• Emilio Trombini

A 10 anni dalla trade che ha portato Melo a New York

La trade per Carmelo Anthony ha rappresentato un punto di rottura per i Knicks e un "precedente" importante nella storia del mercato NBA.


FOTO: NBA.com

Questo articolo, scritto da Mike Cortez per The Knicks Wall e tradotto in italiano da Emilio Trombini per Around the Game, è stato pubblicato in data 25 febbraio 2021.



Circa un mese fa, la trade di Carmelo Anthony ai Knicks compiva 10 anni. Si parla della sua prima trade, che non dev’essere confusa con la così detta “Mitchell Robinson trade”, che ha spedito Anthony a Oklahoma City.


Il passaggio di Anthony da Denver a New York è stato un momento cruciale per la storia dei Knicks. E non solo. La trade ha modellato la lente attraverso cui tanti tifosi giudicano ora gli scambi per le superstar e, in una certa misura, ha condizionato il modo in cui il front office della Grande Mela ha pensato di costruire il roster negli anni a venire.


La trade per prendere Carmelo Anthony, comunque, non è stata affatto male.


New York scambiò diversi giocatori e due scelte per arrivare a uno dei migliori dieci della Lega all’apice della sua carriera. Ed è una credenza comune, sbagliata, che quella per arrivare a Anthony sia stata una pessima mossa per i Knicks.


La presenza di Carmelo ha subito risvegliato il gigante dormiente della NBA e avrebbe portato New York al livello delle migliori squadre della Eastern Conference, se solo il front office avesse continuato il processo di costruzione della squadra attorno alla stella appena acquisita. Ed è stato questo che ha portato tanti tifosi a litigare su quale fosse il vero problema della trade: il suo sviluppo. In fin dei conti, la trade-Anthony, nel peggiore dei casi, è stata una trade per prendere una superstar a prezzo di mercato.


Lo scambio completo era questo: Danilo Gallinari, Wilson Chandler, Raymond Felton, Timofey Mozgov, una prima scelta al Draft 2014, uno swap di scelte nel Draft 2016, per Carmelo Anthony e Chauncey Billups. Un’altra parte della trade, meno importante, riguardava i Minnesota Timberwolves e i due veterani dei Knicks, Anthony Randolph e Anthony Carter.


No, i Knicks non sono usciti sconfitti dalla trade.


A quel tempo Gallinari, Felton e Chandler stavano iniziando a trovare il loro ritmo assieme a Stoudemire, ma tutto perde significato se confrontato con Anthony. Per non menzionare un Billups ancora in grado di incidere, che ben poteva rimpiazzare la perdita di Felton. Gallinari era forse l’unico del gruppo che sarebbe potuto essere importante, visto anche il proseguo della sua carriera con i Nuggets, i Clippers, i Thunder e gli Hawks. Il resto dei pezzi della trade? Niente di che.


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Wilson Chandler avrebbe giocato solo 422 partite in più nella sua carriera, segnando una media di 11.7 PPG con il 43.7% dal campo (34.9% da tre). Felton è ritornato nella Grande Mela due stagioni dopo per la sua ultima vera stagione con un senso. Mozgov, invece, ha giocato incredibilmente bene da centro titolare per i Cavaliers durante la loro corsa ai Playoffs del 2015, prima di firmare un pessimo contratto nel 2016 e poi ritirarsi nel 2018.


Non sembra che New York abbia poi dato via così tanto, per qualcuno che ha segnato oltre 10mila punti in 7 stagioni e che ha dato alla franchigia la sua unica corsa Playoffs interessante dal 2000. Perché, allora, la trade è universalmente poco apprezzata?


Una domanda carica di significato, ma facile da analizzare per trovarne la risposta. Possiamo parlare di Jamal Murray, che lo scambio regalò ai Nuggets tramite il Draft 2016. Ma il vero motivo è la serie di decisioni sbagliate prese da New York dopo la trade per Carmelo Anthony.


La prima questione da risolvere era il mega contratto garantito dato a Amar'e Stoudemire nel 2010. Per colpa non sua, le ginocchia e la scarsa compatibilità di Stoudemire con Anthony in termini di spaziature resero Amar'e di troppo. Per un colpo di fortuna, ai Knicks venne data l’opportunità d’oro di cederlo grazie alla Amnesty Clause, conosciuta anche come la Allan Houston Rule, che permette alle squadre di svincolare un proprio giocatore senza alcun impatto sul Salary Cap. La clausola è stata introdotta nel 2005, e ironicamente i Knicks la utilizzarono proprio quell’anno per liberarsi di Jerome Williams. Nel 2011 avrebbero potuto fare la stessa cosa con Stoudemire e liberarsi lo spazio per costruire attorno ad Anthony. Parte della ricostruzione avrebbe potuto riguardare Chris Paul. Il famoso brindisi di matrimonio e la sua situazione contrattuale in scadenza la rendevano una reale possibilità.


