• Andrea Lamperti

Il tiro da 4 punti, le rivoluzioni e la 'standardizzazione dell'eccezionalità'


L’NBA è cambiata, le distanze sono state drammaticamente rivoluzionate, ripensate e in un certo senso “sminuite” - e non lo scopriamo di certo oggi.

Solamente cinque anni fa, una sola squadra NBA - i Rockets, e chi se no? - tirava più di 30 volte a partita da tre punti, mentre oggi sono 20 le franchigie a superare questa soglia. Nelle ultime due Regular Season, inoltre, anche il muro dei 40 tentativi dall’arco a sera è stato sfondato (sempre dai Rockets, ovviamente, con i “nuovi” Milwaukee Bucks che seguono a ruota). Se allargassimo il campione di riferimento a 10/15 stagioni indietro, sembrerebbe di parlare di sport diversi.

Ci sono giocatori nella Lega che hanno sgretolato il concetto di “raggio di tiro”, shooter che sostanzialmente nella metà campo offensiva non conoscono una distanza di tiro che si possa definire proibitiva. Basti pensare che Steph Curry, protagonista indiscusso di questa rivoluzione, non solo può tirare praticamente da ogni distanza, senza spazio, raddoppiato, senza ritmo; ma, statisticamente, è risultato nel primo mese di Regular Season più efficace - in termini di punti per tentativo - quando tira da 28+ feet (ovvero un metro e più, almeno, dietro il perimetro) rispetto a quando qualsiasi altro giocatore NBA conclude al ferro con un layup. Ho parlato di tale autentica follia in questo articolo.

Il trend non sembra essere arrivato ad un punto di arresto. Anzi. C’è chi sostiene che si stia rovinando il Gioco… beh, questa presunta visione “ortodossa” della pallacanestro non mi appartiene. “Il gioco è cambiato, non c’è dubbio. Ogni dieci, dodici, quindici anni c’è qualcosa di nuovo che arriva: il gioco si evolve, è normale” - grazie, Larry, sono sicuro che avere dalla mia parte uno dei migliori giocatori della storia dei Celtics e dell’intera NBA renderà in parte più condivisibile questo punto di vista.

Tornando agli “incontrollabili missili” che dalla Baia si sono propagati in tutti gli States (NCAA inclusa). Steph è un caso isolato, mai visto, unico - certo, è il miglior tiratore di tutti i tempi! - ma sono diverse le guardie che sembrano avere una particolare confidenza tirando, come si suole (anzi, soleva) dire, “da casa loro”, “dal parcheggio”, “dagli spogliatoi”. Espressioni che ora hanno perso di senso. Da Damian Lillard a Kyle Lowry, da Kevin Durant a Paul George, da James Harden a Kemba Walker, ed ora anche Trae Young - l’ultimo, più di chiunque altro, espressione di quanto questa sia una direzione (altro che “moda”...).

Steph e i suoi seguaci, dal cerchio di centrocampo in poi o quasi, hanno sostanzialmente semaforo verde per sparare. E il fatto che la palla vada dentro con continuità - cosa senz’altro vera per il numero 30 dei Warriors, almeno- è diventato un problema gigantesco e irrisolvibile per le difese avversarie, costrette a dilatare il proprio raggio d’azione (soprattutto sul pick&roll) e dunque a rendere molto meno efficace la protezione del ferro, gli aiuti, le rotazioni e ogni forma di collaborazione difensiva.

“Diventa difficile andarlo a raddoppiare, se tira da così lontano. E quei tiri li mette. Li segna come fosse layups: non ho mai visto una cosa del genere", ha detto a novembre Scott Brooks, head coach dei Washington Wizards.

Ecco una serie di tiri che solo pochi anni fa sarebbero stati impensabili, quantomeno in situazioni non particolari di cronometro:

Alla luce di tutto questo, è recentemente nato il dibattito intorno all’introduzione di una nuova possibile linea sul campo, quella che riconoscerebbe un valore più elevato ad una tripla presa ben oltre l’arco. Il tanto discusso, discutibile, vituperato e vituperabile tiro da 4 punti.

Ad accendere la discussione è stata una trasmissione sull’emittente americana ESPN, in cui sono state mostrate delle immagini dei centri allenamenti di diverse squadre NBA (per l’esattezza: Hawks, Sixers, Nets, Bulls e Bucks) che avrebbero introdotto un’altra linea - il “secondo arco” - dietro a quella distante 7.25 metri dal canestro. “Sono le franchigie NBA a spingere in questa direzione”.

Questa linea, un arco parallelo a quello già presente sul campo, collega una linea laterale del campo all’altra - ovviamente non c’è lo spazio fisico, negli angoli, perché la semicirconferenza raggiunga il fondo. Ha senso, innanzitutto, una distanza di tiro che esiste solo nella fascia centrale del campo? Già questa è una domanda interessante - peraltro in rotta di collisione (o forse no?) con altre riflessioni di stampo “esistenziale” sul Gioco, ovvero: il campo va allargato e/o allungato? Le dimensioni del campo devono seguire gli sviluppi fisici/atletici dei giocatori? Ai posteri l’ardua sentenza. La mia opinione in merito è che il rettangolo, prima o dopo, vada ingrandito. Ma per favorire lo spettacolo e mettere dei corpi da alieni in uno spazio più consono (con buona pace di chi deve provare a difenderci)... non certo per poter così introdurre un’altra linea, ecco.

