• Claudio Biolchini

Ultima chiamata per i Blazers?

Prima della sospensione Lillard e compagni sembravano sull'orlo del baratro. Ma non tutto è perduto...


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FOTO: NBA.com

Al Moda Center, i tifosi dei Portland Trail Blazers hanno visto la post season in ciascuna delle ultime sei stagioni. Ora, invece, la franchigia chiuderà con un record negativo - cosa che non capitava dal 2012/13 - rischiando di non partecipare neanche ai Playoffs, dopo aver disputato le Conference Finals lo scorso anno.


La nona posizione (con tre vittorie di ritardo sull'ottava) occupata in questo momento garantirebbe l'accesso agli spareggi. Ora, seppur con un calendario insidioso, che prevede incontri con Grizzlies, Rockets, Mavs, 76ers, Celtics, Nets, Lakers e una tra Heat e Magic, i Blazers restano la squadra più forte tra quelle in lotta per un posto Playoffs a Ovest. La prima partita contro Memphis, avversaria diretta, sarà importantissima per ridurre subito il distacco e mettere pressione ai giovani Grizzlies.


Trevor Ariza non ci sarà, dovendo sottostare a un'ordinanza giuridica che lo lega alla custodia del figlio 12enne. Una perdita non da poco, considerando che l'ex Sacramento era il terzo giocatore per minutaggio, e la squadra, con lui in campo, migliorava il suo Net Rating di oltre 4 punti ogni 100 possessi.


La sorte non è stata favorevole negli ultimi tempi, considerando anche il grave infortunio di Rodney Hood e un Carmelo Anthony che ha manifestato più di qualche perplessità riguardante il suo rientro in campo a Orlando.


Per fortuna, però, si dovrebbero rivedere in campo sia Zach Collins (che si sta già allenando) che Jusuf Nurkic, che dovrebbe tornare disponibile per la ripresa delle partite. Soprattutto il bosniaco potrebbe essere un grande facilitatore di gioco, essendo un buon passatore, e sarà utilissimo per la second unit. Potremmo vedere a tratti una versione più "pesante" dei Blazers, col doppio lungo. Nello spot di ala, per sostituire Ariza, non mancano le alternative - da Kent Bazemore ad Anfernee Simmons, da Gary Trent a Mario Hezonja e al veterano Anthony Tolliver.


Il lungo stop potrebbe essere stato tutto sommato una "buona notizia" (solo sportivamente parlando, s'intende) in Oregon: una pausa potrebbe non fare male, in una stagione in cui i dati difensivi e offensivi hanno subìto una picchiata clamorosa (i Blazers sono passati dalla 16esima alle 27esima difesa della Lega, e dal terzo al decimo attacco).


Il format approvato per questo finale di stagione favorisce gli interessi della franchigia, anche se, a onor di cronaca, va ricordato che Portland ha votato contro questa modalità (unica nella Lega), andando contro il proprio stesso tornaconto.


Si può dunque essere fiduciosi. Damian Lillard è di gran lunga il miglior giocatore delle franchigie di bassa classifica, e l'esperienza della squadra in partite che contano è superiore a quella delle avversarie dirette, cosa che potrebbe essere vitale negli spareggi.


Fiducia, dunque, ma anche pressioni. L'intero progetto tecnico è infatti in bilico, considerando che i Trail Blazers sono la squadra che spende di più in stipendi nella NBA (e con oltre 110 milioni di dollari già impegnati per l'anno prossimo).


Un mancato accesso ai Playoffs non sarebbe facilmente tollerato, con la rivoluzione dietro l'angolo (il primo possibile coinvolto sarebbe probabilmente CJ McCollum).


A giugno, inoltre, ci ha lasciato Harry Glickman, storico presidente del titolo del 1977, a cui la leggenda Bill Walton ha dedicato una toccante lettera ricordando la sua etica del lavoro e la sua entusiasmante "visione d'insieme".


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FOTO: NBA.com

Sarebbe un peccato smontare questo gruppo, ma gli anni passano e i segnali cominciano a essere troppi. Tra pochi mesi potrebbe essere arrivato il momento di voltare pagina.


Prima, però, si può agguantare l'ultimo treno per i Playoffs 2020, per regalare altre emozioni ai tifosi e dare una pessima notizia ai Lakers, che non sarebbero certo entusiasti di trovarsi "Logo Lillard" al primo turno.