Invece, i Knicks fecero una delle mosse più tragiche della storia della franchigia. Decisero di confermare Chauncey Billups con una player option da 14.2 milioni il 27 aprile 2011; un po’ di mesi dopo, il 10 dicembre, sempre i Knicks decisero di sfruttare la clausola Amnesty, tagliando Billups per liberare spazio salariale da spendere su Tyson Chandler. Il rimpiazzo di Billups sarebbero dovuti essere: quel che rimaneva di Mike Bibby e le ceneri di Baron Davis.


L'innesto di Chandler fu una mossa sensata, che sarebbe potuta rivelarsi ottima se Paul o un altra point guard si fosse unito ailla squadra. Sfortunatamente, però, la presenza di Stoudemire ha non ha permesso a Chandler di inserirsi come avrebbe potuto, nonostante si parli comunque della migliore presenza nel pitturato dai tempi di Marcus Camby.


La decisione più intelligente sarebbe stata quella di liberarsi del salario da 20 milioni l’anno di Stoudemire, uscire dal contratto in scadenza di Billups e sperare che Paul si mettesse sul mercato in estate del 2012.


Se anche i New Orleans Hornets non avessero scambiato Paul (lo fecero, invece) e lui stesso non avesse firmato un'estensione contrattuale (cosa che fece), sarebbe stata comunque una migliore strategia quella di costruire il roster attorno a Carmelo Anthony come principale arma offensiva e a Chandler come ancora in difesa. Ma la scelta sconsiderata dei Knicks ha intasato il pitturato e lo spazio salariale, limitando possibili miglioramenti della squadra.


Nonostante la ridicola decisione di liberarsi di Billups con la Amnesty Clause per tenere Stoudemire, i Knicks assaporarono un po’ di successo a partire da febbraio del 2012 con la Linsanity, e poi dopo durante l’ottima stagione del 2012/13 da 54 vittorie.


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In molti ai tempi sostenevano che non ri-firmare Jeremy Lin nella free agency del 2012 sia stata una brutta decisione, ma si è poi rivelato il contrario. Invece che rifirmare Lin, i Knicks firmarono una serie di veterani, incluso Jason Kidd, Marcus Camby, Pablo Prigioni, riportarono a casa Felton e ri-firmarono due pezzi importanti dalla panchina come JR Smith e Steve Novak.


Gli anni buoni terminarono però all’improvviso. I Knicks vennero eliminati dagli Indiana Pacers alle semifinali di Conference nel 2013, e non hanno mai più fatto i Playoffs da allora. Il 10 luglio 2013 la franchigia fece uno dei peggiori accordi di recente memoria, quello per Andrea Bargnani. Sono stati fatti molti errori da parte dei Knicks negli ultimi anni, ma la trade per Bargnani fu qualcosa di unico.


I Knicks ricevettero Andrea in cambio di una prima scelta al Draft 2016, Steve Novak, Quentin Richardson, Marcus Camby e un paio di scelte al secondo giro (2014 e 2017). Vista oggi, quela trade è stata a dire poco un disastro. Osservare come sono andate le cose è stato come guardare il Titanic che si dirige verso l’iceberg.


James Dolan pochi mesi dopo bloccò una trade che avrebbe portato Kyle Lowry a New York per Iman Shumpert, Metta World Peace e una prima scelta al Draft. Dolan era rimasto scottatp dalla trade-Melo, anche se a dirla tutta non aveva avuto alcun problema a dare via un buon giocatore per Bargnani, mettendo una croce su qualsiasi speranza Anthony avesse di vincere il titolo con New York.


The deal was done”, disse Lowry a USA TODAY Sports nel 2016. Sappiamo tutto come sono andate le cose poi: in modo molto diverso. Kyle è un campione NBA, i Knicks assidui frequentatori della Draft Lottery.


Dopo la stagione 2013-14, Anthony decise di uscire dal contratto, Chandler e Felton vennero spediti a Dallas, Stoudemire si ritirò nel 2015, quindi subentrò Phil Jackson. Il resto della storia lo conoscete.


L’unica scelta che Anthony può recriminarsi è stata quella di ri-firmare nel 2014. I Knicks si stavano avviando verso la ricostruzione della squadra un’altra volta. Difficile criticare Anthony per aver accettato più soldi, come è difficile aver simpatie per quel disastro di squadra che è stata New York negli anni a venire.


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Quand si riporta la mente a quello scambio per Carmelo Anthony, credo sia importante ricordarsi quello che è avvenuto dopo. La squadra sbagliò ogni mossa possibile dopo aver appena acquisito un giocatore nella top 10 della Lega e nel suo prime. E questo fece sì che il proprietario, in seguito, abbia anche rinunciato a una buona trade per paura... della reazione del pubblico?


Questi passi falsi hanno portato i tifosi di New York a diventare allergici alle trade che possono coinvolgere una superstar. Se l’obbiettivo finale è quello di vincere il titolo, o per lo meno di provarci, una squadra deve per forza avere una stella, anche solo per attirare altri top player.


La trade per Kristaps Porzingis, tra l'altro, ha ricordato a tutti, a New York, perché si dovrebbe sempre aspettare prima di dichiarare la squadra vincitrice di una trade. Quello che importa di più, è quanto succede negli anni dopo la trade.