• Jacopo Di Francesco

Tra Hollywood e South Beach: Heat-Lakers, la preview

Adebayo è il matchup perfetto per Davis e viceversa, James e Butler si incrociano per la 35esima volta: chiavi di lettura e X-Factor delle NBA Finals 2020.


FOTO: NBA.com

Tante, troppe volte si è parlato a sproposito del notorio positionless basketball. Una tiritera da entrambi i "partiti", quello nostalgico e quello progressista che ricorda sinistramente quella sul tiki taka nel calcio. La questione è molto semplice: come dimostreranno queste NBA Finals, l'evoluzione non è buona o cattiva, è inevitabile. E bisogna saperla seguire, onde evitare figure... à la Bucks.


Le Finals 2020 sono il trionfo di questo basket, perché mettono di fronte uno dei suoi primi architetti, Erik Spoelstra, contro quella che fu la sua pietra d'angolo, LeBron James. Uno è al quarto giro, il terzo da capo allenatore, l'altro ha più Finals sulle spalle di molte franchigie; uno è arrivato qui senza lo showdown cinematografico contro i concittadini, l'altro, forse, ci credeva da solo insieme a Pat Riley.


Stanotte, alle ore 3:00, c'è Gara 1.



Chiavi offensive


Los Angeles ruota intorno a quei due, LeBron e Anthony Davis, e fin qui ci siamo. La prima grande domanda da farsi è se Davis giocherà da 5 o sarà accompagnato da McGee e Howard, che in questi Playoffs stanno togliendosi di dosso l'immagine di Frank e Ed in "Una pallottola spuntata".



Da un lato costringere Miami a piazzare Crowder su un lungo sarebbe invitante, dall'altro lasciare il primario costruttore di gioco di Miami - Bam Adebayo è nell'80esimo percentile sul pick&roll da bloccante, ma anche nel 67esimo da ball-handler - ad uno tra l'ex Warriors e l'ex Rockets potrebbe creare qualche problema, anche considerando che probabilmente l'idea di Frank Vogel sarà quella di cambiare su qualunque blocco o hand-off usati per mettere in ritmo i tanti e rapidi tiratori degli Heat.


Quello a disposizione di Vogel non è il supporting cast dei sogni, ed è sicuramente inferiore ad altri che hanno accompagnato LBJ negli anni, complice anche un appena sufficiente 34,9% dall'arco in Regular Season su 31.6 tiri per partita, dato che si è mosso di poco nelle tre serie di post-season.


LeBron e Davis in campo insieme demoliscono gli avversari con 15 punti di vantaggio su 100 possessi, e questo basta a coprire gli errori dalla distanza; ma Butler e Adebayo potrebbero essere - individualmente - gli avversari più duri dell'anno, anche e soprattutto andando al ferro. Ciò potrebbe riportare ad un vecchio adagio della stagione giallo-viola: il terzo violino. Ci arriveremo parlando delle panchine.


Miami invece segue la prima regola della finanza: diversificare il portfolio. Potendo contare su un supporting casta complessivamente superiore, e su un'identità di gioco tanto chiara quanto variegata, sono riusciti a superare di 4.5 punti su 100 possessi due compagini come Milwaukee e Boston, entrambe top 10 sia per Offensive che per Defensive Rating. Il quartetto formato da Robinson, Dragic, Herro e Crowder combina per il 37% con quasi 11 triple segnate a partita: ciò dovrà aumentare o quantomeno rimanere intatto per dare una chance ai rappresentanti dell'Est. Quando connette per 13 o più volte dai 7.25 metri, Miami è 8-1 in post season.


Dei quattro sopracitati, Dragic sarà fondamentale: ha chiaramente attinto a una qualche fonte della giovinezza, passando dai 16.2 punti in RS ai 20.9 dei Playoffs, e la sua efficienza è addirittura salita. Il pericolo, ora, è che Vogel gli piazzi contro James. I suoi numeri scenderebbero, e il Prescelto potrebbe anche tirare il fiato stando sullo sloveno invece che 48 minuti su Butler.



Chiavi difensive


Miami è 12-3 finora, quindi risulta molto difficile che Spoelstra possa cambiare rotazione adesso, sia che con Davis ci sia un pivot sia che ci sia Markieff Morris. Abbiamo parlato in questa analisi delle possibili scelte per provare a contenere l'impatto di AD.


Per i Lakers ci sarà lo stesso - ingrato - compito che ha messo in estrema difficoltà i difensori perimetrali di Boston, ovvero marcare i quattro sopracitati: è richiesto quindi un passo in avanti su entrambi i lati del campo al ben pagato ed esperto Danny Green, mentre sembrano pronti Kentavious Caldwell-Pope ed Alex Caruso.


Per nascondere Robinson e Herro da facili penetrazioni, è probabile che Spoelstra opti spesso per la difesa a zona. Nella versione matchup potrebbero addirittura essere i più attrezzati per infastidire - non limitare - LeBron, avendo la vecchia conoscenza Andre Iguodala, oltre a Jae Crowder e Jimmy Butler. Col prodotto di Marquette sarà il 35esimo scontro, l'unico però interessante finora è quello col famigerato timeout chiamato senza averlo di Lue e il conseguente buzzer beater del #23, nel 2015. Lì Thibodeau non tolse mai Butler da James, con risultati non incoraggianti.


Essendo comunque passati cinque anni, una valida soluzione potrebbe essere un pick&roll ricorrente con Caldwell-Pope, per portare i suddetti "nascosti" in 1vs1 contro il Re.



Allenatori e panchine


Nonostante i tanti dubbi dello scorso autunno, la scelta di puntare su coach Vogel è stata giusta. Los Angeles è una powerhouse difensiva sulla quale James non poteva contare addirittura dalla prima Miami; e anche con una stagione turbolenta nonché piena di cambi tattici e di uomini, mai c'è stata una parola fuori posto.


All'ex Indiana, davvero, non si chiedeva altro.


Chiaramente, però, qui il vantaggio è per Miami, dove c'è chi è partito vent'anni fa da video coordinator e ora cerca di arricchire una legacy già importante. Non era per nulla scontato che due late lottery picks come Adebayo e Herro avrebbero avuto questo sviluppo altrove, con altri sistemi ed altri ambienti, come non sono scontati gli adjustments - soprattutto la zona - che Spoelstra ha messo sul parquet contro i Celtics.



Per quanto riguarda i bench mobs, gli Heat hanno una rotazione a 7, massimo 8 se dovesse risorgere Kendrick Nunn: questo non è un problema, di solito a questo livello un taglio è normale, soprattutto se dalla panca escono uno che ne ha messi 20 di media alle Conference Finals, per la gioia di Paul Pierce, e un MVP delle Finals.


Per i Lakers si potrebbe arrivare anche a 10, partendo ovviamente da Rajon "Playoff" Rondo, X-Factor giallo-viola per esperienza e soprattutto l'unico playmaker puro a roster, e arrivando a Kyle Kuzma, che è chiaramente il terzo talento offensivo della squadra ma ad oggi è letteralmente l'unico che non ha trovato benefici dalla presenza - e dalla gravity - di LeBron.



Previsione: Lakers in 7 gare


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