• Emilio Trombini

TOP & WORST 3: l'ultimo decennio di New Orleans


FOTO: NBA.COM

Questo articolo, scritto da Vance Abreu per The Lead Sports Media e tradotto in italiano da Emilio Trombini per Around the Game, è stato pubblicato in data 19 maggio 2020.



L'ultimo decennio di New Orleans è stato piuttosto radicale. Tre apparizioni Playoffs (2011, 2015 e 2018), due prime scelte e un cambio di nome alla franchigia, tutto in questi ultimi dieci anni.


Sono stati anni tumultuosi, ma ci sono stati lampi di luce in questo frangente di tempo abbastanza buio. Qui di seguito abbiamo stilato le tre migliori e peggiori mosse fatte in questo decennio.


Piccola nota: aver scelto Anthony Davis e Zion Williamson non contano, perché erano scelte ovvie.



3ª Migliore - Il rebrand della squadra


Dopo la trade Chris Paul, New Orleans aveva bisogno di ringiovanire i loro amati Hornets. L’acquisto della franchigia da parte di Tom Benson ad aprile 2012 ha significato l’inevitabile rebranding della squadra, con l'obiettivo di innestare nella squadra di New Orleans le radici della cultura della Louisiana.


Il risultato fu quello di chiamare la squadra “Pelicans”, in onore all’uccello dello Stato della Louisiana, il Pellicano marrone. Il novo nome e colore del logo ha portato avanti una nuova era di pallacanestro a New Orleans. Alcuni aspetti del rebranding hanno bisogno di qualche aggiustamento (ahem, King Cake Baby), ma nel complesso il cambio è stato finora un successo.



3ª Peggiore - La trade DeMarcus Cousins


Il senno di poi fa miracoli, a volte. All’epoca della trade, avrei detto si trattasse della migliore mossa mai fatta dalla franchigia di New Orleans. I Pelicans scambiarono Buddy Hield, Tyreke Evans, Langston Galloway, una prima e una sceonda scelta del Draft 2017 per DeMarcus Cousins e Omri Casspi. La trade era irrifiutabile: Dell Demps era stato in grado di ottenere un All-Star perenne per due scelte al Draft.


Ma dopo sole tre stagioni, la trade si rivelò estremamente deludente. DeMarcus giocò 65 partite in due anni e, nonostante le sue ottime medie (25.2/12.9/5.0), non è sceso in campo nemmeno un minuto nei Playoffs per New Orleans. Dopo la stagione 2017/18, Cousins ha rifiutato l’estensione contrattuale e ha lasciato la squadra per unirsi a Golden State.


Al contempo, Buddy Hield e la scelta del primo giro del 2017 (Zach Collins) sono diventati giocatori NBA efficienti. Hield è ora uno dei migliori tiratori della Lega e avrebbe composto un bel terzetto con AD e Jrue Holiday; la decima scelta del Draft sarebbe potuta essere Donovan Mitchel, Bam Adebayo o John Collins. E tutti questi tre giocatori - come quello selezionato alla fine, anche Zach Collins - rientrano nell’archetipo dell'atleta che Dell Demps stava cercando di affiancare a Davis e Holiday.


In sostanza, insomma, New Orleans ha scambiato Hield e la decima scelta per 65 partite di Cousins. La trade fallita è stata probabilmente l’ultima goccia che ha indotto Anthony Davis ad andarsene, chiedendo uno scambio la stagione successiva alla partenza di Cousins (direzione Golden State).



2ª Migliore - l’assunzione di David Griffin


Il mandato di Dell Demps fu tremendo. Molte delle sue mosse furono poco avvedute e riportarono indietro New Orleans di anni dal punto di vista dello sviluppo della franchigia.


Dall’altro lato, invece, l’unica stagione di David Griffin finora è stata formidabile. I giocatori firmati e scambiati hanno creato un roster che ha senso e che sfrutta i punti di forza degli stessi giocatori; dal punto di vista organizzativo, poi, Griffin ha assunto Aaron Nelson, Trajan Langdon e Swin Cash - tutte menti geniali della pallacanestro.



Griffin ha revitalizzato la fanbase e la squadra in una sola stagione. La fortuna al Draft lo ha certamente aiutato, certo, ma va detto che non abbiamo ancora visto una sua mossa non azzeccata (forse la peggiore è stata svincolare Christian Wood). Griffin ha messo i Pelicans nella posizione giusta per diventare una squadra interessante negli anni a venire. Le prossime tre stagioni definiranno il suo incarico più di ogni altra cosa, ma per ora averlo assunto dopo aver licenziato Dell Demps è stata una delle migliori mosse di New Orleans dell’ultimo decennio.



