• Luca Rusnighi

Tributo a David Stern

Un ricordo dell'ex Commissioner dell'NBA, scomparso a 77 anni, e del suo impatto sul mondo del basket.


FOTO: NBA.com

Questo articolo, scritto da Marc J. Spears per The Undefeated e tradotto in italiano da Luca Rusnighi per Around the Game, è stato pubblicato in data 27 novembre 2020.


Era una splendida giornata d’agosto, ma David Stern, rinchiuso nel suo ufficio di Manhattan con vista su Central Park, lavorava assiduamente come quand’era Commissioner dell’NBA. Pur essendo andato in pensione nel 2014, era rimasto molto coinvolto nel mondo del basket. Quel giorno parlammo di tutto: di start-up per tecnologie sportive, di realtà virtuale, della salute dei giocatori, d’intelligenza artificiale e di mille altre cose.


Stern aveva sempre un occhio puntato al futuro. Da Commissioner non aveva mai avuto paura di prendere decisioni poco popolari e rivoluzionarie, se riteneva che potessero giovare alla Lega. Era l’Hall of Famer per antonomasia: aveva contribuito a trasformare la National Basketball Association in un’azienda dal profitto netto di 5 miliardi e mezzo di dollari al momento del suo addio, tra cui un contratto televisivo di un miliardo l’anno, schizzato alle stelle alla sua scadenza nel 2016. E aveva reso milionari tantissimi giocatori. Durante la sua carriera trentennale alla guida della NBA, questo figlio della Grande Mela era diventato uno dei principali portabandiera mondiali dello sport, e non solo della palla a spicchi.


Riflettendo sulla sua parabola nel mondo della pallacanestro professionistica, mi aveva detto: “Anche se sembra assurdo, non ho rimpianti.”


David Joel Stern si è spento il primo gennaio, stroncato da un’emorragia cerebrale che lo ha colpito il 12 dicembre mentre si trovava in un ristorante della sua New York. E questo è il mio omaggio, utilizzando estratti della nostra chiacchierata per ricordare alcune delle mosse che lo hanno reso una leggenda.



Il primo Dream Team


Stern rimarrà sempre l’uomo che convinse star dell’NBA del calibro di Jordan, Magic e Bird a giocare in quello che sarebbe diventato il “Dream Team” delle Olimpiadi di Barcellona nel 1992. Quella squadra fu la prima formazione statunitense in assoluto composta da cestisti professionisti.


FOTO: Theundefeated.com
“Il Dream Team ha reso il basket popolare in tutto il mondo. Prima di Barcellona, avevamo sì e no 80 Paesi che trasmettevano partite dell’NBA. Oggi ce ne sono 215. E i grafici pre e post Dream Team non mentono. Tanti tifosi hanno visto la famosa gomitata di Barkley al giocatore dell’Angola e poi lo hanno guardato giocare a Phoenix, o a Houston."
"Abbiamo cominciato a proporre la Lega ai Paesi che l’avevano scoperta grazie a quelle Olimpiadi. E dirò di più: credo che il match in cui Yao Ming ha guidato la nazionale cinese contro gli USA ai Giochi di Pechino sia ancora la partita di basket più seguita di tutti i tempi.”

Grazie al Dream Team, il mondo si è innamorato della pallacanestro. Diverse ex star internazionali dell’NBA, tra cui il tedesco Dirk Nowitzki, il francese Tony Parker e l’argentino Manu Ginobili, ricordano spesso dell’effetto che fece su di loro vedere quella squadra in televisione.


E nella scorsa stagione, l'NBA ha visto più di 100 giocatori non americani calcare i parquet della Lega.



L'esplosione del basket a livello mondiale


Nel 1989, David Stern attese quattro ore fuori dagli uffici della Chinese Central Television a Pechino prima che gli venisse concesso un appuntamento. Riuscì a convincere la CCTV a trasmettere le partite dell’NBA. Gratis.


Oggi gli appassionati di basket in Cina sono 18 milioni. E nel luglio 2019, Tencent e la NBA hanno annunciato un’estensione quinquennale fino alla stagione 2024/25, per la modica cifra di un miliardo e mezzo di dollari.


FOTO: Sportskeeda.com

Il resto del mondo ci ha messo un po’, ma non si è fatto attendere troppo: le Finals del 2019 sono state trasmesse in diretta in 215 Paesi e in 50 lingue. La Lega ha sedi a Hong Kong, Manila, Toronto, Pechino, Shanghai, Taipei, Londra, Madrid, Mumbai, Città del Messico, Rio de Janeiro e Johannesburg. E tutto grazie all’influenza di Stern.


