• Alberto Pucci

Top 10 Bulls - 5. Bob Love



Questa TOP 10 è stata stilata da Chicago Bulls Confidential e tradotta in italiano da Alberto Pucci e Marco Marchese per Around the Game.



Uno dei 4 giocatori della storia dei Bulls ad aver visto la propria maglia ritirata, Bob Love non può non trovarsi in questa classifica.


Il suo percorso per diventare una stella NBA non è stato certo lineare, e ha visto diversi cambi e stravolgimenti. Classe 1942, il giocatore originario della Louisiana aveva ben 13 tra fratelli e sorelle.


Spesso confuso con l’omonimo pugile, Bob Love è stato soprannominato Butterbean, Fagiolino, per il suo particolare amore culinario. Lungo tutta la sua carriera è sempre stato un atleta eccezionale, e, nonostante sia cresciuto in povertà e soffrisse di balbuzie, non ha mai lasciato che nessuno lo umiliasse o gli togliesse la sua fiducia in sé stesso. É stato un’eccellenza in diversi sport, vincendo anche un campionato statale della Louisiana da quarterback del suo liceo.


Ad indirizzare Love verso la palla a spicchi, tra le altre cose, è stata anche l’immensa crescita fisica avuta nel suo terzo anno di High School, che lo ha portato a superare i 2 metri di altezza. Nonostante questo, la sua intenzione al momento dell’ingresso nella Southern University di Baton Rouge era quella di giocare a football.


Fortunatamente, il coach di football dell’Università ha intuito che i talenti di Bob sarebbero stati molto più utili su un parquet, rispetto ad un prato. Da quel momento, tutto è cambiato per Bob Love. Ha migliorato in ogni stagione il proprio gioco, passando dai 12 punti di media del primo anno ai 30 dell’ultimo, in cui ha cambiato la cultura del programma di basket alla Southern University.


Gli scout delle franchigie professionistiche lo hanno ovviamente adocchiato, data la sua capacità di segnare, il suo controllo del corpo e la sua coordinazione decisamente fuori-scala per un atleta delle sue dimensioni.


Love fu scambiato dai Bucks ai Bulls dopo l’Expansion Draft 1968. La sua prima stagione da Bull è da sogno: 82 partite giocate, 38 minuti di media, 21 punti ad allacciata di scarpe. Rappresentava quella grinta e quell'energia per cui tutti i grandi Bulls sono noti.


FOTO: NBA.com

Nelle sue sette stagioni ha sempre guidato la squadra per punti segnati ed è sceso in campo in 543 partite di Regular Season (su 574 disponibili).


Nel 1971, Love e i suoi Bulls ritornano ai Playoffs. L'upset, però, viene solo sfiorato contro Wilt Chamberlain e dai i Lakers, in una Gara 7 che rimarrà negli annali. Meno contesa sarà la stessa sfida l’anno dopo, con Wilt e i Lakers che chiuderanno la serie con uno sweep. Love e i suoi riusciranno a vincere una serie di Playoffs solo nel 1974, dopo essere passati da un’altra sconfitta per 4-3 contro i Lakers nell’anno precedente.


Love, in quelle stagioni, è stato All-Star per tre volte di fila, oltre ad essere selezionato nell’All-Defensive Team. Per quanto riguarda la storia della franchigia, invece, è nella top 10 di quasi ogni categoria statistica. É, ad esempio, il terzo Bull per punti segnati, con 12.623.


Chicago ha ritirato la maglia numero 10 di Bob Love nel 1994, e da allora rimarrà appesa al soffitto dello United Center senza poter essere indossata. Anche fuori dal campo Love è stata una persona straordinaria e ha lasciato a Chicago una importante eredità.




LA TOP 10 CONTINUA QUI:


10. Dennis Rodman

9. Luol Deng

8. Jimmy Butler

7. Norm Van Lier

6. Artis Gilmore

5. Bob Love

4. Derrick Rose

3. Jerry Sloan

2. Scottie Pippen

1. Michael Jordan