• Marco Romeri

I padri (non riconosciuti) dell'evoluzione del Gioco


©️ The Stepien

Quando aveva una panchina, Tyronn Lue è sempre stato criticato per le sue scelte. Alcune volte anche giustamente, mentre altre sono state critiche poco lungimiranti. E' difficile rendersi conto se siano superiori i punti di forza o le debolezze per un allenatore. Pochi allenatori sono unanimemente ritenuti competenti come Brad Stevens o Mike Budenholzer, eppure anche loro hanno dei punti deboli.

Facendo riferimento alla forza di Tyronn Lue, non si può non citare la sua abilità nel gestire un roster guidato da un certo LeBron James. Ciò a cui faccio riferimento, in particolare, è il modo in cui coach Lue è stato capace di attaccare i lunghi avversari; un modo che rivoluzionerà - se non a breve, nel tempo - la pallacanestro attuale.

Ecco un esempio pratico. Questo è uno dei movimenti lontano dalla palla per attaccare il lungo avversario. In questo caso il lungo è Al Horford, giocatore molto prezioso per i Celtics.

Ora possiamo osservare, in questi highlights di una gara tra Hawks e Cavs, come sia stato attaccato il lungo avversario, ovvero Dedmon, in una ripetuta azione di uscita dai blocchi per Korver.

Nel prossimo video, relativo a Gara 3 dei Playoffs 2018 della serie tra Cleveland e Toronto, si può notare quanto i Rators fossero preoccupati e concentrati sulla minaccia rappresentata da Kevin Love:

Così come lo erano molte squadre della Lega dal range di tiro di Kyle Korver...

Se guardiamo per intero il video, notiamo che spesso i lunghi venivano utilizzati per creare vantaggio per i tiratori. Spesso abbiamo visto in questa stagione gli allenatori NBA cercare di sfruttare mismatch di questo tipo - e coach Lue è stato uno dei primi a farlo. Non è stata la prima volta che un allenatore ha creato situazioni che impiegano magari alcuni anni per essere comprese, condivise e messe in pratica, senza ricevere i giusti riconoscimenti.

Oltre al già citato Tyronn Lue, merita una menzione anche Avery Johnson. L'ex coach di Dallas basava il suo attacco sul creare vantaggio in situazione di pick&roll e proprio i Mavs di coach Johnson erano la squadra che giocava la pallacanestro più vicinia a come la intendiamo oggi.

Il roster dei texani, infatti, era costituito prevalentemente da giocatori in grado di giocare in modo efficace questo tipo di situazioni offensive. Ed è questo il motivo per cui questa squadra è stata in grado di creare pallacanestro nonostante la sostanziale mancanza di assistman.

Di seguito vediamo una situazione abbastanza tipica nell'attacco di coach Johnson: Josh Howard porta un blocco per aprirsi in posizione di isolamento in post medio, cercando di attaccare la scarsa mobilità di Carlos Boozer:

Ecco, poi, la versione del 2008, in cui era coinvolto Jerry Stackhouse. L'obiettivo in questo caso era cercare di creare un mismatch per attaccarlo in isolamento:

La chiave di questi attacchi dei Mavs stava nel fatto che Dallas aveva 6/7 giocatori che riuscivano ad attaccare in situazioni di isolamento con una buona dose di fiducia e in modo efficace; e, al tempo stesso, erano in grado di portare blocchi per prendere vantaggio. Avery Johnson ha in questo senso anticipato quella che è la pallacanestro attuale.

Avere in campo un giocatore come Dirk Nowitzki, poi, rendeva il tutto molto più semplice.

Ovviamente per far quadrare il tutto è necessario avere dei giocatori con talento. Quei Mavericks, infatti, rappresentavano un insieme speciale di giocatori capaci di crearsi un tiro da soli: quante squadre hanno un roster profondo quanto quella Dallas? Sarebbe sbagliato, però, non riconoscere il giusto merito ad Avery, il cui basket è stato un punto di riferimento per l'evoluzione del Gioco.

Stiamo semplicemente parlando degli attuali Warriors e forse anche di Boston e Phila. Proprio quest'ultima ha dimostrato in alcuni frangenti qualche difficoltà nello sfruttare le situazioni offensive di cui abbiamo parlato in precedenza; così come i loro avversari nell'attuale serie Playoffs, i Raptors, che, non riescono sempre a sfruttare al massimo il mismatch Gasol-Harris. Questa è una di quelle situazioni in cui i Mavs di Johnson avrebbero saputo capitalizzare il vantaggio al meglio, in 10/15 secondi di possesso.

Alcune volte la pallacanestro è semplice e altrettante volte il coach avversario ti semplifica la partita, facendo quella mossa che potrebbe aiutarti - ma che tu, magari, non riesci a cogliere. Nei Playoffs gli allenatori di solito aspettano non più di una partita per prendere atto dei messaggi che arrivano dal campo e prevedere delle contromisure ad una determinata situazione messa in atto dalla squadra avversaria.

Come ha affermato il mio collega Cole Zwicker, Brad Stevens è un mago in questo. Non fa mai questioni di principio, fa quello che richiede la situazione e si comporta di conseguenza nello sviluppo del piano-partita. Se non funziona qualcosa, prova qualcos'altro. Non stiamo parlano di Lue o Johnson, ma di un coach che un giorno verrà ricordato come uno dei migliori di sempre.

Il fatto è che tra 50 anni, se dovessimo vedere quali allenatori hanno cambiato la pallacanestro, penseremmo a Stevens, invece che a Lue e a Johnson. E questa ovviamente non è una critica all'head coach dei Celtics: coach Brad è sicuramente meglio, come allenatore, rispetto ai due sopracitati. Sotto ogni punto di vista.

Ma non si può negare quanto coach Johnson abbia contribuito all'evoluzione della pallacanestro con i suoi pick&roll e isolamenti. Steve Kerr e Mike Budenholzer hanno incominciato a giocare "cinque fuori" solamente dal 2014/15. Allo stesso modo, come detto prima, Ty Lue ha contribuito nell'evoluzione del basket con i suoi movimenti lontano dalla palla per attaccare i lunghi.

Una doverosa menzione, infine, per Nate Oats, coach di Buffalo, allenatore ha contribuito enormemente a migliorare i movimenti lontano dalla palla. E da cui molti hanno preso spunto.

Ci vorrà del tempo per vedere le squadre NBA attaccare più frequentemente con questo tipo di soluzioni. E' inevitabile, però, e quando succederà ci ricorderemo di chi le ha sviluppate per primo.

©️ The Stepien

Questo articolo, tradotto in italiano da Marco Romeri per Around the Game, è stato scritto da Ben Rubin per The Stepien e pubblicato in data 2 maggio 2019.

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