Secondo ESPN, comunque, nel 2016 si è discusso a lungo ai vertici della National Basketball Association della possibile futura introduzione del tiro da 4 punti, senza però giungere ad un punto di arrivo (o di partenza) sulla questione.

C’è chi si è espresso a favore e chi contro, da allora. Parto anche qui dalle parole del "blasfemo" Larry Bird: “Metti la linea da 4 punti e la gente comincerà a esercitarsi. E una volta che cominciano a esercitarsi, miglioreranno. Magari dopo cinque o dieci anni, tutti tireranno tiri da quella distanza. Il gioco si evolve, come detto, è normale”.

“Credo che la linea da 3 sia eccitante e per questo aggiungerei anche un’altra linea, e la renderei la linea dei 4 punti. Direi: andiamo indietro di 3 o 4 piedi [90 o 120 centimetri, ndr] e quello è un tiro da 4 punti”. (Byron Scott, ex giocatore e allenatore NBA)

A fare loro eco sono state diverse personalità di spicco della Lega, come Bills Simmons (insider e analista per The Ringer) e Antoine Walker (ex Celtics). Ma non mancano, anzi, i pareri contrari.

Tra questi Steve Kerr, allenatore di Golden State (e quindi di Curry) ed ex super tiratore da tre, che si è detto in disaccordo. Proprio lui, che senz’altro ne gioverebbe più di chiunque altro. “Tiro da 4?! No, per favore, no! Sembra un circo: vinci un peluche se segni da 4 punti. Credo che sia una roba da pazzi, onestamente”.

Se per Steve è “un circo”, per Reggie Miller (a proposito di: best shooters ever…) il concetto è abbastanza simile: “Se ci fossero tanti giocatori che fanno quello che sa fare Curry, potremmo parlarne. Ma anche a quel punto potrebbe diventare come un flipper: ‘Aggiungi il tiro da 4! Poi il tiro da metà campo!’ Penso che il tiro da 4 punti sarebbe un trucco”.

Il tiro da 4 punti è astrazione, per ora. Un’idea folle. Ma non del tutto. Nelle partite degli Harlem Globetrotters, infatti, questa linea è comparsa anni fa; così come, a partire dalla scorsa estate, nel BIG3 - il torneo di 3c3 di ex celebrità, chi più chi meno, della Lega. Non ha neanche senso, però, chiedersi se "abbia funzionato" o meno, perché è evidente che torniamo al “flipper” di Reggie e al “circo” di Steve, guardando al contesto: sul campo, ci si giocava davvero quel "peluche"...

Il punto è: il gioco, lo spettacolo, la competizione e la godibilità delle partite ne guadagnerebbero, dall’introduzione di un’altra linea? Cosa cambierebbe? E, infine, un’altra domanda che mi sorge spontanea: saremmo/sarebbero pronti per una “rivoluzione” nelle statistiche? Noi, forse, sì. Ma pare che la stagione regolare da 82 partite (una follia, IMHO - e ci lamentiamo delle assenze “sistematiche”...) sia intoccabile o quasi, Oltreoceano - e non solo per una questione di introiti generati. Del resto, però, anche il tiro da 3 da qualche parte è spuntato, e non certo facendo il proprio esordio circondato da unanime approvazione.

Da un punto di vista tecnico e tattico, credo che il tiro da 4 punti - e l'inevitabile aumento di conclusioni da lontanissimo - costringerebbe le difese ad un lavoro impensabile: essere aggressivi a 10 metri dal canestro lo è. E se quel tiro vale il doppio di uno dentro l’area... beh, allora devi avere esterni predisposti e capaci di accoppiarsi stabilmente praticamente a tutto campo, di avere - inventare, o quasi - lunghi in grado di cambiare e mettere i piedi sul logo del centrocampo: di cosa stiamo parlando? E così via, basti pensare al lavoro che andrebbe svolto off the ball e, figurarsi, per proteggere il canestro...

Il tutto... per cosa? Per riconoscere un maggiore valore a missili che arrivano da distanza siderale? Non sono già un problema per le difese, considerando che (quando vanno dentro, ovviamente) le dilatano fino a renderle completamente inefficaci già solo attribuendo "solo" 3 punti a quei tiri? In fondo, sembra che nella Curry Zone siano cadute già abbastanza vittime, guardando alle ultimi stagioni NBA. E poi, un tiro che parte da così lontano… non è forse preso per sottrarsi alla pressione della difesa? E' un miracolo, dovrebbe esserlo, tirare con alte percentuali da così lontano. Ad oggi, un'assoluta rarità. Che cesserebbe di essere tale costringendo gli staff tecnici a stressare questa capacità in sede d'allenamento - già lo fanno... per miseri tre punti!

Come ampiamente detto, non sono contrario ai cambiamenti del Gioco. Anche perché non è particolarmente gratificante finire da quella parte della storia, insieme a chi non voleva - nell’ordine - goaltending, tiro da tre, regola dei cinque secondi (“Barkley rule”), instant replay, passo-zero, e via dicendo...

Il punto è che non capisco quale sia la domanda e quale il bisogno per cui la linea del tiro da 4 punti sia una risposta o una necessità. E non credo che "standardizzare" un'eccezionalità la renda più spettacolare.

Sì, anche io preferisco l'attuale NBA al "circo" e al "flipper". Anche se magari sto finendo da quella parte della storia...

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