• Luca Losa

Trae Young, il manipolatore

Al terzo anno tra i professionisti, la stella degli Atlanta Hawks sta giocando dei Playoffs da assoluto protagonista.


FOTO: NBA.com

Uno dei capisaldi di Travis Schlenk su cui ricostruire la franchigia, da quando è diventato GM e quindi direttore delle Basketball Operations degli Atlanta Hawks nel 2017, è stato di riempire il roster il più possibile con giocatori che sapessero tirare e trattare il pallone, inevitabilmente influenzato dalla sua precedente esperienza nel front office dei Golden State Warriors. Alla base di questa filosofia c’era, e c’è tuttora, la convinzione che più giocatori di questo tipo possiedi più alte saranno le possibilità di giocare una buona pallacanestro in attacco.


Gli Hawks rispondono a questa descrizione e sanno infatti essere pericolosi e versatili offensivamente come poche altre squadre. Quando sono in serata, il mix di talento, pericolosità da oltre l’arco e capacità di concludere al ferro li rende a tratti molto difficili da limitare.


L’interruttore in grado di sprigionare tutto questo vasto arsenale offensivo è Trae Young.


Range di tiro infinito, ball handling, rapidità, floater, letture rapide, scarichi perfetti sul perimetro, lob al ferro ancora meglio: la point guard uscita da Oklahoma State comanda costantemente l’attenzione delle difese avversarie. La gravity che esercita quando ha palla in mano è visibile. Così come gli spazi che apre per i tiratori appostati sul perimetro e per chi rolla verso canestro.


Il clinic di pallacanestro che ha messo su in Game 1 delle Semifinali di Conference contro i 76ers è la massima espressione di quanto appena detto. Nei 39 minuti di impiego, Trae ha rappresentato un enigma irrisolvibile per la difesa avversaria. Se poi il cast d’accompagnamento risulta all’altezza - quella sera gli Hawks hanno tirato 20/47 (42.6%) dalla lunga distanza - ecco che c’è veramente poco da fare per gli avversari.


Nel condensato della sua prestazione si può ammirare tutto il suo arsenale descritto sopra.



Detto che accoppiarlo con Danny Green si è rivelato forse un errore di Doc Rivers - nelle partite successive Young ha patito maggiormente la difesa di Simmons e Thybulle - l’ex Sooner si è preso con grandissima lucidità qualsiasi cosa la difesa avversaria gli concedesse.


Nelle serate in cui è caldo da fuori, sembra veramente incontenibile. Quando la difesa (soprattutto in situazione di PnR) prova a togliergli questa soluzione, Trae trova la via per creare un vantaggio dentro il perimetro, che poi concretizza sistematicamente con la scelta giusta - che sia un floater, un lob, uno scarico per un tiratore aperto o una penetrazione fino al ferro. Ed è proprio questo che più ha colpito: la maturità con cui ha letto ogni situazione e preso quasi sempre la scelta migliore. La sensazione di pieno controllo che ha trasmesso finora nei suoi primi Playoffs in carriera.


La maggior parte dei possessi della point guard texana partono con un pick&roll. In questi Playoffs ne gioca 16.4 a partita, ovvero il 59% dei suoi possessi totali. Con 1.07 punti a possesso in questa situazione di gioco, si posiziona al quarto posto tra chi ne gioca almeno 10 a partita.


A rendere così efficiente questa giocata, oltre alle qualità del ragazzo di cui sopra, c’è la presenza di fattori che rendono credibile qualsiasi scelta Trae intenda perseguire: tiratori affidabili sul perimetro che allargano gli spazi, ma anche rollanti come Clint Capela e John Collins che hanno pochi eguali nel raccogliere lob al ferro. Secondo i dati di Cleaning the Glass, le percentuali di squadra al ferro salgono del 7.1% quando Young è in campo - il che lo pone nel 96esimo percentile tra i pari ruolo - ad alzare lob per i compagni.


Questi numeri non sono frutto solo delle sue abilità da passatore, ma anche della credibilità, merito delle percentuali, del suo floater mortifero. Quella che è ormai diventata la sua signature move, non può che indurre il difensore del rollante a staccarsi in aiuto sulla penetrazione di Young e, quindi, a lasciare al tagliante una ricezione in aria più semplice. “Vende” così bene questa giocata che a volte persino il suo compagno pensa gli stia arrivando il pallone, mentre invece si tratta di un tiro, come potete vedere ad esempio al minuto 1:40 del video qui sotto:



Nessuno in NBA prova così tanti floater. Durante la Regular Season sono stati 306, di cui 143 tradotti in due punti, ovvero il 47.4%. In questa post-season invece siamo ad un eccellente 35/65 (53.8%). Non è quindi un caso - anzi, il dato ne è diretta conseguenza - che le percentuali di squadra dallo short mid-range aumentino del 4.7%, toccando il 44.7%, quando il numero 11 è in campo.


La sua efficacia nel floater, un fondamentale tutt’altro che scontato, non fa che aumentare il novero di skills con la palla in mano con cui manipola le difese avversarie. La pericolosità da quasi tutte le zone del campo rende qualsiasi finta credibile.



Le sue capacità balistiche, infatti, possono indurre i difensori avversari a commettere errori - in questo caso abbastanza grossolano - come Nerlens Noel nella clip qui sopra. Il centro dei Knicks salta dopo la piccola hesitation di Young pensando, verosimilmente, a un tiro dell’avversario.


Le abilità da passatore lo rendono, infine, estremamente difficile da contenere e altrettanto divertente da guardare. Abbiamo già parlato della sua bravura e tempismo ad alzare lob e scaricare laser pass sul perimetro, e a questo talvolta aggiunge fantasia ed effetti speciali:



Ci sono ancora diversi aspetti del gioco in cui il numero 11 può migliorare, a partire dall’efficienza al tiro, sia al ferro che da oltre l’arco. Se dovesse sviluppare un gioco off the ball, dimensione al momento poco consistente (ma anche poco esplorata), diventerebbe una minaccia costante anche quando il pallone non si trova tra le sue mani. Il paragone con Steph Curry che lo accompagna dai tempi del college diventerebbe ancora più calzante.


A soli 22 anni, Ice Trae ha guidato i suoi a una Finale di Conference e mostrato un livello di controllo, maturità e abilità che vanno ben oltre la sua età.


E come ha detto lo stesso Trae dopo la vittoria contro Phila in Gara 7, "la parte più bella di tutto ciò, è che è solo l'inizio".