non far ricadere tutte le responsabilità sulle spalle di LeBron.


Poco prima di Game 6, lo storico speaker dei Lakers, Lawrence Tanter, è apparso sul maxischermo per caricare il pubblico:

“Siamo i Lakers, non ci pieghiamo. Ci risolleviamo sempre.”

Due ore dopo, i Lakers si sono piegati. E nessuno sa per certo quando si risolleveranno.