“Abbiamo lavorato con le amministrazioni locali per aiutarle a capire cosa serviva in termini di strutture. Abbiamo aperto delle accademie e grazie al Commissioner Silver oggi ci sono quattro o cinque accademie in tutto il mondo: India, Cina, America Latina... È elettrizzante. E con una nuova lega in Africa, la Basketball Africa League, a mio parere la NBA avrà un’enorme opportunità.”

La Basketball Africa League è pronta a partire da marzo e solo la pandemia ne ha impedito il debutto.




The Malice in the Palace


Il 19 novembre 2004, Stern inflisse sanzioni tra le più dure nella storia dello sport a seguito di “The Malice in the Palace”, una gigantesca rissa scoppiata a fine partita tra i Detroit Pistons e gli Indiana Pacers, e che finì per coinvolgere anche il pubblico.


Tra gli altri, Ron Artest venne sospeso per 86 partite, Stephen Jackson per 30 e Jermaine O’Neal per 15, mentre Ben Wallace ed Anthony Johnson dei Pistons dovettero sedere in tribuna per 6 e 5 gare rispettivamente.



In una dichiarazione il giorno seguente, la Lega descrisse quanto accaduto come “scioccante, rivoltante e ingiustificabile, un’umiliazione per chiunque si associ all’NBA.”


“’The Malice in the Palace’ aveva richiesto una risposta molto energica. Non potevamo permettere che la barriera esistente tra giocatori e tifosi venisse infranta. Avrebbe significato privarci del gioco più coinvolgente del mondo, dove si può letteralmente sedere a bordocampo, a un centimetro dalle squadre sul parquet. Per cui ho dato delle punizioni molto severe.”
“Ma allo stesso tempo sono andato a trovare più volte Ron Artest. L’ho aiutato a trovare l’assistenza medica più adatta per i suoi familiari. Era la cosa giusta da fare e quello che capita dietro le quinte è sempre un po’ diverso da quanto accade davanti alle telecamere. Ma non ho rimpianti. Abbiamo fatto quello che dovevamo per far crescere questo sport.”


Il dress code


Il 17 ottobre 2005 Stern rese obbligatorio in tutta la Lega il primo dress code nella storia dello sport professionistico. Secondo tale regola, i giocatori dovevano indossare una giacca elegante in panchina e vestiti di tipo formale al loro arrivo alla partita, o durante qualunque attività legata all’NBA.


Stern vietò inoltre qualunque tipo di accessorio legato alla cultura hip-hop, tra cui gioielli troppo vistosi, cappelli, magliette di squadre sportive, t-shirt e scarponcini. I giocatori che non aderivano alle regole potevano venire multati e sospesi in caso d’infrazione ripetuta.


FOTO: Theundefeated.com

Nonostante le critiche da parte di giocatori come Allen Iverson, Marcus Camby e Chauncey Billups, che definirono il codice “razzista”, la norma venne adottata da tutti.


“Il sindacato dei giocatori mi confermò che era la cosa giusta da fare. Ma una volta lanciato il dress code, mi diedero tutti addosso. E così tutti i giocatori. Ti eviterò l’imbarazzo di chiederti in cosa consisteva il codice, perché non te lo ricorderesti. I jeans erano permessi. Bastava indossare un paio di scarpe e una camicia col colletto. Ma i giocatori portarono la cosa all’estremo... E andarono oltre: si aprirono le loro case di abbigliamento!”
“ Ero lo zimbello di tutti i talk show in America. Mi riempivano di catene d’oro e di un sacco d’altra roba. Ma va bene così. Ha dato ai nostri atleti la chance di farsi notare, e la cosa a posteriori mi fa solo piacere.”

Oggi tanti giocatori dell’NBA sono famosi per il loro modo di vestire, e non passano inosservati quando arrivano nelle arene o appaiono sulle copertine dei settimanali.



Adam Silver


Nell’attuale mondo dello sport professionistico americano, nessun Commissioner è più popolare di Adam Silver, che Stern ha scelto e formato personalmente come suo successore.

FOTO: Theundefeated.com

Nel 2014, due mesi dopo il ritiro di Stern, Silver si fece subito notare per la sospensione a vita comminata all’allora proprietario dei Clippers, Donald Sterling, in seguito a commenti razzisti da parte di quest’ultimo.


Durante i cinque anni alla guida della Lega, Silver ha costruito sulle fondamenta lasciate dal suo predecessore, assicurandosi un eccellente contratto televisivo ed espandendo il brand in tutto il mondo. Ed è inoltre in ottimi rapporti con i giocatori.


Nel corso della nostra chiacchierata, Stern disse della NBA sotto Silver:


“La Summer League è incredibilmente eccitante. Il movimento dei free agent garantisce all’NBA una bella fetta di calendario. Mi piacciono molto le iniziative internazionali come le accademie e l’arrivo della Basketball Africa League. Adam Silver sta facendo un lavoro eccezionale nel far crescere il nostro sport su scala globale. La NBA è in forma smagliante.”