• Alessandro Di Marzo

Trade Market: il caso Mitchell Robinson



Questo articolo, scritto da Dylan Bird per The Knicks Wall e tradotto in italiano da Alessandro Di Marzo per Around the Game, è stato pubblicato in data 26 febbraio 2021.



Fin da inizio anno si sapeva che questo sarebbe potuto essere l’anno della definitiva esplosione di Mitchell Robinson, ma in numeri delle sue prime 27 partite sembrano affermare il contrario: 8.4 punti, 8.4 rimbalzi, 1.5 stoppate e il 66% dal campo in 28.8 minuti di media - contro i 9.7 punti, 7.0 rimbalzi, 2 stoppate e 74.2% dal campo (percentuale di conversione di una singola stagione più alta della storia NBA) in 23 minuti l'anno scorso.


Tuttavia, come sempre, è sbagliato ridursi a questo: sotto la guida di coach Tom Thibodeau, infatti, i miglioramenti ci sono stati, eccome. Un esempio? La questione della disciplina, che spesso lo aveva portato a compiere troppi falli in una partita. Quest’anno, però, ne sta commettendo solamente 2.9 a partita (career-low) e 3.6 per 36 minuti, a differenza dei 5.7 e 4.9 delle sue prime due stagioni. Per questo motivo, infatti, sta giocando di più rispetto al passato.


Nonostante i suoi miglioramenti, tuttavia, il suo valore è rimasto all’ombra di Julius Randle, RJ Barrett ed Immanuel Quickley, autori di un’ottima stagione fin qui. Considerando inoltre che non conosciamo ancora il futuro di Obi Toppin, settima scelta assoluta del Draft 2020, Robinson potrebbe addirittura rappresentare, in futuro, il quinto violino dei New York Knicks.


Una situazione a cui di certo la squadra non era preparata, ma che la costringe a prendere decisioni immediate sul suo futuro. Scambiarlo sarebbe una buona mossa?


Questa scelta potrebbe rivelarsi temeraria, visto che Mitch non ha mai giocato in modo tale da far dubitare il front office in merito al suo potenziale. Oggi, però, non sembra la priorità maggiore della squadra, che potrebbe essere vogliosa di esplorare il trade market in cerca di possibilità.



Il ruolo dei moderni centri NBA


Robinson è il classico centro old school e non a caso si tende a confrontarlo con uomini del calibro di Clint Capela o JaVale McGee. I tre hanno in comune varie qualità, come le capacità di stoppare, difendere il ferro e prendere molti rimbalzi. Oltre a ciò, sono tutti ottimi bersagli per lob e alley oop quando i loro difensori aiutano su una penetrazione o un pick&roll.


10 anni fa, il loro valore sarebbe stato enormemente maggiore rispetto a quello nell'NBA di oggi, dove, a parte Rudy Gobert, tutti i centri più desiderati sanno tirare e/o passare bene. Da Joel Embiid e Nikola Jokic, entrambi candidati per l’MVP, ad altri come Bam Adebayo, Nikola Vucevic, Karl-Anthony Towns ed Anthony Davis: tutti nomi di centri - o ali grandi, nel caso del numero 3 dei Lakers - moderni e abili palla in mano.

Alle organizzazioni dei oggi serve almeno un centro con doti moderne per provare a vincere. Un buon esempio ne sono stati i Raptors del 2019, che scambiarono Jonas Valaciunas per ingaggiare Marc Gasol.



Ultimamente, centri come Robinson sono spesso disponibili, sia via trade che in free agency. E Nerlens Noel, di recente sbarcato nella Grande Mela, è uno di questi.


L’ex Thunder ha giocato 8 partite da starter, visto il recente infortunio di Robinson, mantenendosi su medie di 8.0 punti, 6.9 rimbalzi e 2.1 stoppate a gara durante questo periodo, in cui sono arrivate ben 6 vittorie e 2 sole sconfitte.

Qualche idea di trade


Il contratto di Robinson scadrà alla fine della stagione 2021/22. Scambiandolo nella prossima offseason, dunque, la squadra in cui si trasferirebbe lo avrebbe a carico per un solo anno, e questo potrebbe parzialmente diminuire il suo valore. Difficile, dunque, immaginare che venga scambiato per qualche scelta al Draft. Nessuno, realisticamente, sacrificherebbe scelte per un solo anno di Mitchell Robinson.

Non solo: nemmeno ai Knicks dovrebbe interessare molto una trade del genere. Perché privarsi di lui, un potenziale pezzo importante ai Playoffs, per ottenere scelte non rilevanti? Uno scambio che riguardi lui dovrà essere portato a termine solamente in caso di miglioramenti al roster, che si tratti di All-Star o role player di spessore.

FOTO: Knicks Wall

Si è parlato molto ultimamente della situazione di Zach LaVine e Bradley Beal. Sembra difficile immaginare il primo lontano da Chicago, almeno per ora; tutto il contrario per il secondo, ma in ogni caso Robinson, in questo discorso, non sarebbe certo il punto di partenza.


Scendiamo quindi di un gradino e prendiamo in esame un giocatore come Buddy Hield. Finora non ha giocato una grande stagione: 15.5 punti di media con uno scarso 36.9% dal campo e col 36.1% dalla distanza. Tuttavia, è uno che ha tenuto una media superiore ai 19 punti a partita durante le scorse due stagioni, tirando con il 40.4% dall’arco in carriera.


Non si sa ancora se i Kings vorranno scambiarlo. Probabilmente lo faranno in offseason, non a stagione in corso. Provare a costruire un pacchetto intorno a Robinson per ingaggiare Hield, in ogni caso, potrebbe rivelarsi un’ottima scelta.


E se ciò accadesse davvero, i Knicks potrebbero utilizzare una loro scelta al Draft 2021 proprio per un centro. Si presume che sarà un Draft molto ricco, dunque pescare qualche talento senza scelte altissime non sarà cosa impossibile.


A meno che non si riesca a migliorare il roster in maniera rilevante e fin da subito (con Hield o giocatori di questo livello), Robinson dovrebbe essere tenuto. Ma specialmente con Barrett e Quickley accanto e con questo Randle, è chiaro che Mitch non sia in cima alla lista delle priorità dei Knicks, che sembrano volersi affidare proprio agli altri nomi appena citati per costruire il loro futuro.

Il numero 23 è ancora lontano dal suo prime, ovviamente, ma è difficile pensare a lui come un giocatore potenzialmente insostituibile, anche visto il gioco dei migliori centri della Lega odierna.


Una stagione al di sopra delle aspettative (quarto posto ad Est, momentaneamente) mette i Knicks davanti a decisioni pesanti. Scegliere se scambiare Robinson sarà una di queste.