• Alberto Pucci

Kemba-Horford: i motivi della prima trade di Brad Stevens


FOTO: NBA.com

Questo articolo, scritto da Daniel Lubofski / Keith P. Smith per Celticsblog e tradotto in italiano da Alberto Pucci per Around the Game, è stato pubblicato in data 18 giugno 2021.



Nella serata italiana di venerdì 18 giugno Woj ha sganciato una delle prime “Bombe” del mercato NBA: dopo oltre un anno di rumors, i Celtics hanno deciso di separarsi da Kemba Walker, spedendolo ad Oklahoma City insieme alla 16esima chiamata al prossimo Draft e a una scelta al secondo turno del 2025. In cambio, si accasano in Massachusetts il figliol prodigo Al Horford e Moses Brown, accompagnati da una chiamata al secondo giro nel 2023.


La mossa, come detto, era nell’aria e segna la prima oprazione completata da Brad Stevens nel nuovo ruolo di President of Basketball Operations.


Le motivazioni dietro a questa separazione annunciata sono diverse: le voci di un Walker infelice con i biancoverdi erano ormai divenute incessanti, ma soprattutto la franchigia è stata spinta dai 73.6 milioni di dollari (due anni, il secondo è una Player Option) dovuti a un giocatore dal fisico decisamente fragile. I due anni a Boston di Kemba si potrebbero definire, nelle cifre, positivi, ma i problemi al ginocchio (che gli hanno fatto saltare la prima parte della stagione appena conclusa) e i suoi limiti difensivi hanno prevalso nella valutazione, al netto del pesante contratto che Kemba porterà in dote presumibilmente fino al 2023.

Le sue continue assenze sono state un oggettivo danno per la franchigia di Beantown, che pure si sarebbe accontentata di una parziale ripresa in postseason. Kemba, però, si è rivelato inconsistente anche qui, saltando due delle cinque sfide nella serie contro i Nets e non riuscendo mai a segnare più di 17 punti.


A 31 anni, è difficile immaginare un Kemba più sano rispetto all’anno precedente, e l'ottima rookie season di Payton Pritchard avrebbe rischiato di condannare i Celtics a pagare profumatamente un giocatore ormai tutt'altro che indispensabile al progetto-Stevens. Al di là delle ragioni mediche, infatti, molte delle motivazioni dietro allo scambio sono strettamente tecniche. Su tutte: il pessimo fit con le altre due stelle della squadra, Jayson Tatum e Jaylen Brown.


Walker, come loro, ha caratteristiche e mentalità da scorer. E quando tutti i tuoi tre migliori giocatori sono bravi a costruirsi il proprio tiro, ma molto meno a mettere in ritmo i compagni, non è una buona cosa. Kemba ha tentato in questa stagione di modificare questa sua caratteristica, come conferma la media di 7.0 assist a partita che ha avuto in un certo periodo della stagione, ma è arrivato presto al punto in cui era impossibile snaturarsi oltre.


In Horford, invece, i Celtics cercano un punto di riferimento nello spogliatoio, soprattutto per i giovani a roster, e un lungo in grado di bilanciare l'attacco. Horford può aprire il campo con il suo tiro da fuori e ha avuto 4.6 assist ad allacciata di scarpe nella sua precedente esperienza bostoniana, e 3.7 nella scorsa stagione con i Thunder.

“Al ha avuto un ruolo cruciale dentro e fuori dal campo nella sua prima esperienza a Boston, siamo veramente felici di riaverlo. La sua capacità di migliorare i compagni attraverso esperienza e leadership è certamente una grande aggiunta.”

Dal punto di vista contrattuale, ai Celtics il giocatore dominicano guadagnerà 27 milioni nel 2021/22, ma potrebbe guadagnarne solo 14.5 nella stagione successiva (non sono tutti garantiti).



Tornando alle ragioni tecniche, Big Al va ad aggregarsi a una delle squadre in NBA che ha giocato più isolamenti nella passata stagione. Giocare così tanti iso, soprattutto per una squadra - come detto - che non aveva creatori di tiri per i compagni, ha dimostrato i suoi aspetti negativi con questa squadra. Che, non a caso, è stata tra le peggiori per efficienza offensiva nella stagione appena conclusa.


Spesso l'attacco di Boston è sembrato troppo stagnante e questo è stato particolarmente evidente nei finali di partita, diventando insostenibile con l'infortunio di Jaylen Brown, che l'ha estromesso da Play-In e dal primo turno di Playoffs.


L’arrivo di un lungo che sa passare come Horford può permettere a Boston di variare maggiormente le proprie soluzioni offensive, riuscendo a costruire dei buoni tiri per Brown e Tatum, senza continue fatiche titaniche dei due.


Con Al, sbarca a Boston anche il giovane lungo Moses Brown, che i tifosi Celtics ricorderanno principalmente per la prestazione da 21 punti e 23 rimbalzi rifilata ai bianco-verdi lo scorso marzo. A determinare il suo arrivo, comunque, è stato soprattutto il suo contratto al minimo e non garantito fino al 2024.



La perdita della scelta numero 16, poi, è tutto sommato poco dolorosa per i Celtics. In una squadra che ha ancora 5 giocatori con il contratto da rookie, infatti, non era facile trovare posto per l’ennesimo giovane talento da sviluppare. La cessione della chiamata va a compensare la differenza di salari tra Walker e i due nuovi innesti, diventando di fatto il prezzo da pagare dai Celtics per una ritrovata flessibilità salariale.


Questo scambio non aumenta nell'immediato le quotazioni dei Celtics nella prossima stagione, dati i tanti problemi ancora da risolvere nel roster bianco-verde. Tuttavia, dopo la deludente stagione 2020/21, era evidente che ci fosse bisogno di un cambio radicale. Brad Stevens non ha perso tempo.


I Celtics, che ancora devono individuare il succeso di BS nel ruolo di head coach, si ritrovano ora con quattro centri: Thompson, Williams III, Brown e Horford, mentre l’assenza di Walker lascia un buco nel backcourt.


Occhi puntati sulle prossime mosse di Brad Stevens.