2ª Peggiore - La firma di Solomon Hill


Solomon Hill ha firmato un contratto stellare nell’estate del 2016: 48 milioni in 4 anni. La grande crescita dello spazio salariale probabilmente lo avrà fatto sembrare un affare. Ma non è così.


New Orleans immaginava Hill come un’ala 3&D, capace di fare l’ala grande in un sistema small ball, come anche l’ala piccola. La versatilità in suo possesso avrebbe aiutato i Pelicans a passare da un quintetto alto ad uno di small ball. La sua prima stagione fu decente: 7 punti a partita, 34% da 3 punti e il secondo plus/minus migliore della squadra hanno fatto sperare i tifosi che Hill sarebbe diventato il nuovo Trevor Ariza.


Poi, un quadricipite stirato ad agosto 2017 ha ritardato la sua seconda stagione e il Solomon Hill post infortunio è stato solo l’ombra di quello precedente, con appena 56 partite giocate nelle due stagioni successive. Non riusciva più a prendere il ferro, figuriamoci mettere dentro un tiro, e la sua abilità difensiva calò drasticamente. Col passare del tempo Gentry ha perso completamente fiducia in lui, e così Hill è finito la scorsa estate agli Atlanta Hawks.


Nel complesso, New Orleans ha pagato Hill 36 milioni di dollari per una stagione produttiva. Una. E l’impossibilità di cedere il suo contratto, cdiventato uno dei peggiori della Lega, ha azzoppato New Orleans.



La Scelta Migliore - La trade per Jrue Holiday


Jrue Holiday è stata una colonna portante per i Pelicans nelle ultime 7 stagioni. Per averlo, New Orleans ha scambiato Nerlens Noel e un scelta del primo giro del Draft 2014 con i 76ers durante il Draft 2013.


Jrue allora era reduce da una stagione da All-Star e sembrava fosse destinato a diventare uno dei migliori playmaker per i successivi 10 anni. Gli infortuni e i problemi familiari hanno un po’ inciso sulle sue prime quattro stagioni da Pelican, ma le sue ultime tre sono state davero eccezionali.


Jrue è senza dubbio uno dei migliori difensori passati da New Orleans in questi anni. Capace di difendere su giocatori di ruoli diversi, con la sua statura e il suo istinto è un vero incubo per gli attaccanti. In aggiunta, la sua abilità offensiva ha raggiunto un nuovo picco, facendolo diventare uno scorer da 20 punti a partita nelle due ultime stagioni. Holiday, ormai regolarmente, difende sul miglior giocatore della squadra avversaria e si carica di tante responsabilità in attacco.


All’epoca della trade era una situazione vincente in ogni caso per i Pelicans. Davis aveva bisogno di una point guard d’eccellenza per creare una combo formidabile in situazioni di pick&roll, sia in attacco che in difesa. Col senno di poi, la trade risulta ancora più vincente per New Orleans, che ha dato via Nerlens Noel e la decima scelta, Eflrid Payton: entrambi i giocatori sono diventati un buon cambio, o al massimo un o starter NBA di basso livello. Ed anche se Jrue non ha fatto più apparizioni all’All-Star Game dalla sua ultima stagione a Philly, si può argomentare che solo la profondità della Western Conference gli ha impedito di essere un All-Star gli ultimi due anni.


Holiday è un giocatore con la testa dura, che è riuscito a sconfiggere infortuni e traumi familiari per diventare una delle migliori point guard della Lega. È il volto dei Pelicans. E senza dubbio averlo preso da Philly è stata la migliore mossa di New Orleans nell’ultimo decennio.



La Scelta Peggiore - L’estensione contrattuale di Omer Asik


Dell Demps ha fatto molte scelte rivedibili durante il suo mandato, ma nessuna peggiore dell’estensione contrattuale di Omer Asik.


Tutti erano rimasti scioccati, all’epoca. La Lega stava andando nella direzione in cui centri lenti e pesanti stavano venendo rimpiazzati da lunghi che aprono il campo e ali sotto taglia per giocare small ball. Da qualunque angolazione la si voglia vedere, un’estensione di 5 anni per Asik è stata una scelta blasfema.


Omer aveva giocato una buona stagione per New Orleans nel 2014/15, prima dell’estensione. I tre anni successivi, invece, ha giocato un totale di 113 partite, prima di venir spedito a Chicago, dove successivamente è stato tagliato. Da quel momento non ha più giocato un singolo minuto in NBA.



I soldi sprecati per Asik hanno impedito alla squadra di cercare un free agent sul mercato, e più si andava avanti con gli anni, più il contratto diventava difficile (impossibile) da cedere.


L’incapacità di Demps di capire in che direzione stava andando la Lega ha portato a questo disastro. Senza dubbio la mossa peggiore dell’ultimo decennio dei Pelicans e, francamente, una delle peggiori estensioni contrattuali del 21esimo secolo...



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